Diagnostica: oltre i limiti della scienza

Il futuro della biologia

Diagnostica: oltre i limiti della scienza

di Paola Biondi. Intervista con Carla Marzetti, studiosa del comportamento del sangue, che ha messo a punto una innovativa tecnica diagnostica

Carla Marzetti, biologa e analista di Bologna, Direttore Scientifico e fondatrice del Laboratorio Analisi Valsambro, studia da anni il comportamento del sangue: secondo lei la diagnostica tradizionale ha dei limiti, così ha provato ad avventurarsi, oltre i limiti della scienza. Fra i Paesi in cui è stata a documentarsi c'è la Germania: molti studi tedeschi infatti lavoravano in questo campo già prima della Seconda Guerra Mondiale, anche se molto materiale è andato distrutto.
Per prima cosa le chiediamo di parlarci della tecnica diagnostica che ha messo a punto.
Risposta. Studiando il nostro corpo, che è come un microcosmo, “leggo” le cellule del sangue per scoprire l’origine di molte strane malattie e per prevenirle.
D. Ci racconti dall'inizio.
R. Mentre stavo indagando il sistema neurovegetativo di pazienti affetti da tic, digrignamento dei denti, tosse nervosa, mi sorprese come una mia amica infermiera riuscisse a curarli ottenendo grandi miglioramenti e senza recidive. Lei imponeva semplicemente le mani e io credo che, lavorando dal punto di vista energetico, riuscisse a tonificare le persone che poi reagivano meglio alle cure. In più, contando i globuli rossi e quelli bianchi di alcuni pazienti, avevo notato che in persone trattate con chemioterapia o immunodepresse, dopo l’intervento della mia amica la formula leucocitaria si ripristinava in molto meno tempo, cioè si ristabilivano più velocemente gli equilibri del sangue.

L'imposizione delle mani modifica i sistemi collidali
Non conosco il meccanismo che rende possibile tutto ciò, ma so che alcuni studiosi hanno dimostrato che l’imposizione delle mani di un pranoterapeuta modifica i sistemi colloidali. Ricordiamoci che noi siamo fatti al 90% di acqua. Le emissioni radiomagnetiche delle sue mani sono molto meno disordinate di quelle delle persone comuni. Questo e altri fatti mi hanno portata a riflettere sul fatto che ci sono ancora molte cose che non vediamo, ma non per questo non esistono.
D. Ci spiega meglio da dove nascono le sue teorie?
R. Ogni persona è un microcosmo nel macrocosmo; non siamo contenitori sterili, ma conviviamo normalmente con batteri, virus, funghi e parassiti, cercando un nostro equilibrio. Quando invece il nostro ecosistema è scosso da stress emotivi, fisici o tossicologici, si crea un disequilibrio che con il tempo può dare origine a sintomi talmente strani che è difficile riportarli all’esatto quadro clinico. A volte mi contattano medici che hanno difficoltà nel diagnosticare certi casi, ma tengo a sottolineare che è meglio sfruttare questa metodica nel campo della prevenzione, dato che certe condizioni si instaurano prima che insorga la malattia conclamata. Anche chi si occupa dello studio delle energie in generale e di fenomeni paranormali mi chiede di fare indagini con i miei sistemi, per verificare eventuali modificazioni biologiche della materia.

Il test in campo oscuro
D.
Quale tipo di tecnica utilizza?
R. Ad esempio il test in “campo oscuro”. Si tratta di una diversa analisi biologica, che consiste in una lettura delle cellule del sangue vivo (normalmente invece le analisi del sangue si fanno su uno striscio di sangue seccato e colorato, ndr.) per mezzo di un microscopio munito di un particolare condensatore. L’immagine può essere proiettata a video e immagazzinata in un computer e permette un’indagine morfologica più approfondita. Nel tempo con questa tecnica si può tenere sotto controllo la forma e le dimensioni dei globuli rossi, il grado di ossigenazione, la mobilità, l’integrità delle membrane, oltre che determinare la presenza di quei microrganismi parassiti, tossine metaboliche, muffe, funghi, di cui parlavo prima. In più si evidenziano stati infiammatori acuti e cronici, ed è possibile valutarne la tendenza verso determinate malattie e i danni da radicali liberi. Senza contare che, disperse nel sangue, ci sono delle particelle proteiche che non hanno ancora un nome ufficiale perché non sono ancora state studiate, dette endobionti.
D. E che cosa fanno questi endobionti?
R. Si comportano come le cellule indifferenziate del nostro corpo, che a poco a poco diventano specifiche dei vari organi. Quando essi ediventano più grandi e meno mobili, e il loro ciclo biologico si modifica, vanno a somigliare a un batterio o a un fungo e costituiscono l’ulteriore segnale di un disturbo in atto nell’organismo.

Il test della flora intestinale

Alterazione della flora batterica

D. Mi pare che abbia messo a punto anche altre metodiche d’indagine.
R. Sì, il test della flora intestinale. Con questo test si fotografa sia la flora residente che quella transiente presente nell’intestino, cioè si rilevano sia i batteri sia i funghi e i parassiti che possono stazionare a bassa carica nel nostro intestino non evidenziati dai test in commercio; tuttavia possono essere inneschi infettivi per patologie autoimmuni, reumatiche, metaboliche e degenerative.
D. Anche lei si cura in questo modo?
R. Sperimento sempre le mie tecniche su me stessa come facevano i ricercatori dell’800. Nel mio laboratorio studio i “segnali del malessere”, strettamente legati ai comportamenti. È fantastico constatare il fatto che se uno impara ad avere uno stile di vita più equilibrato anche la struttura del suo stesso sangue si modifica. In più ho scoperto il valore dell’aspetto spirituale nella nostra esistenza quotidiana e quanto esso incida addirittura sulla trasformazione della materia: la medicina del futuro non potrà non tenerne conto.

Alla ricerca di una qualità di vita migliore

Cellula tumorale

R. Qual è il mio sogno? Sono alla ricerca di una diversa verità e una qualità di vita migliore. Mi piacerebbe mettere su un’associazione interdisciplinare di ricercatori e medici, con finanziamenti, investitori in questa ricerca, per il bene di tutti.
D. Recentemente l'ultima frontiera della medicina sembrerebbe essere un esame del sangue che permette, con semplice un prelievo eseguito in apparente benessere, di avere la certezza istologica che in un particolare organo si sta sviluppando un tumore ancora invisibile alle comuni indagini ematologiche e radiografiche.
D. Che cosa pensa di questo nuovo esame, denominato ISET, per la diagnosi precocissima del cancro?
R. Penso sia un buon inizio anche se il test dovrà essere perfezionato e diventare meno costoso (ora costa circa 400 €). Attualmente esso indica se ci sono cellule tumorali nel sangue. Se viene usato per la prevenzione, subito dopo si dovrà cercare l'organo coinvolto, attraverso gli esami che si fanno già attualmente (radiografie, tac, risonanza, eccetera). Mi auguro che in futuro il test possa fornire informazioni più precise su quale organo curare o sorvegliare, per evitare inutili allarmismi e ricerche complesse senza un'indicazione specifica.

Per saperne di più:
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