L’ascolto: il filo rosso che ci guida

hellobabyisitdarkI risultati delle ricerche neuro-scientifiche sulla vita perinatale ci dicono che il piccolo si sviluppa sotto l’effetto delle emozioni materne, attraverso le quali si percepisce fino dai primi momenti della vita psichica, come un individuo desiderato e amato. Nel corpo, e quindi anche nel cervello in formazione, si fissano tutte le esperienze che influenzeranno il suo agire nel mondo, il suo emozionarsi, il suo cercare continui contatti con le fonti affettive che lo nutrono e lo legano saldamente alla vita.
Il ventre di una donna nel periodo della gravidanza, è una culla di sonorità che avvolgono il nascituro, e poi il neonato, in un abbraccio, che è contemporaneamente tattilità e vibrazione di suoni.
Fin dalla primissima infanzia portiamo incisa l’eco emotiva delle diverse forme di “tocco” accumulate dall’inizio della vita fetale, quando l’esistere coincideva con lo “stare in ascolto”, che è la raffinata materia dell’intreccio vibrante ed enigmatico di quel tessuto avvolgente che, a nostra insaputa, influenzerà i comportamenti di ognuno di noi per tutto il resto della vita.
Ci sviluppiamo nella fisicità dell’”ascolto” di quegli avvenimenti, che sottoforma di suono, di carezza, di risonanza affettiva, di musica, incintapossono essere definiti il filo rosso che ci guida nel meandro dello stupore e della scoperta dell’esistere. La voce materna, come manifestazione del legame amorevole, ma anche come forma nobile di suono, è quella che colpisce più intensamente la sensibilità dell’uomo fin dall’inizio dell’esistenza e che lascia un segno profondo nel corpo, nella memoria, nell’anima. Per tutta la vita il potere emozionante della voce, come puro suono e come elemento che conduce la parola, agisce in noi come un richiamo irresistibile, sia quando nell’infanzia si presenta come il veicolo della tenerezza materna e paterna, sia quando, dalla giovinezza in avanti, la voce, alternata ai silenzi, accompagnerà i nostri slanci d’amore.

Ricevere e dare affetto fanno dell’animale uomo un ”umano”.
All’inizio della nostra vita di “ascoltatore”, vale a dire nell’arco dei primi 45 mesi di vita, siamo affascinati e attratti dal timbro e dal ritmo della voce materna, un suono che ha una qualità rassicurante, contenente un unico possibile significato: un richiamo vitale che è presenza fisica, invito all’attaccamento. Il piccolo non può capire il significato delle parole, perché il sistema neuro-cerebrale si sta appena formando. La voce è un suono emozionante di cui riconosce soltanto l’intensità e la tenerezza degli accenti. Un suono a cui può abbandonarsi. La madre, nutrendo il desiderio di “ascolto” del piccolo, coinvolgendolo in una serie di esperienze sonore e vibrazionali (voci, canto, musica, carezze) lo introduce alle vie che conducono all’apprendimento del linguaggio e allo sviluppo delle attitudini musicali. pregnancy.top.tenDesiderio di linguaggio e desiderio di musica sono incarnati nell’uomo.
Le parole che avete letto appartengono all’introduzione di un libro di Filippo Massara, uscito recentemente, con il titolo “DAL SILENZIO… L’ASCOLTO. Dopo circa 50 anni di ricerca nel trinomio “silenzio/suono/ascolto”, l’autore cerca di dare a chi legge il panorama dei momenti chiave del nostro progredire percettivo, sensitivo, affettivo, intellettivo ed evolutivo, durante tutto l’arco della vita. La musica, la voce materna, cantata e parlata, di cui il piccolo fa esperienza attraverso l’ascolto, e ciò che questo smuove e fa maturare dentro di lui, sono l’humus della sua evoluzione e della nascita di quella risonanza di sentimenti che ci lega agli altri.

Il fenomeno della risonanza
Nello stare in ascolto della voce materna all’inizio della vita, siamo coinvolti dal fenomeno della risonanza, nel senso che tutto il suo sistema vitale è avviluppato da un flusso di frequenze acustiche che lo trasformano attraverso i continui rimbalzi di suono. Questo processo comunicativo armonico, fondamentale per la sopravvivenza del cucciolo, sarà la piattaforma su cui si potranno organizzare le strutture mentali.
La mente potrà allora, lentamente, emergere dall’attività del cervello. Come dice il neurobiologo e psichiatra infantile americano Daniel Siegel: «Il suono come voce materna e come musica, per il fatto di essere vissuti come risonanza emozionale, facilitano l’ampliamento della mente, che si attua con la sintonizzazione tra aree cerebrali, ma anche tra personalità cerebrali diverse». Fra cervelli che sono in contatto, che si ascoltano,  organizzano poi uno scambio di comunicazioni, sulla medesima lunghezza d’onda, dove prevale l’intensità affettiva.
headphones 600x300Poiché nelle infinite forme di suono sono conservate le matrici delle prime forme relazionali necessarie per l’equilibrio della specie umana, non è difficile comprendere che l’essenza dell’esistenza si concretizza e acquista profondità quando, riaccendendo le memorie della prima infanzia, decidiamo di essere in ascolto. È quello il momento in cui il canto, la musica, le voci incominciano a smuovere delle energie finalizzate alla trasformazione, in cui è nascosto il vero senso della vita.
Figli e figlie dell’ascolto della voce materna nella prima infanzia, quando si presentava come il veicolo sonoro della tenerezza, per tutta la vita saremo attratti dalla voce delle persone che fanno parte degli ambienti in cui ci muoviamo. È il timbro di una voce, al di là dei significati delle parole, a lasciare un segno profondo, nel corpo, nella memoria, nell’anima. Sono state le voci genitoriali e poi amicali a nutrire i sensi fin dall’inizio dell’esistenza. Sensi che nell’uomo non hanno soltanto il compito di percepire la realtà e di farci sentire vivi, ma ci costringono, sulla base delle emozioni, a interrogarci.

“Il nostro ascoltare è ricordare, il nostro ascoltare è raccontare”
dal.silenzio.l.ascoltoNel silenzio delle nostre regioni profonde, stando in ascolto di noi stessi, cerchiamo allora delle risposte a quella rete di domande che nascono dalle combinazioni degli innumerevoli messaggi sensoriali. Spesso nelle domande che poniamo, a noi è già presente la risposta. Trovare delle risposte è una necessità biologica, come respirare, come nutrirsi, come amare.
Appare chiaro, in definitiva, che tra il silenzio e l’ascolto si sgomitola il racconto della nostra vita, guidato da quella traccia nascosta nella memoria implicita, ma accompagnato da quelli che chiamiamo i ricordi, che sono la sostanza del nostro pensare e agire, per sempre. Inframmezzate a queste analisi, trattate in modo semplice e divulgativo, l’autore inserisce anche alcune interessanti esperienze di vita personale, sempre legate ai temi dell’ascolto e delle emozioni che ne derivano, chiudendo la sua ricerca con il ricordo di una sua straordinaria partecipazione a un rituale di guarigione, officiato da una sciamana del Messico mazateco, dove la voce e le emozioni in cui vibrava la tenerezza, avvolgendo di brividi il corpo e la mente di una bambina, diventarono strumento di guarigione.
Possiamo allora dire con le parole di Laura De Luca: “La tenerezza è questo abisso dello scambio giocato fin sulla pelle e solo a partire dalla pelle. Il patrimonio dei brividi diventa comune, perché il punto di partenza è quella insostenibile leggerezza dell’infanzia, che tutto condivide, in nome del gioco e dell’apparente superficialità”. Il contatto può sembrare superficiale, ma nella dimensione dell’ascolto – dove la voce, il canto, la musica sono la sintesi della materia più nobile – acquista quella profondità che smuove delle energie finalizzate alla trasformazione, che è il senso segreto della vita.
Le parole che avete finito di leggere sono la sintesi dei temi che animano un libro (con cd musicale allegato) appena pubblicato e che sono riuscito a condensare nel titolo: “dal silenzio… L’ASCOLTO“.

Per saperne di più (o per acquistare il libro):
Per contatti con l’autore : filippomassara1@gmail.com
Per trovare il libro: a Milano alla libreria Hoepli
oppure consultare  www.musica-e-salute.it/contatti.htm
mail: claudiaboni.ac@gmail.com

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