Il simbolismo dell’acqua, fonte di vita

di Sergio Ragaini. L’acqua, l’elemento più presente sul nostro pianeta, veicola la vita. Conoscerla più da vicino per quello che è e per ciò che rappresenta simbolicamente, ci permette di comprendere meglio noi stessi e il mondo che ci circonda. Comprendendo che, attraverso l’acqua, tutto fluisce verso un divenire più luminoso

“Chiare, fresche e dolci acque”. Questa è una nota frase di Francesco Petrarca che dice già molto su questo elemento. L’acqua, però, non è sempre “chiara” né “dolce”. Può essere oscura, cupa, ed avere una forza devastante. Ne ha ben menzione chi ha visto la forza del mare, che può essere davvero qualcosa di terribile, in certi momenti, capace di creare grosse devastazioni. Il caso dello Tsunami di qualche anno fa lo dice chiaramente. Ne ha poi ben idea chi ha visto, anche non fisicamente, una diga crollare (ricordiamo il disastro del Vajont, su cui è stato fatto anche un film), un fiume straripare, un’alluvione ed altri momenti di questo tipo.

Positiva o negativa?
Tuttavia, in questi casi, il problema non è l’acqua in sé, ma l’uso che se ne fa. L’acqua di per sé è soltanto un elemento, tra l’altro fondamentale per la nostra sopravvivenza. In sé, quindi, ha solo un valore positivo. Che diviene negativo, come in tutte le cose, quando viene bloccato, ostacolato nel suo libero fluire, nel suo scorrere luminoso.
Come sempre, è bello cercare di capire. In questo caso, cercare di saperne qualcosa di più su questo elemento, così particolare, così in grado di veicolare messaggi, informazione, elementi vitali. Viaggiare “nell’acqua” e “sull’acqua”, in questo caso, ci aprirà davvero nuovi universi di consapevolezza e di conoscenza, e ci aiuterà a capire molte cose anche su di noi.
Come prima cosa, dedichiamoci all’acqua nella leggenda, nel simbolismo, nella spiritualità. E vedremo come questo elemento, semplice quanto meraviglioso, possa davvero aprirci nuovi mondi di bellezza. A cominciare da quello che è. Poi ci dedicheremo, metaforicamente, ai “giochi d’acqua”, nel senso che giocheremo, in qualche modo, anche scientificamente, con questo elemento, per capire cosa è e quanto meraviglioso può diventare per l’Uomo.

Simbolo “mitologico” e spirituale
Fuoco, Terra, Aria, Acqua, i quattro elementi. Il primo è il fuoco, che indica il calore, e potrebbe essere contrapposto al freddo, che potrebbe, in qualche modo, rappresentare l’acqua. Se osserviamo lo zodiaco, infatti, l’acqua, in qualche modo, chiude il ciclo degli elementi. La sua natura di “qualcosa che spegne”, quindi, appare qui in tutta chiarezza. Il fuoco “accende”, quindi metaforicamente apre un ciclo, mentre l’acqua lo chiude.
Vedremo, quando parleremo dell’acqua in termini più scientifici, che questo è quasi un “gioco della chimica”. Ma rimaniamo, qui, sul suo simbolismo: ci sta già dicendo molto!
L’idea dell’acqua come qualcosa che conclude potrebbe essere poi visto, direttamente, come qualcosa che lava, che trasforma. Non a caso l’acqua rappresenta, in diverse tradizioni culturali e spirituali, un simbolo di purezza, di candore, di limpidezza.
Vediamone ora il colore: essa viene definita incolore, ma viene anche rappresentata con il colore blu. Il blu può essere anche il colore dell’oblio. Non a caso, ad esempio, in film come Film Blu del regista polacco Krzysztof Kieslovsky la piscina, di colore marcatamente blu, era simbolo di oblio, di svanimento. E, in un certo senso, questo voleva essere contrapposto a qualcosa più legato alla passione, come accade in Film Rosso. Lo stesso regista aveva poi aggiunto anche il colore bianco, per comporre quasi una trilogia cinematografica, legata forse ad alcuni degli elementi.
Tornando al colore blu, il coma etilico viene in alcuni casi indicato con questo colore.
Il blu è il colore nel quale terra e cielo si incontrano nel mare. L’orizzonte, sul mare, è il punto in cui confluiscono l’acqua e l’aria.
L’acqua, però, è anche simbolo di conoscenza, di saggezza. Nei Vangeli, simbolicamente, l’acqua della conoscenza spirituale, quella che Cristo promette, è quella che disseterà per sempre. Si legge infatti, nel Vangelo di Giovanni: “Rispose Gesù: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna»” (Giovanni, 4, 13-14). il Vangelo di Giovanni è forse il più esoterico tra i Vangeli, dove l’acqua appare avere un significato simbolico. L’acqua che disseta per sempre, che permette l’entrata nella Vita Eterna, è il simbolo di una conoscenza che abbiamo dentro di noi, e che il messaggio di Cristo, in qualche modo, riporta in vita.

L’acqua esprime il totale dinamismo
La conoscenza, comunque, qui appare non come statica, ma come dinamica. L’acqua, infatti, nel suo fluire, esprime il totale dinamismo, il cambiamento. Essendo fluida, è sempre cangiante, mai uguale a sé stessa. Rappresenta lo scorrere del tempo e delle cose. E l’ha sempre rappresentato, in varie tradizioni e culture.
Non a caso, c’è la massima: “Nessuno si bagna due volte nella stessa acqua”. Questo elemento, quindi, appare uguale a sé stesso, ma in realtà non lo è mai. Ogni volta che osserviamo dell’acqua in movimento, infatti, la osserviamo sempre diversa da come era un’istante prima.
La sua stessa natura, quindi, è quella di essere in moto. Non a caso, infatti, l’acqua corrente è limpida e luminosa, mentre quella stagnante non lo è. Simbolicamente, l’acqua stagnante rappresenta qualcosa di stantio, che assume fango e genera quindi paludi. La palude, come simbolo, è qualcosa che avviluppa, che lega, che impedisce il cambiamento. Le sabbie mobili sono quelle che ingurgitano tutto.
Il moto, però, deve essere scorrevole e non tornare su se stesso, altrimenti si ottengono quelli che si definiscono gorghi. Simbolicamente un gorgo è qualcosa che attrae, che fa affondare, che trascina sotto, che fagocita. Non è così diverso da un buco nero della Cosmologia, che in fondo è un gorgo rotante, almeno in diverse sue forme, che mette in comunicazione Mondi e Universi.

Gorghi e buchi neri
L’acqua, quindi, è meravigliosa quando fluisce, è ben poco luminosa e diviene torbida quando ristagna. Un buco nero, in fondo, è un collasso di materia, è materia compressa, che in qualche modo implode.
Un gorgo è acqua la cui energia non è libera di fluire, ma si avviluppa su se stessa. Un buco nero tuttavia ha, secondo le più moderne teorie, un corrispettivo in un buco bianco. Quindi, un gorgo, metaforicamente, assorbe ma poi ridà in altro modo, come per dire che l’energia dell’acqua non va perduta, ma fluisce altrove, rigettando, in qualche modo, le cose assorbite in un altro luogo (metaforicamente, in un altro spazio-tempo).
Portando la metafora della conoscenza, questa evolve se può fluire, mentre se ristagna rimane fuori dal tempo stesso, ma non nel senso di sublimazione, bensì in quello di ristagno, di palude. Questo del fluire sarà un elemento che verrà ripreso successivamente, quando si parlerà di come l’energia dell’acqua, quando viene bloccata, si deforma, si distorce e assume aspetti che non sono sempre luminosi come ci si aspetterebbe.

L’acqua e i suoi simboli
Diamo ora un’occhiata, più diretta, a quello che l’acqua rappresenta nel simbolismo.
A livello simbolico, l’acqua rappresenta la luna, che è signora delle acque e rappresenta il dualismo (faccia illuminata e faccia oscura), ma anche il potenziale individuale di comunicazione, i sentimenti, le emozioni, i legami.
L’aspetto lunare rappresenta il femminile, la vita nascosta, che pulsa sotto la superficie. Infatti, la vita acquatica è spesso invisibile al nostro sguardo: tuttavia, è una vita meravigliosa che pulsa sotto di noi. Come elemento femminile, rappresenta anche l’imprevedibilità, e, in un certo senso, il dualismo tra distruttività e costruttività. Infatti, l’acqua è vitale ma può anche essere distruttiva, se non viene lasciata libera.
In questo, possiamo costruire un parallelo tra l’acqua e quello che è l’uomo nella sua natura. Come ricordava anche il filosofo Telmo Pievani, la natura della specie umana, quella di homo sapiens, è duplice. La nostra è una specie che è, al contempo, creativa e distruttiva. E l’acqua appare incarnare questo dualismo. Anche nell’essere creativa quando viene lasciata fluire.
Tuttavia, anche continuando in parte il parallelo con l’Uomo, l’acqua, per essere sfruttata, richiede argini e condotti, altrimenti si disperde. Questo parrebbe portarci ad affermare che anche l’uomo stesso, in qualche modo, deve essere canalizzato nel suo slancio creativo. Forse, però, l’uomo stesso ha dentro di sé i mezzi per farlo e qualsiasi imposizione ha verso di lui effetti deleteri. Soprattutto quando viene portato a vivere in maniera molto differente da quella per cui è in qualche modo “programmato”. La violenza, in tal senso, potrebbe esserne quasi una reazione. Studiando il comportamento dell’acqua, come essa si muove e fluisce, potremmo quindi conoscere molto anche sull’Uomo e sulla sua più profonda natura.

L’acqua e il secondo chakra
Tornando alla sua espressione simbolica (che, forse, ancora ci dirà molto su di noi), l’acqua rappresenta anche la sessualità e la riproduzione. Infatti, noi siamo nati dall’acqua. La sessualità è qualcosa di fluido, fluente, che scorre, come l’acqua, appunto. E diviene perversa quando viene bloccata, alterata. Non a caso affermo spesso che il moralismo e la perversione sono due facce della stessa medaglia.
Da un punto di vista dei chakra, l’acqua è in connessione con il secondo chakra (immagine a dx), che è appunto connesso alle funzioni sessuali, oltre che, a livello ghiandolare, al fegato, un organo simbolicamente legato all’autostima. Come collegare, eventualmente, l’acqua all’autostima? Forse attraverso un flusso di energia, che porta tutto con sé. Questo, quindi, potrebbe evidenziare che anche l’autostima è una forma di “flusso”, è qualcosa che avvolge, e che distorce quando viene bloccata, soprattutto quando si pone l’accento sulle cose negative, invece che lasciarle scorrere. Allora, come nel caso dell’acqua, emergono deformazioni e deviazioni, complessi di superiorità e così via. Questo è solo un tentativo di associazione, che, però, potrebbe avere qualche fondamento.
Estendendo il concetto di riproduzione dall’uomo alla natura (che è parte di noi, e non separata da noi, questo ricordiamolo sempre!), l’acqua cambia la realtà, e genera nuove forme, grazie anche alla sua capacità di erosione, e quindi di trasformazione, degli elementi.

Acqua simbolo di purificazione
Allargando, invece, il concetto espresso prima, parlando del Vangelo, l’acqua è simbolo di guarigione, dove la purificazione diviene anche un elemento fisico. L’acqua, con la sua mutevolezza, porta via la malattia e porta benessere. Infatti l’acqua, in passato, era spesso l’elemento che cancellava le pestilenze. Ricordiamo il finale de I Promessi Sposi: la peste di Milano è stata cancellata dalla pioggia che, in tutte le sue versioni cinematografiche, è rappresentata come il finale momento gioioso, che in qualche modo sottolinea l’unione tra Renzo e Lucia.
L’acqua, in questo senso, può davvero essere non solo ciò che lava le pestilenze, come nel citato caso dei Promessi Sposi, ma addirittura qualcosa che di per sé è in grado di guarire. Non a caso, determinate acque hanno potere terapeutico, come le “acque a luce bianca”, che sono state il mio primo argomento su Karmanews. Da citare anche l’”acqua diamante” di cui parleremo anche nella prossima parte di questo lavoro. O, più semplicemente, possiamo coitare le acque termali, o le acque minerali di alcune fonti. In questi casi, anche le acque stagnanti, che quindi incorporano fango, possono essere benefiche.

Gli spiriti dell’acqua: ondine, ninfe, sirene
L’acqua, però, come accennavo in precedenza, porta anche con sé un’idea di oscuro, di misterioso, di “nascosto”. L’idea di mistero e di nascosto dell’acqua trova il suo corrispettivo anche negli esseri che la mitologia pone come abitanti delle acque, quali le ondine, le ninfe e le sirene. Questi sono spesso esseri bellissimi, ma anche pericolosi: infatti, irretiscono le persone con il loro canto.

Herbert J. Draper. “Ulysse e le Sirene”.

Noto, in tal senso, l’episodio dell’Odissea, dove Ulisse viene irretito dal canto delle sirene e ne resiste soltanto perché si fa legare dai compagni ad un albero della nave, mentre loro si erano messi dei tappi di cera nelle orecchie per non ascoltarlo. Ancora, nell’Odissea si trova Scilla, un mostro marino con tre teste. I mostri marini fanno parte di diverse leggende che, secondo alcuni, hanno anche un fondo di verità. Basta vedere, ad esempio, quella del “Mostro di Loch Ness”, in Scozia.
A Cariddi, invece, Ulisse troverà un gorgo. Ne parlavo prima: si tratta di acqua che non avanza e che porta tutta la sua energia per ruotare su se stessa. Omero lo collega anche a Scilla, che fa la sua apparizione proprio mentre Ulisse cerca di sfuggire al gigantesco gorgo di Cariddi. Ancora, per gli antichi greci, il regno degli Inferi non era dominato dal fuoco, ma dall’acqua, dal freddo e dal buio. Se ne accorgerà Ulisse quando dovrà scendervi, per parlare con l’indovino Tiresia.
Se qualcuno di voi ha visto il film Nosso Lar, l’”Umbral”, la dimensione in cui si trova il Dottor Andrè Luiz dopo avere lasciato il corpo fisico è un luogo oscuro dove dominano acqua stagnante e fango. Ancora, torna l’acqua stagnante come simbolo negativo e oscuro.
Qui emerge anche un possibile collegamento tra l’acqua e l’oscurità, che trova conferma in quello che si diceva prima, relativamente all’acqua. Infatti, in profondità, la luce non passa: il mondo acquatico, quindi, sotto certi aspetti, soprattutto se mondo di profondità, è oscuro, buio. Da qui, forse, l’idea delle creature oscure che popolano gli abissi marini. Creature che, in molti casi, sono però semplicemente piuttosto piatt”, appunto per resistere alle grandi pressioni di profondità. Su questo argomento torneremo nella seconda parte.

Uno strano collegamento tra l’acqua e il silenzio
Per contro, vedremo che il suono, nell’acqua, passa meglio che nell’aria. Questo apparentemente contrasto verrà affrontato nel proseguo di questo discorso sull’acqua, che ci prospetta, qui, un mondo di “suoni senza immagini”, di “ascolto senza visione”, restando in una sorta di simbolismo.
Sempre, però, nel film sopra citato, giunto a Nosso Lar, il Dottor Luiz troverà l’acqua con un valore e significato ben diversi. Qui le fontane saranno di acqua luminosa e zampillante (il flusso contro la stagnazione), la luce dominerà ovunque e l’acqua ne prenderà i riflessi. Lo stesso dottore verrà invitato a bere l’acqua che era una medicina, che però, poi, appare come mezzo per mantenere il silenzio. Un possibile collegamento tra l’acqua e il silenzio? In fondo, ascoltando bene, l’acqua è suono (e vedremo poi sino a che punto questo sia vero!), ma talvolta rappresenta il silenzio.
Infatti, vi sono espressioni come “acqua in bocca”, per dire ad una persona di tacere. E sarà proprio l’”acqua in bocca” che verrà utilizzata in Nosso Lar per indurre, in qualche modo, il silenzio (“tienila in bocca più a lungo che puoi”).
Sempre in Nosso Lar, il cibo maggiormente consumato (anzi, appare davvero l’unico!) sono zuppe, quindi dei brodi.
La parola da cui deriva acqua, la latina aqua, significa infatti anche “succo” e “lacrima”. Simbolicamente, pensando magari alle “lacrime di gioia”, invece che a quella di dolore, potrei anche gettare un’immagine, che potrebbe aprire la prossima parte: quando un mammifero, tra cui l’uomo, nasce, si “rompono le acque”, che altro non sono che la sacca contenente il liquido amniotico, dove il nascituro ha dimorato per alcuni mesi, prima di… venire alla luce.

L’acqua come viaggio
L’ultima immagine che qui è bello prospettare è quella dell’acqua come viaggio. L’acqua nel passato era il principale mezzo su cui viaggiare. Infatti, l’Italia doveva la sua importanza al fatto di avere buona parte del suo territorio bagnato dal mare. Lo stesso viaggio di Ulisse avverrà sull’acqua e le sue soste erano in isole del Mediterraneo, dove il paesaggio era spesso acquatico e dove gli esseri che lo abitavano erano legati in parte alla mitologia acquatica (vedi ad esempio la Ninfa Calypso).
Qui, però, è bello dare un’immagine relativa al mare aperto: l’acqua, nella sua forma più estesa, rappresenta qualcosa che spaventa. Gli antichi erano convinti che il mondo finisse oltre lo Stretto di Gibilterra (a destra), le note Colonne d’Ercole. Infatti, al di là c’è il mare aperto.
La terra, quando una persona è naufrago per mare, rappresenta un approdo sicuro, quasi contrapposto all’insicurezza dell’acqua. Questo aspetto potrebbe avere un valore quasi simbolico, che va tenuto presente: la terra come stabilità, l’acqua come instabilità, proprio per il suo fatto di essere cangiante. Tuttavia, il mare permetteva i viaggi, e dal mare si traeva e fluiva la vita stessa.
Mi piace, qui, concludere con la frase di Ulisse, “Considerate la vostra semenza, fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza” (Divina Commedia, Inferno, Canto 26, 118-120). In fondo, se il mare aperto spaventa, è proprio lì che dobbiamo andare. Navigare in porti sicuri può dare tranquillità, ma dal mare aperto, dalle alte onde, dall’apertura, derivano le cose più grandi e belle, che permettono all’Uomo di esprimere appieno il suo grande e positivo valore.
Abbiamo, con questa descrizione, terminato questa rapida carrellata dell’acqua nel simbolismo e nella leggenda. Nella prossima puntata entreremo maggiormente nel suo dettaglio scientifico, per mostrare come l’acqua sia davvero la principale fonte di vita del Pianeta in cui viviamo. E come sia, a tutti gli effetti, la parte principale di noi.

Per saperne di più:
Ciclo degli elementi: http://www.dichesegnosei.it/zodiaco/941-elementi
Simboli legati all’acqua: http://www.ilcerchiodellaluna.it/central_Magia_Acq2.htm
L’elemento acqua: http://www.dichesegnosei.it/elementi/2993-acqua
Significato dell’elemento acqua: http://simbolisignificato.it/simboli-natura/simboli-acqua
Spiegazione del Canto 26 della Divina Commedia: http://www.skuola.net/dante/divina-commedia/ulisse-inferno-fatti-non-foste-a-viver-come-bruti.html
Un commento relativo a “fatti non foste a viver come bruti”: http://www.cercasiunfine.it/meditando/articoli-cuf/fatti-non-fummo-per-viver-come-bruti#.WNu0xY4lHMU

 

Sergio Ragaini
Nato a Milano. Laureato in Matematica, ha sempre visto la matematica e la fisica come una sorta di “sesto senso”, che ci fa intuire nuovi mondi, anche dentro di noi. Cercando una visione unitaria dell'uomo e della cultura, si è occupato di diverse cose, spaziando dall'insegnamento al giornalismo. Ha collaborato con diverse riviste, occupandosi dei più disparati argomenti, dal cinema al turismo, alla spiritualità. Parte importante, per lui, è anche la musica, che pratica attivamente, e che per lui è anche un modo per andare al cuore dell'uomo.