Elementi costitutivi della musica

Quando ascoltiamo una bella musica (sia essa una canzone, un brano strumentale o altro ancora) noi la percepiamo come un tutt’uno, un insieme gradevole, anche se non capiamo questa percezione derivi dalla struttura musicale, oppure da qualcosa di istintivo (ne parlaremo in seguito, in altri articoli).

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Sting

Credo che sia opportuno iniziare questa prima trattazione sulla musica esaminando i suoi elementi costituitivi, per comprendere come interagiscono tra loro: in questo modo la musica  risulterà più comprensibile, anche per i non addetti ai lavori. La musica dunque appare come un qualcosa di uniforme. Ascoltando, ad esempio, una canzone, ciò che ascoltiamo sembra struttura omogenea, mentre, al contrario, ci sono parti ben distinte. Sono quelle parti che creano la musica stessa.
Riprendiamo l’esempio della canzone di cui parlavamo. La ascoltiamo cantata da un cantante, magari accompagnato da un’orchestra. Poi orecchiamo il motivo e la proviamo a cantare. Tra queste due esecuzioni c’è una notevole differenza. Infatti quando l’abbiamo ascoltata cantata c’era molta altra musica assieme alla voce del cantante, mentre quando cantiamo noi c’è solo la nostra voce. Questa è una differenza notevole, che ci può fare capire i primi due elementi della musica stessa. Anche se si tratta della stessa canzone, si presenta in due modi differenti. Una delle due è, per così dire, più “ricca”. Facciamo un altro esempio: quando una persona canta una canzone e si accompagna con la chitarra, spesso cerca gli “accordi” adatti alla melodia, in modo che questa risuoni in maniera più completa. Questi due esempi, che non dovrebbero essere estranei a nessuno, evidenziano i primi due elementi della musica.

La melodia è il primo, tecnicamente l’elemento detto “orizzontale” della musica, quell’elemento che si muove nel tempo e che, in molti casi, è l’elemento costituente della musica stessa. Non possiamo affermare che senza melodia ci sia musica (anche se esistono forme musicali dove non vi è l’elemento melodico), ma è una parte importante, almeno da un certo punto in poi della storia della musica.
Possiamo definire la melodia senza null’altro (quella, riprendendo l’esempio di prima, che “possiamo cantare”, anche se non sempre una melodia che ascoltiamo è cantabile) come “linea melodica”. La melodia “spogliata” di tutto il resto è la linea melodica. Alcuni generi musicali, quali il canto gregoriano, sono forme musicali prettamente orizzontali. Non hanno null’altro che melodia e forse è questa orizzontalità pura che ne costituisce il profondo fascino. Nell’esempio precedente, però, c’era un altro elemento importante. C’era la canzone cantata solamente a voce e quella cantata e accompagnata da altro. Nella musica, quindi, non c’è solo la linea melodica (il motivo che uno può cantare) ma anche altro. Questo altro si chiama “armonia”.

L’armonia è l’elemento detto “verticale” della musica, un elemento che non denota l’incedere temporale della musica, ma semplicemente arricchisce e completa e talvolta è essenziale. Si parla di “armonizzazione”, ad esempio di una canzone: essa è proprio quello che, data una linea melodica, ne fornisce l’armonia, il completamento armonico.notes-music La parola verticale indica qualcosa che sottende alla melodia orizzontale, che la completa, ne denota l’evoluzione, ne accompagna l’incedere. Il termine verticale deriva anche dalla sua disposizione su uno spartito musicale. Su uno spartito, ad esempio per pianoforte, si può osservare che gli accordi si dispongono verticalmente, sotto la melodia. In maniera, appunto, verticale.
Una struttura musicale data da una melodia accompagnata da accordi si dice “omofona”. E’ la più comune nella musica cosiddetta di consumo ed è forse la più fruibile a coloro che non sono così avvezzi di musica. Da questo punto di vista, un accordo non è visto come tante melodie, ma come un tutt’uno, come un elemento unico. La sua funzione è infatti quella di accompagnare una linea melodica, non quella di essere esso stesso musica.
Esiste comunque una musica dove gli accordi sono a tutti gli effetti delle melodie che si incrociano.

La polifonia è composta da più melodie sovrapposte. Qui non esiste l’armonia nel senso stretto della parola, ma sono le melodie sovrapposte che generano l’elemento armonico. Se, ad esempio, osserviamo uno spartito per coro (diversi di voi l’avranno visto) vedremo che ci sono le parti per ogni voce. Queste sono linee melodiche, in un certo senso. Ma sono linee che si sovrappongono. E l’armonia deriva proprio dalla loro sovrapposizione.
Nella polifonia, gli accordi non sono visti come un tutt’uno, ma come linee melodiche che in quel momento si incontrano. Sono melodie che, ad un certo momento della scansione temporale, si trovano a riunirsi, ma rimanendo indipendenti tra di loro.
Quando sentiamo parlare, ad esempio, di “composizione a quattro voci”, o simili, siamo di fronte ad una composizione polifonica. “Voci”, in questo caso, vuol dire “melodie sovrapposte”. Più melodie nello stesso tempo, quindi. In questo caso, la sovrapposizione è l’elemento verticale, e lo sviluppo delle melodie è l’elemento orizzontale.
Anche nella musica polifonica, comunque, può esistere un elemento prettamente armonico. Si tratta del “basso continuo”. Qualcuno che conosca, ad esempio, la musica barocca, ne avrà sentito parlare. Si tratta di quella base armonica su cui i vari strumenti si appoggiano. Spesso è eseguito dal clavicembalo, ma può essere eseguito anche da un insieme di strumenti. In alcuni casi sullo spartito chi esegue il basso continuo ha solo dei numeri, che indicano che note suonare, “dove” la musica si dirige. E chi suona il basso continuo inserisce la base armonica. In altri casi, chi suona scrive il basso continuo prima dell’esecuzione. Nella maggior parte dei casi, comunque, il basso continuo non è già scritto, ma sono date, come dicevo, solo delle indicazioni. E un buon musicista è spesso in grado di eseguirlo al momento.

Il ritmo, strettamente legato allo scorrere del tempo, ci dice come si muove nel tempo la musica: grazie ad esso capiamo se una composizione è un tango, una mazurca o un rock. Il ritmo è fondamentale. Appartiene all’orizzontalità della musica, anche se, forse, può essere visto come trasversale, nel senso che l’armonia stessa può generare ritmo. Senza ritmo tutta la musica sarebbe uniforme. Il ritmo è quello che dona colore alla musica stessa.
Ad esempio,  ci dice se una musica la possiamo contare come “uno – due – tre”, oppure semplicemente come “uno – due”.
Osservando uno spartito, è dato da quelle stanghette che dividono il rigo musicale in elementi separati. Questi sono detti “battute”. All’inizio di ogni rigo musicale vi sono delle indicazioni numeriche, che ci dicono appunto il tipo di ritmo che abbiamo.
I ritmi musicali possono essere raggruppati solitamente in due categorie: quelli binari e quelli ternari. Per cercare di far comprendere questo aspetto, pensiamo ad un tango, o ad un valzer. Quando contiamo il loro tempo contiamo sostanzialmente come “un – due – tre, un – due – tre”. Questa caratterizzazione identifica un tempo ternario.
Nel tempo binario, invece, si conta “uno – due”. Lo si trova, ad esempio, nella Disco Music.
Nell’elemento ritmico possiamo inserire anche la durata delle singole note musicali. Senza ritmo, come dicevo, tutta la musica sarebbe uniforme. Il ritmo è connesso alla durata di ogni singolo suono, ed in un certo senso è dato dal modo con cui la musica scorre.
Qualcuno fa notare che, ascoltando la musica di alcune tribù, si hanno puri e complessi ritmi. Il ritmo, quindi, potrebbe essere l’elemento più istintivo della musica.
Anche alcuni strumenti musicali che noi utilizziamo sono puramente ritmici. E’ il caso degli strumenti a percussione. La batteria, il tamburo, i piatti e così via (anche se gli strumenti come piatti, gong, campane e simili hanno un elemento melodico). Con questi si suonano soltanto dei ritmi, che per

ò costituiscono un elemento importante nella musica.
Collegato al ritmo c’è anche l’aspetto velocità dell’esecuzione. L’elemento velocità fa parte dell’aspetto orizzontale, e ci dice come la musica fluisce. In termini strettamente tecnici, di dice quando dura la singola unità musicale. E’ quell’elemento che ci dice se, ad esempio, abbiamo un andante, un adagio, un allegro. E’ legato al ritmo, perché viene definito in base alle unità musicali, che sono unità ritmiche. E questo ci dice ancora come una musica senza ritmo ben difficilmente potrebbe esistere.
Vi è però un genere musicale, la cosiddetta “ambient music”, utilizzata in alcuni casi, che non ha un ritmo ben definito. E forse nemmeno una del tutto definita melodia. Anche alcune musiche utilizzate per il rilassamento possono non avere un aspetto ritmico molto marcato.

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John Travolta e Olivia-Newton-John ballano in “Grease”

Altre musiche hanno invece un forte aspetto ritmico. Quasi tutta la musica da ballo l’ha, più o meno evidente. Nella Disco Music abbiamo di fatto soltanto ritmo, con una melodia spesso quasi inesistente: un ritmo piuttosto semplice e costante, che ha lo scopo di indurre al ballo anche persone che non hanno una grande esperienza. Altre danze, invece, hanno un aspetto ritmico più complesso, e questo le potrebbe rendere più difficili da ballare.
Questa breve panoramica sugli elementi che contraddistinguono la musica credo possa dare un’idea di come è costituita la musica e quali sono i suoi elementi. In tal modo, quando ascolteremo un qualsiasi brano musicale, sia esso di Beethoven o di Bob Dylan, potremo avere un’idea dei suoi elementi costituenti. E questo ci aiuterà, almeno credo, ad ascoltarlo meglio, potendo comprendere meglio il suo spirito e la sua struttura.

Sergio Ragaini
Nato a Milano. Laureato in Matematica, ha sempre visto la matematica e la fisica come una sorta di “sesto senso”, che ci fa intuire nuovi mondi, anche dentro di noi. Cercando una visione unitaria dell'uomo e della cultura, si è occupato di diverse cose, spaziando dall'insegnamento al giornalismo. Ha collaborato con diverse riviste, occupandosi dei più disparati argomenti, dal cinema al turismo, alla spiritualità. Parte importante, per lui, è anche la musica, che pratica attivamente, e che per lui è anche un modo per andare al cuore dell'uomo.