Sogni: un mistero nel mistero

di Roberto Brancati. Il mondo dei sogni e il loro messaggio rimane in parte un mistero. Perchè sogniamo, perché censuriamo, perché viviamo storie impossibili?

Mikalojus Konstantinas Ciurlionis. “Night”, 1905.

Sognare sembra essere un’attività involontaria e in quanto tale difficile da omologare. Siamo ancora tutti qui a chiederci: cosa succede quando sogniamo? dove andiamo? Quali aree del cervello ci si illuminano durante il sogno? Sembrerebbe quindi impossibile non sognare: ci accade come un colpo di fortuna o una disgrazia. La naturalezza con la quale incontriamo l’altro da svegli però a volte può non essere intensa e appagante quanto quella che viviamo in sogno. Nel sogno i meccanismi di chiusura nei confronti del nuovo sembrano più facilmente corruttibili: il risultato è che in sogno si hanno scambi energetici di grande intensità. Questa apertura, non sempre lecita in veglia,  subisce l’influenza del rigore quotidiano nel quale intervengono leggi, dettami e convenienze che minacciano la spontaneità delle relazioni. Tra i due modi, ovvero quello del contatto aperto con il nuovo e quello di chiusura-difesa, spesso sembra spalancarsi una voragine che si interpone, come una crepa nel terreno, tra noi e gli altri. Siamo animali sociali e i nostri rapporti sono improntati sullo scambio più o meno amorevole di informazioni e oggetti. Il sogno invece non lo si condivide di default. Si può infatti decidere se renderlo o meno pubblico.

 

Le immagini proibite

M. K. Ciurlionis. “Castle fairy tale”, 1909.

La sfacciata autenticità (non sempre condivisibile e pudica) del sogno ha, nel suo ventaglio di conseguenze, anche una profonda incomunicabilità poiché la danza delle rapporti e degli scambi sociali ha un suo equilibrio che non sempre ammette le caotiche turbolenze delle immagini oniriche. Sogni di disastri, incesti, violenze, tanto quanto idilli, estasi e godimento: questi racconti capita facciano capolino da chissà dove per dirci chissà cosa. Sembra che spesso le immagini fulminee del sogno tendano a rimanere segrete anche a noi stessi, specialmente quando riguardano radicate certezze che non intendiamo mettere in dubbio. Questa posizione di stasi nei confronti delle informazioni che giungono dal profondo sembra però generare, nel campo di crescita del potenziale sognatore, un’inerzia che atrofizza; e i primi a perdere tono sarebbero proprio i muscoli stessi del sognare. In pratica: meno fai, meno faresti.
Qualora invece volesse avventurarsi nel proprio universo onirico e cantarne le meraviglie, il trovatore dovrebbe sapere che senza l’esercizio quotidiano diventa difficile avere dimestichezza col ricordo mattutino e quindi con il giacimento di mistero che ognuno custodisce. Senza la perseveranze nell’esercizio (stesure e meditazioni sul quaderno dei sogni, test della realtà, M.i.l.d., ecc) si rischia di perdere di vista il sentiero che permette il contatto con il nostro profondo. I danni da disuso degli strumenti onirici aumentano anche perché laddove non si possiede la patente per guidare un mezzo, si è costretti a lasciarlo in box. Lo stesso succede quando non ci si impegna a dirigere la nostra energia psichica: finisce che preferiamo lasciare i nostri sogni nel celebre e buio cassetto. Ciò che però lasciamo lontano dagli occhi e dalla luce non è che la nostra meravigliosa unicità ovvero la somma di irripetibili componenti che ci fanno quello che siamo, la stessa irripetibilità che per paura spesso viene considerata solitudine.

Sogno da solo?

M. K. Ciurlionis. “Sagittarius”

La solitudine altro non è che la sorella brutta – ma non insuperabile – dell’essere unici, è la dolorosa sensazione di essere soli, incompresi, irraggiungibili: è come la vischiosa convinzione di essere avvolti in una membrana impermeabile che impedisce il contatto con l’altro. Questa membrana-nebbia soffocante potrebbe essere costituita dalla difficoltà di accettare proprio le nostre stesse diversità e specificità rispetto alla norma sociale. Essere unici è una bella responsabilità. Ma questa nebbia, se subita, diventa un oggettivo impedimento tanto per la relazione con l’esterno, per la possibilità di scambio con altri individui, che per i rapporti con se stessi. Tuttavia si sa: la nebbia si dirada con il fuoco e questa fiamma sembra essere quella della presenza di spirito, potenza che, come quella onirica, si sprigiona nella nostra interiorità messa alla prova di coerenza. Riconoscere la propria specifica natura è già un grandissimo esercizio per mantenersi vigili e godere della propria unicità.
L’uomo resta comunque un animale sociale. La società si basa sull’incontro tra le persone, da sempre è fondata sullo scambio e, come la vita, si sviluppa nel dialogo tra differenti esigenze, offerte, soddisfazioni. Chi o ciò che non aderisce a questo modello-sistema di condivisione, fondato sulla comunicazione, oltre ad venire additato come alieno (e quindi potenzialmente pericoloso) è facilmente relegato ai margini della società stessa che elegge e predilige quei suoi figli che ne rispettano e osservano le regole e le attività ordinarie.

Il mistero che attrae

M. K. Ciurlionis. “Lightning”.

Esiste però – ahimè! – direbbe il sostenitore della normalità – qualcosa all’interno della psiche umana che non sottostà (fortunatamente, direi io) a questi dettami omologanti: i sogni. Essi sembrano avvalersi di un linguaggio che non si rivolge necessariamente all’altro, esterno: è come se vivessero e proliferassero all’interno dell’esperienza intima del singolo a suo vantaggio. Fortunatamente ancora oggi resta un mistero cosa sia il sogno e fortunatamente i misteri sopravvivono: non tutto infatti appartiene al reame dell’indubitabile, sia esso fatto di scienza o fede.
Il sogno lucido è un mistero nel mistero che però chiude il triangolo dell’attenzione riportandone il fuoco, oltre la cornice della visione interiore, nell’ambito della coscienza di se nello spazio e nelle dinamiche in atto anche nel mondo condiviso. Tante e tali sono le spinte delle reazioni involontarie che agiscono sulla nostra decisionalità ordinaria che non appena si coglie l’attimo della consapevolezza si farebbe di tutto per prolungarlo quanto più possibile. Grazie alla già trattata specularità sogno-veglia,  chi tende al sogno lucido e all’attenzione onirica riesce a creare un ponte di comunicazione tra l’involontario e ciò che si decide. Penso con fiducia a quanti raptus, manie e dipendenze si potrebbero debellare conoscendo meglio se stessi e accompagnandoci in una dolce dominazione degli istinti innati di sopravvivenza a favore di rispettose e lungimiranti scelte di vita.

I confini dell’infinito

M. K. Ciurlionis. “Angel”. 1909.

Se il sognare è un’attività di matrice ignota, il coltivare una relazione costruttiva con l’estraneo potrebbe risultare fondamentale per sostenere il processo di trascendenza continua che compie un pensiero evolvente. A proposito ci arriva in aiuto la mitologia greca ovvero attraverso gli epiteti di Zeus tra i quali troviamo Z. Xenios ovvero protettore degli stranieri. Il non fuggire, non aggredire, non evitare il diverso permette di interagire, di integrare e di arricchire a nostra conoscenza.
Il sogno lucido può essere visto come una tecnica nata per affrontare questa tensione alla totalità, collaborando tanto con la componente luminosa degli uomini che con quella oscura delle nostre profondità. Condividere le gioie che si desiderano e che si ottengono è uno dei fini più alti e gratificanti della vita. Perciò vi invito a continuare la ricerca per ampliare i vostri orizzonti ed abbracciare, attraverso la trascendenza dei confini, l’infinito.
La fisiologica esclusività (intimità escludente) dell’attività onirica è forse il fastidio più grande che il sognare può generare tra i fanatici e i succubi delle norme: il timore di perdersi nella selva delle proprie visioni interiori è il deterrente più grande, che sembra dissuadere l’uomo-massa dall’indagine sul codice del sogno, dal portare alla luce della conoscenza le dinamiche che (ci) agiscono sotto pelle.
Gli esercizi proposti nelle puntate precedenti hanno il preciso intento di scalfire e – auspicabilmente – sgretolare la fiducia nell’omologazione/fusione del singolo nella folla, affinché emerga e trionfi il coraggio di conoscere se stessi in ogni stanza, anche la più buia. Questa conoscenza sarà quindi anche il raggio più ampio col quale incontrare e armonizzarsi con l’altro.
Purtroppo non ho ricevuto molti riscontri agli stimoli proposti nelle scorse pagine ma mi auguro di potervi presto leggere (visioni, indizi, racconti onirici) e scrivere per continuare a tenere in gioco e in discussione questa rara e segreta sostanza di cui sono fatti i sogni. Fino ad allora ed oltre buon cammino.

 

M. K. Ciurlionis

N.d.r. Per illustrare questo articolo, abbiamo scelto i dipinti di Mikalojus Konstantinas Čiurlionis (1875 – 1911), un compositore e pittore lituano (per saperne di più vedi https://it.wikipedia.org/wiki/Mikalojus_Konstantinas_%C4%8Ciurlionis) sul quale tre anni fa era stata organizzata una bella mostra a Palazzo Reale, a Milano.
Quasi tutte le sue opere sono ispirate dai suoi interessi metafisici (egli manteneva costanti rapporti con alcune correnti teosofiche e spiritualiste) e anche dalla pittura steineriana.
Vedi anche l’articolo sulla Stampa di Marco Vallora.

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Ricercatore nel campo della psicologia del profondo, conduce da diversi anni una costante indagine sulla dimensione dialogica tra il sogno e la veglia e propone dal 2012 il laboratorio sul Sogno Lucido "La Regia Onirica". Poeta e Amministratore dello storico atelier di famiglia che si occupa da più di cinquant'anni della realizzazione di costumi di scena per grandi teatri, coniuga la ricerca onirica con la sperimentazione teatrale: come sarto realizzatore, come attore e di recentemente come regista.