Progredire sul sentiero spirituale

LA VIA BUDDHISTA

Progredire sul sentiero spirituale

L’unico vero progresso è di ordine spirituale e si misura attraverso la qualità delle nostre azioni. Possiamo progredire attraverso la presenza mentale e nel momento in cui questo accade diveniamo più attivi nella società, collaborando concretamente per il bene comune. I risultati di questo progresso ci vedono ogni giorno impegnati per migliorare noi stessi e il mondo intorno a noi

mani.a.cuoreDa cosa è possibile vedere i reali progressi nel percorso spirituale? Esiste un piano di paragone, dove potersi accorgere realmente di essere cambianti in meglio? Esistono degli effetti tangibili che dimostrano un avanzamento verso stati di coscienza più elevati?
Certamente sì, possiamo verificare questo progresso in un solo modo: innanzi tutto è bene sapere fin da subito che non esiste alcuna trasformazione del tipo sovraumano, non ci sono segni che indicano l’avvento di facoltà soprannaturali. Vi prego di ascoltarvi interiormente di fronte questa disillusione. Ciò che invece, in modo tangibile, ci indica un progresso, appartiene all’ordine dell’umano, è un’inaspettata predisposizione verso ogni forma di vita, una scelta profonda che ci rende ogni giorno più disponibili nel cercare di migliorare la nostra e la vita altrui.
Le cosiddette persone evolute non sono coloro che hanno sviluppato poteri soprannaturali, questo è un particolare che nell’evoluzione di un individuo in questa dimensione così densa non fa alcuna differenza. Le persone evolute sono soprattutto quelle che operano nel sistema ogni giorno portando beneficio ad altri esseri e alla comunità stessa. Sia chiaro che ogni tentativo o forzatura che attuiamo nel percorso per raggiungere chissà quale obbiettivo spirituale non produrrà alcun beneficio: il cosiddetto potere spirituale non lo si raggiunge attraverso il desiderio ma attraverso la rinuncia.

Ricercare l'insegnamento puro
Ci sono molte discipline al giorno d’oggi, molte sono abbozzate, miscugli che derivano da altri metodi che hanno trovato forma in qualcosa di poco definito perdendo così l’efficacia del metodo originale. Ci sono ad esempio organizzazioni che hanno unito più di una disciplina e l’hanno arricchita con l’insegnamento di un illuminato. Questi allettanti miscugli composti di metodi e filosofie diventano delle vere e proprie trappole; è possibile trovare in questo un beneficio superficiale, ma a quale prezzo?
buddha.faceQuesta storia si ripete costantemente da secoli e per tutto questo tempo l’ego umano ha cercato il potere spirituale sfruttando quelle che invece sono le fondamenta di un insegnamento finalizzato alla liberazione dell’individuo dalle catene dei condizionamenti: un insegnamento puro, non settario, completamente accessibile a chiunque.
È stato scoperto il metodo per progredire sul sentiero, ogni illuminato ha potuto sperimentarlo. Nell’Advaita Vedanta come nel Vangelo o nei testi del Tipitacka è scritto con parole diverse lo stesso concetto. Si ritrova nei Vangeli apocrifi, nel Pistis Sophia, il Codex Askewianus, è ribadito all’interno de Il libro tibetano dei morti, lo troviamo nel cuore del taoismo e addirittura nella scienza applicata di quella che poi è stata definita psicologia. I grandi rappresentanti della scienza, oltrepassando un confine invisibile, hanno tutti potuto svelare questa verità e tutti si sono arresi di fronte la realtà tangibile dello spirito, il manifestarsi di un movimento che vede ogni fenomeno in costante mutamento. Si capisce chiaramente che l’unico modo per progredire nel percorso è afferrando questa verità sottile che permea ogni singola insenatura dell’esistenza, ogni sfumatura di vita che scorre, ogni istante che respiriamo senza averne coscienza diretta. I veri maestri sono qui per comunicarci questa verità.

Quantità e qualità nel percorso spirituale
L’unico reale progresso che possiamo sperimentare nelle nostre vite non si misura in base alla quantità ma in base alla qualità. La qualità è d'importanza strategica, se la qualità della nostra vita non cambia in meglio - anche se la quantità dei risultati del nostro operare è in continuo aumento - non possiamo definire in questo un progresso spirituale. Il progresso di un essere umano può essere solo spirituale, non c’è progresso se nel nostro agire non c’è spirito. Credere di progredire solo perché si è raggiunto un traguardo dal punto di vista materiale, è una mera illusione: sarebbe utile domandarsi come si è raggiunto quel traguardo: a che prezzo e per mezzo del sacrificio di chi abbiamo potuto raggiungerlo.
bambina-uccellini-300x289Già il semplice atto di farsi domande come queste ci porta verso un ordine spirituale, restituendo parte dei meriti che abbiamo raggiunto con chi sta collaborando alla nostra realizzazione. Mettersi di fronte uno specchio interiore ci permette di capire che le quantità sono in relazione omogenea con la qualità delle nostre azioni.
La quantità è la risultante di un progresso che si basa sull’ego: volere di più e ottenerlo attraverso una strategia è controproducente da un punto di vista spirituale. Dobbiamo scegliere. C’è un momento dove chi è realmente intenzionato a progredire nello spirito sceglie di rinunciare alla quantità. È bene sottolineare però che la rinuncia alla quantità non comporta una perdita della stessa, potrebbe invece proliferare ancor di più dandoci cosi modo di utilizzare queste quantità in modo spirituale “dhammico”, finalizzato al bene comune.

Rinunciare al nostro ego...
I santi, gli illuminati, le immagine mitologiche di avatar che hanno camminato su questo pianeta rappresentano per quasi l’intera popolazione mondiale un punto di riferimento. Si vedono croci legate al collo, appese agli specchietti delle macchine, le immagini dei santi spesso fanno da contorno nelle camere da letto. Il.muro.del.piantoCi rechiamo in una moschea o in una chiesa, oppure facciamo un pellegrinaggio in un luogo speciale di grande potere: chiediamo a queste potenze spirituali di farci la grazia, vogliamo guarire dalle nostre afflizioni senza però rinunciare al nostro ego, alla parte di noi che desidera compulsivamente. Rimaniamo attaccati alle cose più inutili e mentre chiediamo a Dio di farci la grazia speriamo che questo possa garantirci benefici anche sul piano economico. Dio dovrebbe così provvedere al nostro conto in banca?
Il sistema nel quale viviamo e che abbiamo contribuito a creare non agevola il processo di purificazione. Il sistema è alimentato dal desiderio, la ricerca del piacere, della soddisfazione sensuale. Chiedere di essere liberati dalle nostre afflizioni mentre si continua a perpetrare nel desiderio è la follia per eccellenza. Le persone sante che tanto idolatriamo rappresentano l’emblema della rinuncia; si sono spogliate di tutto e hanno trovato qualcosa che è eterno, qualcosa che resta come una meravigliosa gemma. Possiamo anche dire che la pace interiore emerge da ciò che non possiamo perdere, che resta come un’essenza nella nostra anima. Ciò che resta ne bbiamo in abbondanza.

Gli effetti del cambiamento
Il primo effetto che emerge durante il percorso spirituale lo si nota attraverso la qualità dei pensieri. Non c’è più una continua identificazione con il proprio io: l’”altro” diventa più importante del proprio io. Osservando un altro essere umano la mente produce pensieri d’amore, c’è una predisposizione ad aiutare, a mandare buone vibrazioni all’esterno senza più quella esigenza di contenere e accumulare i propri guadagli personali, ma al contrario condividendoli con tutti gli esseri.
Se un progresso è un vero progresso spirituale allora ci si sente molto pratici, molto energici, disponibili al lavoro, a contribuire benevolmente alle esigenze della società. Si diventa dei cittadini consapevoli, aiutare.gli.altri(1)partecipativi e produttivi. Senza i tentacoli dell’ego che avvinghiano completamente l’esistenza ciò che facciamo è donare il nostro aiuto alla collettività. Questo si nota giorno dopo giorno sempre di più e possiamo definirlo un progresso spirituale.
Questo andamento evolutivo è tracciabile attraverso alcuni piccoli segnali: chi ne fa esperienza diretta può garantire la presenza di alcuni passaggi inevitabili; uno di questi si manifesta dopo che la qualità del pensare abbia già manifestato un cambiamento, un cambiamento verso il bene. Attraverso questa modifica della qualità dei pensieri l’intera struttura comincia a vibrare su una frequenza completamente nuova. Possiamo immaginarci come delle antenne che captano segnali dall’infinito: le frequenze dello spirito. Per ogni frequenza la mente genera una differente qualità di pensieri, man mano che si progredisce sul nobile sentiero ci sintonizziamo su altre frequenze e di conseguenza la qualità dei pensieri cambia.
Il pensiero è frequenza e la frequenza è pensiero: allenando la mente, educandola attraverso un metodo di osservazione possiamo cambiare frequenza: letteralmente ci sintonizziamo con lo spirito della creazione, il Cosmo, l’ordine dell’amore.

Il sentiero dell’illuminazione
Il grande fraintendimento che nel tempo è sorto dalle fondamenta religiose e dai movimenti di innovazione come ad esempio quello newage, ci ha fatto vedere lo spirito come qualcosa di straordinario, lontano dalla praticità, dalla semplicità: qualcosa di superumano che solo in pochi riescono a raggiungere. Questi pochi li definiamo illuminati senza però avere la minima idea di cosa sia questa illuminazione. È proprio dopo aver realizzato la completa illuminazione che il Buddha disse: “Come me vi saranno santi vittoriosi, che hanno raggiunto la fine delle impurità”.
Ogni illuminazione parte da un sentiero; un sentiero nobile formato da molti aspetti, la maggior parte dei quali sono aspetti pratici, comportamentali, gesti e abitudini che facciamo compulsivamente ma che racchiudono in sé la chiave dell’evoluzione spirituale. Il gesto come anche la parola e il pensiero svolgono un ruolo importantissimo, vengono però sottovalutati dalla nebbia dell’ignoranza.

"La predica agli uccelli" è la XV scena del ciclo di affreschi delle Storie di san Francesco della Basilica superiore di Assisi, attribuiti a Giotto.

Assisi. "La predica agli uccelli" è la XV scena del ciclo di affreschi delle Storie di san Francesco, attribuiti a Giotto.

Potenzialmente ognuno di noi è un illuminato, un’illuminata; è solo attraverso la rinuncia però che possiamo realmente intraprendere questo percorso. Rinunciare significa arrendersi a qualcosa di più grande. Non c’è un illuminato che abbia desiderato di essere un illuminato, si impara fin da subito che il lavoro su di sé - anche se finalizzato al raggiungimento di un traguardo - comincia da una presa di coscienza. Il Buddha ad esempio, colui che raggiunse la completa illuminazione e divenne un Samma-Sambuddha, non fu spinto dal desiderio di raggiungere un potere spirituale ma dalla decisione di comprendere il corpo e la mente e la relazione che c’è tra i due; il principe Siddharta rinunciò al potere materiale perché si accorse che ogni cosa è destinata a finire, comprese profondamente che nulla permane e da questo processo incompreso l’essere umano genera sofferenza.
La strada da fare è molto lunga e il solo modo per disintossicarsi da questo enorme bagaglio di impurità è cominciare a percorrere un retto sentiero dove la parola il pensiero e l’azione siano allineati sulla base di una condotta morale impeccabile. Come possiamo pretendere di progredire nel bene se le nostre azioni sono all’opposto del bene stesso? Ricche di avversione, risentimento, odio. Siamo sicuri che quello che definiamo giusto sia giusto per tutti e non solo per noi stessi? Sgrossare gli aspetti del proprio ego significa proprio questo: avere la capacità di mettersi in discussione, di offrire la propria idea senza imporla a nessuno, senza credere che sia l’unica idea. Non c’è santo o mantra miracoloso, nessuna terapia o metodo iniziatico che possano realmente cambiarci se per primi noi non capiamo quali sono i nodi da sciogliere.
Ogni illuminato ha percorso passo dopo passo questo sentiero tortuoso fatto di rinuncia, continua rinuncia. Questa profonda umiltà dettata dalla determinazione, il coraggio e altre fondamentali qualità nobili, sono l’esempio di ogni santo, liberato dai condizionamenti dell’ego attraverso l’opera di purificazione per mezzo del metodo che da sempre è strumento per ogni ricercatore della verità.

L’aiuto a se stessi
In conclusione di questo breve viaggio di esplorazione su quelli che sono gli effetti tangibili del progresso spirituale non posso non aggiungere uno degli elementi più importanti, più volte sottolineati dalle parole dei grandi maestri che hanno attraversato questa dimensione. L’aiuto che chiediamo all’esterno attraverso il consiglio, l’istruzione e le indicazioni, anche se a volte indispensabile, eppure se ne rimaniamo agganciati non ci permette di progredire nel giusto modo lungo il sentiero nobile della realizzazione spirituale. L’aiuto verso se stessi invece ci permette di progredire.
meditation(2)Nel Dhammapada vi è scritto: “Da sé si compie il male, da sé ci si contamina; Da sé il male è lasciato incompiuto, da sé soli ci si purifica. Puro e impuro dal sé solo dipendono; Nessuno può rendere puro un altro”.
Imparare ad aiutare se stessi è uno degli effetti di maggior consolidamento che si possano sperimentare durante il percorso spirituale. Aiutare se stessi significa: essere presenti a se stessi; la presenza mentale che letteralmente vuole significare presenti alla mente.
Possiamo comprendere quanto appena indicato da un punto di vista intellettuale, ma il vero progresso lo si sperimenta quando, nella difficoltà riusciamo ad aiutarci direttamente tramite uno stato di presenza nel corpo, nella mente, attraverso il respiro. Questo progresso si trasforma in un rifugio, un rifugio fatto di sola presenza dove poter tornare ogni volta che si vuole fino al completo assorbimento in un costante aiutare se stessi. Il vero progresso è la comprensione esperienziale della presenza mentale, è da questo allenamento che emergono i frutti della pratica che di conseguenza ci portano sulle più alte frequenze dello spirito purificando la mente e generando un flusso di pensieri di assoluta purezza.
Il mondo degli uomini ha manifestato di certo un progresso, questo però non ha nulla a che vedere con il percorso nobile dello spirito. Quello che oggi è definito progresso in realtà è un regresso, una contaminazione fatta di luci e colori capaci di intrappolare la mente e condizionarla fino a renderla schiava di un progetto finalizzato al consumo. È arrivato il momento di aiutare se stessi, di praticare con assoluta serietà e dedizione la presenza mentale. Questo è il vero progresso spirituale.