Le figure dell’Ombra

di Maurizio Falcioni. Che cosa ci spinge a commettere errori indicibili? Come interpretare le figure dell’Ombra? E come spiegare la bellezza e la gioia che sperimentiamo quando siamo in contatto con la vibrazione dell’Amore?

Che cos’è a spingerci a commettere errori indicibili? E come possiamo spiegare invece la bellezza e la gioia che sperimentiamo quando siamo in contatto con la vibrazione dell’Amore? Chi sono gli artefici di queste opposte condizioni psicologiche e come si sviluppano? Questo articolo è il tentativo di risposta a queste domande, considerando come aspetto nucleare quello scientifico il che non esclude la fonte primaria dalla quale un vero scienziato attinge, lo Spirito.

Potremmo da subito ricordare le legioni infernali che braccavano Padre Pio nella sua stanza a Pietrelcina. Presenze misteriose che egli usava chiamare “cosacchi”. I monaci lo sentivano combattere nel cuore della notte contro queste entità malefiche, che si dice, lo aggredissero fisicamente. Si tratta solo di un’immaginazione turbata, oppure dietro molte di queste biografie è nascosta la verità?
Anche il caso della statunitense Carla Moran all’inizio degli anni ’70 diede vita ad un vero e proprio dibattito pubblico. Nello specifico fu proprio un gruppo di studiosi di parapsicologia con coinvolgimento anche dei giornali che assistettero ai fenomeni paranormali: fenomeni che per lunghi anni impedirono alla Moran di condurre una vita normale.

L’origine della psicopatologia
È ovvio che la psicopatologia si insinua dietro ogni tipo di attività subnormale del pensiero e soprattutto ci dimostra come esso possa influenzare la visione esterna, trasformandola a suo piacimento. Quello che noi chiamiamo pensiero, però, è qualcosa di più grande rispetto a ciò che sembra essere: di fatto esso muta a seconda della percezione. Questo ci spinge a comprendere che la struttura del pensiero in quanto analitico e superficiale oppure analogico e intuitivo è in grado di imprigionare o liberare le immagini che l’inconscio ci rimanda.
Tornando all’iconografia simbolica: sappiamo che l’inconscio comunica tramite simboli e archetipi; sappiamo inoltre che queste emozioni collegate con immagini evocative molto potenti hanno il potere di guidare un essere umano spingendolo ad infliggerle sofferenza a se stesso e ad altri suoi simili. Se pensiamo che l’origine della patologia ha radici traumatiche perinatali, allora dovremmo domandarci cos’è che ci impedisce di richiamare alla memoria il vissuto traumatico che abbiamo rimosso; meglio ancora capire perchè siamo così lontani dal comprendere i messaggi dell’inconscio.

Perché utilizzare l’emisfero destro
È evidente che l’intera costellazione iconografica della storia umana si rifà a questa battaglia interiore che ci sfinisce e rende manipolabili, non permettendoci di accedere alla sfera analogica del pensiero. Il pensiero analogico infatti riguarda principalmente l’emisfero cerebrale destro: quest’ultimo è in grado di disintegrare il muro di menzogne che ci viene raccontato strategicamente da questa entità manipolativa che ci possiede attraverso un pensiero superficiale.
L’esempio è straordinariamente chiaro: si tratta di sperimentare da sé quelle che sono state tradotte come terapie transpersonale, cioè una visione grandangolare della psicologia moderna che include inevitabilmente anche ciò che fino a pochi decenni fa era ritenuto impensabile.
La casistica ci conferma, come ricorda Stanislav Grof – padre della psicologia transpersonale – che la maggior parte dei soggetti sottoposti a terapia regressiva e afflitti da psicopatologie molto gravi, con manifestazioni di possessione demoniaca, provengono per la maggior parte dei casi da famiglie molto credenti, ossessionate dal dogma, private quindi del loro potere creativo.

La risonanza morfica
Attraverso la terapia regressiva, facendo abbassare le frequenze cerebrali ad uno stato analogico, questi soggetti immediatamente avvertivano la presenza del maligno fino alla trasfigurazione.
I casi osservati da molti ricercatori accademici e non solo ci confermano l’esistenza di un’agenzia coercitiva interna formatasi attraverso l’esclusione, sia in ambito sistemico, quindi esclusione del diverso o di ciò che non può essere accettato, sia in ambito perinaeetale attraverso la rimozione delle esperienze traumatiche. È necessario comprendere che queste forme di rimozione ed esclusione che il neonato percepisce analogicamente mediante il trasferimento delle memorie sistemiche e attraverso quella che è stata definita risonanza morfica, si manifestano improvvisamente sotto forma di attivazione patologica con una forza direttamente proporzionale al peso del materiale biografico e sistemico che è stato occultato. In questi termini è possibile spiegare l’agire di particolari “forze contrarie” che sembrano apparirci con fisionomie da diavolo.

Il pensiero analogico
È possibile paragonare l’attivazione del pensiero analogico cosciente ad una mente estesa; è inoltre il modello terapeutico adottato dalle nuove frontiere della psicologia, si pensi ad esempio agli stati regressivi in ISRA (induzione allo stato regressivo anateoretico), che hanno come fine esclusivo quello di accedere alla sfera analogica del cervello.

Al Pacino ne “L’avvocato del diavolo”.

L’attivazione del pensiero analogico è il primo fondamentale spostamento verso una completa guarigione. Con l’aiuto del pensiero analogico possiamo accedere facilmente a quella parte nascosta che riguarda la nostra vera identità. Di fatto non si tratta di pensare nel modo in cui siamo stati abituati a farlo, è più che altro un pensare attraverso immagini e archetipi, un pensare onirico che accade mentre siamo svegli. Sappiamo inoltre che nel momento in cui accediamo alla mente estesa (pensiero analogico) sentiamo l’insinuarsi di una profonda resistenza, possiamo avvertirla nello spazio fisico, al di fuori del corpo materiale e intorno a noi. Questa presenza ha la funzione di vigilare sul nostro tentativo di liberazione. Possiamo tradurla attraverso due immagini simboliche iconografiche: il Diavolo nella tradizione cristiana e Mhara in quella buddhista.

La voce interiore
L’esigenza di richiamare immagini archetipiche capaci di sviluppare il pensiero analogico, grazie anche all’ausilio della contemplazione e della preghiera, diviene naturalmente lo strumento di esorcismo che da sempre l’uomo applica attraverso i rituali. Le funzioni liturgiche e il culto del divino permettono di affinare gli organi sottili della percezione facendo strada alla visione salvifica della redenzione. Tutto questo è vissuto in modi e tempi differenti a seconda del soggetto coinvolto e soprattutto in base alla condizione psicologica di natura traumatica che lo affligge.

Max von Sydow ne “L’esorcista”.

Ritorniamo in questo modo all’esempio della contaminazione ossessiva di natura dogmatica, che dà vita ad una religiosità meccanica sfociante nella possessione demoniaca. Il soggetto afflitto da tale patologia utilizza il culto religioso senza alcun coinvolgimento di tipo analogico. Egli viene manipolato da questa entità coercitiva composta dalle immagini introiettate delle figure che lo hanno condizionato psicologicamente. Si avrà quindi l’impressione di essere comandati da una voce interiore che agisce impedendoci di accedere al cumulo traumatico che ha segnato la nostra esistenza. Dovremmo piuttosto domandarci come mai questa agenzia coercitiva interna non desidera farci accedere alla soluzione. È plausibile l’ipotesi che ci sia una volontà inconscia nel mantenere una certa stabilità anche se disfunzionale, un’esigenza di natura primitiva che trova luogo nella parte più antica del cervello denominato “cervello rettile”, cioè una volontà di sopravvivenza.
Lo spirito di autoconservazione sembra imporci uno status al quale non possiamo opporre resistenza. Ribellarsi a questa condizione autoimposta significa attivare altre frequenze cerebrali, emanciparsi oltre il confine del conosciuto. In poche parole, risvegliare la paura più grande, quella della morte.

Jack Nicholson interpreta il diavolo ne “Le streghe di Eastwick”.

Pensiero e terapia analitica
L’attività analitica del pensiero che potremmo definire di natura intellettuale, ci spinge a giocare con i contenuti che affiorano alla superficie, manipolandoli come creta attraverso l’analisi. Questo modello di ricerca sta lentamente perdendo il proprio effetto; l’insieme del quadro raziocinante della terapia analitica si limita a dialogare con questa entità coercitiva, qualche volta spingendosi più in profondità, ma sostanzialmente dialogando con essa, scendendo quindi ad un compromesso razionale, senza oltrepassarne il limite.
È bene dunque sottolineare che l’analisi ha la sua efficacia perché ci spinge a dialogare con questa figura coercitiva interiore che ha più volti e più storie. Si limita però a farci raggiungere un certo equilibrio senza oltrepassare alcun confine. Ci rende quindi mansueti, in uno stato di astensione da quelle che sono le priorità di ricerca che un essere umano dovrebbe approfondire. Il dialogo analitico che si trova a cavallo delle frequenze beta dovrebbe essere per necessità una preparazione a quello che successivamente determinerà lo sviluppo del pensiero analogico. Questo sviluppo sarà possibile solo attraverso uno stato non ordinario di coscienza il che equivale all’abbassamento delle frequenze cerebrali.
Ci troveremo così oltre il limite della coscienza ordinaria, superata la sfera dell’intelletto e della logica per trovarci di fronte la nostra vera identità, un’identità non riconosciuta e profondamente perseguitata dagli organi di sistema.
Restando nella zona di confine, all’interno della porzione di spazio concessaci, non facciamo altro che ripiegarci su noi stessi nel tentativo di comprendere ciò che non si può comprendere con la ragione. Oltretutto, questo spazio limitato di visuale non ci permette di intercettare le memorie nucleari che hanno caratterizzato la nostra storia personale, catapultandoci in una nicchia che definiamo realtà.
Abbiamo quindi delineato l’esistenza di un’entità immateriale, sostanzialmente composta di memorie e cumuli traumatici, che ci impedisce di accedere coscientemente ai contenuti dell’inconscio. Questa appare, almeno in superficie, con una propria autonomia, alimentata dalla nostra stessa energia ma che percepiamo estranea a noi.
Solo una piccola parte dell’esorbitante numero di individui che vivono sul pianeta riesce ad accedere alla possibilità di superare il limite dell’invadenza mentale, superare questa figura ingombrante che non tollera il passaggio di alcun essere senziente verso la fonte della memoria originaria.

 

Maurizio Falcioni
Ricercatore indipendente, dopo 10 anni di terapia analitica, ha approfondito numerosi metodi terapeutici. Svolge incontri di gruppo utilizzando come base le costellazioni familiari. Il suo lavoro è finalizzato all'osservazione delle cause del trauma nella sfera perinatale e sistemica. I suoi link: *https://mauriziofalcioni.wixsite.com/mauriziofalcioni/partecipa-agli-eventi *https://mauriziofalcioni.wixsite.com/mauriziofalcioni/consulenza-di-aiuto-counseling