Don Giovanni

Ritorna al Franco Parenti di Milano un lavoro scritto diretto e interpretato da Filippo Tini

Don Giovanni

Uno spettacolo esilarante, geniale, ironico, dissacrante, dove tutto è straordinario, la recitazione, la scenografia, i costumi, la colonna sonora

Sottotitolo: vivere è un abuso, mai un diritto.
Di e con Filippo Timi.
Regia e scene: Filippo Timi.
Interpreti: Umberto Petranca, Alexandre Styker, Roberta Rovelli, Marina Rocco, Elena Lietti, Roberto Laureri, Matteo De Blasio, Fulvio Accogli
Costumi: Fabio Zambernardi.
Al Teatro Franco Parenti, di Milano, fino al 27 marzo.

Intanto è un lavoro di grande successo, un sold out in molte città italiane, tanto che André Ruth Shamman l'ha rimesso in scena quasi "obbligata" dalle pressanti richieste del pubblico. Uno spettacolo stupendo, esilarante, geniale, ironico, intelligente, dissacrante. Ottima la recitazione, straordinari i costumi e la scenografiPhoto di Achille Le Pera 11a. Si ride dall'inizio alla fine e credo che molti spettatori l'abbiano visto e rivisto.
Ispirandosi ai vari lavori su Don Giovanni, Timi si è ispirato soprattutto al libretto di da Ponte per l'opera di Mozart, ma anche a Moliére e ad altre versioni. Ma poi ha contaminato le fonti, creando una sorta di barocco postmoderno, accostando vari stili. Questo negli abiti, tutti molto appariscenti, molti di plastica, una strana contaminazione tra il Settecento e il pop, con i suoi mantelli, uno pesantissimo, kitch, ricoperto di rose, altri confezionati con parrucche, o abiti femminili, o elementi sado-maso, che richiamano le sue conquiste e la sua ars amatoria. Così anche la musica è talvolta barocca, ma intervengono anche i Queen, con Timi che balla la disco-music e canta, con una bella voce, roca, profonda ("il mio sogno era diventare una rock-star", dice lui).
«Apro lo spettacolo con Don Giovanni che si fa una pera di eroina per provocarsi un’overdose", racconta "un tentato suicidio. Volevo raccontare la rincorsa sfrenata di un piacere che non ti riempie mai». Quel piacere che ricerca nelle donne che ogni volta crede di amare, forse per perseguire l'immortalità. I personaggi sono molto ben caratterizzati: i due servi, il suo, Leporello, personaggio chiave dell'opera (Umberto Petranca), e quello di Donna Elvira (il francese Alexandre Styker) - che in una scena saltella senza abiti (ormai i nudi maschili sembrano essere d'obbligo in moltissimi spettacli teatrali) - che in realtà è Satana e alla fine avvolgerà don Giovanni tra le fiamme per prendergli l'anima. con ZerlinaTra le donne che il protagonista seduce, per poi darsi alla fuga, una divertentissima Donna Elvira, che insegue di scena in scena l'amante, con un abito rosso dall'enorme gonna gonfia e svolazzante e un linguaggio da scaricatore ("ti amo, cazzo, ti voglio, cazzo!") e Zerlina (Marina Rocco), la contadinotta stupidina che più che il suo amore o i gioielli promessi  pretende fontane di cioccolato.
Divertenti, strani, a volte sconcertanti come scelta anche i filmati proiettati sulla patrete di fondo, che spesso non c'entrano niente con il racconto, come alcune pubblicità riprese da YouTube, momenti delle Olimpiadi di atletica, "che hanno la funzione di riportarci ai giorni nostri", dice lui. Osannato e anche criticato, Timi propone la ricerca di un nuovo linguaggio, di contaminazioni intelligenti, ricercate, divententi, creando uno spettacolo vitale e divertente.

Se vuoi, puoi vedere su YouTube la conferenza stampa per Repubblica o l'intervista di Daria Bignardi alle "Invasioni Barbariche":
http://video.repubblica.it/edizione/firenze/filippo-timi-don-giovanni-il-male-che-seduce/155773/154270
http://www.youtube.com/watch?v=5BiTVosjP7c