Italiani brava gente. Razzista

Brutte storie italiane

Italiani brava gente. Razzista

di Manuela Pompas. La presenza sul nostro suolo di tanti extracomunitari ha messo in luce un brutto aspetto di molte persone nel nostro Paese, il razzismo.

Molti da noi hanno la memoria corta. Io negli anni ’50-'60 ero piccola, ma ricordo bene quanti immigrati nostri finivano in Belgio, in Germania, in Svizzera, a fare lavori umili, come lavapiatti, meccanici, minatori, malpagati come creature di quart’ordine, paria, spesso umiliati, maltrattati come miserabili. Nel Sud del nostro Paese c’erano interi paesini di sole donne, vedove bianche: i loro figli, compagni, mariti avevano dovuto andare all’estero a lavorare, per far mangiare le famiglie. E noi italiani, anche da turisti, spesso eravamo trattati male: ricordo, adolescente, di essere entrata a Merano in una pasticceria con i miei e poco che ci è mancato che ci cacciassero. Altro che italiani brava gente.
Sotto casa mia un portinaio di un condominio accanto qualche tempo ha cacciato a male parole un marocchino che aveva steso un telo per terra, per porvi sopra la sua merce: qualche braccialettino, accendini, borsellini. Il ragazzo stava fermo, aspettava, non chiedeva niente a nessuno. "Vai a casa tua, che qui ci porti via il lavoro!" Anche quell'uomo, memoria corta: eppure lui era della mia generazione…

Licenziata a Torino perché fidanzata con un nero

Una scena del film "Indovina chi viene a cena".

Oggi assistiamo a un fenomeno opposto: l’Italia del dopoguerra ha conosciuto il benessere, la stabilità, il lavoro sicuro (ahimè, questo fino a qualche tempo fa) e allora arrivano da noi per cercare lavoro e fortuna. E sbarcano a migliaia. Un vero problema. È vero, tra loro ci sono anche delinquenti, spacciatori, purtroppo anche infiltrati terroristi. Ma non si può fare di un’erba un fascio. E di questo problema ci deve pensare il governo, non si risolve trattando questi poveretti.
Abbiamo tanto criticato gli americani per il loro razzismo (Il buio oltre la siepe, Indovina chi viene a cena, Dodici anni schiavo, Il colore viola tanto per citare qualche film) e adesso stiamo diventando razzisti noi.
A Torino Claudio Annino, titolare di un negozio di prodotti musicali, ha licenziato una ragazza 18enne dopo aver visto su Facebook che era fidanzata con un nigeriano. E l’ha fatto via WhatsApp, scrivendole: “Per me puoi anche uscire con il mostro di Firenze, ma permettimi di non affidare la cassa a chi divide la vita con un africano. Passo e chiudo”.
Auguro a quella ragazza di essere subito assunta (tra l’altro Chiara del Gaudio aveva un bel curriculum) e a quel commerciante, nero non di pelle ma di colore politico, di vedere il suo negozio deserto. O meglio, frequentato solo da neri. Africani.
Per fortuna, la Cgil ha preso posizione: «È nostro preciso dovere come sindacato opporre a questo rischio di deriva un’idea diversa di comunità, basata su accoglienza e solidarietà». Speriamo non siano solo parole.
Altra chicca recente. Dopo aver letto sulla Gazzetta di Reggio della morte di un 12enne pakistano morto in un canale a Luzzara, un lettore ha postato sulla pagina Facebook del giornale "Per fortuna che l'hanno trovato morto se no ci toccava mantenerlo”.
D’altronde una recente inchiesta ha rivelato che gli italiani sono i più razzisti d’Europa: noi cattolici! ma solo la domenica a messa, ovviamente…