Solaris: viaggio nello spazio della coscienza

Solaris: viaggio nello spazio della coscienza

di Manuela Pompas. Sinisi e Bignamini hanno portato sul palcoscenico il celebre film - ridotto e rivisitato - che Tarkovskij portò sullo schermo nel 1972

Testo originale: Stanislaw Lem(1961)
Drammaturgia
: Fabrizio Sinisi
Regia: Paolo Bignamini
Interpreti: Debora Zuin, Giovanni Franzoni, Antonio Rosti
Assistente alla regia: Gianmarco Bizzarri
Scene e aiuto regia: Francesca Barattini
Costumi: Gerlando Dispenza
Disegno luci: Fabrizio Visconti
Musiche originali: P.I.G.

La locandina del film "Solaris" (1972)

Portato sul grande schermo nel 1972 da Andrej Tarkovskij, Solaris è stato senza dubbio il capolavoro della fantascienza filosofica, la risposta cinematografica russa a 2001. Odissea nello spazio.

Fabrizio Sinisi ha rivisitato il soggetto, tagliando molte scene del film e facendone un copione teatrale, riuscendo a mantenere alcune suggestioni attraverso una recitazione che vira al drammatico e suoni che mergono dallo spazio (mentre nel film originale, se non ricordo male, c’era soprattutto un uso sapiente della luce, che invadeva lo spazio e la coscienza), mettendo in scena la necessità di rendere fisica la memoria, di renderla tangibile per farne una forza creatrice.

La trama. Lo psicologo Kris Kelvin (Giovanni Franzoni) arriva sulla stazione orbitante che ruota intorno al misterioso pianeta extrasolare Solaris, ricoperto da un misterioso oceano gelatinoso e dalla natura imperscrutabile.

Kris (Giovanni Franzosi) con la moglie Hari (Debora Zuin).

E sull’astronave trova un unico ospite, il dr. Snaut (Antonio Rosti), che appare angosciato e stravolto: il suo collega, il Dr. Gibarian, è appena morto suicida in circostanze oscure, mentre inquietanti presenze popolano le stanze, con il rischio di far perdere la ragione a chi le vede. Subito Kris è costretto a confrontarsi con il fantasma della giovane moglie morta anni prima, Hari, che gli appare come reale, tanto da farlo innamorare di nuovo, ricreando un rapporto sentimentale e anche fisico. Ma quando lei muore, una, due, più volte, e poi resuscita come se niente fosse successo, Snaut lo spinge a riflettere che lei non è reale, è una proiezione della sua memoria ed è fatta di neutrini prodotti da Solaris.

Psiche e mistero alla luce della fisica quantistica
Solaris
è un lavoro sicuramente interessante, anche se poteva essere attualizzato e approfondito il lato psicologico e misterico: ad esempio oggi, con la fisica quantistica, potremmo dire che Hari è un ologramma, che il grande oceano intorno a Solaris è la Coscienza universale.

Antonio Rosti e Debora Zuin.

I due personaggi sono due aspetti del maschile: Snaut, che sembra molto duro, coriaceo, senza speranza, il cui valore è solo la ricerca scientifica, rappresenta la parte razionale dell’uomo, mentre Kris, debole e più sensibile, incapace di accettare la morte della moglie, di cui si sente responsabile, è legato alle emozioni e ai sentimenti.
Il tema, la materializzazione di paure e desideri, non è certo nuova: l’ho trovata in altri libri di fantascienza, è anche la dimensione dell’astrale e ci viene proposta autorevolmente dal Libro dei morti tibetani, che ci rivela come dopo il trapasso incontreremo dei mostri, che non sono altro che la materializzazione delle nostre paure e dei nostri lati oscuri, la rabbia, la violenza, la gelosia, l’angoscia.
In ogni caso questo viaggio nello spazio a cui ci ha condotto Lem è un viaggio all’interno del nostro essere, dove si nascondono paure, sentimenti, abissi forse più profondi di quelli al di fuori di noi.