L’universo della coscienza

Un'indagine sul cervello e la mente non locale

L’universo della coscienza

Come nasce la nostra consapevolezza? Quando inizia e dove termina? Sembrano domande astruse, ma nessuno ha ancora una risposta definitiva. Ricerche e riflessioni sulla coscienza confermano le intuizioni dei mistici

Guardandoci ad uno specchio, ci riconosciamo. Sappiamo di esistere e di essere un io cosciente di se stesso. Ma cosa ci rende tali? Cosa distingue la nostra mente dal nostro cervello, il nostro mondo interno da quello là fuori? E ancora: esiste un “fuori” e un “dentro” per la nostra coscienza (pensiamo all’esperienza del sogno)? E soprattutto: cos’è la coscienza? Nessuno lo sa. O meglio, da duemila e passa anni stiamo provando a darci una risposta, oggi persino con gli strumenti della psicologia sperimentale e delle neuroscienze. Ma la coscienza era e rimane un mistero. Per alcuni è la nostra parte immateriale, che magari sopravvive alla morte del corpo. Per altri non è nulla di diverso dal corpo, dall’attività globale del cervello. Un qualcosa che, ad un certo punto dell’evoluzione del cervello, compare, come se fosse l’optional di una macchina molto sofisticata.Molecular Thoughts
Se così è - la coscienza come vertice dell’evoluzione umana - sarebbe almeno interessante capire a cosa serve. Forse a renderci più buoni, più saggi e accorti? Osservando la storia dell’uomo, e soprattutto lo stato attuale dell’umanità e del pianeta, non si direbbe. O, meglio, da una parte la coscienza ci aiuta a progredire sul piano culturale, sociale, scientifico, dall’altra che ci porti sempre a un passo dall’autodistruzione. Non c’è mai un momento, nella vicenda umana, in cui scompaiano conflitti, crimini, aggressioni, violenze, guerre. Tutto ciò viaggia a fianco di quello che chiamiamo progresso. Come se una mano fosse impegnata a costruire e l’altra a distruggere.

La coscienza e il cervello
Ma torniamo a quanto la coscienza sia frutto del nostro cervello. Un’alterazione chimica o un danno ai nostri neuroni determinano effetti sulla nostra mente. Non abbiamo ancora risolto il mistero della coscienza, ma una cosa la sappiamo di sicuro: è un “regalo” della natura, da preservare e non sprecare. Un ictus, che colpisce una parte del cervello, può determinare l’incapacità di percepire ciò che avviene in una metà del nostro corpo. E’ come se tutta la parte destra, o sinistra, dentro e fuori di noi, svanisse. E in certi disturbi dell’alcolismo, o a seguito di traumi che privano di ossigeno il cervello, capita di non poter più memorizzare gli eventi, al di là di qualche secondo. La coscienza di quanto avvenuto prima, svanisce. Se riflettiamo su questo, capiamo quanto la coscienza sia un gioiello prezioso e delicato, da custodire e trattare con estrema cura.
“Perdere coscienza” non è un concetto nuovo, ma esprime bene ciò che oggi sappiamo dell’autoconsapevolezza. Il cervello funziona, ma non sempre esprime “coscienza”. O, meglio, non esprime sempre la stessa forma di coscienza. Questo è il motivo per cui ad un certo punto gli studiosi hanno cominciato a parlare di “stati di coscienza”. Lo stato di coscienza che abbiamo nel sogno, nella trance o in ipnosi, non è il medesimo che abbiamo durante la veglia vigile. Infatti, si parla di stati modificati o alterati di coscienza. Che possono essere indotti in modo naturale (come nell’ipnosi o nella trance) o in modo artificiale (facendo uso di sostanze psicoattive).
Per alcuni la coscienza è come un faro che illumina la navigazione nel mare della vita, durante una notte buia. Essere coscienti, significa mettere a fuoco sia il nostro mondo interno che quello esterno ed agire per il meglio. 626864734_1374599188Però a volte è necessario distogliere la coscienza dalla realtà, per trovare soluzioni nuove, come ad esempio nei momenti di intuizione o creatività. Le tecniche e le sostanze che modificano lo stato di coscienza, scoperte e usate nell’arco di tutta la storia umana, avrebbero perciò lo scopo di farci vivere altre forme di coscienza e, di conseguenza, altre forme, o livelli, o dimensioni di realtà. La coscienza è esperienza. Sia che ciò avvenga da svegli, in sogno, durante la trance, in ipnosi, in meditazione, sotto l’effetto di sostanze allucinogene. Ma pure facendo l’amore, facendoci rapire da uno spettacolo che ci appassiona, immersi in un paesaggio naturale contemplando il cielo, ascoltando musica, davanti a un’opera d’arte.

La coscienza come faro
L’altro aspetto che tende a farci ritenere la coscienza come un faro in grado di illuminare e orientare la mente, è il fatto che gran parte della nostra vita viene svolta in forma automatica. Un esempio. State guidando per tornare a casa. E siete immersi nei vostri pensieri, rivedete le questioni di lavoro che vi hanno impegnato durante la giornata, una discussione con il partner che dovrete riaffrontare al rientro. Ad un certo punto vi trovate sotto casa, senza neppure esservi resi conto del tragitto stradale che avete percorso, come se foste stati in ipnosi. Molta parte del nostro cervello funziona in questo modo: per automatismi. Per fortuna non dobbiamo pensare ad ogni singola lettera, ogni volta che digitiamo sul computer. Oppure ai passi, mentre camminiamo. Ma non bisogna esagerare con gli “automatismi”. Sono proprio quelli che rischiano di farci compiere errori irreparabili e a volte fatali, verso noi stessi e il prossimo. Non soltanto a causa di incidenti, ma anche per scarsa attenzione e consapevolezza nel rapportarci col nostro partner, con gli amici, con i colleghi di lavoro, con estranei incrociati per caso. E’ per questo che i maestri di consapevolezza mettono in guardia quando ammoniscono: ci vuole molto per costruire una bella relazione, ma pochi istanti di rabbia per distruggerla. A volte irreparabilmente.

Coscienza diffusa
I neuroscienziati e i fisici oggi tendono a recuperare quello che hanno sempre sostenuto i mistici e i ricercatori dell’interiorità: la coscienza non è esclusiva della mente e del cervello umano, ma è una caratteristica diffusa in ogni dove. Certo, esistono differenze tra la “coscienza” di un minerale e quella di un umano saggio ed intellettualmente evoluto. Però se pensiamo alla coscienza come una forma di energia diffusa in natura, dai livelli più bassi (ahimè, anche tra gli umani) a quelli più elevati, l’idea non è così peregrina.

L'universo, un aspetto della coscienza?

L'intero cosmo è permeato di coscienza?

Christof Koch, neuroscienziato e pioniere nello studio delle basi neuronali della coscienza, scrive nel suo recente libro autobiografico Una coscienza. Confessioni di uno scienziato romantico (Codice Edizioni): “La teoria dell’informazione integrata, ipotizzando che la coscienza sia una caratteristica fondamentale dell’universo piuttosto che l’emergenza da elementi più semplici, è una versione elaborata di panpsichismo. L’ipotesi che tutta la materia sia in qualche grado cosciente è incredibilmente affascinante in quanto a eleganza, semplicità e coerenza logica.Ammesso che la coscienza sia reale e ontologicamente distinta dal suo substrato fisico, allora è un passo breve concludere che l’intero cosmo è permeato di coscienza. Siamo circondati e immersi nella coscienza: nell’aria che respiriamo, nel terreno che calpestiamo, nei batteri che colonizzano i nostri intestini, e nel cervello che ci permette di pensare”.
Che ne dite? Non sembra di sentir parlare un mistico? Eppure Koch si dichiara uno scienziato alieno, ma pure intristito, da qualsiasi credenza in realtà ultraterrene o sovrannaturali. Ma alla fine che importa? Con gli strumenti della scienza, anche i più rigidi positivisti sono costretti a fare i conti con la coscienza. E ora aspettiamo, a breve, l’edizione italiana del grande psichiatra e neuroscienziato italiano Giulio Tononi che insegna e fa ricerca negli Stati Uniti, dal titolo Phi: A Voyage from the Brain to the Soul (Phi: un viaggio dal cervello all’anima, Codice Edizioni), per discutere di nuovo di come le scoperte delle neuroscienze stanno confermando quelle della ricerca interiore. Ci sarà da appassionarsi. Con scienza e coscienza.