Ayurveda, la scienza della vita

Tra le medicine considerate in Italia complementari o non convenzionali, una delle più importanti è l’Ayurveda, il sistema di medicina indiano che, insieme a quello cinese (entrambi riconosciuti dall’OMS), rappresenta il sistema di medicina tradizionale più antico giunto alla nostra conoscenza. Il termine Ayurveda deriva da Ayus (vita), e veda (conoscenza), quindi conoscenza della vita; ma in una traduzione più letterale indica conoscenza dell’intervallo di vita, dato che secondo i Veda l’evoluzione dell’anima avviene attraverso le diverse incarnazioni.

Sino a trent’anni fa l’Ayurveda era poco nota in Occidente, mentre oggi è diffusa nel mondo…

“Sino a trent’anni fa l’Ayurveda era poco nota in Occidente, mentre oggi è diffusa nel mondo grazie all’azione svolta da Maharishi Maesh Yogi”, ci dice il dottor Bruno Renzi, medico psichiatra, professore di riabilitazione psichiatrica generale all’Università di Milano, che ha anche una formazione in medicina Ayurvedica Maharishi, che ha introdotto lui stesso in Italia nell’85. “Nell’Ayurveda possiamo distinguere due grandi sezioni: la prima è relativa alla conoscenza necessaria a mantenere un buon equilibrio in funzione dell’evoluzione, nell’unità dell’essere e nella sua totalità spirituale, psichica, fisica, comportamentale ed ambientale. La seconda riguarda il trattamento dei vari disturbi disfunzionali e delle patologie. In entrambi i casi viene utilizzato un approccio olistico, quindi un insieme di metodologie utili al mantenimento di un buon equilibrio, nel rispetto delle differenze costituzionali dell’individuo”.

La diagnosi del polso

“Una delle principali metodiche diagnostiche dell’Ayurveda è la diagnosi del polso (Nady Vigyan), che per la verità deriva dalla medicina musulmana, poi fusasi con la medicina Ayurveda”, continua Bruno Renzi, che ha scritto numerosi saggi e recentemente due libri, Anima e Stress e autoipnosi (entrambi Anima ed.). Ayurveda_stampa“Ascoltando il polso radiale a quattro livelli di profondità, il medico raccoglie una serie di informazioni sia sul piano strutturale (cioè sulle varie aree del corpo) sia su quello funzionale (il funzionamento degli organi), che gli permettono di individuare le patologie in atto, ma anche iniziali disfunzioni asintomatiche di diversi apparati, in modo da impostare una terapia in termini preventivi, evitando così che la disfunzionalità divenga patologia. Inoltre si avvale dell’osservazione clinica dei vari sistemi ed apparati del corpo e dell’ascolto del paziente per un’indagine psicologica. Per essere più precisi si può usare anche l’astrologia vedica (Jotish) per individuare la genesi karmica della malattia e la sua evoluzione, dato che il karma agisce sulla dimensione psicofisica“.

I tre principi: Vata, Pitta e Khafa

Un altro aspetto importante della medicina Ayurvedica è quello dei dosha (che può essere tradotto con impurità), i principi metabolici fondamentali che governano la struttura psicosomatica dell’individuo (e in termini più estesi la materia e quindi le leggi di natura). I dosha fondamentali sono VATA (che organizza funzioni quali il movimento, il trasporto, la comunicazione e governa la respirazione), PITTA (che organizza i processi metabolici, la digestione e i processi di trasformazione) e KAPHA (che regola le funzioni dei liquidi corporei e governa la forza e la massa corporea, e mantiene efficiente il sistema immunitario). Ognuno di essi è prevalente in una fase della vita (Vata nella prima parte, Pitta tra i 30 e i 60 anni e Kapha in vecchiaia), ma sono tutti presenti con una percentuale differente. Inoltre essi rappresentano una tipologia specifica. Ai dosha fisici si aggiungono quelli psichici: Satva, Rajas e Tamas, che hanno una differente quantificazione energetica e determinano i tratti temperamentali. “Maharishi Maesh ha decodificato i dosha in termini di fisica quantistica”, aggiunge Renzi. “Quindi possiamo vedere i dosha, sia fisici che psichici, come campi morfogenetici, che determinano la struttura psicologica in termini di tendenza e temperamento”. Vediamoli.

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IL TIPO VATA è connesso con lo spazio e con l’aria, che è leggera, ed è il principio del movimento. Nel corpo è legato a sistema nervoso, circolazione sanguigna e respirazione. Il tipo Vata, di costituzione agile e snella, è il più magro dei tre (anche se mangia non ingrassa). Un eccesso di Vata può produrre irregolarità nel sistema nervoso centrale e periferico e nelle funzioni da essi governati. Da un punto di vista psicologico è vivace, eccitabile e imprevedibile, ha una buona capacità di apprendimento ed è dotato di grande creatività.

IL TIPO PITTA è connesso con acqua e fuoco, ed è legato alla trasformazione e alla digestione fisica e mentale. Da un punto di vista fisico, il tipo Pitta è proporzionato, ha la pelle chiara, spesso lentigginosa, che si irrita facilmente. Ama il cibo, ha un buon metabolismo e una buona digestione, ed è spesso intollerante al caldo. Da un punto di vista psicologico è intellettualmente acuto e vivace, intraprendente, ambizioso, portato al comando e competitivo.

IL TIPO KAPHA è connesso con acqua e terra, ed è legato alla coesione. Il tipo Kapha è forte e resistente, ben piantato, robusto. Mangia e digerisce lentamente, ma ingrassa con poco. E’ dotato di grande resistenza ed ha un buon sistema immunitario. Da un punto di vista psicologico è calmo, pacifico, tollerante.

La terapia

“Una volta individuata la costituzione e la patologia, il medico prescrive una serie di indicazioni che hanno la funzione di riarmonizzare gli sbilanciamenti dei dosha: queste prescrizioni comprendono un’alimentazione personalizzata sulla base delle disfunzioni presenti, e uno stile di vita adatto (che riguarda ad esempio il sonno, il movimento, il clima più consono)”, continua Renzi. “Quindi si prescrivono dei fitocomplessi, preparati con erbe processate, raccolte cioè in determinati periodi dell’anno e lavorate in un certo modo, a volta con la recitazione dei mantra. L’unico problema è che oggi è difficile trovare delle preparazioni pure, non inquinate. Un’altra pratica importante è il Panchakarma, che consiste in una serie di procedure di disintossicazione dell’organismo e di ribilanciamento dei dosha. Si somministrano al paziente delle sostanze che consentono la mobilitazione e l’eliminazione dei dosha in eccesso: questo consente la detossicazione della fisiologia, cui consegue il ringiovanimento dell’organismo. yogi Le procedure del Panchakarma comprendono diverse tecniche di massaggi con oli medicati in relazione alle diverse costituzioni dell’individuo, bagni di vapore medicati con erbe, assunzione di sostanze, erbe o clisteri medicati, che cosentono l’eliminazione delle tossine.
Si utilizzano anche le asanas, posture che si rifanno all’Hatha Yoga, e sul piano mentale la meditazione (per chi segue Maharishi, la Meditazione Trascendentale), che è fondamentale, dato che consente di sperimentare all’interno la base del proprio essere, che porta in sé la capacità di armonizzare i campi morfogenetici”.
Qual è la peculiarità dell’Ayurveda, rispetto ad altre medicine? “Essendo in grado di rilevare delle disfunzionalità non ancora patologiche, l’Ayurveda consente di fare una prevenzione primaria. In pratica, questo approccio olistico e non invasivo, agisce a livello di mente e corpo, comportamento e ambiente,  aiuta il mantenimento della salute e consente l’accesso ad esperienze evolutive sul piano spirituale, in un continuo processo di raffinamento del proprio essere, per la realizzazione del divino che è in noi. Potremmo anche dire che il principio fondamentale dell’Ayurveda Maharishi è il Nuovo paradigma della coscienza, che riconosce come matrice originaria di ogni espressione in ambito universale l’Atma cosmico, o campo unificato di tutte le leggi di natura. Questa coscienza universale è quel livello dal quale ogni cosa emerge in natura su un piano universale; da essa emergono anche le prime leggi di natura che governano l’intero universo ed anche la fisiologia umana; in questo senso l’uomo ha una valenza cosmica. Questa visione sostiene anche una rivisitazione della concezione antropomorfica dell’individuo: l’esistenza dell’uomo non è il fine dell’universo e l’uomo non è al centro dell’universo, ma nella sua fisiologia coesistono le stessi leggi che regolano la vita dell’universo”.

Manuela Pompas
Giornalista, scrittrice, ipnologa, è considerata un'importante divulgatrice nel campo della medicina olistica, la ricerca psichica, la psicoterapia transpersonale. Ha scritto numerosi libri su questi argomenti e la sua ricerca cardine riguarda la reincarnazione attraverso l'ipnosi regressiva. Spesso ospite nei convegni come relatrice sulle tematiche che riguardano la sopravvivenza, è stata spesso in radio e in Tv e ha condotto anche trasmissioni in una Tv privata.