Il sogno lucido: dubitare della realtà

Magritte "Il falso specchio" (1935).
René Magritte “Il falso specchio” (1935).

Bentornati, viaggiatori nel sogno. Dalla prima puntata è rimasto socchiuso l’uscio dell’assurdo e con lui la ricerca della chiave di accesso al sogno lucido. Riprendendo il tema delle visioni oniriche quali esperienze costellate di episodi irrazionali e apparentemente incomprensibili, è facile accorgersi che queste visioni sono potenzialmente uno specchio bifronte molto utile per riflettere su alcune caratteristiche poco visitate della coscienza: se da un lato infatti l’assurdo entra con delicata prepotenza nel pensiero quotidiano, ingigantendo il senso di stupore che la notte porta con sè, dall’altro esso riflette benevolmente l’ampliamento dell’orizzonte di possibilità che il pensiero stesso si permette di compiere quando, in sonno, considera normale e non scioccante la comparsa dell’impossibile nella dinamica del sogno che lo contiene. Come sapete però capita non di rado di ricevere i più bizzarri messaggi e di vivere con nonchalance le più improbabili situazioni durante la notte.
Chissà: se sogno qualcosa di inspiegabile, come ad esempio l’atto di volare oppure di pranzare in riva al mare con Socrate, e lo tratto come se fosse la cosa più naturale del mondo, forse significa che questo genere di opportunità appartiene ad un altro tipo, non ordinario, di rapportarsi alla realtà.

Il Test della Realtà

Antonio de Pereda "Il sogno del nobiluomo" (1670).
Antonio de Pereda “Il sogno del nobiluomo” (1670).

Ma cosa è reale? Nessuno può dare una definizione inopinabile di reale se non facendo fare al suo interlocutore uno sforzo di normalizzazione del proprio orizzonte percettivo. La realtà è un territorio di mezzo, un luogo di scambio nel quale le persone si incontrano e rispettano patti narrativi, convenzioni sociali, dettami linguistici, cifre comportamentali e così via; questo campo interattivo però non esaurisce né esaudisce la ricchezza del panorama immaginifico che caratterizza il diventare umano.Tra le pieghe del dicibile e dell’indicibile, del soggettivo e dell’oggettivo, del noto e dell’ignoto, entra così in gioco uno degli strumenti più emozionanti e potenti di questo laboratorio interiore che è l’indagine sul sogno lucido: il Test della Realtà. Il TdR è una delle vie per creare nella mente razionale il breve corto circuito funzionale al fatto che, ripristinato l’ordinario percorso dell’energia psichica (ripristino che avviene spontaneamente subito dopo il lampo ed il black-out), il sistema stesso conquista chilometri di campo di consapevolezza, ovvero tutta quella che si può acquisire scrutando l’avvolgente oscurità illuminata dal flash figlio dell’interruzione anomala del circuito del consueto.
Come si induce questo corto circuito? Da un punto di vista teorico l’esperimento, da ripetersi diverse volte nell’arco della giornata, consiste nel dubitare della realtà che ci circonda, offrendole amorevolmente, per quell’istante, l’opportunità di essere irreale e assurda, ovvero parte di un sogno.

Caravaggio "L'inceredulità di San Tommaso"
Caravaggio “L’incredulità di San Tommaso” (1600-1).

In pratica è necessario porsi mentalmente la domanda: “In questo momento sto sognando?” e poi impegnarsi a dare al quesito nonsense una risposta ponderata e tranquilla; e la risposta la si può dare solo dopo aver verificato, tramite attento controllo (anche noto come reality check), lo stato di coscienza nel quale ci si trova. La cosa difficile è prendere sul serio le conseguenze di questa interrogazione e quindi dedicarsi all’indagine che comporta.
A livello filosofico la questione è di profonda rilevanza in quanto permette all’indagatore di dubitare con serena e seria introspezione del panorama che circonda ciascuno, a cui molto spesso l’individuo si assuefa o che considera scontato e irrilevante. È invece nutriente e potenziante ricordarsi di tanto in tanto della meravigliosa e complessa vastità di quanto convive con ognuno e della misteriosa natura di ciò che abita l’universo, di quanto è stupefacente tutto ciò che palpita col pianeta, quanto è tremendamente magnifica ogni linea disegnata nel mondo, non ultime quelle che rendono unici i palmi delle nostre mani.

Guardarsi le mani in sogno
Le varie teorie sul sognare, esperite da me in prima persona, vogliono che in sogno sia difficile se non impossibile che la mente ricrei perfettamente uguali, per due volte di seguito, alcune caratteristiche di ciò che percepisce a breve distanza di tempo l’una dall’altra volta (si veda a riguardo l’anomalia  del déjà- vu citata nel film Matrix). Leggere i numeri sul quadrante di un orologio o su un qualsiasi dispositivo, le lettere di una pagina di giornale, sull’insegna di un negozio: sono tutte operazioni assai faticose mentre si sta sognando e improbabili da ripetere due volte col medesimo risultato. È per questo che alcuni insegnanti dell’arte del sogno lucido come Carlos Castaneda o Charlie Morley invitano a guardarsi le mani tanto in veglia che per simmetria durante l’evento onirico: ciò che accade in sogno tra il primo e il secondo sguardo, quando queste due occhiate sono inframezzate dalla domanda: “Sto sognando?”, ha dell’incredibile. Vedrete.
È assodato che ciò che accade durante il giorno influenza i sogni della stessa notte, tanto quanto i sogni intervengono sulle caratteristiche del quotidiano. Quello che non è comunemente noto è che alcuni comportamenti tenuti durante la veglia, se ripetuti con metodo e disciplina, si ripresentano in modo sponman.dreamtaneo durante la notte offrendo così il destro all’esperienza di lucidità onirica. Accade infatti che, per specularità, dentro un sogno si manifesta un attimo di presenza consapevole durante il quale ci si può domandare in che stato di coscienza noi si sia. Questa sospensione dello svolgimento della trama onirica permette al ricercatore di avvicinarsi con lucidità alla drammaturgia e all’estetica del sogno.
Il primo utile esercizio per indurre questo stato non ordinario di coscienza è quindi proprio il TdR, “Sto sognando?”. Subito dopo la domanda sarà necessario leggere una frase, verificare l’ora o guardarsi il palmo della mano, in due momenti separati da un breve intervallo di controllo. Se qualcosa risulta più arduo del previsto (faticate a leggere) o particolarmente stupefacente (avete un fiore al posto della mano) allora è facile che siate già dentro il sogno. Ripetere quindi il test in più occasioni durante il giorno costituisce un volano efficace per avviare una relazione preziosissima tra il sogno e la veglia e poter così iniziare con consapevole stabilità il sentiero del sogno lucido. Dei vantaggi di questa via tratteremo nella prossima puntata.

(Seconda puntata-continua)

 

Roberto Brancati
Ricercatore nel campo della psicologia del profondo, conduce da diversi anni una costante indagine sulla dimensione dialogica tra il sogno e la veglia e propone dal 2012 il laboratorio sul Sogno Lucido "La Regia Onirica". Poeta e Amministratore dello storico atelier di famiglia che si occupa da più di cinquant'anni della realizzazione di costumi di scena per grandi teatri, coniuga la ricerca onirica con la sperimentazione teatrale: come sarto realizzatore, come attore e di recentemente come regista.