12 anni schiavo

Regia: Steve McQueen
Interpreti: Chiwetel Eljofor, Michael Fassbender, Benedict Cumberbatch, Brad Pitt, Lupita Nyong’o.
Sceneggiatura: John Ridley
Genere: Biografico, drammatico
Giudizio: ****
Premi: 2013: Premio del pubblico al Toronto International Film Festival
2014: Premio Oscar come miglior film. Una statuetta alla sceneggiatura non originale e una all’attrice non protagonista della debuttante Lupita Nyong’o.

Il film inizia nel 18rsz_12-anni-libero41 nella Contea di Saratoga, nel nord degli Stati Uniti, dove vive da uomo libero con la sua famiglia un musicista di colore, Solomon Northup. Ingaggiato per un concerto, viene drogato, picchiato e poi venduto come schiavo a un ricco proprietario del Sud agrario. Per salvarsi la vita deve accettare il nome che gli viene affibbiato, Platt, e nascondere il fatto che era libero e colto. Unica eccezione, il violino che continua a suonare alle feste dei bianchi. Per dodici anni passa da un padrone all’altro e da una crudeltà all’altra, come testimone e come vittima, senza mai smettere di sperare. Tra padroni fintamente magnanimi (uno violento e sadico, che crede di riscattarsi perché legge le scritture ai neri) e vigilanti spietati (uno in particolare, debole e vigliacco che percependo le sue qualità tenta più volte di ucciderlo), Solomon resiste fino alla fine, quando incontra Samuel Bass, un abolizionista canadese, che avvisa la famiglia e che mette fine al suo incubo.12-anni-schiavo-chiwetel-ejiofor-nella-piantagione
Nei titoli di coda apprendiamo che Solomon denunciò i rapitori, con una inutile battaglia legale.
Il film è altamente drammatico, spesso faticoso da sostenere per la violenza continua, senza tregua: frustate incessanti sulle carni degli schiavi, che poi ci vengono mostrate con immagini molto crude, brutalità, violenze di ogni tipo, anche sessuali, eccessive, che per qualcuno rivelano un lato sadico del regista. Vite a cui viene tolta insieme alla libertà di azione e di pensiero anche la dignità, con un processo di assoggettamento e di alienazione, che sottrae ogni speranza. Una delle scene che mi ha più colpito in questo senso è quella il cui il vigilante tenta di impiccare Solomon, mentre gli schiavi continuano impassibili nelle loro faccende domestiche, le donne a lavare e a stendere i panni, passandogli vicino come se non esistesse. Indifferenti perché impotenti, per aver salva la vita.

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L’attore Paul Dano, il suo persecutore

 Tornato a casa, Solomon, un nero forte, speciale, carismatico, si batterà per i diritti della sua gente. Ma per conquistare la libertà ci vorranno ancora quattro anni, una guerra civile e il proclama di emancipazione di un presidente illuminato.
Il film è stato adattato del romanzo omonimo e biografico di Solomon Northup, anche se alcune scene sono state inventate (come quella dove una schiava fa l’amore con lui o quella della nera che ha sposato il suo padrone e vive una situazione di privilegio) ed altre omesse (come il fatto che il vigilante tenta più volte di uccidere il protagonista).

Manuela Pompas
Giornalista, scrittrice, ipnologa, è considerata un'importante divulgatrice nel campo della medicina olistica, la ricerca psichica, la psicoterapia transpersonale. Ha scritto numerosi libri su questi argomenti e la sua ricerca cardine riguarda la reincarnazione attraverso l'ipnosi regressiva. Spesso ospite nei convegni come relatrice sulle tematiche che riguardano la sopravvivenza, è stata spesso in radio e in Tv e ha condotto anche trasmissioni in una Tv privata.