Feng Shui, architettura sacra

di Mauro Villone. La seconda parte dell’intervista all’architetto Marzia Mazzi sul Feng Shui, l’antica disciplina cinese che cura la relazione tra uomo e ambiente abitativo.

«La nostra abitazione rappresenta noi stessi, ma non solo in relazione al suo contenuto, bensì anche in relazione all’ambiente esterno», affermava nella prima puntata di questa intervista l’architetto Marzia Mazzi, consulente di Feng Shui. «La nostra casa parla di noi e ci mette in relazione con l’ambiente e il territorio. Trovarsi bene in casa propria significa che si è riusciti a creare un ambiente in armonia con se stessi. Questo può avvenire per tutta la vita con la stessa casa o per periodi più o meno brevi o lunghi. Quando una persona si presenta a un esperto per una consulenza Feng Shui di solito è perché si trova in un periodo di profondo cambiamento interiore.

L’architetto Marzia Mazzi

In generale potremmo dire che la casa è una proiezione nello spazio della nostra condizione psicologica. Sentirmi protetto alle spalle mi dà conforto sul piano della sicurezza e della salute, mentre spazio e ambiente che vedo davanti sono in qualche modo la mia visione sull’apertura e sul futuro.
Paradossalmente una casa che non presenti sul davanti un panorama straordinario può significare molte cose, non necessariamente negative. Ad esempio che mi trovo in un periodo in cui sento la necessità di concentrarmi maggiormente sull’interno di me stesso. L’analisi della situazione di un’abitazione avviene considerando diversi fattori, incluse le direzioni cardinali, la planimetria, la disposizione dell’immobile, la disposizione degli ambienti, degli arredi e degli oggetti all’interno. Tale analisi permette di avere informazioni sulla situazione psicologica, sociale e di relazioni di chi ci abita».

Il legame con l’architettura sacra
“Il Feng Shui si divide in due branche. Lo Yin Feng Shui dedicato a luoghi sacri e di origine più antica. Successivamente lo Yang Feng Shui è stato applicato ad architetture civili e urbane. Secondo la disciplina ci sono tre grandi Chi: celeste, terrestre e umano. Tre componenti che sono la base sia dell’architettura sacra che delle architetture civili. In qualsiasi contesto fare Feng Shui significa armonizzare queste energie»
E le costruzioni megalitiche?

La Tomba dei Giganti di Arzachena.

“Ci sono dei riferimenti su alcuni testi di Feng Shui al riguardo. Sono un ponte tra terra e cielo. I menhir venivano probabilmente collocati in punti precisi come a voler praticare una agopuntura della terra, che presenta punti energetici. Questo tema nella disciplina di cui parliamo è collegato alla geobiologia, che tiene conto della situazione morfologica, geologica ed energetica del territorio e dei suoi rapporti con gli organismi viventi. Questo settore, che ha basi scientifiche, ma non è riconosciuto sul piano ufficiale, è appannaggio da una parte dei geobiologi – che un tempo venivano definiti rabdomanti – dall’altra degli esperti di Feng Shui.
In tempi antichi gli esperti racchiudevano in una sola figura queste due professionalità, che progettavano la disposizione delle pietre giganti su punti specifici, con l’obbiettivo di catalizzare energie telluriche e porle in contatto con l’energia celeste, in modo da creare luoghi ad altissimo contenuto energetico. Un esempio sono le Tombe dei Giganti in Sardegna.

Chiese costruite sui luoghi energetici
Questa pratica non è venuta meno in tempi più recenti con la costruzione, nel Medioevo, di Cattedrali e Basiliche. Una di queste è la Sagra di San Michele, in Val di Susa, nei pressi di Torino. Ma anche in tempi successivi, fino al secolo scorso, diverse chiese vennero costruite con l’abside in corrispondenza di una fonte d’acqua, per esempio.

S. Ambrogio di Torino. La Sacra di san Michele.

Tornando all’architettura odierna il punto fondamentale sta nel crearsi un ambiente di vita in armonia con se stessi, che tenga conto anche della situazione ambientale ed energetica esterna.
In passato questa attenzione veniva posta proprio su edifici sacri e di potere, come su interi impianti urbanistici. I palazzi degli imperatori erano enormi e avevano stanze per ogni uso e per ogni stagione. Il Feng Shui era appannaggio dei ricchi e dei potenti. Ancora oggi se vai in Cina ti accorgi che questa disciplina a livello popolare non è conosciuta. Se citi il Feng Shui ti chiedono cosa sia. Non è mai stato divulgato alla massa».
È vero. Le case dei ricchi pongono più attenzione sul simbolismo e sulla funzione di dettagli di camere e dei loro arredi. Anche Torino per esempio è ricca di abitazioni patrizie che recano moltissimi simboli alchemici.
«Certamente. Ma d’altra parte se ci spostiamo invece sul piano rurale i contadini sono sempre stati ben attenti, per istinto e per tradizione, alla disposizione di camere, ambienti e simboli. Il problema sorge nella routine quotidiana delle vite urbanizzate, dove tutto avviene di testa e il contatto con il corpo e la terra è ridotto al lumicino».

Consigli pratici
È possibile praticare il Feng Shui da soli o serve l’intervento di un esperto?
«Senza dubbio è molto difficile – almeno agli inizi – percepire correttamente le proprie esigenze rimaste sepolte a lungo. L’aiuto di un consulente a mio avviso è indispensabile per tradurre le necessità del cliente attraverso azioni concrete sul suo spazio abitativo, così da renderlo aderente ai suoi bisogni profondi».
Occorrono investimenti cospicui per “fare” Feng Shui?
“Non necessariamente. Tutto dipende dall’entità del caso e da quanto gli abitanti vogliono modificarlo. Come linea generale di riferimento, una consulenza ha una durata media di 5 ore, direttamente sul posto con il cliente. Da qui si può arrivare poi a seguire un caso per diverso tempo. Il cliente può dirmi se intende utilizzare quello che ha già o introdurre elementi nuovi, o anche trasformare completamente l’assetto dell’abitazione. Non ci sono schemi, tutto il lavoro si adatta alla situazione specifica analizzata e alle necessità di chi la abita».

Come intervenire su ambienti urbani
È possibile intervenire su quartieri disagiati per migliorare anche le condizioni sociali?
«A questo proposito posso dire che sono stati fatti degli interventi sperimentali in nord Europa per la riqualificazione di aree urbane totalmente degradate. Dopo l’intervento la criminalità si è abbassata del 70%».
Sarebbe possibile ipotizzare un intervento sperimentale nelle favelas in Brasile?
«Sarebbe una ricerca interessantissima. Siamo in un momento storico in cui non possiamo più permetterci di costruire ‘contro natura’, perché in maniera sempre più evidente questo ha delle conseguenze sulla qualità del nostro benessere quotidiano e di quello dell’ecosistema in cui ci inseriamo. Pensare alla propria casa è spesso un bisogno, un sogno che prende forma. Servono soldi, tempo e molta energia, pertanto è fondamentale riuscire a formulare la propria ‘visione’ per arrivare a un progetto che corrisponda il più possibile al desiderato.

Progettare uno spazio umano significa essere guidati prima di tutto nell’individuazione delle nostre necessità e poi nel trasformarle in azioni progettuali concrete.

Giardino giapponese.

Progettare la propria abitazione secondo certi parametri permette di allineare in maniera precisa le necessità di chi abita (funzionali, ma anche psicologiche ed emotive) al contesto prescelto, inserendosi nell’ambiente nella maniera più ‘naturale’ possibile, cioè facendosi guidare dall’ambiente circostante, assecondando la sua struttura per farla diventare guida e tema portante del progetto. Riqualificare un luogo significa prima di tutto comprenderlo ed è questo che occorre fare anche in contesti degradati.
“Il grande influenza il piccolo”, dice Grand Master Chan Kun Wah (maestro cinese di Feng Shui della linea Chue Style); seguire e sfruttare le informazioni ambientali presenti in un luogo significa accogliere e utilizzare a proprio favore le caratteristiche e le energie del luogo. Questo viene prima di qualsiasi altra considerazione!».