Usura, anatocismo, dipendenza finanziaria: come uscirne?

FINANZA

Usura, anatocismo, dipendenza finanziaria: come uscirne?

Questa volta, partendo dalle ultime definizioni necessarie per riuscire ad interpretare agevolmente il linguaggio finanziario, parleremo di due concetti meno diffusi, ma altrettanto importanti: il concetto di “usura” e di “anatocismo”. Dopodiché andremo ad esplorare cosa significa “dipendenza finanziaria” e (Dio lo benedica!), il suo esatto opposto, tanto bramato dall’uomo, ma allo stesso tempo da quest’ultimo poco conosciuto, “l’indipendenza finanziaria”. Scopriremo insieme che i concetti poc’anzi citati (usura, anatocismo) sono strettamente connessi alla dipendenza finanziaria.

Usura (parola latina che significa “interesse”) è la pratica consistente imagesHOY4BXNPnel fornire prestiti a tassi di interesse considerati illegali, socialmente riprovevoli e tali da rendere il loro rimborso molto difficile se non impossibile; tale pratica spinge il debitore ad accettare le condizioni poste dal creditore a proprio vantaggio, come ad esempio la vendita, a un prezzo particolarmente vantaggioso per il compratore, di un bene di proprietà del debitore, oppure spingendo il creditore a compiere atti illeciti ai danni del debitore per indurlo a pagare.

Anatocismo (dal greco anà, di nuovo, e tokòs, interesse) s’intende invece la capitalizzazione degli interessi su un capitale, affinché essi siano a loro volta produttivi di altri interessi (in pratica è il calcolo degli interessi sugli interessi). Nella prassi bancaria, tali interessi vengono definiti "composti". Un esempio di anatocismo è quello di capitalizzare (ossia sommare al capitale di debito residuo) gli interessi ad ogni scadenza di pagamento, anche se sono regolarmente pagati.
Queste due pratiche sono antiche come l’uomo e sono sempre esistite fina dai lontani tempi di Babilonia e, a mio avviso, sempre esisteranno, finchè saremo in un sistema economico e sociale basato sullacalcolatore moneta di scambio. Cosa voglio dire con questo? Nel momento in cui si passa da un “economia di baratto”, in cui si trasferiscono reciprocamente beni materiali per specifici bisogni, ad una moneta di scambio, che invece “rappresenta” solo il valore di questi beni, quest’ultimo strumento rischia di diventare (ed è nella natura umana che questo avvenga) una vera e propria “merce” fine a se stessa (anche se in realtà non lo è affatto), che dà origine al desiderio di accumularla sempre più e a scambiarla in proporzioni crescenti, stimolando il suo detentore a prestarla a chi ne possiede di meno o non la possiede affatto, dietro al ricevimento di un corrispettivo come contropartita. Così è nata l’usura. Naturalmente, il costringere una persona bisognosa a restituire quantità sempre maggiori di questa “merce”, ha portato parecchie persone, nella storia, a diventare completamente dipendenti finanziariamente da altri individui.

Principio della capitalizzazione composta: questo secondo concetto in sé e per sé è un principio sano e costruttivo. Purtroppo, però, è diventato illegale nel momento in cui sono state stabilite delle regole che ne impedivano in alcuni campi l’utilizzo, mentre gli istituti finanziari (banche, Società di Leasing, ecc…) hanno iniziato puntualmente ad applicarlo anche quando non avrebbero potuto; beh, ammettiamolo, loro i conti li sanno fare proprio molto bene, meglio di chiunque altro e, a mio avviso, dovremmo imparare da loro per tutelare il nostro denaro. Ma proprio qui la cosa si fa estremamente interessante: siccome con il denaro, come abbiamo già visto nello scorso articolo, compiamo azioni sulla base delle nostre emozioni, è evidente che, per soddisfare quello che “sentiamo” e che desideriamo realizzare con il denaro stesso, siamo disposti ad accettare, spesso inconsapevolmente, una dipendenza finanziaria, pur di ottenere ciò che vogliamo. Naturalmente, gli “attori” della finanza questo lo sanno molto bene, è intuitivo. Quindi, potremo definire la “dipendenza finanziaria” uno stato dell’individuo in cui, per vivere, è costretto continuamente a reperire risorse finanziarie per far fronte ad impegni e uscite di denaro legate alla sua vita quotidiana, alle sue abitudini e ai suoi progetti personali. Si pensi, a titolo di esempio, a quanti di noi hanno stipulato un contratto di mutuo per l’acquisto della casa debutta-a-ginevra-il-suv-chevrolet-captiva-con-un-nuovo-design-chevrolet-captiva-283832-1024x660in cui vivono, piuttosto che un finanziamento per la propria automobile. Un interessante interrogativo, che dovremmo porci a questo proposito, è: ma questi desideri, sono veramente indispensabili? (cfr. Robert Skidelsky: Quanto è abbastanza: di quanto denaro abbiamo davvero bisogno per essere felici ? (meno di quello che pensi). Ed. Mondadori). Possiamo dire quello che vogliamo, ma la dipendenza finanziaria deve le sue origini a due emozioni estremamente forti e che tutti noi dobbiamo imparare a gestire e guidare, per non esserne sopraffatti: paura ed avidità. Per alcuni di voi, lo so, non sto dicendo nulla di nuovo. Tuttavia mi permetto di sottolinearlo perché ben pochi si soffermano a rifletterci sopra. Ma, allora, l’indipendenza finanziaria cos’è e come si ottiene? Innanzitutto, per “indipendenza finanziaria” s’intende esattamente l’opposto della definizione data poco sopra e cioè lo stato di chi possiede le risorse finanziarie per soddisfare i propri bisogni e desideri, senza dover dipendere da altri, siano essi istituti bancari e finanziari o altri soggetti.
Come si ottiene, mi dispiace deludervi, ma non ve lo dirà mai nessuno e, sotto un certo punto di vista, è corretto. Infatti, il percorso di vita che ciascuno di noi sceglie è unico nel suo genere e fa parte delle proprie esperienze vissute e delle proprie credenze e convinzioni e, non ultimo ma forse primo per importanza, dei propri obiettivi e progetti personali. La buona notizia, però, è che esistono dei principi assoluti cui tutti noi possiamo ispirarci per poterla raggiungere e di cui parleremo dettagliatamente durante il nostro cammino. In questa sede, tuttavia, posso suggerirvi il punto di partenza e cioè, porsi la seguente domanda: “Cosa ne faccio quotidianamente del mio denaro e come lo utilizzo?”. La ricchezza e il benessere, infatti, non arrivano per caso o per circostanze fortunate, come potrebbe sembrare a prima vista, ma secondo precisi comportamenti e azioni che ciascuno di noi può compiere; ecco perché credo fermamente che l’indipendenza finanziaria sia un sogno “realizzabile”. Cercherò di darvi altri spunti interessanti nei prossimi numeri.