L’armonia, una forza tutta al femminile

Donne: un grande convegno in India

L’armonia, una forza tutta al femminile

Oltre 800 delegate provenienti da tutto il mondo si sono riunite in una conferenza internazionale a Bangalore. Con uno scopo: creare le condizioni per superare le differenze di sesso, di razza e di religione

Armonia significa benessere, possibilità di crescita, superamento delle difficoltà e, naturalmente, creatività. È una forza vitale in grado di unire laddove ci sono delle divisioni, e infondere energia per realizzare nuovi progetti individuali e collettivi. Se ne è discusso di recente secondo vari piani di lettura e chiavi di interpretazione a Bangalore, in India, alla sesta International Women's Conference (IWC), che come tema portante aveva proprio Harmony: Evolution towards Perfection (Armonia: evoluzione verso la perfezione).
Oltre ottocento delegate da 59 Paesi si sono confrontate per tre giorni, dal 7 al 9 febbraio 2014, presso il centro Art of Living fondato da Sri Sri Ravi Shankar nel 1981, relativamente ai modi possibili e concreti di costruire reti armoniche nelle loro società di appartenenza e tra nazioni differenti. Obiettivo: abbattere le barriere di sesso, di razza, di religione, di cultura. Leader di partito, attiviste, giornaliste e scrittrici, ambientaliste, imprenditrici, fashion designer: le israeliane a colloquio con le arabe, le pakistane con le indiane, le donne cittadine con quelle delle zone rurali, per superare divergenze di vario tipo.

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Beatrice Iulini con sri sri Ravi Shankar

L’ordine del giorno è stato fissato nel suo discorso di apertura dal presidente della conferenza, (che sioccupa da anni, all'Art of Living Centre, di programmi di educazione per l'infanzia e per la realizzazione femminile), sorella di Ravi Shankar. «Tutto in questo universo ha uno scopo e noi tutti abbiamo uno scopo più alto. Riconoscere questo e dare valore alla vita è ciò che è l’armonia». E significativamente ha aggiunto: «Un gelsomino può stare vicino a una rosa o a un fiore di loto. Essi non sono in competizione, semplicemente sono belli. Quando ci ritroviamo tutti in tale modo, questa è armonia».
Tra gli interventi più significativi, figura indubbiamente quello dell'ambientalista Vandana Shiva, che ha fatto riflettere sul concetto di armonia per quanto riguarda l'ecosistema. "Il 75 per cento del suolo mondiale non è rovinato dall'inquinamento chimico, e il 75 per cento utilizzata per l'irrigazione in realtà finisce su agenti chimici, non sulla piantagione", ha denunciato. "E ancora: "Gli Ogm non sono forse un atto di arroganza umana? Come dire: <Dio, basta così, i creatori ora siamo noi>. Relativamente ai pericoli che corriamo, basti pensare che molti fertilizzanti e pesticidi sono realizzati nelle stesse fabbriche che hanno costrituto bombe nella seconda guerra mondiale...".
Vimla Mehta è invece direttore generale di Tihar Jail, uno dei principali complessi carcerarii indiani. La sua opera di armonia quotidiana consiste nell'impiegare i detenuti in lavori pratici per cui siano anche pagati, "in modo che durante la detenzione siano occupati e sviluppino il rispetto di sé", ha detto "cosicché dopo aver scontato la pena abbiano imparato a provvedere legalmente alla loro sopravvivenza.  Cerco di scoprire e valorizzare iu loro talenti e questo riduce in loro il desiderio di tornare a compiere crimini una volta fuori, una cosa che abbiamo verificato nel tempo"

All'evento era presente anche una delegazione italiana, guidata da Beatrice Iulini, yoga lifestyle coach, giunta alla sua quarta partecipazione al convegno internazionale. «Mi ha toccato molto l'evoluzione della manifestazione, che ogni volta si arricchisce di personaggi e interventi di livello sempre più elevato. In particolare sono rimasta entusiasta da come sia stato trattato l'argomento su cui poggiava tutta la kermesse, ovvero quell'armonia che poi è la vera essenza femminile, un cibo energetico. La definirei anche la capacità di trasformare le emozioni negative, prima a livello interiore, verso se stessi, e poi esteriore, nel rapporto con gli altri».
Beatrice Iulini è trainer presso Art of Living Italia, che rappresenta nella Penisola la Ong omonima fondata da Sri Sri Shankar, il cui scopo è quello di contribuire a portare qualità della vita utilizzando programmi che attingono alla conoscenza e alle tecniche di respirazione yogica (www.artofliving.it). Presente in Italia con quattro sedi Happiness Centre (a Milano, Torino, Firenze, Pistoia) e attività in oltre venti città, ha come cuore dell’insegnamento il Sudarshan Kriya, basato su specifici ritmi di respirazione attraverso cui l'organismo si libera dalle tossine accumulate, dallo stress e dalle emozioni negative, per raggiungere una maggiore libertà di pensiero e azione e arrivare alla piena manifestazione delle proprie potenzialità individuali.
Sottolinea ancora Iulini, che presiede in Italia l'International Association for Human Values, altra Ong creata nel 1997 da Sri Sri Ravi Shankar insieme a H. H. il Dalai Lama (www.iahv-italia.org): «Come donne abbiamo il compito di muovere il maschile e far trovare un equilibrio. Pace della mente, amore, volontà di muoversi insieme: come è stato detto durante la conferenza, se si mettono in pratica questi tre elementi, si ha davvero l'opportunità di cambiare lo status quo che ci circonda».
Alla tre giorni di Bangalore, come relatrice per l'Italia è intervenuta Marina Spadafora (www.marinaspadafora.com), designer di moda che in passato ha collaborato con famose maison come Ferragamo, Prada, Miu Miu, e che da un decennio dedica la sua professionalità a sviluppare progetti di moda sostenibile.

Marina Spadafora con Vandana Shiva

Marina Spadafora con Vandana Shiva

«Alla conferenza ho parlato del mio lavoro, che amo definire fashion with a mission, e nello specifico della maniera in cui, attraverso la moda, riesco a migliorare la vita delle persone. Come? Offrendo lavoro a chi ne ha bisogno, permettendo così di elevare le sue condizioni di vita sue e quelle della sua famiglia. In questo modo riesco finalmente a utilizzare la mia professionalità anche per mettere in pratica gli ideali in cui credo».
Un modo virtuoso di conciliare etica ed estetica. «Oggi, in primis, il mio impegno è con l'associazione Altromercato, per la quale sono direttore creativo della linea Auteurs du Monde, presente nei 350 negozi del consorzio. Lavoriamo con oltre venti Paesi nel mondo, ci concentriamo sulle economie in crescita e cerchiamo di portare sviluppo in situazioni borderline, di disagio». Spiega ancora Spadafora: «Collaboriamo con produttori/artigiani che afferiscono all'associazione World Fairtrade Organization, fondata su regole di base che hanno a cuore la tutela del lavoratore e dell'ambiente. Per citarne alcune: non sfruttare bambini come forza lavoro – aspetto che non è così scontato come possiamo pensare – così come non impiegare maestranze se non retribuite adeguatamente; e ancora, ai lavoratori vanno garantite assicurazioni sanitarie e i processi produttivi devono svolgersi nel rispetto dell'ambiente, per esempio con l'impiego di tinture azo free, che non siano nocive né per chi tinge né per chi indossa i tessuti; e poi, trasparenza nei conti, no alle discriminazioni e promozione del team building».
Ulteriore aspetto che Spadafora ha voluto evidenziare nel suo intervento, il concetto di sostenibilità: «Quando Altromercato identifica un produttore e a questi viene passato un ordine, il 50% gli viene pagato subito e l'altro è saldato alla consegna, una modalità che non è così frequente nel settore e che invece è fondamentale per i fornitori. Quando ne prendiamo in carico uno, noi stagione dopo stagione faremo degli ordinativi e non andremo al di sotto di un certo quantitativo fissato per policy. L'artigiano, dunque, sa che potrà contare su una continuità lavorativa e su un certo introito».
Alla designer, che ha frequenti contatti professionali con l'India, dove s'è tenuta la conferenza, chiediamo come giudica la condizione della donna nel Paese, prendendo come spunto di partenza tragici episodi di violenza perpetrata ai danni di bambine anche molto piccole, stuprate e ridotte in fin di vita (uno dei tanti avvenuto anche a ridosso dell'evento a New Delhi).

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Marina Spadafora e sri Ravi Shankar

«Innanzitutto vorrei che, prima di scagliare la prima pietra, guardassimo la situazione a casa nostra", risponde Marina Spadafora. "Mi riferisco per esempio alla ragazzina ligure che a metà febbraio è stata violentata nel bagno di una scuola a Finale Ligure. Il problema della violenza contro le donne è annoso e c'è in tutto il mondo. Questo mi pare una doverosa premessa. Poi, analizzando da vicino i contesti indiani, salta agli occhi che si tratti di una società tradizionale, dove i membri femminili, anche se lavorano, sono molto legati e relegati alle mansioni basilari della gestione domestica e familiare. Per dire, quando sono tutti seduti a tavola, “l'angelo del focolare” è in piedi a servire il cibo. Trovo altresì favoloso il fatto che le donne abbiano finalmente il coraggio di denunciare soprusi e violenze. Che, appunto, ci sono sempre state, ma ora riescono a tirarle fuori, a scendere in piazza per dire basta. Spero vivamente che questo porti il governo a promulgare leggi più importanti e più severe. Non solo in India, ma in tutti i Paesi del mondo».
Tra i casi che la stilista cita come esempi di nuova consapevolezza e grande forza al femminile, a cui guardare con speranza e ottimismo, ci sono «due direttrici di carceri indiane che hanno partecipato al convegno, e che stanno lavorando attivamente per migliorare la condizione dei detenuti, malgrado i numerosi ostacoli che affrontano quotidianamente. E poi, più in generale, le esponenti del pink saari movement: un movimento di donne che si vestono di rosa sgargiante, e che si sono assunte il compito di proteggere le loro simili e di “fare pulizia” nelle zone rurali del loro Paese, per aiutare le altre donne a difendersi e intervengono se si viene a sapere che qualcuna ha subito uno stupro. Sono indiane che prendono in mano la loro vita e quelle di tante altre e si ribellano al sistema».
Nello Stato di Manipur è diventata famosa un'atleta, Mary Kom, "magnifica Mary", come la chiamano le persone del posto, che ha fondato una sorta di fight club al femminile, dove insegna alle sue simili a difendersi dagli attacchi verbali e soprattutto fisici. Una boxeur dall'apparenza gracile, che però nasconde muscoli che le sono valsi cinque ori mondiali e un bronzo olimpionico (a Londra, nel 2012). Tutti segnali di "armonico risveglio" delle coscienze e di rinnovato attivismo,  che devono essere colti e ripetuti in tanti altri villaggi isolati così come nei quartieri di molte metropoli di respiro internazionale, perché, è bene ribadirlo, il fenomeno della violenza contro le donne (in varie forme, psicologiche e fisiche) non conosce davvero confini di status sociale, di appartenenza genetica, di credo e livello culturale.

E il dibattito è proseguito on line...

Smt. Bhanumathi Narasimhan e sri Ravi Shankar premiano Vandana Shiva

Smt. Narasimhan e sri Ravi Shankar premiano Vandana Shiva

«Non chiedete a qualcun altro di riconoscere i vostri diritti. Ma sempli- cemente fatevi avanti e assumeteli voi stesse». Questo il messaggio di Sri Sri Ravi Shankar, fondatore di The Art of Living, alle migliaia di donne che hanno seguito l’evento live intitolato Potenziale Illimitato: Opportunità Limitate che ha chiuso i lavori della VI conferenza internazionale IWC. Una interazione online che ha visto la partecipazione di un mix eclettico di donne leader e protagoniste dei media nazionali, tra cui l’attivista sociale Dr. Kiran Bedi; il pugile olimpico Ms. Mary Kom, l’ambientalista Vandana Shiva e, per l’Italia, la presentatrice televisiva Cristina Gabetti, tutte in cerca di risposte su miriadi di temi che vanno dalla sicurezza della donne, alla sfida di creare un equilibrio tra vita personale e lavorativa, alla condizione della donna nella società, all’educazione dei figli, alla pace, all’armonia e al ruolo dei mezzi di comunicazione. «I media hanno due importanti ruoli: riportare la realtà e al tempo stesso creare una speranza per il futuro», ha commentato infine Sri Sri. Ricordiamo che l'International Women Conference sostiene 404 scuole rurali e tribali, educando un totale di 40.000 minori; l'educazione delle bambine; la riabilitazione delle donne in prigione; la campagna contro il feticidio femminile; la formazione professionale delle vedove in Iraq; l'informazione e la consapevolezza sull'Hiv e sull'Aids nelle zone rurali.