Quando gli occhi si seccano

UN DISTURBO DA NON SOTTOVALUTARE

Quando gli occhi si seccano

Un semplice test di autodiagnosi consente di capire se i disturbi all’occhio come sensazione di occhio secco, eccessiva lacrimazione, infiammazione, sabbiolina e prurito sono riconducibili alla sindrome da occhio secco che da semplice fastidio può diventare malattia cronica. Se il test è positivo si consiglia una visita oculistica per confermare la diagnosi e iniziare la terapia mirata

Il Gruppo Thea e la filiale italiana Thea Farma hanno organizzato recentemente a Milano un incontro con medici specialisti in oftalmologia del Gruppo P.I.C.A.S.S.O. (Partners Italiani per la Correzione delle Alterazioni del Sistema di Superficie Oculare) sul tema della sindrome da occhio secco conosciuta anche come disfunzione lacrimale. Laboratoires Théa è il primo laboratorio farmaceutico indipendente in Europa specializzato nella ricerca, nello sviluppo e nella commercializzazione dei prodotto oftalmici. L’occhio secco è una condizione molto comune che colpisce circa il 14% della popolazione (studio di Beaver Dam) che ha analizzato la sua diffusione nella fascia di età compresa tra 48 e 91 anni. Altri studi simili hanno avuto risultati variabili tra il 7,4% e il 33,7% a seconda dell’ impostazione della ricerca (scelta del campione e sistema diagnostico). Più colpite le donne rispetto agli uomini e i più anziani. Apparentemente si presenta come una ridotta produzione di lacrime, in verità va considerata come una malattia multifattoriale delle lacrime e della superficie oculare che provoca sintomi fastidiosi, disturbi visivi e instabilità del film lacrimale con possibile danno della superficie dell’occhio. Si riscontrano anche un incremento dell’osmolarità del film lacrimale e una infiammazione della superficie dell’occhio.

Un test di autovalutazione
Per indirizzare verso una diagnosi corretta il paziente che lamenti fastidi oculari come bruciori, secchezza, sensazione di sabbia negli occhi, fotofobia, il Gruppo P.I.C.A.S.S.O. sta promuovendo lo Smart Test, un test di autovalutazione grazie al quale, rispondendo a poche domande, è possibile misurare la probabilità di soffrire di occhio secco. «Si tratta di un questionario, messo a punto dai colleghi Chalmers, Begley e Caffery, di semplice utilizzo che indaga la frequenza con cui si presentano sintomi come secchezza oculare, fastidio e lacrimazione eccessiva e l’intensità della secchezza e del shutterstock_371991484fastidio nelle ultime ore della giornata», spiega il professor Maurizio Rolando, del Centro Superficie Oculare, IsPre Oftalmica di Genova. «Il paziente assegna un punteggio da 0 a 4 o a 5 a ciascun sintomo. Se il punteggio complessivo supera la soglia di 6 è probabile che ci sia un problema di occhio secco ed è bene che l’interessato si rivolga allo specialista».
Ovviamente maggiore è il punteggio totalizzato e maggiori saranno le probabilità che la diagnosi sia corretta. «Se il punteggio supera il valore di 12», aggiunge «è necessario valutare il paziente con particolare attenzione e sottoporlo a ulteriori accertamenti per escludere la presenza di una sindrome di Sjogren». Quest’ultima, una malattia autoimmune che provoca una disfunzione delle ghiandole lacrimali e salivari, è fortunatamente responsabile solo di una piccola parte dei casi di occhio secco. In generale si può dire che la disfunzione lacrimale dipende da una rottura dell’omeostasi del sistema di superficie oculare, normalmente garantita dalla presenza di una sufficiente quantità di lacrime, da una composizione e un’architettura regolare e stabile del film lacrimale, da una chiusura palpebrale corretta, con un normale ammiccamento, e da un adeguato ricambio del film lacrimale.

I fattori di rischio
Innumerevoli sono gli elementi e le situazioni che posso innescare la sindrome da occhio secco, alcuni sono di carattere generale come l’età avanzata, il sesso femminile, terapie farmacologiche a lungo termine, disfunzioni ormonali, diabete, chemioterapia, ambiente (aria condizionata e aria secca, malattie autoimmuni, dermatiti, menopausa, gravidanza, epatite C, carenza di vitamina A. lente a contattoCi sono anche i fattori locali come operazioni chirurgiche (refrattiva e cataratta), terapie croniche (glaucoma, vasocostrittori), blefariti, infezioni recenti, uso di colliri, allergie oculari, lenti a contatto. Fra i farmaci di largo impiego in grado di provocare secchezza oculare vi sono gli antidepressivi (amitriptilina, imipramina, nortriptilina, i triciclici, gli SSRI), gli ansiolitici come le benzodiazepine, i farmaci utilizzati nella terapia del Parkinson (levodopa e pramipexolo), gli antistaminici, i farmaci gastroprotettori come gli anti H2, alcuni antipertensivi (betabloccanti, diuretici), preparati ormonali (anticoncezionali, terapia sostitutiva ormonale), i farmaci utilizzati nel trattamento della sindrome della vescica ipereattiva (oxibutinina, tolterodina, fesoterodina) e gli antispastici. In caso di interventi chirurgici all’occhio la dottoressa Rita Mencucci della Clinica Oculistica dell’università di Firenze puntualizza «può essere utile curare l’igiene palpebrale, evitare l’uso di colliri vasocostrittori, istaurare prima dell’intervento, una terapia con un sostituto lacrimale che vada ad agire su stabilità lacrimale, danno epiteliale e infiammazione, da protrarre anche nel postoperatorio».

I sintomi
In genere si presentano più sintomi contemporaneamente come fotofobia, sensazione di corpo estraneo (granello di sabbia), bruciore, prurito, secchezza, dolore, affaticamento oculare. Si possono riscontrare anche rossore, intolleranza alle lenti a contatto e in rari casi secrezione del muco. In certi casi, in particolare nella fase iniziale può esserci una eccessiva lacrimazione.

La terapia
Oltre a determinare la diagnosi, l’oculista dovrà individuare i fattori di rischio in particolare quelli su cui si può intervenire con facilità, per esempio la situazione ambientale, la sostituzione di farmaci, la modificazione di alcuni stili di vita, il cambiamento del tipo di lenti a contatto. Importante è anche far capire al paziente che questa malattia è caratterizzata da una infiammazione cronica, che se non viene trattata adeguatamente, è destinata a peggiorare. «Deve essere chiaro che essendo una malattia cronica, avrà necessità di una terapia altrettanto cronica che potrà essere modificata nel tempo in CanteraAragonarelazione ai risultati ottenuti»Mencucci, spiega la dottoressa Emilia Cantera, dell’Ospedale Israelitico di Roma. «Fra le sostanze impiegate per ripristinare il film lacrimale il primo posto spetta all’acido ialuronico, che deve possedere una viscosità simile a quella delle lacrime in modo da consentire di ricostruire RubinoRolandouno spessore del film lacrimale efficiente. L’impiego di molecole come il trealosio che stabilizza l’ambiente intracellulare e protegge la cellula epiteliale dalle aggressioni dell’ambiente esterno consente di migliorare la qualità dell’epitelio». Il Gruppo P.I.C.A.S.S.O. (a sinistra i suoi componenti) ha stilato anche una serie di raccomandazioni pratiche per limitare il disturbo da occhio secco: idratare l’occhio con sostitutivi lacrimali o con colliri ad azione completa; evitare gli ambienti secchi (riscaldamento, aria condizionata); chiudere gli occhi per pochi secondi quando si legge o si usa il computer; sospendere l’uso delle lenti a contatto fino al ripristino della salute della superficie oculare. Il collirio ideale dovrebbe avere queste caratteristiche compositive e questi principi attivi: trealosio 3%, un disaccaride con proprietà protettive, antiossidanti e idratanti; ialuronato sodico 0,15%, polisaccaride con proprietà di ritenzione dell’acqua (idratazione e lubrificazione della superficie corneale), non contenere conservanti.