Leo Gullotta: prima e dopo il silenzio

Leo Gullotta, ironico, caustico, chiassoso, vitale, entusiasta, deluso, ribelle: è questo il personaggio che ha interpretato al teatro Parenti di Milano, come protagonista – insieme a Eugenio Franceschini – di Prima del silenzio, di Peppino Patroni Griffi (ma mentre scrivo, lui è già in tournée con lo spettacolo, prima al teatro Carignano di Torino e poi in altre piazze del nord Italia, Forlì, Cremona, Cesena).
Leo, che il grande pubblico televisivo conosce soprattutto per i suoi interventi al Bagaglino, è un attore e un uomo impegnato. Lo spettacolo ce l’ha nel sangue. D’altronde si è innamorato del teatro a 15 anni, vedendo recitare Gassman, e sul palcoscenico è salito ancora adolescente. Ha fatto cinema, teatro, televisione, doppiaggio (dal 2012 è la voce italiana di Woody Allen).

«Una pessima abitudine italiana è sottovalutare il lavoro dei comici», scrive lui stesso nel suo sito, http://www.leogullotta.it «Niente di più errato. Un grande autore, ad esempio Shakespeare, prevede tutto, basta interpretarlo; per realizzare una scenetta comica, invece, è indispensabile provare tutto, spazi – respiri – battute – gesti, non basta la conoscenza tecnicaLeo_Gullotta_3. Bisogna avere orecchio, ritmo, sapersi muovere in sintonia con le aspettative del pubblico».
Gli chiedo come ha scelto di interpretare questo lavoro di Patroni Griffi (vedi la nostra recensione sotto cultura), scritto per Romolo Valli che lo aveva interpretato nell’80. “Sono stato strafelice di questa opportunità”, risponde. “Non poteva esserci niente di più prestigioso di Patroni Griffi, romanziere, regaista, drammaturgo, scrittore, che ha dato vita alla “Compagnia dei giovani”. Inoltre, lavorando in teatro, mi sono accorto che il pubblico vuole pensare. E allora quale miglior lavoro di questo, che tratta in modo attuale la crisi sociale, la società malata, lo scontro generazionale, la morte della parola? E’ uno spettacolo coraggioso, di cui siamo stati ripagati da un pubblico che sta in un ascolto silenzioso fino alla fine, affascinato, toccato nell’anima, per poi terminare con un infinito applauso. E questo tutte le sere. E’ un segnale forte, che ci fa capire che il pubblico ha bisogno di essere nutrito di qualcosa di più che quello che gli viene propinato: è stufo di furbizie basse, vuole vedere qualità, vuole pensare, essere scosso, strattonato”.
Nel ’98 Gullotta ha pubblicato la sua autobiografia Mille fili d’erba (Di Renzo ed.), il cui sottotitolo recita “ovvero: come vivere felici anche su questa terra”. Beh, è possibile? gli chiediamo, come chiederemo a molti dei nostri intervistati, come per trovare un filo rosso che ci dia degli spunti per cambiare questa realtà difficile e talvolta drammatica, di una società che per molti aspetti è volgare, decaduta, che ha perso i suoi valori, proponendone in cambio altri valori fasulli, non-valori.
“Bisogna riappropriarsi della semplicità, delle piccole cose, senza cercare eventi esemplari”, risponde. “Oggi si cerca l’apparire, più che l’essere. Dobbiamo riprenderci la vita, essere curiosi, porsi delle domande. Io impegnato? Sì, come dovrebbero esserlo tutti. Credo nei diritti fondamentali dell’individuo, nel rispetto del prossimo. Non parliamo di politica: non abbiamo più politici, ma affaristi: in Italia non facciamo riforme da vent’anni, l’individuo non conta, non conta la sua salute, l’ambiente.
Da sempre vicino ad Amnesty International e a Emergency, di Gino Strada, hai dedicato alla solidarietà una pagina del tuo sito, in cui hai pubblicato uno stralcio della “dichiarazione universale dei diritti dell’uomo” e scrive: “Siate sempre solidali con tutti coloro che vi circondano e sappiate prendervi cura del vostro cuore come fate del vostro corpo sino a quando non sarete in grado di stupirvi per tutto ciò che la vita vi regala ogni giorno…”. “La solidarietà dovrebbe appartenere a tutti”, sottolinea. “Stiamo attraversando un momento in cui il cittadino è impaurito, seduto, aspetta la manna dal cielo. Ma per vivere meglio dobbiamo fare qualcosa, iniziando all’interno della famiglia, del condominio, del quartiere…Assitiamo a un addormentamento generale. Ma dobbiamo reagire, riappropriarci della nostra vita. Per uscire da questa fase dobbiamo imparare a metterci in discussione: nessuno si guarda più intorno, non ci si relaziona più, si cammina a testa bassa, con gli occhi puntati sul telefonino. Bisogna smuovere queste persone, farle pensare.
Anche se c’è chi, come il Cavaliere, si è appropriato della televisione, che un tempo è stato uno strumento straordinario, ci ha fatto crescere, conoscere artisti, autori teatrali, un buon giornalismo… Bene, lui si è appropriato di un modulo per abbassare i cervelli, ha usato la Tv come una droga, affinché la gente smettesse di pensare, di reagire…”. Ma lui non ci sta. E noi neppure.

Manuela Pompas
Giornalista, scrittrice, ipnologa, è considerata un'importante divulgatrice nel campo della medicina olistica, la ricerca psichica, la psicoterapia transpersonale. Ha scritto numerosi libri su questi argomenti e la sua ricerca cardine riguarda la reincarnazione attraverso l'ipnosi regressiva. Spesso ospite nei convegni come relatrice sulle tematiche che riguardano la sopravvivenza, è stata spesso in radio e in Tv e ha condotto anche trasmissioni in una Tv privata.