Il sogno lucido, una meravigliosa avventura

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Raffaello Sanzio: “Il sogno del cavaliere” (1503-1504).

È possibile essere presenti mentre si sogna? E qualora fosse possibile, a cosa servirebbe? Queste domande aprono la porta ad un numero impressionante di ipotesi, teorie e punti di vista che sia la scienza sia la spiritualità contemporanee stanno indagando con impegno. Lo stato di coscienza nel quale ci si trova quando ci si accorge di stare sognando – e quando si prende coscienza del fatto che si può permanere in uno stato di presenza onirica – è detto sogno lucido. Il mio obbiettivo, tra le righe di questa nuova serie di articoli, è di invitare il lettore in un luogo che non esito a definire meraviglioso: l’universo dell’attenzione.

Come ricordare i sogni
Ma cosa c’entrano i sogni e i sogni lucidi con l‘attenzione? Bella domanda. Il sogno è tra le attività più intime della psiche, è un elemento della vita di cui disponiamo in abbondanza, che ci accompagna da sempre, ci suggerisce, conforta, ci aiuta a trovare idee e soluzioni ai problemi che naturalmente si offrono nell‘esperienza di tutti i giorni.

Salvator Dalì: "sogno causato dal volo di un'ape" (1944).
Salvator Dalì: “Sogno causato dal volo di un’ape”.

Ed è qualcosa, il sogno, che abbiamo tutti pressoché gratuitamente. Non totalmente gratis, quello no. Per stabilire un rapporto di mutuo soccorso con l’attività onirica è necessario prestarle la giusta attenzione, appunto; e l’attenzione è una delle facoltà che, insieme alla concentrazione, all’affetto, alla riconoscenza e a diverse altre capacità, rende la vita un ambiente piacevole da sperimentare e un’opportunità ricca di soddisfazioni.
Ciò che trasforma il mondo dei sogni in un posto a volte difficile da frequentare è la sua stretta correlazione con una caratteristica del pensiero che spesso non è compatibile con la coscienza di veglia, ovvero l’assurdità. Il campo sperimentale dell’assurdo, terreno prediletto dell‘attività notturna, è uno strumento formidabile per riconoscere le connessioni più audaci che la mente sognante si permette quando le sentinelle della coerenza e della linearità logica abbassano la guardia: proprio durante il sonno.
Per poter attivare le suddette connessioni però è indispensabile che le informazioni esperite durante lo stato di sonno giungano il più intatte possibile: dalle profondità della caverna dell’involontario alla superficie della lucidità del pensiero di veglia. L’unica via per stabilire questo rapporto buio-luce è la memoria del sogno, ovvero la trascrizione manuale, con inchiostro nero su carta bianca, dell’esperienza onirica: una scrittura da effettuarsi non appena si ha la consapevolezza di essere svegli e consci che ciò che si è appena vissuto era un sogno. Se appena svegli iniziamo ad analizzare ciò che abbiamo sognato, corriamo il terribile rischio di imbatterci nei giudizi morali, nei sensi di colpa, nell’imbarazzo e in tanti altri simpatici avversari della serenità del resoconto e della neutra stesura di quanto visto in sogno. Questi temibili avversari hanno il preciso compito di renderci difficile la fruizione dei contenuti dei sogni.

Oltre la mente razionale
Il motivo è da ricercarsi nel fatto che la mente razionale ha una sua stabilità attribuibile alla ripetitività dei suoi tracciati logici iper-collaudati.

Henry Fusell: "L'incubo", 1781.
John Henry Fuseli: “L’incubo”, 1781.

Il sopraggiungere di nuove possibilità di pensiero e di impreviste relazioni sinaptiche mette in seria discussione le comode e abusate abitudini sulle quali la razionalità si adagia rigidamente. Ma dove si è mai visto un serpente non cambiare pelle? Dove un essere umano che non abbia avuto le scarpine strette per almeno otto volte, dalla culla alla prima elementare? Tutto cambia, ma ciò che per la ragione è ripetibile e misurabile non dovrebbe mai essere messo in dubbio.
Durante il processo alle intenzioni del sogno che lasciamo avvenga appena sveglio, i dettagli delle immagini oniriche svaniscono senza pietà. Così se non afferriamo immediatamente (cioè senza la mediazione del pensiero logico) ciò che ricordiamo del sogno appena fatto, un curioso e irriducibile meccanismo di censura cancella le tracce dell’assurdità, dilapidando il patrimonio di collegamenti arditi e avventurosi che la mente sognante ci offre con infinita generosità.

Gaetano Gandolfi: "Sogno di Giuseppe" (1790).
Gaetano Gandolfi: “Sogno di Giuseppe” (1790).

Un’avvincente teoria è che, a livello biologico, le onde lente e profonde emesse dal cervello in stato di sonno profondo e sonno REM (le onde Delta e Theta, da 1 a 7 Hz) siano difficilmente armonizzabili con le onde emesse dal cervello in stato di veglia (onde Beta e Alfa) a meno che non si costruisca con determinazione e impegno un ponte radio tra i due ambienti apparentemente incompatibili. L’antenna che può agevolare quest’incontro, insieme alla meditazione, all’ipnosi e alla pratiche di ricerca energetica come il Theta Healing e affini, è, come detto, la profonda attenzione e il grande rispetto per quanto accade spontaneamente nel tuo pensiero.
Questa è solo una prefazione: nelle prossime puntate ragioneremo insieme sull’immensa utilità degli assurdi segnali prodotti in sogno.

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Per contatti o domande, scrivete a essereinsogno@gmail.com
Vedi anche di Zuleika Fusco: “La saggezza del sogni”
“I viaggi fuori dal corpo”, confereenza di Stefano Roverso

Roberto Brancati
Ricercatore nel campo della psicologia del profondo, conduce da diversi anni una costante indagine sulla dimensione dialogica tra il sogno e la veglia e propone dal 2012 il laboratorio sul Sogno Lucido "La Regia Onirica". Poeta e Amministratore dello storico atelier di famiglia che si occupa da più di cinquant'anni della realizzazione di costumi di scena per grandi teatri, coniuga la ricerca onirica con la sperimentazione teatrale: come sarto realizzatore, come attore e di recentemente come regista.