Quando la moglie è in vacanza

Quando la moglie è in vacanza

Testo: George Axelrod
Traduzione: Edoardo Erba
Regia: Alessandro D’Alatri
Interpreti: Massimo Ghini e Elena Saltarelli
Musiche: Renato Zero, Edoardo Sala, Anna Vinci.
Al teatro Manzoni di Milano fino al 26 febbraio

 

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Marilyn Monroe e Tom Ewell

Assistendo alla prima di questa brillante (ma datata) commedia di George Axelrod, che debuttò a Broadway nel 1952 (dal titolo The seven year itch, Il “prurito” del settimo anno), il pubblico meno giovane non può fare a meno di evocare Marilyn, protagonista del film che Billy Wilder portò sullo schermo nel ’57. A me, allora giovanissima, il film non piacque poi così tanto, lo trovai un po’ lento, solo a tratti divertente: ma lei era assolutamente unica, un cult, anche quando sbagliava, quando era troppo impacciata o troppo oca, parte che le riusciva benissimo (“Divento intelligente quando mi serbe, ma al più degli uomini non piace”, dichiarò una volta). Il suo ruolo qui è interpretato dalla brava Elena Saltarelli, ex fotomodella e presentatrice televisiva, al suo debutto teatrale, perfetta nella parte della giovane vicina di casa, un po’ ingenua ma non sprovveduta, provocante, libera come le ragazze d’oggi. La scena è stata trasferita da Edoardo Erba da New York alla Roma dei giorni nostri e il protagonista maschile, Massimo Ghini, è diventato un intellettuale di sinistra, che rimasto solo in città, controllato dalle puntuali telefonate della moglie cade in tentazione quando riceve la visita della ragazza, che ha lasciato cadere inavvertitamente una pianta di limoni sul suo balcone. La commedia, che si avvale di una brillante regia (che usa come escamotage la proiezione di situazioni e personaggi evocati dalla memoria o dal senso di colpa dei protagonisti), rimane sofisticata come nell’originale, con la pretesa di mettere in scena le debolezze del solito maschio eterno adolescente, che sogna sempre l'avventura erotica.

Ghini

Massimo Ghini e Elena Saltarelli

I protagonisti sono bravi: Ghini, perfetto nel ruolo di intellettuale impegnato, ma poi maschio con i “pruriti” e i sogni di avventure erotiche, canta (con una bella voce, che evoca un po' lo stile di Johnny Dorelli), brani musicati espressamente da Renato Zero. Buona commedia per chi ama il genere “leggero”, anche se un po’ d’antan.
Diverso il parere del regista, Alessandro D'alatri: "Trovo che il testo contenga tutti gli elementi per essere adattato alla nostra epoca e ai nostri riferimenti culturali. Altrimenti ne risulterebbe una mera ricostruzione delle relazioni tra uomo e donna negli anni cinquanta nella società americana di quel tempo. Un aspetto estremamente interessante è la divisione dell’opera in due tempi narrativi: il reale e la proiezione delle reciproche insicurezze dei personaggi. E’ una splendida occasione per proporre alla platea italiana, peraltro in anteprima assoluta, la genialità e il divertimento di un testo così intelligente e attuale".