Ricordando Laura Biagiotti

di Manuela Pompas. Una donna straordinaria, che non ha mai rinunciato alla femminilità, né nelle sue collezioni, né nel suo modo di essere. Ecco un’intervista che le ho fatto molti anni fa, in cui si evince il suo amore anche per il mistero

Se ne è andata un’altra signora della Moda. Laura Biagiotti era una donna molto speciale, gentile ma determinata, sensibile (forse anche sensitiva), manager d’avanguardia nel suo settore: per prima ha sfilato con le sue collezioni in Cina, in Russia. La moda per lei era un’arte «anzi, una fase successiva della body art, che appartiene alla comunicazione moderna, che si esprime per immagini», mi disse.
Non eravamo amiche, ma certamente tra noi c’era un bel feeling. L’avevo intervistata anni fa, a proposito delle sue reminiscenze di vite passate, dei suoi interessi esoterici, che si riflettevano nei simboli alchemici nelle volte del suo castello a Guidonia. Un po’ per gioco (e forse no) l’avevo definita una vestale, sempre vestita di bianco, colore della purezza che ha sempre prediletto e usato nelle sue collezioni. «Del resto Uri Geller mi ha detto che c’eravamo già conosciuti in altre vite e che in una di queste ero un’etrusca», mi ha raccontato.

Collezioni magiche
Così, ispirandomi a Adorabile nemica, invece di farle un necrologico scontato anche se vero (una persona straordinaria, la regina del cachemire, ecc.) ho riesumato un’intervista che ho pubblicato su Gioia 30 anni fa e che potrebbe risalire all’altro ieri.
«Pur essendo partita da una cultura classica», mi raccontò «a un certo punto ho capito che le forze della ragione non sono sufficienti a spiegare tutto. Il mio lavoro mi ha poi aiutata ad affinare la mia sensibilità, anche se questa è proiettata sulle cose che faccio: in fondo il mio lavoro consiste anche di indovinare i desideri delle persone, intuire con un anno di anticipo quale colore, quale tessuto, quale linea andranno. Spesso mi capita di sentire in anticipo che cosa una persona dirà.

Laura e Lavinia Biagiotti.

«Nella storia di tutti i popoli, dall’Egitto dei Faraoni ai giorni nostri, è sempre stata data una grande importanza agli abiti da cerimonia: Spesso nelle mie collezioni c’è stata – e non a caso – una ripresa di certi colori come il bianco e il rosso, o di motivi geometrici (quadrati, cerchi e triangoli) che hanno un riferimento preciso con l’abbigliamento sacro.
Nell’antichità questo veniva fatto in certi tessuti puri, come il lino, il cotone o la lana, perché non vi fossero contaminazioni. Per gli Egizi vi erano fogge, monili e disegni che agivano come amuleti. E ormai sappiamo anche che ogni colore influenza l’umore, il carattere e anche il nostro organismo».
La sua moda ha sempre sottolineato la femminilità. «Cerco di ovviare alla nostra civiltà, spesso pesante e difficile, con la leggerezza nell’abbigliamento – che dovrebbe riflettersi anche nel comportamento – e che deve essere comodo, elegante e trasmettere un senso di libertà interiore e di sicurezza».

Il castello di Guidonia

Guidonia. Laura con la figlia Lavinia a villa Cesia.

Laura viveva in una magione assolutamente magica, il casale di Marco Simone (o Villa Cesia), a qualche decina di chilometri da Roma. «È una storia d’amore iniziata nel ‘77», mi raccontò. «Ci passavo sempre per andare in fabbrica. Anche se era abbandonato e fatiscente, in rovina, mi incuriosiva; e quando dovetti lasciare i nostri uffici iniziai le trattative per averlo, per poi ristrutturarlo completamente. Subito, all’inizio dei lavori, sono riaffiorati affreschi che poi sono risultati dei primi del ‘500. Grazie al sensitivo Umberto di Grazia ho scoperto alcuni affreschi che nascondevano un significato arcano e anche un antico forno, molto grande, che serviva molto probabilmente per operazioni alchemiche, i cui simboli sono stati successivamente scoperti in una stanza segreta, esoterica, costruita dai primi proprietari del castello (il nobile romano Simone de Tebaldi e il figlio Marco Simone) oppure da Federico Cesi, fondatore dell’Accademia dei Lincei e amico di Galileo Galilei, il cui zio, il cardinale Federico, aveva rilevato il castello nel 1546.
«Credo di aver vissuto in questo luogo in un lontano passato», aveva concluso Laura «perché è troppo grande il fascino che esercita su di me. Intorno a noi si muove sicuramente una dimensione sconosciuta fantastica, anche se non individuabile dalle nostre conoscenze razionali».
In realtà una Volontà divina, per cui è perfetto così com’è, il bene e il male, la vita e la morte. E Laura, che ora avrà sicuramente riacquistato le sue sembianze gioiose e giovanili, starà di nuovo danzando tra veli bianchi, ispirando la figlia Lavinia (un nome non scelto a caso) a proseguire il suo lavoro.

 

Manuela Pompas
Giornalista, scrittrice, ipnologa, è considerata un'importante divulgatrice nel campo della medicina olistica, la ricerca psichica, la psicoterapia transpersonale. Ha scritto numerosi libri su questi argomenti e la sua ricerca cardine riguarda la reincarnazione attraverso l'ipnosi regressiva. Spesso ospite nei convegni come relatrice sulle tematiche che riguardano la sopravvivenza, è stata spesso in radio e in Tv e ha condotto anche trasmissioni in una Tv privata.