Come ottenere energia gratuita… dalle patate

Gli scienziati della Hebrew University di Gerusalemme hanno scoperto che  un’incredibile fonte di energia si nasconde dentro una semplice patata; non solo ma se qubatterie-con-le-patate-che-creano-energia-elettrica-esta viene utilizzata dopo una bollitura di otto minuti, tale potenziale aumenta di ben dieci volte! Il professore di scienza agraria Haim Rabinowitch e il suo team hanno dimostrato che è possibile creare un sistema con piccole unità composte da un quarto di patata opportunamente collegate elettricamente, che può essere utilizzato per fornire illuminazione a LED per 40 giorni.
La patata (che di per sé non è una fonte di energia e non è il solo prodotto naturale ad avere questa caratteristica: lo sono tutti i frutti ricchi di elettroliti, come le banane e le fragole) fa semplicemente da “ponte” tra due elettrodi, permettendo alla corrente di elettroni di muoversi liberamente attraverso il filo per creare energia elettrica. Fondamentalmente svolge la stessa funzione che ha l’acido presente in una batteria. “Le patate sono state scelte per la loro disponibilità di tutti i paesi, anche quelli tropicali e sub-tropicali”, ha detto Rabinowitch al Science and Development Network. “Esse sono la quarta coltura alimentare più abbondante del mondo.”
La batteria/patata è facile da montare: basta inserire nella polpa i due elettrodi (un filo o una piastra di rame ed uno/una di zinco) distanziati tra loro, collegarli con due fili elettrici alla lampadina a basso voltaggio e il gioco è fatto! La potenza sviluppata è la stessa delle pile AA. Per utilizzare tale energia con sistemi più complessi, occorrono ulteriori strumenti di accumulazione e trasformazione, ma il principio è lo stesso.
schema-di-una-batter#401CFELa BBC, che ha seguito fin dall’inizio la scoperta del gruppo, ha rilevato anche che tale ricerca è stata poi vivamente boicottata e che gli sforzi dei ricercatori per diffondere la loro idea presso villaggi poveri in Africa e in India sono risultati vani.
Finora nessun investitore commerciale e neppure nessuna organizzazione non-profit ha intensificato le sue risorse per espandere o distribuire uno dei prototipi che Rabinowitch ha sviluppato.
Forse si può fare un parallelo con quanto che talvolta accade nel campo farmacologico, dove non vnngono presi in considerazione i prodotti a basso costo, dove non c’è un copyright da sfruttare…. (Ecco il video su yoytube: http://www.youtube.com/watch?v=36hzlFVgVa8)