Arte come memoria

Arte come memoria

di Renata Pompas. Alla Casa della Memoria e della Storia di Roma è stata inaugurata la mostra: “MEMORIA TESSILE_sul filo dei diritti”, che ha visto la partecipazione di dieci fiber artisti invitati a interpretare le tragedie che hanno coinvolto i lavoratori del settore tessile e le battaglie per i diritti, alcuni conquistati e molti altri non ancora riconosciuti.

La mostra MEMORIA TESSILE_sul filo dei diritti è a cura di Bianca Cimiotta Lami e con il coordinamento artistico di Lydia Predominato che ha selezionato i partecipanti. Agli artisti è stato chiesto di ricordare e raccontare i drammatici eventi che hanno scandito la storia dell'industria tessile - dal fiorentino Tumulto dei Ciompi del Medioevo al famoso incendio newyorkese del 1911 in cui morirono 146 persone, fino ai frequenti incendi e crolli che sono avvenuti nelle fabbriche di Dacca (Bangladesh), Karachi, Lahore (Pakistan) e Bangkok (Thailandia) - in un ideale passaggio tra la memoria storica del “fare tessile” e la Fiber Art.

Il valore della memoria

Renata Pompas

La mostra è stata preceduta da una conferenza introduttiva cui hanno partecipato Bianca Cimiotta Lami, Lydia Predominato, Stefania Severi, John O'Brien, Renata Pompas e Raffaella Lupi, in cui è stato messo in evidenza il valore sociale dell'arte, agita come strumento di riflessione, memoria e storicizzazione. Basti pensare che tra i devastanti bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale tutti ricordiamo immediatamente la distruzione del villaggio basco Guernica, proprio grazie all'opera che le ha dedicato Picasso. Come allora storicizzare la tragica storia dell'industria tessile meglio che con opere di Fiber Art? Infatti nel contesto della polimatericità dell'arte contemporanea la Fiber Art è l'unico movimento che accomuna ricerche basate sulle pratiche e/o i materiali tessili assunti nelle declinazioni materiche o nelle loro rappresentazioni concettuali. Proprio quest'anno sono cinquanta anni da quando le opere di questa forma di arte, radunata e resa manifesta in Europa per la prima volta dalla Biennale Internationale de la Tapisserie di Losanna, ha cominciato a radicarsi anche in Italia, con mostre piccole o grandi, personali o collettive, in gallerie d'arte o Istituzioni pubbliche, curate e promosse dagli stessi artisti o da critici e curatori museali. Oggi che non esistono più gruppi, movimenti, tendenze, ma solo artisti connotati individualmente, la Fiber Art è forse l'unico movimento che sopravvive collettivamente. La mostra è inoltre un esempio di collaborazione tra gli artisti, le istituzioni romane e la F.I.A.P. (Federazione Italiana Associazioni Partigiane), che ha messo a loro disposizione l'archivio storico, a cui molte opere si riferiscono.

Incendi

Lydia Predominato. "Libro degli intrecci.

Nella sua opera Lydia Predominato legge lo scritto di una tessitrice morta nel rogo del 1911 il cui libretto di appunti si è salvato e ci ha tramandato il suo desiderio di inventare nuove armature oltre a quelle assegnate dal caporeparto, così muoveva mentalmente i fili e ne trascriveva le formule sulla carta del suo quadernetto, per non perderle. L'opera è composta da due pezzi: nel primo, intitolato Libro degli intrecci, alcuni fogli bianchi di tarlatana e carta di riso, che alludono alle schede di tessitura, sono disposti a ventaglio e attraversati dai fili neri degli appunti e da quelli rossi del fuoco. Nel secondo, intitolato Catalogo combusto di materiali tessili, i fogli di teletta con carta di riso sono stati arsi dal fuoco e gli appunti si sono aggrumati e anneriti.

Laura Sassi. "Punto di fusione".

Laura Sassi in Punto di fusione crea un'opera astratta, formata da un grande feltro circolare nero attraversato da una vampa bianca dai bordi frastagliati rosso-fuoco che rammenta l’incendio della fabbrica bengalese Tazreen Fashion dove le fiamme, alimentate da filati e tessuti, indomabili per ore e ore resero incandescenti le sagome metalliche delle finestre come di metallo fuso.

Giulia Ripandelli. "146".

Giulia Ripandelli compone un'opera stratta e geometrica, in cui cuce su fondo nero 146 quadrati di stoffa lacerata e slabbrata, ciascuno con diverse gradazioni di color ruggine, per ricordare le vittime dell'incendio della fabbrica di New York, in 146.

Omicidi

Diana Poidimani ricorda Iqbal Masih, il bambino pakistano  venduto dal padre a cinque anni a un venditore di tappeti, che lo costringeva anche con le percosse a lavorare 12 ore al giorno, e che si ribellò al suo datore di lavoro. A soli 10 anni, aiutato da un sindacalista cominciò a sensibilizzare l'opinione pubblica internazionale, venne invitato a partecipare a diverse manifestazioni contro lo sfruttamento del lavoro minorile e nel 1995 venne ucciso. In Iqbal e il tappeto urlante Poidimani dispone piccole manine di gesso bianco, attraversate da un rivolo rosso sangue, su un tappeto fatto di catene intrecciate con filati macramè.

Sfruttamento

Cecilia De Paolis. "Clepsamia".

Cecilia De Paolis si ispira ai racconti di Dickens sulla rivoluzione industriale tessile che in Inghilterra plasmava la disciplina del tempo e dei nuovi ritmi lavorativi e in Clepsamia costruisce una grande scultura composta da un meccanismo cubico, in scuro metallo acidificato, al cui interno gira e si capovolge una clessidra tessile a forma di bustino femminile bianco-latte attraversato da sinuose pieghe di broccato di seta; metafora del tempo misurato del lavoro, rubato alla vita e della possibilità del suo rovesciamento.
Anche Grazia Santi in Anime tessili si ispira all'intenso sfruttamento operato nelle fabbriche tessile asiatiche e alle morti, inserendo frammenti di stoffa bruciacchiata, stringhe e capelli, a prevalenza rosso cupo, su una lastra di ferro brunito.

Crolli

Jacopo Lo Faro. "Ora et Labora".

Jacopo Lo Faro in Ora et Labora costruisce una gabbia rosa magenta, le cui pareti intrecciano un motivo a ragnatela, e sul fondo colloca una parete tessile stampata con le immagini sbiadite della cronaca della tragedia di Daccaa (Bangladesh), dove nel 2013 rimasero uccisi e feriti migliaia di lavoratori sotto il crollo di un capannone tessile.

Patrizia Trevisi "Frammenti.di Memoria".

Anche Patrizia Trevisi si riferisce allo stesso episodio in Frammenti di memoria: un grane pannello intelaiato, che racchiude frammenti di immagini dei lavoratori tessili, collegati l'uno all’altro tramite un’intricata trama di fili e corde in color rame brunito, “come tracciati indissolubili della Vita e della Storia”; un racconto quasi cinematografico dal veloce alternarsi ritmico di frame in cui il particolare rappresenta il tutto.

Anonimato e oblio

Lucia Pagliuca in Trame di vita si è ispirata al racconto degli operai di una fabbrica dismessa che sono tornati sul luogo di lavoro dove hanno riconosciuto le postazioni dei loro telai e ricordato il lungo tempo trascorso a produrre stoffe che ora circolano anonimi nel mondo, e da un pannello composto da un patchwork di lavorazioni diverse, metafora dell'abilità e della passione di chi le ha create, fa cadere dei rotoli di tessuti dalle armoniose gamme cromatiche azzurre turchesi e smeraldo, pronti ad essere commercializzati deprivatoi della memoria dei loro autori.

Canti di lotta

Cristina Mariani. "Canti di Rivolta e Libertà".

Prosegue la sua ricerca sui nessi tra canto e tessitura popolare Cristina Mariani, nella sua opera Canti di Rivolta e Libertà composta da tre elementi orizzontali lavorati con filo rosso.
In Bread and Roses, una canzone sullo sciopero del 1912 delle operaie tessili a Lawrence (Massachusetts), alterna il ricamo dell'onda sonora con la tessitura della rosa.
In Les Canuts, una canzone sullo sciopero dei tessitori di seta di Lione nel 1831, riproduce l'onda sonora con la tecnica della tintura shibori mentre in Inno delle Tessitrici la ricama.