Zinco evergreen, utile per la pelle

Un minerale presente in molti prodotti di bellezza

Zinco evergreen, utile per la pelle

di Umberto Borellini. Le innumerevoli proprietà dell'ossido di zinco, presente in molti prodotti per la cura della pelle, ritrovato anche in una crema dell'antichità

Analizzando gli ingredienti presenti in creme, idratanti, emollienti e lenitivi, che useremo anche questo inverno, un vero evergreen, onnipresente, tradizionale, efficacissimo, rassicurante, morbido e sicuro è l'ossido di zinco.
Noto agli addetti ai lavori anche con altri sinonimi (come fiori di zinco, bianco di zinco o lana filosofica), lo zinco è una polvere bianca (foto a dx.) inodore, insapore e amorfa, che tende ad ingiallire se sottoposta a riscaldamento. Le proprietà dell’ossido di zinco sono talmente  ampie che risulta persino difficile elencarle tutte. Ha un impiego ormai storico quale cheratoplastico, idratante, dermoprotettivo, antisettico e cicatrizzante.
Per comprendere meglio le sue straordinarie caratteristiche, che si riscoprono e si rivalutano con gli anni, è opportuno considerare che lo zinco è innanzitutto un minerale essenziale, componente di almeno settanta metalloenzimi, ed è necessario per la sintesi di proteine e acidi nucleici. Recenti  studi clinici hanno provato  che una carenza di zinco può manifestarsi con disturbi cutanei (eczema, vedi foto sotto, secchezza, screpolature), della crescita, digestivi o neurologici a seconda delle circostanze. Altra proprietà interessante dell’ossido di zinco, spesso a torto dimenticata, è la sua azione antimicrobica, antibatterica e antifungina.
È stato provato che una concentrazione di almeno il 4% di ossido di zinco, fornisce in un’emulsione un buon potere antimicrobico, specialmente se trattasi di zinco ossido micronizzato. Tale forma microdispersa, specie negli ultimi anni, ha consentito di riconsiderare in chiave moderna i campi di applicazione dell’ossido di zinco, anche in seguito al miglioramento tecnico delle preparazioni. Tra i limiti di impiego di creme o, ancor più, di paste all’ossido di zinco sono da considerare il marcato effetto coprente e biancante tipici della sua granulometria e della opacità delle particelle. Riducendo notevolmente le dimensioni  - è il caso della micronizzazione – si ottiene un prodotto che offre una superficie di assorbimento molto più estesa, con buone caratteristiche reologiche, una spalmabilità più immediata e senza alcuna traccia di quel film biancastro che in molte circostanze ne limitava l’uso prevalentemente ai glutei dei neonati o ad impieghi più strettamente farmaceutici.

L'applicazione nelle creme odierne
Già da alcuni anni, dunque, è possibile utilizzare creme con elevata percentuale di ossido di zinco micronizzato anche sul viso e sulle parti più esposte della superficie cutanea senza alcun problema di carattere estetico, e senza rinunciare all’azione idratante, cheratoplastica, epitelioriparativa e antisettica; il tutto grazie ad un unico ingrediente.  Altri vantaggi derivano dalle sue proprietà fisiche, che consentono di riflettere i raggi ultravioletti al punto di essere considerato un eccellente filtro UVA e UVB. In molti casi è stato possibile sostituire i filtri chimici proprio con pigmenti micronizzati come l’ossido di zinco e il biossido di titanio, ottenendo prodotti solari ben tollerati anche dalle tipologie cutanee più sensibili e delicate e che allo stesso tempo assicurano un effetto idratante, nutriente ed antimicrobico. Tutto questo con ingredienti del passato, semplici, innocui e pur sempre attuali. Vi  sembra poco?

Zinco nei cosmetici per cute impura e seborroica

Giovanni Bellini. "Giovane donna nuda davanti allo specchio". 1515.

In questo inestetismo che spesso precede la comparsa dell’acne, vengono utilizzati cosmetici a base di zinco, che può intervenire come normalizzante le secrezioni sebacee dato che è in grado di di inibire l’enzima 5 alfa reduttasi, responsabile della produzione di DHT (di-idro-testosterone), a sua volta responsabile della stimolazione delle ghiandole sebacee; inoltre inibisce la lipasi batterica, che converte i trigliceridi del sebo in acidi grassi, noti per la loro azione pro-infiammatoria  e comedogenica.
Nei prodotti normalizzanti quindi lo zinco viene utilizzato come zinco acetato e zinco piroglutammato: quest’ultimo svolge anche azione idratante,  il che aumenta ancor più le performances del composto.
Anche nella formulazione di maschere lo zinco, miscelato a caolino e vitamina C, svolge azione sebo statica e disarrossante.
Considerando poi che l’ossido di zinco svolge anche azione lenitiva e disarrossante (vedi paste per il culetto dei bimbi), nonchè antimicrobiche e regolanti la cheratinizzazione, lo zinco si può considerare un elemento fondamentale per questo tipo di cute.

Zinco e solari
Uno dei principali impieghi dello zinco è nei prodotti protettivi nei confronti dei raggi U.V. poichè è considerato uno ‘’schermo fisico’’. L’ossido di zinco (ZnO) ha infatti la capacità di riflettere e diffondere le radiazioni ultraviolette tramite un film che forma sulla pelle una barriera opaca, barriera tra l’altro sempre meno visibile da quando si micronizza in modo tale da non lasciare tracce visibili sull’epidermide.

Zinco e anti-age.
Che lo lo zinco sia presente frequentemente nei prodotti anti-age, soprattutto quelli definiti ‘’da giorno’’, è risaputo, in quanto è in grado di svolgere azione protettiva nel foto-invecchiamento, ma che intervenisse anche nella fisiologia cutanea è un dato assai recente.
Infatti alcuni studi giapponesi hanno evidenziato che lo zinco PCA, citato precedentemente come fattore purificante ed idratante, è in grado di controllare l’equilibrio tra sintesi e degradazione del collagene attraverso l’inibizione di MMp-1 (metallo proteinasi) e quindi favorire la produzione dermica di collagene di tipo 1, quello più importante per dare tono alla pelle. Ciò porta a considerare lo zinco un co-fattore realmente attivo.
Considerando inoltre che lo zinco rientra anche nella formulazione di detergenti di ultima generazione (zinco lauriletere solfato), in molti deodoranti (zinco ricinoleato, zinco undecilato) nei prodotti per l’alitosi (zinco citrato e zinco acetato), nonchè in innumerevoli cosmetici decorativi , aggiungere "super" allo zinco è assolutamente pertinente.

Svelati gli ingredienti di un vasetto di 2000 anni fa

Grazie all’utilizzo dell’archeo-medicina è stato possibile svelare gli ingredienti di un vasetto di pomata risalente a oltre 2000 anni fa. I ricercatori italiani che hanno preso parte a questa ricerca sono stati in grado di scoprire la composizione di una delle sei medicine scoperte all’interno di una scatola di latta che è stata ritrovata a bordo del “relitto del Pozzino”, un’antica imbarcazione commerciale che trasportava un carico proveniente dalla Grecia. Il naufragio risale al 140-130 a.C., e i resti della barca sono stati scoperti nel 1974 al largo della costa della Toscana (non lontano dall’isola del Giglio!).

Contenitori per profumi e pomate del relitto del Pozzino.

È stata un’opportunità davvero eccezionale, visto che è raro avere la fortuna di imbattersi in medicine antiche si siano conservate in buone condizioni. Il campione riscontrato ha rivelato che questi farmaci contenevano grassi  animali e vegetali, tra cui l’olio d’oliva, la resina di pino  e composti di zinco, sostanza ritenuta il principio attivo delle compresse. In base a questa composizione, il farmaco dovrebbe aver avuto un uso oftalmico, e avrebbe dovuto essere usato come trattamento contro le infezioni.
Grazie alla spettrometria di massa si è stati in grado di risalire agli ingredienti, che confrontati con i testi di autori antichi – tra cui Teofrasto (371-286 aC), Plinio il Vecchio e Dioscoride (I secolo d.C.), hanno evidenziato una grande corrispondenza con gli ingredienti antichi, soprattutto per l’uso di composti di zinco. Inoltre, recenti pubblicazioni scientifiche documentano l’utilizzo in farmacologia romana di composti di zinco, in particolare per la preparazione di polvere utilizzata per il trattamento di patologie oftalmiche e dermatologiche.
Questa scoperta, dunque, potrebbe davvero far  luce sull’antico e sofisticato mondo farmaceutico, in cui ci si dedicava alla miscela complessa di diversi prodotti con una tale dedizione e precisione “non solo per ottenere l’effetto terapeutico desiderato, ma anche per facilitare la preparazione e l’applicazione della stessa medicina”.