Musicoterapia

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Dopo esserci occupati nella precedente puntata della struttura del suono e su come sia proprio quella parte non udibile a delinearne la caratteristica e il timbro e a costituirne spesso l’aspetto curativo, ora entreremo più in dettaglio nell’argomento, evidenziando anche i principali aspetti della musicoterapia. Già abbiamo rilevato come il suono faccia davvero bene. E’ importante sottolineare che noi ascoltiamo con tutto il corpo, non solo con il cervello o con la mente: questa dinamica viene definita “prospettiva uditiva”. Se ci riferiamo agli studi del giapponese Masaru Emoto, possiamo vedere come il suono modifica la risposta nei liquidi. Il nostro corpo è fatto per il 70% di materia liquida, quindi il suono va ad influenzare sicuramente tutti i fluidi presenti nel corpo, che ricevono le sue vibrazioni, modificandosi.

notes-de-musique-en-couleurs-sur-fond-noir_46438x1La psichiatra Sandra Seagal, di Los Angeles, ha definito la prospettiva uditiva “uno strumento essenziale per l’evoluzione”, invitandoci a considerare il corpo umano come “suonato” dai suoni che gli giungono. Questo nuovo modo di ascoltare, sottolinea, ha la capacità di favorire l’armonia tra le varie persone, sia in nuclei ristretti (la famiglia, ad esempio), che in nuclei più allargati. Le sue affermazioni sono state verificate dai dati del suo stesso lavoro, sia privato sia in consulenze a scuole e aziende. Parlando di musica che cura, spesso vengono distinti due filoni: una musicoterapia attiva, vale a dire legata a musica che viene prodotta, ed una ricettiva, quindi legata all’ascolto. Credo però che questi due filoni non siano così distinti. Infatti non credo che la musica prodotta da noi stessi abbia effetti così differenti da quella ascoltata. Comunque, questi due filoni vengono oggi a distinguere i due differenti approcci alla musicoterapia.

Tomatis: il potere del canto Un altro tema collegato, che sconfina nella spiritualità, è quello del potere del canto sul benessere della persona. In tal senso, impossibile non citare gli studi del medico francese Alfred Tomatis, scomparso nel 2001, il quale ha studiato in maniera molto dettagliata gli effetti terapeutici del canto, arrivando a definire che le frequenze alte sono quelle che maggiormente permettono la ricarica energetica, mentre quelle basse tenderebbero a stancare e a scaricare energeticamente. I suoi studi sono un pilastro importante per comprendere il potere di guarigione dei suoni. Tomatis riteneva che ciò che udiamo ha la funzione di stimolare la zona sottocorticale del cervello. Lo scopo della terapia di Tomatis è quello di riportare equilibrio, reintegrando, in qualche modo, le frequenze mancanti nel cervello. La sua terapia comprende una parte passiva (ricettiva), in cui si ascolta della musica, ed una attiva, in cui la si canticchia. Il suono viene percepito non solo con la parte aerea, ma anche con tutto il tessuto osseo. Questo concetto di “ascolto globale” è molto importante.

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Alfred Tomatis (1920 – 2001)

Attraverso il metodo Tomatis, vengono stimolate due zone dell’orecchio interno: la coclea e il vestibolo. Lo stimolo di queste zone va a sollecitare e, in un certo senso, a nutrire, la formazione reticolare, una vasta rete neuronale che controlla la totalità dei processi che avvengono nel cervello. Quindi si genera quella che Tomatis chiama “una (ri)carica della corteccia”. A questo scopo, si può utilizzare il canto gregoriano, che avrebbe un grande potere ricaricante. Per approfondire in rete il Metodo Tomatis, si può andare all’indirizzo: http://www.edscuola.it/archivio/stranieri/metodo_tomatis.htm Il potere del canto è davvero notevole: una delle sue applicazioni è sulle donne in gravidanza e sui nascituri. L’argomento è stato oggetto di numerosi studi: da citare quelli compiuti presso gli Ospedali di Chelsea e West London, in Gran Bretagna, diretti dalla dottoressa Maya Waldman, dove vengono organizzati corsi per future mamme, durante i quali si insegnano canzoni di tutto il mondo. Questo lavoro si basa sull’osservazione che il nascituro è in grado di recepire ed elaborare suoni. Oltre ad essere benefico per il bambino, il canto aiuta molto anche le mamme ad alleviare, e talvolta a dissolvere completamente, i dolori del parto. Anche in Italia esiste un esempio simile. E’ il gruppo Vocinove, recentemente fondato da Giovanni Casanova, autore di una ricerca sull’uso della voce in gravidanza presso l’Ospedale San Raffaele di Milano, dove le future mamme si trovano a fare attività vocale assieme: e questo aiuta sia loro che chi sta per venire al mondo.

I mantra, suoni sacri
Nella “cantoterapia” possiamo far rientrare anche i mantra e in generale i suoni legati alla meditazione. Anzi, la musica è secondo alcuni inscindibile dalla meditazione. Oltre a produrre un effetto rilassante (o energizzante, quando è il caso), che aiuta a concentrarsi, è anche un potente strumento di elevazione spirituale. Vi sono musiche appositamente studiate per indurre lo stato di coscienza richiesto, come la “musica del vuoto”, che deriva dall’antico sciamanesimo druidico e influisce sul cuore, sulla respirazione e sul metabolismo ed è adatta anche per gli animali. Si consiglia di ascoltarla lasciandosene avvolgere, senza seguire la melodia. Approfondimenti sull’argomento possono essere trovati all’indirizzo: http://www.eco-spirituality.org/cmdt-vod.htm Importantissimi sono i mantra, suoni che hanno il potere di produrre effetti benefici sulla persona, anche se non se ne conosce il significato. Anzi, secondo un lama di tradizione tibetana essi sono più potenti se non ne conosciamo la traduzione.

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Il Buddha della Compassione, a cui si deve il mantra Om Mani Padme Hum

I mantra (dal sanscrito man, pensiero, intelletto, respiro, anima vivente, e tra, che libera, protegge, quindi parole che proteggono il pensiero e liberano la mente) non sono, quindi, mere formule religiose, ma veri e propri strumenti terapeutici. Essi si possono raggruppare in due categorie: i mantra personali, rivolti a qualche divinità, e quelli impersonali, rivolti a qualche concetto o verità. Nell’antica tradizione vedica si usavano solo i primi, per avvicinarsi a una divinità e acquisirne le caratteristiche. Uno dei mantra più usati è l’Om, un “mantra seme” (Bija Mantra), su cui si reggono tutti gli altri. Si tratta del suono originale che ha originato l’intero universo. Per questo motivo si dice anche Pranava Mantra (mantra primordiale). In realtà, questo è composto dai suoni delle tre lettere che formano la parola AUM. La A indica lo stato di veglia, la U quello di sogno (quello che viene definito “fase Rem del sonno”) e la M quello di sonno (sonno profondo, quello senza sogni). Il Mantra Om compare per la prima volta nella tradizione vedica ed è molto utilizzato come apertura di qualsiasi mantra nella tradizione tibetana. Uno dei più antichi mantra di questa tradizione è il Gayatri Mantra. Dall’ Oriente ci arriva la pratica del Mantra Yoga o Yoga del suono, che consiste nel ripetere un mantra per un tempo stabilito durante la giornata. La costanza è molto importante. Si può iniziare con il recitarlo ad alta voce, per poi bisbigliarlo e infine ripeterlo mentalmente. I mantra sono molto noti nella tradizione tibetana: quelli di guarigione hanno lo scopo di proteggere la mente da emozioni e pensieri negativi e di riportare benessere, pace ed armonia. Forse il più famoso è Om Mani Padme Hum (che i Tibetani leggono Om Mani Peme Hum, o Hung), che significa più o meno: “O gioiello che sei sul fiore di loto, concedimi tutte le realizzazioni”. Per chi fosse interessato ad approfondire l’argomento, in Rete di trova diverso materiale. Appare interessante il sito: http://www.mantraefficaci.it

Il suono può annullare la forza di gravità? I suoni possono davvero avere un potere notevole sulla materia. I primi esploratori in Tibet sono rimasti stupiti nel notare che i monaci tibetani riuscivano a muovere grossi massi semplicemente con dei suoni a bassa frequenza. Il fenomeno è stato studiato anche a livello scientifico, sebbene paia proprio che i media (e più in senso lato i poteri dominanti) cerchino di mantenere le persone all’oscuro di conoscenze di questo tipo. Il fenomeno si basa sul fatto che alcuni suoni sembrano avere il potere di annullare la forza di gravità: di questo fenomeno se ne è occupato il prof. David Hatcher Childress, nel libro Antigravity and the World Grid, che indica anche una sorta di griglia energetica del pianeta Terra, dove si possono rilevare centri di energia, sui quali, sovente, sono stati costruiti templi votivi di varie tradizioni spirituali. Il testo si trova in inglese su: http://www.bibliotecapleyades.net/ciencia/antigravityworldgrid/ciencia_antigravityworldgrid.htm Un altro interessante studio sulla levitazione delle pietre è stato condotto dall’ingegnere Olaf Anderson, svedese nella rivista Implosion, e dall’ingegner Henry Kjelson nel libro The Lost Techniques.

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Una pietra sospesa, dal libro “The lost techniques”

Inoltre il dottor Jarl, medico svedese amico di Kjelson, che studiò ad Oxford, poté osservare direttamente il fenomeno in Tibet. Secondo alcune teorie, le piramidi Egizie vennero costruite utilizzando particolari suoni per sollevare e collocare massi. Secondo Christofer Dunn, i costruttori conoscevano gli ultrasuoni e si servivano di utensili che sfruttavano tale tecnologia. E, anche in tempi più recenti, alcune costruzioni sembrano essere state effettuate mediante l’utilizzo di suoni. Chi fosse interessato può trovare diversi elementi su: http://www.edicolaweb.net/edic144a.htmQuesti fenomeni mostrano come il suono sia in grado di agire direttamente sulle forze che costituiscono la materia. Forse è proprio il suono il segreto per poter sviluppare quella tecnologia basata sulla finezza invece che sulla forza, per ottenere quel moto utilizzando non più un campo di forze, ma soltanto un potenziale di forze, come aveva affermato il fisico Emilio Del Giudice.

L’effetto rigenerante del suono Per quanto riguarda l’aspetto terapeutico, il suono pare avere il potere di modificare la materia, compresa quella del corpo umano: questo significa che potrebbe favorire la rigenerazione dei tessuti, persino quelli del sistema nervoso. L’effetto rigenerante del suono sul sistema nervoso è stato studiato per la prima volta nel 1839 da Heinrich Wilhelm Dove, ed ha trovato maggiore eco alla fine del secolo scorso, grazie anche alla diffusione della medicina olistica. Le registrazioni sonore vengono effettuate con la tecnica binaurale (a due orecchi), che fornisce una percezione tridimensionale del suono. In particolare vengono utilizzate due frequenze: 111 Hz, che permette di rilasciare Beta–Endorfine ed è quella direttamente legata alla rigenerazione nervosa, e 360 Hz, che riequilibra e dona una sensazione di benessere e gioia (vedi sul Youtube https://www.youtube.com/user/Kangle1234?feature=hovercard, che fornisce diversi esempi di suoni in grado di rigenerare tessuti nervosi). Ma vi sono altre frequenze che permettono di esercitare un effetto curativo. La frequenza, di 528 Hz, dona benessere a tutti i livelli, ed è connessa con l’amore e la gioia. La guarigione inizia dal Dna (vedi http://www.youtube.com/channel/UCccmi781INRwkaQW7_sIaUw) Altre frequenze che generano benessere sono: 396 Hz (libera da senso di colpa e paura), 417 Hz (sblocca situazioni esistenziali e facilita il cambiamento), 639 Hz (legata a relazioni e rapporti), 741 Hz (soluzione ai problemi), 852 Hz, (ordine spirituale). звукLe sei frequenze 396 Hz, 417 Hz, 528 Hz, 639m 741 e 852 facevano parte dell’antica scala esatonica, utilizzata nella Musica Sacra. Questa scala, sviluppata dal monaco benedettino Guido d’Arezzo, si chiama “scala di solfeggio” e si ritrova per la prima volta in un antico inno medievale dedicato a Giovanni Battista. Le sue note sono ut, re, mi, fa, sol, la (che poi è diventata la scala musicale che conosciamo, do, re, mi, fa, sol, la), le cui sillabe sono state prese dalle prime sillabe di ogni strofa di un inno dedicato a Giovanni Battista: “Ut Queant Laxis” (vedi: http://en.wikipedia.org/wiki/Ut_queant_laxis) Interessanti, a tal proposito, sono gli studi effettuati, verso la metà degli anni 70 del 1900, dal Prof Joseph Puleo, che ha trovato sette frequenze corrispondenti a sei sillabe dell’inno di San Giuseppe. Tali frequenze sono state dedotte mediante l’algoritmo di riduzione pitagorico, da alcuni versetti del Libro dei Numeri, Capitolo 7, versetti da 12 a 83. Una descrizione dettagliata dell’argomento in inglese si può trovare su: http://attunedvibrations.com; http://attunedvibrations.com/solfeggio/ http://attunedvibrations.com/solfeggio-scale/ Questo tipo di indagine sconfina sicuramente nel campo spirituale e mostra, credo abbastanza chiaramente, quanto la scienza moderna e la spiritualità siano in realtà piuttosto vicine. Oggi si utilizzano infatti strumenti scientifici per indagare elementi spirituali e vi si ritrova perfetto accordo. E, forse, con studi quali questo si può davvero dimostrare che la musica è qualcosa di divino. Non a caso si parla spesso dei cosiddetti “suoni sacri”.

Le campane tibetane Interessante, a tal proposito, l’impiego delle cosiddette campane tibetane (Singing Bowls), la cui origine è antecedente al Buddhismo in Tibet e pare derivare dai culti Bon, diffusi in quella zona. Gli effetti benefici di questi suoni sono stati studiati da diversi medici e fisici. SoundHealing Queste campane sono fatte di sette differenti metalli, che rappresentano sette influssi planetari. Il benessere che possono donare è testimoniato da coloro che ne hanno fatto esperienza. In alcuni casi si possono effettuare dei veri e propri “bagni di gong”, durante i quali si dorme in un locale avvolti per tutto il tempo dal suono di queste campane. Un vero bagno di benessere e armonia. Su YouTube vi sono diversi video, come http://www.youtube.com/user/notananyboy/featured La capacità del suono di curare e guarire è nota da diverso tempo. Interessanti, a tale proposito, gli studi effettuati dai Sufi, i mistici dell’Islam. Il mondo islamico è spesso stato all’avanguardia per quanto riguarda la scienza, almeno nei secoli passati, grazie anche alla poliedricità degli studiosi dell’epoca, i quali si occupavano simultaneamente di più discipline: il non pensare per settori, ma l’avere una visione a largo raggio della cultura, è sempre stata una loro caratteristica. Nella musica Sufi esistono diverse tonalità, ed ognuna è legata alla soluzione di un particolare problema legato alla salute. Nell’Impero Ottomano, la musicoterapia e la cromoterapia erano largamente utilizzate in pazienti con problemi psichici. Ancor oggi, presso l’Istanbul Memorial Hospital il Dott. Bingür Sönmez utilizza la musica dei Sufi per ridurre lo stress nei pazienti.  Il Dott Sönmez afferma che, dopo venti minuti di ascolto musicale, i parametri fondamentali del paziente, vale a dire pressione, ritmo del respiro e anche quantità di ossigeno nel sangue (un parametro molto importante per dimostrare che la musica è legata anche all’ossigenazione delle cellule) tendono a normalizzarsi, o almeno a portarsi su valori più vicini alla norma.

 Nella prossima ed ultima parte ci occuperemo più da vicino degli aspetti della musicoterapia utilizzati a livello clinico – ospedaliero, in particolare sui malati di Parkinson e Alzheimer, mostrando come la musica possa produrre risultati davvero notevoli nel ridurre gli effetti di queste malattie e migliorare la qualità della vita.

Nato a Milano. Laureato in Matematica, ha sempre visto la matematica e la fisica come una sorta di “sesto senso”, che ci fa intuire nuovi mondi, anche dentro di noi. Cercando una visione unitaria dell'uomo e della cultura, si è occupato di diverse cose, spaziando dall'insegnamento al giornalismo. Ha collaborato con diverse riviste, occupandosi dei più disparati argomenti, dal cinema al turismo, alla spiritualità. Parte importante, per lui, è anche la musica, che pratica attivamente, e che per lui è anche un modo per andare al cuore dell'uomo.