In quale mondo vogliamo vivere?

In questo Editoriale mi capita spesso di rilanciare note di cronaca nera, che purtroppo hanno un andamento ciclico, ripetitivo, in tutto il mondo, dall’Africa al Medio Oriente, dove le notizie sono quotidianamente più drammatiche, dato che la guerra è ordine del giorno. Ma che dire della Turchia, del Venezuela o di tutte le dittature più o meno evidenti? Che dire della corruzione che è diventata “morale” (cioè usuale)? E Trump sostenuto dalla Russia?
E da noi, in Europa, bombe nelle discoteche, negli aeroporti (e chissà quanti attentati sono stati evitati grazie ai Servizi o alle forze dell’ordine, senza clamore per non crear panico), un camion – o una macchina – che piomba sulla folla, esaltati che accoltellano malcapitati (ultimi i due militari a Milano) che cadono sotto tiro e che rivendicano sempre più spesso, come un vanto, la loro appartenenza all’Isis. Senza contare gli uomini, tanti, che uccidono perché non accettano che una donna (cioè un bene – un oggetto di loro appartenenza) li possa lasciare…

Ci abbiamo fatto l’abitudine…
L’aspetto più drammatico è che a queste notizie abbiamo fatto l’abitudine. Dopo un brivido di orrore, di sgomento, di inquietudine (“poteva capitare a me, ai miei cari”), ritorniamo alla nostra quotidianità. Da una parte potremmo anche dire per fortuna, per fortuna che la vita va avanti e che ci porta affetti, amicizie, lavoro (quando c’è), interesse. Ma dall’altra è come se ognuno si rifugiasse nella sua piccola bolla più o meno dorata senza guardare il vicino, l’altro, chi ha bisogno, chi tende la mano. Vale per tutti noi e anche per le istituzioni, per chi ai vertici vede solo il proprio profitto…

Che fare, dunque?
Io ovviamente non ho soluzioni, anzi, mi sembra di fare un discorso un po’ generico e anche superficiale. Però questo mondo mi tormenta e personalmente posso solo lavorare attraverso il mio magazine, che vuol essere uno strumento di consapevolezza, di cresita e anche di buone notizie.
I saggi orientali dicono: “Tanta luce, tanta ombra”. E anche “Tutto è perfetto così com’è”. Nel piano divino tutto ciò che accade ha un senso positivo. Forse dobbiamo toccare il fondo, star male, veder peggiorare le malattie, quelle del corpo e quelle dell’anima, per renderci conto che stiamo rovinando la nostra vita e quella del pianeta. Molti dormono, attaccati come zombie ai telefonini, ai computer, ai tablet, con le cuffie in testa per isolarsi dal mondo. Senza mai un libro in mano, né una spinta interiore per migliorarsi, a livello culturale e spirituale. Che mondo è mai questo?

Ma, come ho ripetuto molte volte, ci sono tante persone che lavorano per la Luce. Che cercano nuove vie e un modo sano di relazionarsi, di lavorare, con amore e rispetto per il prossimo (certo non basta una marcia per accogliere i rifugiati e gli emigranti …)
E tanti bambini che sembrano già risvegliati, con una consapevolezza maggiore di quanto non comporti la loro età. Ho sentito affermare più di una volta da giovanissimi alieni rispetto al mondo che trovano: “Sono sceso sulla Terra per aiutare questo pianeta”… Speriamo che ce la facciano….

Eppure c’è chi crede nell’intima bontà dell’uomo
Riporto uno dei pensieri di Aïvanhov, che la casa editrice Prosveta dispensa ogni giorno. E poiché credo negli ideali, credo (parafrasando Anna Frank) che nonostante tutto si possa realizzare l’intima bontà dell’uomo…
«Il Maestro Peter Deunov dava la seguente regola: «Metti la bontà come base della tua vita, la giustizia come misura, la saggezza come limite, l’amore come diletto e la verità come luce». Se si approfondisce questa regola, la si troverà estremamente istruttiva.
La bontà è l’unica base solida sulla quale un edificio possa poggiare. Anche se l’edificio è bello e intelligente, crollerà se la bontà – la benevolenza che si è in grado di manifestare a tutti gli esseri – non lo sostiene.
La giustizia è una qualità di misura. Essere giusti, come viene indicato dal simbolo della bilancia, significa saper preservare sempre l’equilibrio: non gravare su un solo piatto, ma fare attenzione ad aggiungere un po’ da un lato, a togliere un po’ dall’altro…
La saggezza è un limite, vale a dire una frontiera grazie alla quale noi possiamo proteggerci dai nemici esterni e interni che ci minacciano.
L’amore ci dà il gusto delle cose. Anche se possediamo la ricchezza, il sapere e la gloria, quanto ci apparirebbe insipida la vita senza l’amore!
La verità è la luce che illumina il nostro cammino: grazie a essa noi avanziamo senza il rischio di smarrirci o di cadere. »

 

Manuela Pompas
Giornalista, scrittrice, ipnologa, è considerata un'importante divulgatrice nel campo della medicina olistica, la ricerca psichica, la psicoterapia transpersonale. Ha scritto numerosi libri su questi argomenti e la sua ricerca cardine riguarda la reincarnazione attraverso l'ipnosi regressiva. Spesso ospite nei convegni come relatrice sulle tematiche che riguardano la sopravvivenza, è stata spesso in radio e in Tv e ha condotto anche trasmissioni in una Tv privata.