Equinozio di primavera: è il momento di rinascere

A woman drives her bicycle past blooming cherry trees in Cologne, Germany, Friday, April 26, 2013. Spring weather will be followed by rain and colder temperatures, according to weather forecasts. (AP Photo/dpa, Federico Gambarini)

di Francesco Albanese. Sin dalla notte dei tempi, l’uomo ha avvertito il collegamento tra i cicli della Natura e i propri cicli bio-psichici. Per questo, da sempre si celebrano con riti e liturgie solstizi ed equinozi, i 4 momenti di massima opposizione e di equilibrio delle forze generatrici: il maschile e il femminile.

Il ritmo ciclico della Natura è scandito da quattro eventi astronomici particolari, i solstizi e gli equinozi, che si verificano in corrispondenza dell’inizio delle stagioni. I solstizi, che si ripetono ogni anno nei mesi di giugno e dicembre, corrispondono rispettivamente al momento di massima e di minima luce, quindi di massima e di minima durata del giorno rispetto alla notte. Invece, gli equinozi, dal latino æquinòcticum (æquus = uguale + nox = notte), corrispondono ai momenti in cui la durata del giorno è uguale a quella della notte.
Nella figura qui a destra sono rappresentati gli immaginari cicli del giorno (linea in grigio, con a fianco il simbolo del sole) e della notte (linea in nero, con a fianco il simbolo della luna), per la durata di un intero anno solare. In questa danza di allontanamenti e riavvicinamenti tra sole e luna, a partire dall’equinozio di primavera (20 marzo 2017, 10:28), dove lunghezza del giorno e della notte coincidono, la presenza del sole diviene man mano predominante, fino ad arrivare al solstizio d’estate (21 giugno 2017, 4:24) in cui le ore di buio sono minime. Dopo il solstizio, la tendenza si inverte, fino ad arrivare ad un nuovo equinozio, quello d’autunno (22 settembre 2017, 20:02). Col passare dei giorni, dei mesi, la presenza del sole nel cielo diminuisce e aumentano di pari passo le ore di buio, fino ad arrivare al solstizio d’inverno (21 dicembre 2017, 16:28). Dopo tale evento, le tendenze si invertono ancora e le ore di luce cominciano ad aumentare, rubando spazio alla notte: ci stiamo avvicinando all’equinozio di primavera dell’anno successivo.
Ma perché si dà tanta importanza a questa danza? Perché dato che ciò che è in alto è come ciò che è in basso, ciò che accade in cielo accade anche dentro di noi. Così, le forze archetipiche universali, di cui possiamo osservare i movimenti osservando il cielo, nel momento dell’equinozio, anche dentro di noi si trovano in perfetto equilibrio, pronte per dare il via alla creazione.

La Primavera è una festa
Sin dalla notte dei tempi, l’equinozio di primavera è ritenuto uno dei momenti più importanti dell’anno dal punto di vista simbolico e per questo considerato sacro. Spesso associato alla fertilità, all’inizio di un nuovo ciclo, alla resurrezione, è stato ed è celebrato da tutti i popoli con particolari riti e liturgie. La primavera è infatti la stagione delle nozze sacre, in cui il dio e la dea si accoppiano per generare. Da qui i famosi rituali propiziatori, spesso basati sul concetto di sacrificio (morte) e di successiva rinascita, con accensione di fuochi rituali. Nelle varie culture, i miti legati all’equinozio e alla primavera ci raccontano dell’unione di un simbolismo celeste con uno terreno, di cielo e terra, di sole e luna, del dio e della dea e, più in generale, del matrimonio (perfetto, direbbero gli alchimisti) tra il maschile e il femminile.
Ad esempio, nell’antica Grecia, Persefone torna in primavera ed estate dagli inferi, dopo esservi rimasta per sei mesi con Ade, per far rifiorire la Terra. E sempre nel mondo ellenico, dopo l’equinozio si celebravano le Adonìe, feste della resurrezione del bell’Adone, amato da Afrodite e ucciso dal dio Ares per gelosia. In Mesopotamia, come del resto nell’antica Roma, con l’equinozio di primavera si dava inizio al nuovo anno, mentre in Egitto si celebrava, e si celebra tutt’ora, lo Sham el Nessim, il rinnovo della vita, durante il quale si consumano uova bollite e dipinte.

La dea Eostre (da cui Easter, la Pasqua in inglese)

Anche la Chiesa Cristiana porta nella dottrina che professa il segno ancestrale del significato dell’equinozio e della primavera, celebrando il 25 marzo l’annunciazione della Vergine Maria (la fecondazione) e poco dopo la Pasqua (la rinascita), il cui termine sembra derivare da Oster (o Eostre, Oestara o Ostara), molto simile all’inglese Easter. Infatti, in Germania e in Inghilterra, la Pasqua è legata al mito di Eostre, una dea spesso raffigurate con le sembianze di lepre (da qui la tradizione del Coniglio Pasquale), e spesso ritratta con l’uovo cosmico in mano.

Rinasciamo con la Natura
L’equinozio di marzo corrisponde al primo giorno della primavera, la stagione della rinascita. Le forze cosmiche della creazione, il maschile e il femminile, simboleggiate da sole e luna, si uniscono ancora per ridare nuova vita: la Natura si rigenera, le piante germogliano, gli animali escono dal letargo, si accoppiano. Tutto rinasce attorno a noi, in un’esplosione di vita.

E così, anche dentro di noi avviene la trasformazione. Veniamo da un periodo buio, di freddo, di attesa. Veniamo dal solstizio d’inverno, in cui il sole ha raggiunto da noi la massima distanza che poteva. È stato un periodo di macerazione, di riflessione, il periodo in cui siamo, chi più chi meno, scesi nella nostra grotta interiore in attesa della nascita del nostro Cristo Intimo. Adesso è il momento della purificazione, della rinascita. Nel momento del solstizio, le forze cosmiche e archetipiche del maschile e del femminile sono in perfetto equilibrio. Ed è proprio lì che si celebra il ricongiungimento degli opposti nell’Unità, dalla quale gli opposti vengono poi nuovamente separati per dare nuova vita, nell’infinito ciclico ripetersi delle cose. L’equinozio di primavera è il momento per aprirsi ai sentimenti e per viverli nella loro pienezza. È il momento di fare un passo in avanti nel lavoro interiore, grazie alla forza, al coraggio e alla voglia di vivere che dall’equinozio in poi sboccia dentro di noi, come per magia.

Francesco Albanese
Psicologo clinico, psicoterapeuta, giornalista, per anni si è occupato di ricerca e didattica in campo accademico. Attualmente è ricercatore indipendente in materia di scienza e spiritualità. Autore di saggistica e narrativa, e di numerosi articoli on-line e su carta stampata, contribuisce a porre le basi concettuali per una visione olistica dell’uomo e del mondo. Il suo sito web è: www.francescoalbanese.com