Butterfly, una farfalla in aiuto a chi soffre

Butterfly, una farfalla in aiuto a chi soffre

di Claudio Maneri. «Ho creato la fondazione Butterfly in memoria di mia figlia, per aiutare le persone in difficoltà in varie parti del mondo»

Ho viaggiato e lavorato per tanti anni in giro per il mondo. Ma oggi mi dedico esclusivamente a progetti di solidarietà della Fondazione Butterfly onlus, che ho creato dopo la scomparsa di mia figlia; ho scelto come nome farfalla quale simbolo di trasformazione del dolore più grande che un essere umano possa in un sentimento di amore per gli altri.
Nata con l'intento di coinvolgere in particolar modo quei genitori che faticano a ritrovare il senso della vita dopo perdita di un figlio, la Fondazione Butterfly realizza ormai da oltre 15 anni progetti di solidarietà, in Nepal, Madagascar, Myanmar ed Etiopia, in particolar modo dedicati alla costruzione di strutture scolastiche e pozzi d’acqua in alcune delle zone più povere del pianeta.

La morte ti spinge a cambiare la tua vita
Sono convinto che la morte di un figlio - dopo il naturale ed umano dolore per un evento assolutamente inaccettabile alla comprensione umana - debba ad un certo punto arrivare a cambiare te stesso e la tua vita. Per molti genitori la sofferenza, anche protratta nel tempo, diventa l’unico modo possibile per tenere quel figlio ancora in qualche modo vicino a sè, mentre sarebbe importante lasciare libera quell’anima e nel contempo decidere di fare qualcosa che abbia veramente un senso, in onore di chi ha lasciato.

Kathmandu. Claudio Maneri con alcuni bambini della Tashi School.

Sono ormai passati quasi 18 anni dalla partenza di Sibylle ed il tempo è sicuramente una grande medicina per combattere il dolore, ma tutto si ferma, se tu continui a pensare all’evento traumatico, al preciso istante in cui quel nostro figlio se ne è andato, rincorrendo con la tua mente impazzita, il momento in cui l’hai visto l’ultima volta; quando ti succede una cosa del genere, cominci a fare qualsiasi cosa per distrarti e per deviare l’attenzione da ciò che ti fa male. È una reazione normale, ma il tuo fare, in quei momenti, è una fuga che tende a coprire, a non voler vedere, a cercare di esorcizzare una realtà che non accetti. Con il tempo invece questo deve lasciare spazio ad un fare diverso, più consapevole.

Dal Sud America all'Africa, l'Asia... l'Italia
Dopo la morte fisica di mia figlia, mi sono chiesto cosa sapessi fare e, dal momento che ho sempre viaggiato, fin da ragazzino, ho deciso di non fermarmi e di cambiare radicalmente la mia vita rispetto a quello che facevo: con la mia figlia minore sono andato in Amazzonia e realizzato, grazie ai risparmi lasciata dalla sorella che sognava di fare la psicologa in Sud America, una piccola scuola per i bambini indios.
Questa farfalla mi sembra abbia fatto un bel volo da quel primo progetto, ma non ne sono sorpreso, visto il grande aiuto che sento di avere avuto costantemente dal mondo spirituale nello svolgere questa mia missione: tanti incontri, tanti incastri impensabili che pian piano hanno fatto sì che la mia convinzione che una mano invisibile guidasse ogni mio passo ed ogni mia decisone, diventasse assoluta. L’avere scritto alcuni libri sul mio dialogo invisibile con mia figlia, dal primo Ciao papi... dialoghi con l’altra dimensione, che ha avuto un successo incredibile, ai successivi, fino all’ultimo nato, Il patto dell’anima, mi ha portato a rapportarmi con il dolore di moltissime persone che in qualche modo si sono immedesimate nella mia esperienza.

Una grande e silenziosa famiglia
Molti genitori "orfani" hanno deciso di dedicare un pozzo o un’aula scolastica al proprio figlio che se ne era andato e pian piano si è creata una grande e silenziosa famiglia che ha forse trovato la chiave giusta per andare oltre al dolore: quella dell’amore e della solidarietà verso tanti figli che soffrono. Molti genitori, tornando dall’Africa, dopo coinvolgenti cerimonie di inaugurazione di pozzi d’acqua che daranno da bere a centinaia di persone, hanno trasmesso ad altri questo messaggio d’amore e parlato della loro esperienza che, di fatto, si è trasformata in un balsamo curativo per la loro anima.
Ecco la testimonianza di una mamma.
«Mi chiamo Cristina e sono la mamma di Paolo. Dopo circa 4 anni dalla sua partenza, ho aderito all'iniziativa di questo grande papà Claudio ed ho deciso di fare realizzare un pozzo dedicato a mio figlio in Etiopia. Quando sono partita nel 2008 assieme a Claudio e ad altre mamme e papà mutilati come me, credetemi, ero un mucchietto di cenere con quel peso enorme sul cuore che si chiama dolore, disperazione, disinteresse per tutto e per tutti.....
L'Etiopia mi ha trasformato completamente e quell’esperienza mi ha toccato profondamente, allentando la morsa di quel dolore che opprimeva ed attanagliava il mio cuore; mi ha fatto sentire un’egoista, anche nelle mie preghiere.
L'Etiopia mi ha mostrato che la separazione da mio figlio Paolo non era in fondo il più grande di tutti i dolori del mondo. In quei luoghi vedevo donne bambini che senza quell'acqua non avrebbero avuto la possibilità di sopravvivere, eppure erano lì con i loro sguardi nitidi, puliti che aspettavano il nostro aiuto: quello di poter finalmente avere il privilegio di un sorso d’acqua per poter vivere. ”Pozzo di Paolo, sorgente di vita e di amore”: questa è la dedica che ho deciso di scrivere sulla targa del pozzo.
Credetemi, è stata la prima gioia che sono riuscita a provare dopo Paolo. Grazie Etiopia, grazie Claudio e grazie Paolo»

300 pozzi di acqua potabile in Etiopia
Oggi la fondazione Butterfly ha realizzato quasi 300 pozzi di acqua potabile in zone dell’Etiopia, dove ancora le donne sono costrette a lunghissime ore di cammino per procurarsi acqua inquinata, dove i bambini di pochi anni, spesso lasciati soli a casa, continuano ad ammalarsi ed a morire a causa di acqua inquinata. Almeno una trentina di scuole sono nate grazie alla generosità delle persone che in questi anni ci hanno dato fiducia e questa cosa è molto importante perché il dare l’opportunità di andare a scuola a questi bambini, spesso considerati forza-lavoro nei campi, significa garantire loro una grande opportunità di futuro.
Per parte mia mi auguro che questo tam tam della solidarietà possa risuonare e coinvolgere sempre un maggior numero di persone, perché oggi il pianeta ha proprio un grande bisogno di attenzione e di tanto amore.

foto di Coralie Maneri

Per saperne di più
Chi fosse interessato a seguire i progetti della fondazione Butterfly, può seguire il sito www.butterflyonlus.org
o rivolgersi al suo Presidente, Claudio Maneri, cell. +39 335 5297351