Sessualità: è solo un problema di etichette?

Il rapporto tra sessualità e spiritualità

Sessualità: è solo un problema di etichette?

La sessualità ha numerose modalità di espressione. In questo momento di grande confusione si dovrebbe fare chiarezza, ricordando che “eterosessuale”, “omosessuale”, “bisessuale” non sono che etichette. È necessario quindi che chiunque proponga orientamenti in netto contrasto con l’etica tradizionale sappia trovare la pazienza e il rispetto necessario per vivere la propria sessualità con discrezione

Unioni gay, diritti dei gay, convivenze riconosciute dalla legge, utero in affitto... Mai come di questi tempi la sessualità nelle sue più svariate accezioni e interpretazioni è stata oggetto di dibattiti infuocati, accese prese di posizione, pregiudizi ora palesi ora mascherati, speranze forti, illusioni ingenue, ma soprattutto dell’attenzione dei mass media. I quali, a dirla tutta, sembrano avere le idee ancora più confuse rispetto all’opinione pubblica. Diciamocelo francamente: la sessualità è un gran calderone che contiene tutto e il contrario di tutto. Dalle aspirazioni e ai sentimenti più nobili alle pulsioni più animalesche. Tuttavia se è vero che esiste una soluzione spirituale per ogni problema, deve pur esistere un approccio spirituale alla sessualità. Senza nessuna pretesa di completezza, cerchiamo dunque di sintetizzare i principi di fondo di tale visione.

Amore e Psiche

Antonio Canova. Amore e Psiche.

Innanzitutto non vi è chi non veda come la sessualità sia forse l’espressione più immediata, più concreta, più spontanea dell’Amore, il quale, a sua volta, può considerarsi l’Alfa e l’Omega dell’universo, a un tempo il senso e lo scopo della vita. Di conseguenza è facile (almeno dovrebbe esserlo) comprendere come la sessualità sia composta da mille volti e conosca mille e più modalità di espressione. Tra i mille volti dell’Amore ricordiamo l’Eros, la passionalità, la tenerezza, la dolcezza e altri ancora (va da sé che l’Eros anche tutto ciò). Non è certo un caso se, in fondo, al di là di pur significative differenze di interpretazione e di espressione, non vi è religione per la quale la sessualità non sia sacra. Non a caso, sia pure a determinati livelli non facili da raggiungere, soprattutto in quanto tale esito presuppone una capacità di amare tutt’altro che diffusa, l’orgasmo, apice dell’unione sessuale, può rappresentare una elevata esperienza spirituale, ai confini con la mistica. Non a caso, la sessualità è vita e dalla sessualità nasce la vita.

Abbiamo veramente bisogno di etichettare ogni orientamento sessuale?
Ogni cultura ha interpretato la sessualità in termini funzionali alle strutture in cui ha trovato espressione, sulla base del suo ruolo a livello del contesto universale. Il caso più lampante è forse quello della cultura biblica, dalla quale deriva il mondo cristiano e occidentale. Ponendosi come “popolo eletto”, il mondo ebraico non poteva puntare che sulla esaltazione dell’unica forma di sessualità capace di sfociare nella procreazione: naturalmente quella eterosessuale. Detto per inciso, al di là di tante tristi fraintendimenti forieri di disastri a non finire, in realtà la Bibbia esalta la sessualità.

Victor.Victoria

Julie Anders in "Victor Victoria", un film brillante di Blake Edwards che gioca sulla confusione dei generi.

A dirla tutta, non si vede perché escludere a priori la possibilità di arrivare alla procreazione attraverso strade diverse. E ancora, come insegna la psicanalisi (la quale sul punto non è stata mai smentita), “eterosessuale”, “omosessuale”, “bisessuale” non sono che etichette, indicatori di orientamenti in realtà assai vaghi e fluttuanti, pesantemente influenzati da una miriade di variabili dipendenti, quali la cultura in cui nasciamo e viviamo, l’epoca storica, il vissuto familiare e altri ancora.
Tutto ciò non significa peraltro che ogni pulsione, ogni tendenza capricciosa, ogni fantasia di tipo erotico vada sempre e comunque assecondata in nome della libertà e della felicità. Se noi impariamo a entrare realmente in contatto con noi stessi e ad ascoltarci, vivere la sessualità come dono, arte, straordinario strumento per portare gioia nella propria vita e donarla al prossimo, ampliare enormemente i propri orizzonti, trovare armonia e guarigione, insomma valorizzare l’incommensurabile potenziale di amore che ci offre, essa diventerà un percorso sempre più spontaneo.
Ancora una volta, pure per quanto riguarda la sessualità, il problema è quello del rapporto con se stessi. Il punto è la consapevolezza. Parafrasando la famosa domanda di Gesù agli Apostoli, “Voi chi dite che io sia?”, la domanda chiave è: “Chi sono Io? Chi penso di essere’?”. Di conseguenza, chi sono mia moglie, mio marito, i miei figli, la (o il) mia partner, i miei genitori, il mio amico, la mia amica, i miei soci, e altro ancora? Val forse la pena di ricordare appena che l’esperienza spirituale ci porta a vedere in noi stessi e nell’altro sempre e comunque un figlio o una figlia oppure, se si preferisce, un riflesso, una parte di Dio (il che, in definitiva è lo stesso).

PRIDE

Una scena di "Pride", nato da una storia vera: attivisti LGSM coinvolgono una comunità di minatori per sostenere la cause dei gruppi minoritari. In seguito ai loro scioperi le Unions inglesi inclusero nei loro statuti i diritti delle persone LGSM.

Il modo in cui ciascuno di noi si rapporta alla sessualità costituisce sicuramente uno specchio importante del livello di amore cui finora siamo stati capaci di ispirare la nostra vita. Ancora una volta, la domanda di fondo sarà: prevale l’amore o prevale la paura?
Del resto, tanto l’essere umano quanto la società sono per natura evolutive e non vi è evoluzione che non passi attraverso la dimensione temporale. È necessario quindi che chiunque scelga e proponga orientamenti e situazioni sostanzialmente in netto contrasto con l’etica tradizionale, per quanto assolutamente lecite, a seconda dei casi sappia trovare la pazienza e il rispetto necessario per vivere la propria sessualità con discrezione. Il discorso cade inevitabilmente sulla famiglia, tema estremamente complesso sul quale la confusione regna sovrana. Si tenga sempre presente che una scelta nata dal cuore, ossia dalla parte più profonda di noi, non ha nessun bisogno di essere sbandierata né sottolineata, a meno che non si avverta in fondo in fondo l’esigenza di convincere se stessi, il che è un indicatore di insicurezza e di inquietudine. D’altra parte, l’intolleranza o addirittura il disgusto nei confronti dell’omosessualità, tanto per offrire un esempio concreto, nasce dalla censura o dal rifiuto di possibili tendenze omosessuali più o meno latenti. Diversamente, quale fastidio dovrebbero mai dare scelte altrui, per quanto lontane dalla propria sensibilità e visione della vita?

Siamo di fronte a una nuova rivoluzione sessuale
Se poi vogliamo spostare l’intricato discorso sul piano politico, pare evidente, se non altro in considerazione delle numerosissime possibilità di informazione e di incontro offerte dalla nostra società tecnologica e postindustriale, l’unica legislazione sensata può essere sostanzialmente liberale, pronta a proibire esclusivamente scelte capaci di nuocere manifestamente al prossimo (è il caso della tutela dei minori), lasciando altrimenti il cittadino libero di decidere circa quella che è e resta una sfera rigorosamente personale e privata.

Una scena del film "Woodstock" sulla rivoluzione sessuale degli anni '60.

Il documentario "Woodstock" illustrava il Festival del '69 e la rivoluzione sessuale degli hippies.

Per molti l’unica rivoluzione riuscita sia quella sessuale, il che in definitiva è vero. Forse forse è riuscita proprio perché, pur non senza squilibri ed effetti collaterali spesso dirompenti, tale grande capovolgimento della coscienza - prima ancora che del costume - muoveva da un insopprimibile anelito alla libertà e, in definitiva, all’amore. Prova ne sia che tale complesso e tormentato processo storico e culturale è, in fin dei conti, strettamente correlato a quel grande movimento di risveglio spirituale al quale, sia pure ancora una volta, tra non poche confusioni ambiguità e superficialità, milioni e milioni di uomini e di donne devono in qualche modo la scoperta dell’interiorità e del sacro che ha rivoluzionato la loro esistenza. Stiamo parlando di quel complesso (ma in definitiva sicuramente positivo fenomeno) che va sotto il nome di New Age. Non v’è chi non veda, del resto, che, a voler azzardare un bilancio il più possibile oggettivo di vantaggi e svantaggi in fatto di rivoluzione sessuale, i primi superano senz’altro i secondi. Libertà e amore vanno infatti a braccetto, nella vita di ciascuno di noi come nella storia. Sicuramente alla rivoluzione sessuale va riconosciuto il merito di estendere a un po’ a tutte le fasce della popolazione possibilità di scelta fino ad allora riservate a pochi privilegiati, creando sempre nuove possibilità di amare. Certo, la libertà, come tutto ciò che è prezioso nella vita, ha un suo prezzo. Diventare maggiorenni comporta grandi responsabilità, ma non vi è amore - e non vi è gioia - senza responsabilità.