Una macchina potrà pensare come noi?

INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Una macchina potrà pensare come noi?

di Sergio Ragaini. Importanti personaggi della mondo della fisica e della filosofia hanno cercato di rispondere a questa domanda in un convegno organizzato presso la Fondazione Cariplo

Intelligenza naturale contro intelligenza artificiale: un eterno dilemma e forse un'eterna battaglia. E una domanda destinata, in parte, a non avere risposta definitiva: una macchina potrà mai eguagliare l'uomo nei processi mentali?

La domanda resta aperta, anche perché i parametri di riferimento cambiano in continuazione e quello che oggi viene considerato certo e definitivo domani potrebbe non esserlo più. In fondo, tutto cambia continuamente e determinate cose di cui eravamo certi oggi diventano incognite.

La stessa filosofia del XX secolo, quasi in contrasto con quella del secolo precedente, ha portato con sé una lunga onda d’incertezza, che ha avvolto praticamente tutti i campi della conoscenza, facendo dubitare delle certezze che, nel secolo precedente, erano date per acquisite.

Tout passe, tout s’en va

Il fenomeno dell'Entanglement

Tuttavia, il vacillare di certezze porta sempre con sé un effluvio di nuova certezza che prende forma. E, dalla dissoluzione di qualcosa che si credeva sicuro, permette la nascita di qualcosa che porterà nuovi sviluppi anche tecnologici. Quegli sviluppi bellissimi che il secolo scorso ci ha donato e che continuano, in modo ancor più luminoso, in questo nuovo secolo, ancora in buona parte tutto da scrivere.

Un esempio è la Fisica Moderna: quella Meccanica Quantistica che pareva una congettura per matematici - e che ha spiazzato grandi scienziati come lo stesso Einstein - e che oggi sta trovando applicazioni ben definite a livello tecnologico.

Einstein stesso, ad esempio, potrebbe oggi storcere il naso, sapendo che quello che chiamava un “accidente della Meccanica Quantistica”, come l'entanglement, oggi sta permettendo la costruzione dei primi computer quantistici che, se oggi sono ancora un affare di prototipi, saranno destinati a riempire le scrivanie di chi ci seguirà sulla scena di questo pianeta, e che forse un giorno, anche se non così vicino, li terrà davvero “in palmo di mano”, e non solo metaforicamente!

Milano. Il convegno organizzato dalla Cariplo. Al centro Penrose e Severino.

Un convegno proiettato nel futuro
Quindi, mai come ora, parlare di argomenti come il rapporto tra intelligenza naturale e artificiale è soggetto a possibili variazioni e riscritture, magari anche solo tra qualche anno. Tuttavia ci sono dei parametri che potrebbero mettere dei limiti ben precisi a quello che una macchina può fare, parametri che potrebbero non essere mai valicati, proprio per la natura intrinseca della mente umana.

E che, quindi, potrebbero farci dire che una macchina non potrà mai eguagliare la mente dell'uomo. Anche se la parola “mai”, personalmente, tendo a non usarla, proprio perché non si possono fare previsioni a scadenza infinita, soprattutto in una società dove le cose cambiano così velocemente e dove quello che, appunto, era certo fino a solo pochi anni fa oggi diviene del tutto incerto. Tuttavia, provare a dare delle risposte, almeno relative allo “stato dell'arte” attuale, per poi andare verso il futuro, è sempre molto bello.

Un tentativo, sicuramente molto interessante, è stato fatto presso l'auditorium della Fondazione Cariplo, dove è stato organizzato, il 12 maggio 2018, un interessante convegno proprio sul tema Intelligenza Umana Vs Intelligenza Artificiale.

Il fisico e matematico inglese Roger Penrose.

Per Roger Penrose l’anima è localizzata nel cervelloI due relatori principali erano due colonne nel campo della ricerca a tutti i livelli: Roger Penrose, insigne matematico e fisico inglese, ed Emanuele Severino, filosofo di fama mondiale che si occupa proprio dei rapporti tra mente e macchina e dei meccanismi dell'essere umano che potrebbero essere definiti “non computabili”.

Penrose, che ha parlato per primo, è anche noto per i suoi studi che vanno a toccare anche la cosiddetta “sfera dello spirito”. Infatti, con Stuart Hameroff, medico anestesista, Penrose ha elaborato un'interessante teoria, in base alla quale quella che chiamiamo “anima” è localizzata in micro tubuli presenti nel cervello. Con la morte del corpo fisico, l'informazione contenuta in questi non va perduta, ma perde semplicemente il suo stato quantico. Questo torna all'Universo, diventando nuova informazione.

Non viene, ovviamente, specificato quale sarà il destino dell'informazione. Ma viene delineato un elemento molto importante: l'anima è informazione. E questa informazione diviene universale, disponibile a tutti. Che poi torna particolare, quando questa entra in un corpo fisico, per poi tornare di nuovo in un nuovo corpo. In perfetto accordo, comunque, con un'ottica buddhista, dove il concetto di “anima” ha quell'afflato di universalità, che porta ad una migrazione del karma, che costruisce un nuovo corpo.

La scienza e l’invisibile
L'insistenza di Penrose sul mondo quantistico, comunque, ha fatto capire come oggi la realtà debba avere uno sguardo sull'invisibile, come tutta la filosofia del 1900 ci ha insegnato, guardando, quindi, a quella parte sommersa della realtà al di fuori delle nostre percezioni. Quella parte che la matematica di oggi, sempre più orientata a descrivere e a dare voce a ciò che esula dalla nostra esperienza sensoriale diretta, ci aiuta a comprendere.

Il suo esempio è stato molto chiaro, in proposito: la sirenetta di Copenaghen che osserva il mondo visibile, che appare l'unica realtà. Mentre il mondo da studiare, quello che può offrire una nuova percezione della realtà stessa, è quello sommerso, quello al di fuori delle nostre percezioni dirette, che però la matematica ci aiuta ad illuminare, fornendo di tutto questo un modello. Penrose anticipa già i limiti della tecnologia, che non può arrivare a quella che il cervello umano può fare, ponendo quindi un limite molto forte alle possibilità di una macchina.

Severino: la macchina non può avere passioni e motivazioni

Il filosofo Emanuele Severino

Un limite ulteriormente enfatizzato da Emanuele Severino, filosofo e studioso dei rapporti tra macchina e uomo, che ha posto l'accento su una tematica piuttosto importante: quella degli scopi e delle motivazioni. L'uomo, infatti, quando fa una cosa, ha uno scopo euna motivazione che lo portano ad agire in un certo modo.

Noi sappiamo che la zona del cervello preposta alla memoria, l'ippocampo, è stimolato anche dall'interesse per una determinata problematica. Noi ricordiamo le cose che ci interessano maggiormente, o che, in qualche modo, suscitano in noi un certo tasso emotivo.

L'azione dell'uomo è quindi spinta da interesse, passione e motivazione. Tutti elementi che in una macchina non ci sono perché, come lo stesso Severino ha ricordato, non sono “computabili”, vale a dire non sono descrivibili con un semplice algoritmo. Questo ci può portare ad affermare che la macchina non potrà mai essere come l'uomo e che sarà solo una questione di velocità.

Da una scena del film "Io robot".

Questo è stato anche affermato da Roger Penrose, allorché nel dibattito gli è stata posta una domanda relativa alla cosiddetta “computazione parallela”, vale a dire compiere più operazioni assieme, che potrebbe essere assimilabile al modo di lavorare del cervello umano, come in parte anche il fisico Rob Fergus ha affermato nel corso di un incontro tenutosi a Bergamo Scienza 2018. Penrose ha risposto, però, che la computazione parallela va solo ad aumentare la velocità dei processi, ma non inserisce in questi caratteristiche del pensiero umano.

La macchina non ha un cervello sociale
Emanuele Severino ha toccato un'altra tematica interessante: quella della “produzione”, che è passaggio dal non essere all'essere. In qualche modo, questo concetto filosofico si collega al mondo computazionale, forse per affermare che la computazione non può aggiungere “produzione” di qualcosa, ma è in grado solo di elaborare. Collegandosi, in qualche modo, a quanto affermato quando si parlava di “non computazionalità” di determinate situazioni della mente umana.

Il prof. Severino ha anche parlato di “cervello sociale”, una caratteristica, questa, che non è parte delle macchine. Forse anche nell'aspetto della socialità abbiamo qualcosa di “non computabile”, che quindi non è riproducibile da una macchina.

Quanto ha esposto Penrose, comunque, riguardo al “mondo sommerso” della Fisica Quantistica, è in relazione con il modello di mente che la “scoperta” dell'inconscio ha portato. Vale a dire, una mente in buona parte sommersa, della quale solo una piccolissima parte, sembra attorno al 5%, è emersa.

L’informazione non locale

Dal film "Ex machina", in cui un robot mette in scacco il suo inventore.

Inoltre, la meccanica quantistica apre all'idea di “coscienza non locale” e in generale di “informazione non locale”. L'informazione, quindi, può essere virtualmente in qualsiasi parte dell'universo, e possiamo solo fissare delle zone dove si ha la “massima probabilità” di reperirla.

Un siffatto modello, applicato alla mente, mostra chiaramente che, in buona parte, la psicologia oggi si collega alla fisica. E spiega come mai i fisici si interessino sempre più di psicologia e di comportamento umano. Proprio nell'ottica di un individuo che è anch'egli “non localizzato”, la cui memoria va al di là dello spazio della sua presenza fisica, come lo stesso Penrose aveva affermato.

Gli interventi hanno chiaramente mostrato quello che dicevo poco fa: vale a dire che, sempre di più, la psicologia è affrontata dai fisici, facendo capire come lo studio della psiche e quello dell'informazione, a largo respiro, siano strettamente collegati.

I computer quantistici
I primi due dei tre interventi sono stati appunto di due fisici. Giacomo Mauro D'Ariano (a dx), dell'Università di Pavia, docente di Fisica Teorica, corso che vede nella meccanica quantistica la sua parte preponderante. L'informazione quantistica è uno dei suoi campi di ricerca. E l'informazione quantistica è stato uno degli argomenti che il fisico ha toccato, prospettando anche i cosiddetti “Computer Quantistici”, dove gli effetti si sovrappongono. Il suo intervento ha mostrato come il concetto di scelta, oggi, con la fisica moderna, abbia assunto un valore differente.

Viene fatto notare, cosa fondamentale, che la materia è “vuota”. Noi sappiamo infatti che, se paragonassimo il nucleo di un atomo ad una pallina da ping pong, l'elettrone più vicino sarebbe a 20 metri. E, se consideriamo il modello quantistico ad orbitali, questo potrebbe essere anche ben più lontano. Quindi, la materia è energia. E questo fornisce alla persona infinite scelte possibili.

Il fisico Vittorio Marchi.

Viene anche data un'altra importante prerogativa della Fisica Quantistica: si può conoscere il tutto anche senza conoscere le singole parti. Questo discorso era stato toccato, in passato, dal fisico Vittorio Marchi, allorché affermava che nella fisica moderna non abbiamo più un tutto composto da parti, ma parti che indicano il tutto. Quindi, il tutto può essere anche indipendente dalle parti stesse, che non ne sono più elemento costitutivo definitivo.

Questo potrebbe aprire nuovi scenari anche nell'apprendimento: infatti, potrebbe indicare un modo per apprendere dove lo studio non avvenga più “a blocchi”, ma “dal generale al particolare”, dove si proceda per approfondimenti successivi. È solo una possibilità, ma è uno scenario che, secondo me, potrebbe derivare da questo.

Le parti che indicano il tutto
L'affermazione delle “parti che indicano il tutto” fa anche capire come, riprendendo quanto affermato dal matematico John Nash (a cui Ron Howard aveva dedicato il film “A Beautiful Mind”), il gruppo non è un insieme di individui, ma è qualcosa a sé stante, un'entità a sé.

Una cosa che appare anche da come il comportamento di un gruppo non sia legato al comportamento individuale: infatti, un insieme di individui pacifici può, ad esempio, dare luogo ad un gruppo violento. Come avviene in situazioni quali le tifoserie calcistiche.

Nel corso dell'intervento viene anche confermato che, nelle scelte, anche della fisica, il metodo scientifico classico viene superato, verso una nuova visione della cose.

Giuseppe Vitiello: il cervello sociale
Giuseppe Vitiello è un fisico nucleare dell'Università di Salerno. Il suo intervento ha toccato l'argomento psicologico, nel cercare una risposta a come funziona il neurone, dal punto di vista fisico. Cercando anche di comprendere come pensiero e azione, nella psiche, possono coincidere. Appoggiando così, in un certo modo, le più recenti scoperte della neurologia.

Il suo discorso va poi nel, campo “sociale”, parlando di “cervello sociale”, che porta all'agire collettivamente, parlando anche di progetto e di capacità di progettare, che è un'operazione che porta le cose dal non essere all'essere, in pieno accordo con quanto sosteneva Emanuele Severino.

Il concetto di informazione viene ripreso nel far notare che la materia è in realtà informazione. Di conseguenza, anche la progettazione potrebbe essere, quando realizzata, informazione che cambia forma. E tutto potrebbe diventare “forma dell'informazione”. La memoria, in questo senso, lavora non tanto sugli oggetti, ma sul loro significato. Quel significato che, anche a detta di Vitiello, non fa parte della macchina, che elabora a prescindere dallo scopo, che è solo quello che viene dato da chi la programma.

Tutto ciò mostra come la fisica possa affrontare direttamente problemi psicologici, fornendo anche, eventualmente, un supporto e un'integrazione alla psicologia stessa.

Considerare la materia come informazione e processo, come ricordato sia dal Professor Vitiello che dal Prof D'Ariano, ci porta a considerare come la stessa biologia possa essere assimilata alla fisica, in quanto i processi biologici divengono qui processi di informazione che passa, trasformando la materia stessa.

La psicologia propriamente detta giunge con l'intervento di Ines Testoni, dell'Università di Padova (foto sotto). Forse, la sua presenza ha voluto segnare la fine della barriera tra “Mondo Umanistico” e “Mondo Scientifico”. Una barriera che, oggi, appare anacronistica davvero!

L'atto creativo può avvenire per caso
La studiosa introduce il concetto di uomo – oltre uomo. Ponendo in questo un punto di contatto tra intelligenza naturale e artificiale, che appaiono in qualche modo più vicine.
Il concetto di creatività, che qui viene espresso, in qualche modo si avvicina quello di casualità, forse nel senso che l'atto creativo spesso avviene per caso. Basta ricordare che alcune delle grandi cose che conosciamo e che abbiamo sono derivate da errori!

In tal senso, anche l'intelligenza del Computer appare avere potere creativo. Sulla creatività, tuttavia, la studiosa getta un'ombra di dubbio: se tutto è nato dal Big Bang, quindi di fatto dal nulla, tutto finisce nel nulla. Anche noi stessi. Una visione che, in qualche modo, riporta la metafisica alla fisica.

Forse, però, era proprio della negazione della metafisica che la studiosa voleva parlare. Infatti, Ines Testoni conduce da alcuni anni un master internazionale dal titolo Death Studies & the End of Life, dove si occupa dell'educare le persone alla coscienza della morte, che viene da lei definita come, in sé, un valore. In un'intervista del 22 marzo 2018 dirà che “non esiste alcun nulla che possa annientare ciò che è”, abbracciando in questo il pensiero filosofico di Emanuele Severino il quale per la filosofa, è sicuramente un importante punto di riferimento. Parla anche di “preparazione al passaggio”. Lasciando intravedere, comunque, una sua idea di eternità.

Fisica e metafisica
Il proseguo del pomeriggio, con le relative discussioni, ha in qualche modo avvicinato ulteriormente il mondo della scienza con quello dello studio dell'uomo. Mostrando come la fisica moderna stia sempre di più eliminando le separazioni tra campi di conoscenza,  forse unendo, almeno in parte, la metafisica alla fisica, e mostrando come i mondi di conoscenza possano davvero convergere, quasi come un benefico “collasso della funzione d'onda” che, riprendendo la teoria degli universi paralleli, dà origine a tanti universi di conoscenza che, però, non sono separati, ma si toccano sempre di più, e si possono scambiare.

Al termine del lungo pomeriggio, più che gli elementi ricevuti, che sono stati comunque tanti, è forse questo quello che maggiormente è giunto a noi: il fatto che la separazione tra uomo e conoscenza scientifica si sta gradatamente dissolvendo, lasciando spazio semplicemente ad una conoscenza universale. Che, auspico davvero, sarà quella che traghetterà l'uomo verso un luminoso futuro, che lo attende all'orizzonte.

Per saperne di più.
Informazioni sul convegno e sui suoi relatori possono essere reperite all'indirizzo:
https://communitasonline.org

Sugli studiosi in questione il materiale è davvero tanto:
Relativamente a Roger Penrose, si può leggere: La Coscienza è un Effetto Quantistico, da “Il Sole 24 Ore”:
http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2014-01-17/la-coscienza-e-effetto-quantistico-roger-penrose-rilancia-sua-teoria-154127.shtml?uuid=AB9RwSq

In inglese:“Consciousness in the Universe: Neuroscience, Quantum Space-Time, Geometry and Orch OR Theory”, uno studio di 50 pagine apparso sul “Journal of Cosmology” del 2011. Lo si trova, in formato Pdf, all'indirizzo:
http://www.neurohumanitiestudies.eu/archivio/penrose_consciousness.pdf

Di Penrose due libri in particolare parlano di questi argomenti: “La Mente nuova dell'Imperatore” (1989 – Ed italiana 1991) e “Ombre della Mente” 1994 – Ed italiana 1996).

Almeno una parte del primo libro in inglese può essere scaricato a questo indirizzo in formato Pdf:
https://pdfs.semanticscholar.org/5991/6d48bb3d385f8c6ac1461bda01bccf110da0.pdf

Il secondo libro, sempre in inglese, può essere invece scaricato all'indirizzo:
https://altexploit.files.wordpress.com/2017/07/roger-penrose-shadows-of-the-mind_-a-search-for-the-missing-science-of-consciousness-oxford-university-press-1994.pdf

In italiano, un articolo interessante sull'argomento lo si trova, in formato Pdf è “Modelli Quantistici della Coscienza”, di Antonella Vannini, all'indirizzo: http://www.lifeenergyscience.it/italiano/2007-it-1-3.pdf

Sulle basi del peniero filosofico di Emanuele Severino si può vedere un articolo su “La Stampa”, del 2 marxo 2018, all'indirizzo: http://www.lastampa.it/2018/03/02/cultura/vi-spiego-perch-questintervista-eterna-PNRWs5bvd166nfismOz9GM/pagina.html

Il sito di Emanuele Severino si trova all'indirizzo: https://emanueleseverino.com

al suo interno, anche Zirkus Suite, una sua composizione musicale del 1947, da lui stesso definita “Un peccato di gioventù”.
Su Emanuele Severino si può anche vedere la dispensa in formato Pdf, che ne spiega il pensiero filosofico, all'indirizzo: http://www.filosofia.it/archivio/images/download/argomenti/SguardosuSeverino_Miligi_Torno_07.pdf

La pagina di Giacomo Mauro D'Ariano, sul sito dell'Università di Pavia, è all'indirizzo:
http://fisica.unipv.it/personale/Persona.php?ID=51
Al suo interno, anche il link per alcune sue pubblicazioni in formato Pdf.

La pagina di Giuseppe Vitiello presso l'Università di Salerno è all'indirizzo:
https://www.fisica.unisa.it/Personal/Homepage.asp?vitiello
Di Giuseppe Vitiello appare interessante il testo, in formato Pdf: “Alla frontiera tra Fisica e Biologia: informazione e conoscenza”, scaricabile all'indirizzo:
http://www.leconnessioniinattese.com/2013/abstract/vitiello.pdf

Su Ines Testoni, si può leggere la recente citata intervista del 22 marzo 2018, all'indirizzo: http://www.lachiavedisophia.com/blog/la-morte-e-leterno-intervista-a-ines-testoni/