La sostenibilità della bellezza

Piazza_Santo_Stefano_.BolognaLa bellezza non ha tempo, resiste ai secoli e ai millenni, tende all’eternità. Dino Gavina, designer, maestro di bellezza, un giorno di fronte a piazza Santo Stefano a Bologna (foto a destra), mi disse: «Sai perché in questa piazza convivono magnificamente stili diversi che coprono quasi mille anni di storia? Perché la bellezza non ha età e le cose belle stanno sempre bene insieme».
La bellezza dura nel tempo, non passa di moda, è sostenibile perché non si consuma e non si getta. Il consumo non è compatibile con la bellezza e nemmeno l’obsolescenza programmata, il criterio costruttivo che limita la durata di un bene in base ad un tornaconto economico. L’idea che si debbano buttare via telefonini, stampanti e computer ogni due/tre anni soltanto per far “girare l’economia” è contro natura, produce bruttezza. Se oggi i cittadini che “consumano attivamente” sono 700 milioni, cosa succederà nei prossimi anni quando, grazie allo sviluppo dei paesi emergenti, saliranno a 3,2 miliardi (stima OCSE della middle class 2020)? La bellezza è sostenibile perché suggerisce di orientare la produzione su due principi: fruizione e conservazione.

Dal consumo alla fruizione
L’utilizzo dei beni dovrà passare dal consumo alla fruizione, limitando il possesso individuale a favore della condivisione. La bellezza va condivisa. Vi è mai capitato di ascoltare la vostra canzone preferita per radio anziché dal vostro stereo? Provare emozioni insieme ad altre persone amplifica il piacere. L’economia della bellezza è coerente con la sharing economy. Le auto del car sharing presto saranno uniche e bellissime e, come ci hanno insegnato i taxi londinesi, salirci sopra sarà un piacere e un’emozione. La conservazione invece limiterà la produzione di immondizia. Meno beni, più durevoli, più condivisi e più conservati. car sharingOccorre far diventare i prodotti oggetti da collezione, farli sopravvivere al tempo, aumentarne la durata, ridurne la sostituzione e la distruzione.
La bellezza sarà il fattore critico di successo di tutte le imprese che vorranno, attraverso la produzione di beni comuni (sharing), accreditarsi presso i collezionisti. Dino Gavina lo aveva capito e per i suoi mobili aveva coniato lo slogan “l’antiquariato del tuo futuro”. A qualcuno questa idea potrà sembrare aristocratica ma non lo è. La bellezza vera, prima o poi, è destinata a diventare bene comune. Lo dimostrano le opere di Leonardo, Michelangelo, Donatello, esposte nelle piazze o nei musei! E non sono forse create per la fruizione comune le opere più belle del nostro pianeta: cattedrali, teatri, ponti e grattacieli?
La bellezza supera e trascende le barriere del potere, nasce dal basso, è meritocratica. I più grandi musicisti del nostro tempo sono gente comune, spesso di umili origini, la cui fama deriva unicamente dal talento. La bellezza garantisce a tutti una possibilità di accesso, è totalmente open source, aperta a chiunque sappia crearla. Il nuovo modello economico dovrà imparare da Gershwin, Armstrong, Lennon, Sting e Vasco Rossi, gente comune che ha saputo regalare al mondo bellezza ed emozioni grazie solo a genio e creatività.

La relazione tra bellezza e armonia
Un’altra riflessione riguarda la relazione tra bellezza e armonia. La bellezza è armonia. Ma come si crea l’armonia? Il prefisso ar in greco significa “ciò che collega”, che crea cioè una relazione. L’armonia è una relazione consona, che suona bene; e tutti noi sappiamo quanto l’orecchio umano sia raffinato nelle sue percezioni. Ma una relazione tra chi? Tra persone innanzi tutto, ma anche tra persone e ambiente, tra industria e natura, tra città e territorio. La consonanza crea energia, la dissonanza la distrugge.
orchestraPer capire di cosa stiamo parlando, basta ricordare il fenomeno della risonanza, il principio in base al quale i suoni armonici trasmettono vibrazioni alla materia che li riceve (corde, diapason, casse di risonanza). Le note armoniche condividono tra loro una relazione matematica “corretta”, possiedono cioè lunghezze d’onda uguali o sottomultiple. La musica ci insegna che per creare armonia occorre creare buone relazioni, trovare lunghezze d’onda comuni o consonanti. Fuor di metafora, oggi che il mondo è connesso in ogni sua forma, l’armonia non riguarda più la famiglia, il Paese o la nazione, ma l’intero pianeta. Se una volta bastava parlare in dialetto per entrare in risonanza con gli abitanti di un luogo, oggi che siamo continuamente connessi con il mondo intero, occorre trovare una lingua comune che tutti possano intendere, e la bellezza è una di queste lingue.
Quale bellezza vi chiederete? La bellezza della natura, quella da cui l’arte attinge forme, colori e proporzioni. La natura è un modello di bellezza universale e in quanto tale va onorata e rispettata. Chi produce “cose” dovrà tenerne conto, pena la stonatura e la cacciata dall’orchestra.
La bellezza ci aiuterà a superare un principio dell’economia moderna, ovvero che il benessere sia legato al consumo. Non è così. Il benessere è armonia, relazione armonica tra l’uomo, i suoi simili e la natura che lo ospita. La bellezza promuove il bene per l’umanità, e il bene, bisogna citare ancora Platone, nasce da ciò che è bello per sé e buono per gli altri. Per questo la bellezza è sostenibile.