I doni del sogno

ESSERE IN SOGNO - XII puntata

I doni del sogno

di Roberto Brancati. Quando il mondo del sogno, con la sua indispensabile funzione di equilibratore, incontra quello della veglia, dove siamo sempre vicili ed efficienti

Ben ritrovati, sognatrici e sognatori.  Sono felice di incontrarvi nuovamente tra le pagine di Karmanews, in questa rubrica che vuole mantenere solido il ponte tra i due mondi che insieme stiamo costruendo. I campi che qui si incontrano sono da un lato quello del sogno: dell'incoscienza, dell'involontario, del profetico, premonitore, assurdo e meraviglioso; l'altro è il campo della veglia: del certo, delle sicurezze, dei pensieri logici e coerenti, degli appuntamenti, delle cene di Natale, delle code in posta.

Le fughe dell'attenzione
Il confine tra queste due condizioni non sempre è così ben delineato, tanto che molto spesso capita più o meno a tutti di accorgersi (dopo che accade) di aver trascorso lassi più o meno lunghi di tempo in attività automatiche che assorbono, come carta da cucina, secondi, minuti o addirittura ore della nostra vita.Capita insomma che la nostra attenzione ci sfugga di mano, attraversi la strada senza guardare e finisca per soccombere senza pietà tra le ruote delle reclam, dell'intrattenimento, delle mode. Ma cosa ci succederebbe se invece di lasciarci sedurre e sedare dall'incessante offerta di distrazione, fossimo capaci di custodire e crescere quella scintilla di presenza che permette di essere costantemente entusiasti di partecipare alla vita? Cosa accadrebbe se potessimo smettere i panni delle vittime di malumori, ansie e preoccupazioni per il futuro e ce ne riconoscessimo umilmente complici? Cosa sarebbe di noi se abdicassimo dall'essere immobili sudditi del senso di colpa degli errori commessi? Una delle teorie che mi inseguono da anni è che se smettessimo di disperdere energie ne avremmo in sovrabbondanza, ma il nuovo squilibrio, che prima era da carenza ed ora è da eccesso, non sarebbe granché meno peggio. Per cui immagino che prima di poter avere maggiori risorse da utilizzare, dovremmo disegnare delle vie di impiego di questi surplus, un po' come fanno gli ingegneri civili che prevedono per esperienza i nubifragi e costruiscono adeguati e specifici canali di sfogo delle acque meteoriche.

Esserci meno, esserci tutti
Sembra che anche il vivere sociale si fondi su limitazioni e sacrifici virtuosi che ogni individuo compie a favore di maggiori opportunità di massa. Si veda ad esempio il fermarsi ad un semaforo rosso: rallento il mio flusso qui, affinché il flusso complessivo sia più ordinato e sicuro. Non è indispensabile però che ogni essere umano compia questa diminuzione anche a livello psichico, ovvero nei rapporti che ha con la propria vastità interiore. Eppure certi cartelli emozionali inchiodano al palo anche quei tragitti di riflessioni ed autoanalisi che possiamo compiere nel nostro privato. Ad esempio, un pensiero erotico verso la persona "sbagliata" viene immediatamente arrestato e condotto nelle segrete del castello della mente, affinché non turbi la quiete e il normale e decoroso svolgimento delle relazioni. E lì, nelle segrete, viene costantemente giustiziato e riesumato. Ciò che però la mente non può fare, nel processo di censura, è rimanere sempre efficiente e soprattutto durante il sonno, allorché l'autentico assume il comando. Ed è qui che il sogno dimostra la sua indispensabile funzione di equilibratore tra la pressione interna da soffocamento di pulsioni spontanee e il caotico, sregolato ed espansivo libertinaggio anarchico degli istinti. E ancora una volta, come un supereroe che non riposa mai, entra in scena il sogno lucido in soccorso della pulzella in pericolo: rappresentando opportunità di armonia tra la castrazione e l'abuso. La pulzella in questione è la nostra essenza più pura e nobile, l'anima fanciulla che gioisce nel donarsi con generosità e grandezza, che si nutre di stupore e nuove scoperte ed è costantemente molestata dai limiti che il vivere comune impone di non superare: per decenza, paura della povertà, timore di esporsi alle critiche, utilitarismo. Il sogno lucido è uno stato non ordinario di coscienza nel quale il sognatore ha il potere di connettere l'involontario e la decisionalità, in un limbo metafisico dove l'essere padroni del proprio agire è così chiaro e tremendo da guidare in tempo reale ogni minima risposta emotiva, in accordo con le scelte che si compiono via via  nel vissuto onirico.

Lucidi fino alla fine
L'accendersi della lucidità durante il sogno è un paradosso così intenso che può essere paragonato allo straripamento di un fiume dal suo letto. Ogni volta che capita di accorgersi di stare sognando, il livello di energia che il sognatore scopre di possedere (volando, essendoci fortemente, sperimentando l'assurdo) risulta di gran lunga superiore a quello che egli stesso riesce a gestire. Per questo è necessario che chi decide di sognare seriamente compia esercizi di stabilizzazione durante l'esperienza onirica: come il girare su se stessi, guardarsi le mani, concentrarsi su dettagli ambientali che assestino la frequenza della seconda attenzione sul canale del sogno. Non importa se la lucidità dura un istante, un minuto, un anno: ciò che conta è lasciarsi penetrare dal senso di sgomento ebbro e incontenibile che l'essere in sogno porta con sé. L'impegnarsi a rimanere lucidi il più possibile, fino all'ultimo barlume di presenza, garantisce un fruttifero ritorno allo stato ordinario di coscienza, aumentato dallo stupore dell'esperienza straordinaria. Come ogni straripamento, dopo il disagio dell'imprevisto arriva il dono della fertilità e così i campi al di là degli argini del fiume ringraziano l'inondazione con rinnovate messi e nuove fioriture. Allo stesso modo la mente, abituata per sua stessa natura ad agire entro la misura (mente: dalla radice indoeuropea mâ, "misurare"), si trova ad essere più grande di prima, oltre le proprie capacità e mansioni. Lo stordimento gioioso che il sogno lucido genera, e che si metabolizza in periodi più o meno lunghi, permette al sognatore di espandere il campo delle ipotesi del possibile in territori più ampi e sconosciuti.

Essere in veglia
Specularità vigile del sogno lucido è il risveglio dall'illusione, l'accorgersi di stare ingannandosi in un'indulgenza proiettiva che ci nasconde grandi opportunità, con il solo scopo di drenare energie e risorse. Ridestarsi è affrancarsi da depotenziamenti disfunzionali attuati per timore di non saper manovrare un motore più potente e squillante. Meglio sarebbe prendere una patente, dico io! Questo freno energetico viene usato ad esempio quando si cede incondizionatamente ad un'antipatia che non ci vogliamo spiegare, e che con la sua esclusività ci preclude esperienze dalle quali sappiamo che potremmo trarre grandi insegnamenti. Ho ad esempio un cattivo e magari traumatico rapporto con la poesia o con la musica classica: ma quali e quanti indescrivibili viaggi potrei fare, se solo mettessi in discussione tali sentimenti irrazionali e mi rieducassi all'ascolto e avvicinassi fiducioso a un Niccolò Porpora o a Pietro Metastasio! Succederebbe ad esempio questo: "Pria dell'aurora, o Fille / io sognando ti vidi / e così fido ti dipinse il pensiero / che il sogno allor non invidiava il vero"(da "Il Vulcano - Cantatas for Soprano" Brillant Classics).

I doni sotto l'albero
Questi sono i doni del sognare: accessi privilegiati al mistero. Finché si avrà paura di visitare l'interiorità della terra rettificando i comportamenti che allontanano dalla felicità, non potremo incontrare la pietra filosofale, che resta nascosta agli occhi pavidi e meschini. Lo scendere negli inferi delle regioni radicali, come poeti sciamani pieni di sonno e furore,  è strada maestra per accedere alla sapienza, temuta e dimenticata dal progresso, che ha nel sogno un fido alleato, divino messaggero. Di questo albero simbolico, alle radici - strutture portanti del fusto e dei rami - possiamo paragonare gli intrichi insondabili della psiche, a cui si giunge, come Tiresia e Omero, attraverso l'oscurità, ad occhi chiusi. E sono proprio le radici, seppur relegate nel buio e nella notte, ad essere talmente avvinghiate alla zolla, alla materia, da sembrarne tutt'uno. I fiori, il fogliame ed i frutti possono invece rappresentare ciò che la luce della coscienza può illuminare e chiarire, ciò che tocchiamo, vediamo, gustiamo, odoriamo, sentiamo da svegli. La lucidità, in questo quadro panico, è come la linfa: è l'attenzione, che si può impiegare in entrambi gli stati e livelli: operando scelte accorte da svegli e dialogando con l'immenso nel sogno. Scorre come sangue nel corpo ed irrora ogni parte, connettendola al tutto nella sua calma e silenziosa danza. Il mio augurio più grande per il 2018 è che ognuno vi ci ritrovi il piacere del lasciarsi stupire dalla splendida ricchezza che il vivere offre a chi lucido sogna e veglia.
Buon anno a tutti quindi: che sia meraviglioso, accorto, nuovo.