Vivere nel qui e ora

clessidraLo scorrere del tempo della vita di un uomo è come una clessidra aperta che riversa la sabbia ivi contenuta tra le sue mani. Non la puoi afferrare o trattenere. La quantità di sabbia (il tempo) è predeterminata e non la puoi aumentare. Puoi solamente osservare i granelli che passano fra le dita e rendertene conto. Puoi rallentare la sua discesa, puoi arrivare a contare ogni granello di sabbia, ma sempre quella quantità di granelli di sabbia saranno. Mentre li osservi scivolare silenziosamente tra le tue dita, quel momento si chiama presente. La scoperta del vero significato dell’esistenza, passa attraverso la consapevolezza della solitudine del presente.

Scoprire l’eterno presente
L’uomo vi potrà giungere una volta che avrà abbandonato il tempo psicologico del passato che gli duole e il futuro in cui spera. Come una tigre in eterna posizione pronta al balzo in tutta la sua potenza, sarà capace di vivere l’eterno attimo presente. Un momento di equilibrio e di tensione tra passato e futuro che lo porterà alla pienezza della vita. Il vento del deserto cancella le tracce del camminatore e la sola impronta è l’orma del presente. Il passato e il futuro, altro non sono che sabbia soffiata via dal vento. Il nostro tempo è visceralmente legato al pensiero unico e indissolubile che ci pone ogni giorno la stessa domanda: «Quanto tempo vivrò?». Poi lo allontaniamo e diventiamo eterni. Non mettiamo scadenze e non contiamo gli anni ipotetici che ci rimangono da vivere.
Quando riceviamo la notizia della morte di un nostro amico, ce ne dispiace e ci rechiamo al suo funerale. Stringiamo le mani con sincero cordoglio e piangiamo commossi della sua prematura scomparsa, ma non ci passa nemmeno per l’anticamera del cervello che un giorno saremo esattamente nella stessa condizione! Questo nostro atteggiamento diviene così la cosa più stupefacente al mondo. Pensiamo di vivere in eterno. E così facendo rimandiamo a domani ciò che dovremmo fare oggi. Poi, all’improvviso, perché solo così appare il Fato, un dramma imprevedibile si presenta e ti porta via la vita. Se il Destino è dettato dalla conoscenza dei fatti, il Fato è dettato dall’ignoranza dei fatti! Sono la stessa medaglia con due facce opposte. L’esistenza del Fato è il più grande insegnamento per vivere “qui e ora”. Un incidente in auto, un’improvvisa malattia incurabile, magari una tegola in testa. Non lo puoi prevedere o calcolare. uomo_cieloArriva quando meno te lo aspetti. E mentre sei in quegli ultimi attimi di vita, ti domandi se hai fatto e detto tutto quello che volevi. Hai detto: «ti voglio bene» o «ti perdono» a chi avevi avuto centinaia di volte occasione o intenzione di farlo? Hai sistemato ciò che dovevi con i tuoi figli, i tuoi genitori, tua moglie? Oppure hai sempre pensato: «Lo farò più avanti»? Lo scrittore portoghese Fernando Pessoa scrisse “Nasciamo senza saper parlare e moriamo senza aver saputo dire”…
Il tempo diventa attimo, lampo, e porta via con sé ogni promessa non mantenuta, ogni intenzione non eseguita, ogni frase mai detta. Il tuo tempo finisce e così ogni cosa. I tuoi familiari, i tuoi amici, il tuo lavoro, i tuoi hobby, le tue collezioni, le tue emozioni. Tutto. E tu, da solo di fronte all’immensità del vuoto, in quegli ultimi istanti di vita, ti chiederai: «Ho fatto e detto tutto ciò che volevo? Perché ora non ne ho più il tempo». Per poter rispondere occorre che conosci te stesso. E conoscendoti, conoscerai l’universo. E così ti renderai conto che all’apparenza è semplice, ma in verità è un mistero irrisolvibile: conoscere l’universo così come te stesso.

La continua ricerca della felicità
Questa ricerca diviene una frenetica corsa, in cui l’individuo rincorre se stess0. Come se dovessimo afferrarci per la schiena, con il risultato che la felicità è sempre da qualche parte nel futuro, appena dietro l’angolo, forse, ma sempre lontana.underwater Il tempo inesorabile scorre e ci avvicina all’orlo. Solo in quel momento ci si può rendere conto veramente che tutte le nostre ambizioni di interesse personale e tutti gli sforzi sostenuti per diventare “grande” sono stati vani. Ti senti ritornare all’origine di tutto. Senti di essere allo stesso livello dei vermi e della polvere che non hanno la più piccola parte del tuo potenziale e tuttavia esistono per la medesima Grazia di Dio che ha creato te. La maggior parte della gente lo sa sin dall’infanzia, ma poi se ne dimentica e non lo riconosce più. E così Matteo pronunciò nel suo Vangelo: “Chi di voi, con la sua sollecitudine, può aggiungere un solo centimetro alla sua statura? Considerate i gigli del campo, come crescono; non faticano, né filano: e tuttavia io vi dico che neppure Salomone, in tutta la sua gloria, fu vestito come uno di loro. Orbene, se Dio veste in tal modo l’erba del campo, che oggi è e domani sarà gettata nel forno, non vestirà Egli molto più voi, uomini di poca fede?”. E intanto il tempo scorre. E anche noi finiremo in cenere.

Scoprire il Sè originario
La nostra coscienza cresce e si espande nella nostra personalità la quale, a sua volta, funge da contenitore dell’ego che include ogni aspetto di noi come la gelosia, l’appartenenza ad una data nazione e le nostre convinzioni o esperienze. Ma il nocciolo centrale della coscienza è il Sé originario e profondo, indiviso e vero. Vedere per intero l’insieme della coscienza significa dedicargli una completa attenzione; ma è difficile dedicare un’attenzione completa a qualche cosa. Se l’attenzione viene tutta quanta diretta sul nocciolo della coscienza che è il Sé, allora se ne può cogliere la totalità. L’uomo dovrà a quel punto domandarsi se la coscienza è una cosa viva. Se le idee, le convinzioni che sono contenute in essa, sono vive. E allora, cosa significa vivere? E il tempo, prepotente, entra nella tua testa. Se il ricordo di un’esperienza che è stata fatta ma è passata è ancora vivo in noi, siamo capaci di renderla presente.

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Salvator Dalì. “Orologio molle al momento della prima esplosione”.

Ma non è così in realtà, perché il fatto se n’è andato. Dunque manteniamo vivo solo il ricordo del fatto. Ma tutto quello che è passato è morto. Quindi se continuiamo a riempire la nostra mente di ricordi del passato, la mente stessa è morta. Questa è la tragedia della vita.

Appuntamento con l’ignoto
Il tuo tempo è strettamente collegato all’ora della tua morte. La scadenza, l’appuntamento ignoto, affascina l’uomo e lo sospinge in avanti anno dopo anno, ignaro di dove si trovi il precipizio. Chi sa vivere fuori dal tempo, dunque, vive in ogni tempo. Se l’uomo è nato, dovrà morire per rinascere nuovamente. Ma per poter affrontare serenamente la vita senza l’angoscia della morte o della durata stessa della vita, occorre saper diventare consapevoli della propria nullità e da quel piccolo punto estasiarsi dell’Universo. Krishnamurti diceva che per poter essere pronti ad affrontare la nostra fine occorre conoscerla: e si potrebbe cominciare proprio dal buttare nel fuoco tutte le foto che ricordano le emozioni ed esperienze del passato. Si potrebbero eliminare tutti i libri letti e i cd di musica ascoltati… Ma chi ne è capace in questo mondo? Siamo talmente avvinghiati alla vita e alle sue materialità… E il tempo intanto scorre inesorabile. Il tuo tempo. Poi arriverà il momento e tutto si spegnerà in un soffio. E io ancora una volta ti chiedo: hai fatto e detto tutto quello che desideravi e ti eri ripromesso di fare?