Come difendersi da straining e mobbing

CONSULENZA LEGALE

Come difendersi da straining e mobbing

di Enrica Tedeschi. Come difendersi legalmente da superiori che esercitano il proprio ruolo isolando un'impiegata, umiliandola, riducendo le sue cariche, in una parola vessandola? Risponde l'avvocato

Inizia da questo numero una nuova rubrica di consulenza legale, che abbiamo affidato all'avvocato Enrica Tedeschi,  che si occupa di diritto civile, diritto del lavoro e diritto di famiglia, ma è anche counselor, qualifica conseguita frequentando la Scuola di Analisi Transazionale e Consulenza.

Esclusa e isolata dal nuovo direttore
Da molti anni lavoro nel marketing in un'azienda di Modena, dove mi sono sempre trovata bene, il mio datore era soddisfatto di me e ho avuto anche degli avanzamenti. Poi è cambiato un direttore e per me è stato l'inferno. Ha incominciato a dare incarichi che prima mi competevano ad altri e piano piano mi ha esclusa e isolata. Con una scusa mi ha messa in un locale da sola, racconta al direttore generale che non lavoro, semino zizzania, e io sono caduta in depressione. Non trovo altri lavori, mi sento inutile e non dormo più. Il datore di lavoro è perseguibile per questo? A chi posso rivolgermi per uscire da questa situazione? (Erminia, Modena)

Cara Erminia, il dramma lavorativo che stai vivendo all’interno della tua azienda ha un nome e si chiama straining. I comportamenti tenuti dal tuo direttore tra cui l’esclusione, l’isolamento, lo scredito e la svalutazione rientrano nella fattispecie dello straining. Vediamo per prima cosa di che cosa si tratta.

Che cosa è lo straining

Fantozzi (Paolo Villaggio) è l'emblema di chi subisce straining.

Lo straining (dall’inglese to strain) ha un significato molto simile a quello di to stress (stringere, distorcere, mettere sotto pressione) e indica infatti una situazione di stress forzato sul posto di lavoro, in cui la vittima (il lavoratore), subisce da parte dell’aggressore (lo strainer), che solitamente è un superiore, almeno un’azione ostile e stressante, i cui effetti negativi sono di durata costante nel tempo. La vittima, inoltre, deve trovarsi in persistente inferiorità rispetto allo strainer, la cui azione viene diretta volontariamente contro una o più persone, sempre in maniera discriminante.
Lo straining viene definito come una diversa e più attenuata forma di mobbing sul lavoro, caratterizzato in particolare dal verificarsi di una serie di comportamenti vessatori in danno del lavoratore, che possono essere anche pochi o addirittura uno solo.

Trattamenti ingiusti e discriminanti sul posto di lavoro
L’idea di utilizzare il termine straining per indicare quei conflitti organizzativi, che pur non rientrando nella definizione di mobbing, causano stress e ledono la salute psicofisica di chi li subisce, è da attribuire al dottor Harald Ege (a dx, psicologo, fondatore e presidente tra le tante qualifiche di "Prima", ass. it. contro mobbing e stress psicosociale di Bologna). Egli, infatti, durante i colloqui con le vittime di soprusi e violenze psicologiche sul posto di lavoro, si è reso conto che gran parte di queste persone, pur essendo convinte di essere state mobbizzate, in realtà avevano subito una forma di vessazione diversa, sottoposti a trattamenti ingiusti e discriminanti sul posto di lavoro. Egli quindi ha cercato un termine adatto per definire questo tipo di molestia la cui valenza non fosse solo descrittiva e pratica ma anche psicologica e quindi in grado di spiegare dettagliatamente le sofferenze delle persone sottoposte ad una tale azione. Dopo varie riflessioni, Ege è così giunto “all’idea di identificare dal punto di vista della Psicologia del Lavoro quei conflitti organizzativi non rientranti nel mobbing ma comunque comprendenti situazioni lavorative stressanti, ingiuste e lesive, quali per esempio la dequalificazione o isolamento professionale, con il termine originale ed esclusivo di straining”.

Quali sono i comportamenti datoriali che rientrano nello straining
I comportamenti datoriali vessatori che possono portare allo straining possono essere un atteggiamento aggressivo, ostile e svilente, il demansionamento, dequalificazione, isolamento fisico e relazionale, come la collocazione in una stanza in fondo al corridoio, trasferimento disagevole, magari improvviso ed immotivato in una sede lontana o non facilmente raggiungibile, delegare la persona a svolgere incarichi minori ed umilianti rispetto alla sua preparazione professionale o al ruolo ricoperto o ancora all’ affidamento di un carico di lavoro insostenibile, o ancora costringerla, inattività, se privata degli strumenti necessari per svolgere la propria mansione.

L’intento vessatorio
Perché si abbia lo straining occorre che i suddetti comportamenti siano posti in essere con intento vessatorio. Lo strainer agisce sempre con lo scopo di emarginare, di togliersi di torno un soggetto considerato fastidioso, scomodo, per favorire qualcun altro di suo interesse, o spesse volte perché sente minacciata la sua carriera dalle qualità o dall’efficienza di un collega. Il soggetto strainizzato, dopo aver cercato invano un dialogo chiarificatore che possa spiegare cosa gli stia succedendo e perché, si trova lentamente a scivolare in una fase in cui non riesce più a gestire il conflitto, sentendosi profondamente umiliato e rifiutato al punto da pensare che sia egli stesso responsabile della situazione in cui si trova.
Le ripercussioni sulla salute e in generale sulla qualità della vita della vittima sono evidenti: può accusare gravi disturbi psicosomatici, disturbi dell’umore, disadattamento sociale e familiare, fino ad una vera e propria crisi d’identità. Tali condotte sono infatti in grado di produrre situazioni altamente stressanti, causando disturbi psicosomatici, psicofisici o psichici.

Straining come stress che va oltre allo stress occupazionale
Lo straining, è dunque, un tipo di stress, che potremmo definire superiore rispetto a quello connaturato alla natura stessa del lavoro e alle normali interazioni organizzative.
Esso, infatti, è diretto nei confronti di una vittima o di un gruppo di vittime in maniera intenzionale, e con lo scopo preciso di provocare un peggioramento permanente della condizione lavorativa delle persone coinvolte. È infatti innegabile che una persona demansionata e umiliata per un lungo periodo di tempo soffre a livello di autostima, di socialità e di qualità della vita, riportando un danno esistenziale, oltre che professionale ed eventualmente biologico.

Quale tutela giuridica si può avere in caso di straining
Come il mobbing anche lo straining non sono fattispecie giuridiche specificamente normate ma rientrano nella tutela generale prevista dall'art. 2087 cod. civ. e dal Decreto Legilativo 81/08, che sanciscono la tutela dell’integrità fisica e morale del lavoratore e quindi l’obbligo del datore di lavoro di astenersi da iniziative, scelte o comportamenti che possano ledere, già di per sé, la personalità morale del lavoratore, come l’adozione di condizioni di lavoro stressogene o non rispettose dei principi ergonomici, oltre ovviamente a comportamenti più gravi come mobbing, straining, burn out, molestie, stalking e così via, alcuni anche di possibile rilevanza penale (sulla scorta di quanto affermato anche dalla Corte costituzionale;vedi per tutte: Corte cost. sentenza n. 359 del 2003 e Cass. 5 novembre 2012, n. 18927).

Il risarcimento del danno patito
Proprio perché si realizza tramite una singola condotta vessatoria, la fattispecie dello straining è più semplice da provare rispetto al mobbing, ma per ricevere il riconoscimento del diritto al risarcimento del danno morale, è necessario esibire prove evidenti dell’abuso subito, come testimonianze attendibili o documenti aziendali che attestino il trattamento ricevuto.Per ottenere il risarcimento del danno è importante dimostrare che si sono subiti danni a livello psicofisico, per mezzo di perizie mediche o consulenze psicologiche.
La giurisprudenza ha ritenuto di poter riconoscere un ulteriore danno non patrimoniale che consiste nel fatto che il lavoratore subisce di fatto una lesione del proprio diritto di svolgere in modo del tutto normale ed in serenità la propria attività lavorativa ( danno esistenziale , danno alla professionalità e da perdita di chance).

Forme di tutela contro lo straining possono essere la denunzia al dirigente gerarchicamente sovraordinato all'autore dello straining, la tutela sindacale, la segnalazione/denunzia al Ministero o Azienda che hanno l'obbligo di proteggere i loro dipendenti (Cassazione,n.1471 del 9.4.2013) e ne rispondono quanto meno ai sensi dell'art.2087 c.c., che impone l'obbligo per il datore di lavoro di adottare le misure necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale del prestatore. L'estrema soluzione resta quella della tutela davanti al magistrato, sapendo che bisogna provare la presenza di tutti gli elementi costitutivi oggettivi e soggettivi costituenti il comportamento vessatorio nonché l'intento persecutorio da parte del datore di lavoro.