Sogni lucidi e memoria

In questo viaggio notturno della coscienza si spiega come ricordare un racconto onirico e trasformarlo in sogno lucido, secondo gli studi del dott. LaBerge

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“Alice nel Paese delle meraviglie”, una meravigliosa metafora del viaggio nell’inconscio.

Il bentornato a voi, ricercatori onirici, in questo limbo paradossale dove si ha modo di riflettere sui sogni da svegli. L’obiettivo dello spazio-laboratorio gentilmente messo a disposizione da Karmanews è di adoperarsi all’allestimento di un equipaggiamento energetico che permetta l’esperienza del viceversa, ovvero di sperimentare lo stato di veglia mentre si sta sognando.
Normalmente i luoghi privilegiati in cui si possono condividere le visioni oniriche sono le stanze private dei rapporti personali più intimi nelle quali ci si concede di aprire la “botola della cantina”, di accendere la luce o il proiettore e di invitare qualche amico, parente o terapeuta a fare una passeggiata nelle segrete dell’identità sognante. Come detto nelle scorse puntate la frequentazione di ambienti onirici stimola non poco la produzione e la memoria del sogno aumentando di molto le probabilità che si instauri uno scambio fruttifero e amico tra il conscio e il meno conscio. Tali ambienti sono ad esempio il cinema, il teatro e le occasioni di confronto filosofico-animico delle conferenze sapienziali volte all’aumento di consapevolezza. A questo riguardo ci tengo a dedicare un pensiero di grande affetto ad un amico, ricercatore e diffusore di Bene, recentemente scomparso: la Tua splendida luce Roberto Senesi rimane dolce e avvolgente ad accompagnare chi cammina con impegno e umiltà sulle zolle antiche e care di questa terra.

La differenza tra sognare e desiderare

Anthonis van Dick: Eros risveglia Psiche dal sonno provocato da Proserpina.

Vi sarete certamente accorti, osservando il mondo circostante con curiosità e senso critico, che da diverso tempo è in atto un equivoco linguistico che la nostra società del consumo insiste nel diffondere, come avesse la meccanica paura di attribuire al sogno la sua potenza trasformativa: l’errore sta nel considerare e trattare come sinonimi il verbo sognare e il verbo desiderare (una crociera da sogno, l‘auto dei tuoi sogni, ecc..). Reputo sano fugare questa leggerezza a favore della dignità che la pratica visionaria notturna (e non) merita senza riserve.
A parte le etimologie ben distinte, la differenza sostanziale tra le due nobili attività è che la prima, il sogno, è un comportamento involontario, spontaneo e biologicamente riconosciuto come un atto (umano e animale) indispensabile alla salute e alla metabolizzazione psichica delle informazioni acquisite durante la veglia. Che lo si voglia o meno si sogna. Dopo aver sognato abbiamo visto con quale facilità si possano ignorare o dimenticare i sogni fatti: vuoi per lo spavento che hanno generato (“meglio scordarli in fretta!”), vuoi per l’impegno non retribuito che chiede l’annotarli per non perderli nell’oblio.
Il desiderio invece è un’attività volontaria e intenzionale. Anche se alcune teorie sostengono che in realtà “ci si accorge di desiderare”, in quanto attraverso ciò che si scopre-di-desiderare e desiderando si ha modo di conoscere meglio se stessi (altra attività pericolosa), l’ambito del desiderio appartiene ad un’area molto più vicina alla consapevolezza di quanto non lo sia quella dello stare sognando, dove spesso accadono vicende tutt‘altro che piacevoli.
La doverosa precisazione appena fatta mira a ridestare in chi legge l’uso delle antenne atte ad intercettare le frequenze emesse dagli strumenti di distrazione-di-massa che affollano il quotidiano di ognuno e allontanano, se sconosciute e quindi non soppesate, dalla più limpida e squisita applicazione di un immenso potenziale energetico latente e inespresso.

La potenza del sogno lucido
Il sogno lucido è una via che questo potenziale attiva e trasforma in potenza. Avrete infatti certamente sperimentato l’incremento di chiarezza mentale e di determinazione derivanti dai Test della Realtà e dal rapporto epistolare d’amore coi sogni stabilito mediante il Quaderno dei Sogni. Ottimizzare la realtà in corso d’opera, come accade nei sogni lucidi, è il frutto di un preciso e focalizzato intento ma è anche un modo concreto di operare impiegabile nello spazio di coscienza che condividiamo di continuo con la nostra cerchia di frequentazioni note e impreviste.
Una delle tecniche teorizzate dal Dott. Stephen LaBerge, fondatore del Lucidity Institute (a destra), per stimolare i sogni lucidi è l’uso della memoria prospettica quale chiave di accesso all’esperienza onironautica. La dinamica di questa tecnica, battezzata come MILD (dall’acronimo inglese Mnemonic Induction of Lucid Dreams, induzione mnemonica di sogni lucidi), si basa sullo stesso principio di specularità incontrata nei Test della Realtà, ma sfrutta, piuttosto che quelle prodotte in veglia, le risorse esperienziali avvenute in sogno e ricordate come frequenza d’accordo o utilizzate come diapason dei sogni. La simmetria già citata tra le attività in veglia e le loro corrispettive in sogno è infatti la costante che accomuna i barlumi di attenzione aumentata in entrambi i campi d’azione. Tramite la MILD la vibrazione del sogno vissuto viene ridestata attraverso la ferma volontà di riprendere la drammaturgia onirica (luogo, sensazioni, accadimenti del sogno) utilizzando questa risonanza mnemonica negli stadi di passaggio tra la veglia e il sonno: ecco che la puntuale e neutra annotazione sul Quaderno acquisisce l’ulteriore valore di “LA” a cui riavvicinarsi per regolare le corde dello strumento percettivo.

Tecniche per ricordare i sogni
Come è noto, durante la notte si avvicendano un numero variabile di cicli di sonno della durata di novanta minuti l’uno circa e che si concludono con la fase REM, la fase del sogno. Forse è meno noto che la durata delle fasi REM è direttamente proporzionale al numero di cicli di sonno che ci si concede: dormire almeno 8 ore garantisce infatti almeno cinque cicli completi. Da qui probabilmente nasce il detto che “il mattino ha l’oro in bocca” essendo le prime ore del mattino (o quelle dell’ultimo ciclo) le più generose di sogni lunghi e dettagliati. Se prima di dormire ci si prefigge con disciplina di concentrarsi nel ricordo vivido di quanto precedentemente sognato al fine di parteciparvi attivamente, le probabilità che si riesca a entrare nello svolgimento del sogno aumentano sensibilmente. Anche lo svegliarsi spontaneamente o tramite sveglia al termine di un ciclo di sonno definito (ad esempio un’ora e mezza o tre ore dopo essere andati a letto) e l’impegnarsi, una volta coscienti, a riprendere il sogno appena lasciato, offre ottime possibilità.
A vantaggio di una più stabile esperienza di lucidità consiglio vivamente di redigere per tempo una lista di Atti di Volontà ovvero di intenti (noti nella pratica yogica come Sankalpa) da perseguire una volta lucidi: mi è capitato più volte di perdere maldestramente la presa con la lucidità in sogno a causa della difficoltà di radicarmi in essa soprattutto perché non avevo programmato il tipo di attività da svolgere una volta presente in sogno.

Concentrarsi sui dettagli del sogno

Lecomte du Nout: “Il sogno dell’eunuco”.

La scossa energetica dell’esperienza onironautica è tale da portare chi non è opportunamente allenato nel gestirla al subitaneo risveglio. Concentrarsi sui dettagli sensoriali del sogno, ruotare col corpo di sogno su se stessi o massaggiarlo: sono alcuni rimedi utili per compiere un valido radicamento; ma anche il comandarsi attività specifiche (voli, interrogazioni interiori, esperienze ambìte, ecc.) aiuta a rimanere il quello stato altamente energizzante chiamato sogno lucido.
Essere in sogno, unito allo sforzo che compiamo per tendervi, ha una molteplice valenza: oltre a permettere esperienze che non ci si concede da svegli o che non si crede di poter compiere, offre lo spunto inestimabile di mettere alla prova, in uno spazio protetto e discreto, la migliore versione di se che si decide di voler diventare. La felice conseguenza di questo nuovo approccio è che non appena si presenteranno nel quotidiano le condizioni per un ampliamento dell’evoluzione personale, di relazione o performativa, ci si sentirà chissà come totalmente pronti ed entusiasti per raccogliere ogni sfida che, nel profondo, sapremo già con chiarezza di poter affrontare e superare con grazia e facilità.
La porta è aperta, il viaggio tutto da vivere.

Per saperne di più:
sul lavoro del dr. Stephen LaBerge: www.lucidity.com

Roberto Brancati
Ricercatore nel campo della psicologia del profondo, conduce da diversi anni una costante indagine sulla dimensione dialogica tra il sogno e la veglia e propone dal 2012 il laboratorio sul Sogno Lucido "La Regia Onirica". Poeta e Amministratore dello storico atelier di famiglia che si occupa da più di cinquant'anni della realizzazione di costumi di scena per grandi teatri, coniuga la ricerca onirica con la sperimentazione teatrale: come sarto realizzatore, come attore e di recentemente come regista.