La Grande Piramide: nuove scoperte

La Grande Piramide: nuove scoperte

di Giorgio Cozzi. Scoperta una cavità segreta nella Piramide di Cheope, una delle sette meraviglie del mondo antico

grande piramideLa Piramide di Cheope ha sempre stimolato la curiosità della gente: fiumi di inchiostro sono stati spesi per elaborare teorie sulla sua costruzione, sempre apparsa un mistero, e altrettanti sull’interpretazione del significato che essa potesse avere.
Il primo mistero è rappresentato dal fatto che non si è trovata traccia né del faraone né dell’abituale corredo funerario, fatto che solleva domande precise: se non è un monumento funerario, che cos'altro è?
Il secondo mistero è nelle dimensioni enormi (146,6 metri all’origine) e nei 23 anni di costruzione: perché tanto impegno e tanto sforzo?
Il terzo mistero è costituito da un rivestimento, ora non più presente, che lo rendeva visibile dallo spazio: perché?

Una nuova scoperta: ma quante altre ce ne saranno?
In realtà di piramidi in Egitto ne esistono diverse, ma i più le attribuiscono a una messa in scena per rendere meno sospetta quella di Cheope, non solo la più grande, bensì anche la più intrigante. Peraltro esistono piramidi anche in Messico e in diversi Paesi, sebbene nessuna assomigli davvero a quella, unica, di Cheope.

L'antico ingresso della piramide di Cheope.

La recente scoperta di una cavità, molto ampia, all’interno, ha sollevato un nuovo interesse per i misteri di questo grande monumento, una delle sette meraviglie del mondo antico. La scoperta è stata fatta da team diversi di ricercatori, alcuni con la termografia avevano già raccolto indicazioni importanti nel 2016, ma con l’utilizzo di particelle cosmiche (muoni) tre gruppi indipendenti hanno identificato un vuoto pressoché simile.
La cosa non ha sorpreso un gruppo di persone che erano a conoscenza, per via esoterica, di altre “stanze segrete” e meno che meno me, che sono stato protagonista di una vicenda accaduta proprio all’interno della Grande Piramide.

Prima di raccontare la storia vissuta con un gruppo di studiosi, sento il dovere di tracciare, per grandi linee, alcuni degli orientamenti che autorevoli ricercatori e autori hanno elaborato. Le domande di fondo sono sempre state: com’è stata costruita quest’opera e perché è stata realizzata. Le dimensioni, infatti, sono così particolari e numericamente così significative che per molti non possono essere casuali, bensì il frutto di accurati studi, certamente superiori alle competenze tecniche di allora.

Una costruzione "impossibile"
In questa sede non posso riportare la quantità di ipotesi formulate sui calcoli matematici sottesi alla realizzazione. Basti sapere che ogni dato riferito alla Grande Piramide appare significativamente correlato a aspetti terrestri e celesti; comunque ricordiamo che si trovano riscontri con il numero del pi greco e con il phi, numero aureo o proporzione aurea, mentre diversi rapporti fra valori diversi, quali altezza, base, perimetro, peso, inevitabilmente concordano con dati noti su distanze che non potevano essere note a quell’epoca.
Un’altra branca di studi ha riguardato la costruzione che, per certi versi, appare impossibile con le conoscenze dell’epoca. Infatti enormi massi di granito perfettamente lappato sono originari della zona di Assuan e sono stati portati ad altezze che nessuna forza fisica umana poteva consentire.
La discesa sul Nilo appare comunque possibile, stante un papiro ritrovato di recente, che illustra una barca sacra con massi sopra tronchi legati, ma poi il loro spostamento appare improbabile, soprattutto se si considera che sono stati portati nella stanza del sarcofago in alto, al centro della Piramide.

L'ipotesi di Mario Pincherle
L’ipotesi più accreditata è stata formulata dall’italiano Mario Pincherle (foto a sinistra) che, leggendo Erodoto, ha dedotto che i blocchi di granito fossero stati messi su una sorta di “slitta” che veniva sospinta da legni prima bagnati e poi asciugati dal sole che, gonfiandosi, la spingevano su per la rampa. In effetti nel percorso ascensionale esistono degli spazi in cui si sarebbero infilati i legni, da una parte e dall’altra, come fermo slitta e motore di spinta. Pincherle realizzò un modellino in scala per far vedere come il sistema avrebbe funzionato.
Peccato che l’ipotesi sia rimasta tale e che gli studiosi continuino a cercare soluzioni, laddove una, valida, già c’è.
Pincherle (1919-2012), grazie anche all’aiuto di Venia, una sensitiva italiana eccezionale che lo accompagnò in alcuni viaggi e scoperte, individuò che i blocchi di granito in realtà costituivano una torre, chiamata zed, simbolo importante per l’antico Egitto, riprodotto in tanti monili. Lo zed dunque sarebbe il motivo per cui è stata costruita la Piramide, per nasconderlo e preservarlo.

Segni di una civiltà extraterrestre?

Venia, con il marito Ernesto e Silvana Olmo.

Sempre Pincherle e Venia ritennero che lo zed fosse prima allo scoperto e poi posto all’interno della Piramide costruita apposta per occultarlo. Insieme formularono l’ipotesi che potesse trovarsi sulla piramide a gradoni di Saqqara;  salendo fino in cima, Pincherle rilevò che vi erano gli appoggi per sostenere tale peso, confermando a suo dire, l’ipotesi che aveva elaborato.
Già, ma perché sarebbe stato necessario sottrarlo alla vista degli uomini? Qui si fa strada un’altra serie di ipotesi che si riferiscono a extraterrestri che sarebbero arrivati sul nostro pianeta e avrebbero aiutato a sviluppare la civiltà. I testi antichi sono pieni di indizi di una presenza aliena molto più evoluta tecnologicamente e tante raffigurazioni appaiono leggibili in chiave moderna (astronauti, tute spaziali, caschi spaziali, macchine in movimento sollevate da terra e nel cielo).
La Sfinge sarebbe orientata verso Orione a testimonianza della provenienza degli alieni. Si suppone che il pianeta Niburu sia un possibile vettore spaziale e che Marte fungesse da base di appoggio per i visitatori extraterrestri, i quali sarebbero partiti e tornati rimanendo praticamente uguali, mentre sulla Terra chi li conosceva era notevolmente invecchiato. Da lì la percezione di essere divini, immortali, mentre oggi si può pensare a velocità superliminali, per cui il tempo non passa allo stesso livello di chi è fermo in uno spazio tempo definito. Naturalmente le prove sono incerte e, nonostante alcune significative correlazioni, rimangono comunque tali.

Ancora in viaggio con Venia

Giza. Il sarcofago all'interno della Grande Piramide,

Circa vent’anni fa mi trovavo in AISM (Associazione Italiana Scientifica di Metapsichica) immerso in studi relativi a queste realtà conturbanti e studiavo la sensitiva Venia, che aveva dato prove solide delle sue facoltà di veggente.
Per cui quando lei parlò della Grande Piramide e dell’importanza che essa aveva per comunicare con altre dimensioni, fummo entusiasti di andare a fare un sopralluogo all’interno per verificare alcune sensazioni che Venia aveva e che condivideva con Pincherle.
Ottenemmo un appoggio dal Direttore del Museo Egizio (così apparve dagli interscambi avvenuti) e ci accingemmo ad entrare nella Piramide per compiere alcune operazioni tese a scoprire l’esistenza di stanze mai scoperte. Arrivati al Cairo purtroppo ci rendemmo conto che l’appoggio richiesto era svanito e dovemmo entrare nella Piramide insieme col pubblico, riducendo al lumicino le speranze di poter fare qualcosa.
Comunque pagando una mancia riuscimmo a restare pochi minuti per conto nostro. Ne approfittai per fare una cosa che Mario Pincherle aveva già fatto in un precedente viaggio. Mi stesi nel sarcofago, vincendo le mie avversioni per le bare e precipitai per un attimo in uno stato di coscienza senza tempo. Pur essendo rimasto poco tempo, ho avuto la sensazione di un tempo molto più esteso e soprattutto uno stato di benessere e l’inizio di un viaggio che non ho potuto proseguire per l’arrivo disturbante dei visitatori. Se dovessi esprimere cosa ho provato, direi che sono uscito per qualche secondo dalla dimensione spazio-temporale in cui viviamo. L’esterno non esisteva più. Era come se fossi connesso a qualcosa di profondo dentro di me o nell’universo. Peccato non aver proseguito l’esperienza. Si dice che Napoleone Bonaparte confidò a uno dei suoi fedeli servitori che aveva assistito a cose nella sala del sarcofago che neanche lui, così fidato, avrebbe potuto credere. Pensavamo proprio di vivere un’esperienza straordinaria.

Un viaggio oltre le pareti di pietra

Venia, assistita da Mario Pincherle e dal marito, in stato di trance.

Il viaggio era comunque stato impostato per scoprire stanze che Venia sosteneva esistessero, ma per quanto guardammo sulle pareti di granito non trovammo alcun segnale di un passaggio. Venia insisteva e io ebbi un’idea. Diedi un’induzione a Venia di “trapassare” la parete e infilarsi nel cunicolo che vedeva. Lei obbedì e si ritrovò con la coscienza dall’altra parte, descrivendo una scala a gradini di pietra che scendeva e che entrava in una stanzetta buia e polverosa, adorna di libri alti e grossi, molto antichi, con caratteri cuneiformi. Poi risalì e fece ancora altri passi sino ad entrare in una stanzetta in cui si trovavano degli schermi strani con simboli particolari e una pietra verde luminosa che emanava energia. Tentai di farle fare alcune manovre, ma sopraggiungeva gente e accelerai il rientro. All’ultimo tentai di farle trovare la strada da sola, con l’intento di individuare il passaggio. Venia si perse e si mise a piangere spaventata, così dovetti richiamarla e poi prendermi una bella sgridata per averla messa in difficoltà. Ormai eravamo immersi nella folla che aveva raggiunto la sala del sarcofago e dovemmo interrompere qualsiasi esperimento. Così restammo senza risultati concreti.
Alcuni mesi dopo una troupe di ricercatori giapponesi scoprirono uno spazio vuoto e introdussero una sonda per vedere cosa c’era e per rilevare le caratteristiche dell’aria di 2.500 anni prima. Ma non se ne seppe più nulla.

Nella Piramide, un orologio cosmico?

Venia vicino agli scavi in Egitto.

Vedremo ora se la cavità individuata nel 2017 rivelerà qualcosa di affiancabile a quanto esposto dalla sensitiva. Lei sosteneva che la Grande Piramide era un punto di contatto tra questa dimensione e altre, consentendo viaggi astrali e/o la smaterializzazione (era questo che aveva visto Napoleone?). Lei e Pincherle pensavano che i due ancoraggi (condotti diagonali tra l’esterno e la sala del sarcofago) fossero una sorta di orologio cosmico: quando si fosse ripresentata la situazione originale (stella fissa e stella in movimento visibili in contemporanea nel centro dei fori) si sarebbe compiuto un ciclo e sarebbero accadute molte cose (forse un “ritorno”).
Rimanemmo in attesa, silenti, e con il tempo l’enfasi delle nostre ricerche si smorzò, dedicando energie ad altri campi di indagine, sapendo, sotto sotto, che qualche cosa prima o poi avrebbe potuto essere confermato, come spesso accadeva con Venia. Già la scoperta di una cavità ignota è un segnale coerente, vedremo se altre indicazioni allora emerse saranno a loro volta confermate. In tal caso potremmo forse iniziare a rispondere alla seconda domanda chiave: perché?

Per saperne di più:
Giorgio Cozzi Dimensione Venia - edizioni Golem
Mario Pincherle La Grande Piramide e lo zed, Marco ed.
Graham Hanckoch Impronte degli dei - ed. Corbaccio
Marco Fiorini Nel cantiere della grande piramide. Priuli & Verlucca ed.