Madre Teresa, un esempio per tutti

Madre Teresa di Calcutta (1910-1997), nata in Albania, ma indiana adozione per  “stare con gli ultimi”, è stata fatta Santa da papa Francesco il 4 settembre scorso, che ha detto: «La sua missione nelle periferie delle città e nelle periferie esistenziali permane ai nostri giorni come testimonianza eloquente della vicinanza di Dio ai più poveri tra i poveri». E lei era vicino a tutti i poveri, al di là di qualunque fosse la professione di fede.
Abbiamo chiesto al dr. Cesare Santi, presidente dell’Amiot, che più volte è stato a Calcutta come volontario nella casa di Kalighat, di parlarci di questa straordinaria donna e delle sue opere.

calcutta-bambini-137Camminare per le strade di Calcutta, assorbirne, gli odori, i profumi, colmare le orecchie del rumore frastornante di clacson, trombette di risciò, biciclette, motorini. Riempire gli occhi dei suoi colori. I colori dei sari variopinti che vestono di composta eleganza la povertà. Riempire il cuore di quella miseria che trasuda da ogni angolo, da ogni casa e vicolo, in ogni quartiere. E sentire, nel profondo, di non poter restare spettatori, turisti curiosi dietro una fotocamera o una cinepresa; sembra di vilipendere qualcosa, di escludersi da movimenti di vita e di morte che solo in apparenza sembrano lontani anni luce da noi. A occhi più attenti, camminando per quelle strade, cercando di far silenzio sulle labbra, nella mente e nel cuore, ci si accorge che quel mondo ci appartiene; camminiamo in strade nostre, incontriamo una povertà che ci fa da specchio… e quei colori, i colori di Calcutta, sono i colori con cui anche qui, nel nostro quotidiano, mascheriamo le nostre povertà.

La missione di Madre Teresa
motherteresaIl 10 settembre del 1946, mentre viaggiava verso Darjeeling proveniente da Calcutta per seguire degli esercizi spirituali, Madre Teresa dell’ordine delle suore di Loreto riceve una sorta di “seconda chiamata”, o, come lei stessa la definì in seguito, una vocazione nella vocazione. Sentì il bisogno forte, fortissimo, di spingersi oltre nei sentieri dell’attenzione e del servizio al prossimo; di andare ancora più in fondo all’esercizio della carità. Condividere con una totalità, prima di allora mai sperimentata, la povertà e la miseria che ogni strada, ogni vicolo, ogni marciapiede di Calcutta le mostrava quotidianamente.
La grandezza e la “santità” di quella scelta sono apprezzabili e “sperimentabili” ancora oggi, nelle decine di centri di accoglienza voluti dalla Madre per alleviare le sofferenze di chi realmente per tetto ha un cielo e per letto un marciapiede. Kalighat, il centro dove vengono accolti i moribondi, Shishu Bavhan la prima casa voluta per accogliere gli orfani abbandonati, Prendam per i malati e i diseredati, Baruipur per i tubercolotici… E dopo Calcutta, altre città dell’India – New Dehli, Mumbay, Bangalore – e del mondo, Etiopia, Kenia, Europa, Roma, Milano, Napoli, Parigi, Berlino, Madrid, Londra, e oltre oceano, New York, per un totale di oltre 760 case! Per rispondere a quella povertà visibile nei corpi martoriati dal digiuno e dalle malattie e invisibile in quelle anime “martoriate” dalla solitudine, dall’odio, dal non-amore.

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Calcutta. La casa per i morenti.

Il miracolo quotidiano dell’Amore
Quando si entra nella stanza semplice e spoglia al pieno terra della Mother House, in A.J.C. Bose Road dove è posta la tomba della Madre, si comprende come il centro del mondo sia proprio in quella stanza. Si fatica ad arrivare e a riconoscere l’ingresso della Mother House: è posto in un vicolo umile, anonimo, dove niente permette un riconoscimento: nulla! È questo nulla, questa semplicità che avvolge e ricopre la grandezza di un’opera immensa, rispetto alle possibilità e alle energie a disposizione di una esile, piccola donna (per di più straniera) che conduce il pensiero alla sua Santità.
Lavorando nei suoi centri di accoglienza, personalmente a Kalighat, ci si rende facilmente testimoni del miracolo quotidiano dell’Amore, del dono di se stessi senza calcolo e senza ritorni. Si comprende che i soldi, gli aiuti materiali economici non basterebbero mai. Impossibile tener testa alla povertà, impossibile pensare di annientarla… “i poveri li avrete sempre con voi”: l’insegnamento di Madre Teresa è proprio quello di saper andare al di là delle cose, di imparare a rispondere alla povertà e alla sofferenza innanzitutto con il cuore, aprendolo e imparando a donarlo. E insieme, cibo per gli affamati, acqua per gli assetati, vesti per gli ignudi, medicine per i sofferenti.

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Calcutta. Il dr. Cesare Santi a Khaligat come volontario.

A Calcutta si scopre l’altro che è in noi
Decine e decine di volontari, provenienti da tutto il mondo, uomini e donne di ogni età ed estrazione sociale giungono a Calcutta per vivere e sperimentare, almeno per un periodo breve, l’insegnamento lasciato dalla Madre. La santità si sperimenta anche così: ho visto giovani e meno giovani arrivare chiusi, sospettosi, arrabbiati, depressi, scettici, tristi e, dopo pochi giorni di immersione in quella povertà, in quello “schifo” come la stessa Madre Teresa lo definiva, illuminarsi e provare una gioia mai sperimentata. Un miracolo che quotidianamente si vive a Calcutta e sicuramente si potrebbe vivere ovunque, nelle nostre città, se fossimo capaci di mantenere quello spirito di dono e di carità che è possibile a tutti. Madre Teresa diceva che era un privilegio poter arrivare a Calcutta. Un privilegio poter guardare negli occhi la povertà, attraversarla, farla propria, vederne dietro le sue sporche vesti il volto del Cristo Redentore. Oltre lo scandalo, oltre ogni reazione e rifiuto, oltre il grido: “non è giusto !”, al di là delle cose, c’è la luce e la gioia di chi riesce a sperimentare la forza dell’Amore, della condivisione, attraverso gesti semplici, umili. A volte un abbraccio nato dal cuore dischiude porte inaccessibili e fa comprendere perché è cosa buona e giusta che una piccola suora oggi sia Santa!

Per saperne di più:
Brian Kolodiejchuk. Madre Teresa. Il miracolo delle piccole cose, Rizzoli ed.

 

 

 

Cesare Santi
Medico milanese, Presidente AMIOT (Ass. Medica Italiana Omotossicologia).