La tragedia di Fukushima, dopo tre anni

11 marzo: un terribile anniversario

La tragedia di Fukushima, dopo tre anni

Molti si sono dimenticati delle proporzioni di questo drammatico evento, che non solo ha causato un ingente numero di vittime, ma che è ancora oggi una minaccia per il mondo

Oggi, 11 marzo, cade il terzo anniversario della tragica esplosione della centrale nucleare di Fukushima. Per molti è il ricordo costante di un incidente nucleare o la ragione per protestare contro il pericolo del nucleare, per altri si tratta solo di un luogo lontano di cui non si era sentito parlare fino al terremotosgiorno della tragedia. Molti si sono dimenticati delle proporzioni di questo drammatico evento, che ha causato un ingente numero di vittime e che diventa molto maggiore se si aggiungono gli operai che ancora oggi sono impegnati sul territorio e tutti coloro i quali stanno sviluppando malattie da radiazione. Quel fatidico giorno, alle 14,36 un grande terremoto di magnitudo 9.0 si è generato in mare nella regione di Tohoku: è stato il più potente mai registrato in Giappone, il settimo per intensità al mondo; e come conseguenza ha generato un maremoto di proporzioni catastrofiche, che ha colpito le coste del Giappone con onde che hanno superato i dieci metri di altezza e hanno raggiunto l’incredibile velocità di 750 Km/h.
Il terremoto ed il successivo maremoto hanno provocato ingenti danni ad alcune centrali nucleari: Fukushima, Onagawa, Tokai, mentre altre undici si sono bloccate per via della scossa. Alla centrale Dai-Ichi di Fukushima le barre di combustibile dei reattori hanno fatto evaporare l’acqua di raffreddamento ed hanno arrecato danni alla struttura esterna del reattore. L’esplosione ha liberato nell’aria ioni radioattivi di iodio 131 e cesio 134 e 137. Da quel momento in poi le notizie a riguardo hanno subito un progressivo decadimento di interesse da parte dei media e del pubblico, fino a scomparire del tutto, anche se la tragedia continua e non si è ancora risolta, malgrado le dichiarazioni ufficiali.

Che cosa (non) è stato fatto
Vorrei ripercorrere qui le tappe note e quelle meno conosciute di questa tormentata storia dal 2011 fino ad oggi. Il giorno successivo al disastro, gli esperti suggeriscono di utilizzare acqua di mare per raffreddare le barre rimaste scoperte ed evitarne la fusione, ma la società che gestisce l’impianto, la Tepco ((Tokyo Electric Power Co), decide di ritardare di tre giorni l’intervento, sapendo che tale soluzione avrebbe reso definitivamente inutilizzabile l’impianto.
Peggio ancora, un ispettore di sicurezza della Japan’s Nuclear and Industrial Safety Agency, Kazuma Yokota, rivela addirittura che il sistema di raffreddamento sarebbe stato disattivato ancora prima dell’impatto con lo tsunami, negli attimi immediatamente successivi al terremoto, sempre per motivi di interesse economico.
Il 21 marzo l’agenzia Kyodo riferisce che un’alta colonna di fumo fuoriesce dal reattore 3 e tutto il personale della Tepco viene evacuato, mentre nessun piano a riguardo è ancora stato preso per gli abitanti oltre i 30 Km dalla zona, mscoppioalgrado gli allarmi lanciati dalle organizzazioni internazionali; infatti, il 18 maggio l’incidente di Fukushima ha raggiunto il 7° livello di pericolosità, lo stesso di Chernobyl. Contemporaneamente la Tepco rassicura che in nove mesi la centrale verrà messa in sicurezza. Ma ci si può fidare?
Viene pompato idrogeno nei reattori mentre le stima americane riguardo alla safety zone parlano di un raggio di sicurezza oltre gli 80 Km; in Francia il latte vaccino riporta preoccupanti livelli di radioattività, rilevata anche in Italia.
Gli eventi incalzano e la Tepco decide di riversare 11.500 tonnellate di acqua radioattiva nell’oceano Pacifico a seguito di pressioni da parte del governo giapponese affinché blocchi finalmente la falla del pozzo di contenimento del reattore 2. I media rallentano l’interesse sul caso e finalmente la Società ammette che i reattori coinvolti nel disastro sono addirittura 3.
Il 2 agosto le misurazioni sulla radiazione aumentano di dieci volte il valore rilevato solo il mese precedente e viene fatta evacuare una zona più ampia che coinvolge oltre 80.000 residenti. Intanto, la Tepco assicura di essere al lavoro per capire i motivi di questa impennata!
A dicembre il neo premier giapponese Yoshihiko Noda annuncia che è stato raggiunto l’arresto a freddo nei reattori, ormai sicuri, ma aggiunge che la fase di smantellamento definitivo della centrale sarà lunga e difficile e che sarà necessario mantenere delle no entry zone per facilitare la decontaminazione: detto e smentito dai fatti.
A febbraio 2012 la situazione della centrale di Daichi non è affatto stabile: più di otto tonnellate di acqua radioattiva sono uscite dal reattore danneggiato numero 4, nessuno ha ancora la certezza di dove sia finito l’uranio fuso durante l’incidente e la TepcFukushima_by_Vizpix1o ha dovuto iniettare acqua e acido borico per prevenire una reazione nucleare a catena definita re-criticality, mentre i reali valori della contaminazione nucleare sono superiori del 350% rispetto a quelli comunicati ufficialmente dalle autorità locali.
Nel frattempo che fine ha fatto l’Oceano Pacifico? Tonni con elevate concentrazioni di Cesio vengono pescati negli Stati Uniti, la ormai definitivamente inaffidabile Tepco ammette il versamento di altre centomila tonnellate di acqua radioattiva, causate a detta loro da una falla in un contenitore; ma è chiaro che la situazione non è mai stata sotto controllo ed arriviamo così ai giorni nostri.

Attualmente i tecnici hanno deciso di utilizzare due speciali gru per tentare la rimozione delle 1533 barre di uranio (1331 esauste e 202 inutilizzate) dalla piscina interna del reattore, operazione che presenta molti rischi e la cui realizzazione prevede la rimozione dell’ultima barra di uranio per la fine del 2014. La situazione è così preoccupante da costringere i vertici nazionali a chiedere aiuto ai Paesi stranieri. A tale riguardo, la Reuters avverte: si tratta di contenere radiazioni equivalenti a 14.000 volte la bomba atomica di Hiroshima. Enormità: bonificare Fukushima – ammesso che ci si riesca – richiederà undici miliardi di dollari. Se tutto va bene, ci vorranno quarant’anni.
Il Washington’s Blog commenta: “La più grande minaccia a breve termine per l’umanità proviene dai bacini del combustibile di Fukushima: se uno dei bacini crollasse o si incendiasse, questo potrebbe avere gravi effetti negativi non solo sul Giappone, ma sul resto del mondo”.
Mentre a Tokyo in migliaia marciano contro il nucleare, le acque radioattive hanno invaso l’Oceano e raggiunto le coste del Nord e Sud America, la Russia e più giù, fino al Polo Sud.
Tutte le fonti ufficiali smentiscono reali pericoli ma è singolare il fatto che il Department of Health and Human Services americano abbia ordinato a gennaio di quest’anno quattordici milioni di dosi di ioduro di potassio, un composto che serve a ridurre l'assorbimento di radiazioni (di iodio radioattivo) dfarmacia_nucleare--400x300a parte della tiroide, uno degli organi maggiormente esposti al rischio nucleare immediato. Non da ultimo, lo ioduro di potassio sta già scomparendo dai circuiti distributivi a detta degli stessi produttori, l'Anbex, l'americana Fleming Pharmaceuticals e la svedese Recipharm.
Sarebbe bello concludere con un finale positivo questa triste storia di inganni, interessi economici anteposti alla difesa della vita e della salute umana e planetaria, insabbiamenti, incapacità e, diciamocelo, stupida cecità. Purtroppo la realtà ci sta mostrando qualcosa di terribile. Possiamo solo raccoglierci un momento per dedicare amore a questo nostro meraviglioso pianeta ed accostarci con empatia alle vittime di questa tragedia ed a tutti coloro che lo saranno in futuro. Ciascuno a modo suo.