Atma-ji, un indiano in Brasile

Incontro con il guru indiano Atma Nambi

Atma-ji, un indiano in Brasile

Atma Nambi era un imprenditore di successo, quando, nel '94, cambiò completamente vita. «Nel momento in cui ebbi la prima esperienza di illuminazione mi trovavo in piedi, in profonda meditazione», racconta. «A un certo punto mi sembrò che il mio corpo si dissolvesse o scomparisse. Quando riaprii gli occhi, ebbi la percezione che il mondo era completamente diverso e Tutto non era altro che energia»

chi-sono-io-maharshiC’è una domanda che senza dubbio in molti hanno rivolto a se stessi almeno una volta nella vita e che sembra essere pregna di profondità filosofica e spirituale, ma d’altra parte è anche piuttosto scontata: «Chi sono io?». Anche se non è propriamente comune, in India è relativamente diffusa l’usanza per uomini dediti al commercio, professionisti o imprenditori, a un certo punto della loro vita dedicarsi all’ascetismo, alla meditazione, alla ricerca spirituale. Alcuni di essi spesso rinunciano persino a tutto il loro patrimonio che devolvono in beneficienza o al quale semplicemente non si interessano più. Comunque si tratta spesso di uomini  di profonda cultura e appartenenti alle caste più elevate, come quelle dei Bramini e degli Ksatriya (la casta nobile dei guerrieri e dei militari).
Guru Atma Nambi, Ksatriya del Tamil Nadu, è uno di questi. Io l’ho conosciuto in Brasile, a Rio de Janeiro. I miei amici, che nel giugno 2015 avevano partecipato a un suo seminario a Rio me ne hannATMA.NAMBI.A.RIOo parlato per un anno e finalmente l’ho incontrato la scorsa settimana a casa nostra, dove lo abbiamo ospitato per alcuni giorni, organizzando con lui un seminario, alcuni Satsanga (riunioni di discussione tra maestro e discepoli) e una cerimonia Puja.
In queste occasioni lui insegna le tecniche di meditazione statica e dinamica che lui stesso ha messo a punto in anni di attività, parla di filosofia, del mondo, della società, dell’universo, di Dio, dell’infinito. Spesso fa anche danzare i partecipanti ed egli stesso partecipa alle danze con gusto; ma soprattutto le sue lezioni inducono in una sorta di stato di trance che può durare per molti giorni e che lui chiama “stato di Turia”.

La storia di Atma-ji
Io sono un ricercatore spirituale indipendente e ho il brutto vizio di passare da una filosofia all’altra, da una tecnica meditativa all’altra, poiché sono irrimediabilmente curioso. Lo sconsigliano in molti. D’altra parte tale pratica ha il vantaggio di aiutarmi ad avere una visione globale della situazione e, soprattutto, a non vedere come un dio qualsiasi maestro, né a lasciarmi rapire troppo emotivamente da nessuno. Lo stesso mi è successo con Atma Nambi, col quale ho instaurato un rapporto schietto, amichevole e di grande rispetto, ma mi sono reso conto che la sua visione arriva a profondità davvero sorprendenti. E la sua storia vale la pena raccontarla poiché è quantomeno singolare.

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Atma Nambi durante una danza sacra.

Ha conseguito l’illuminazione nel 1994, quando aveva solo 41 anni ed era un imprenditore di successo nel settore farmaceutico. «Avevo una vita più che soddisfacente sul piano professionale, familiare, culturale e delle relazioni. Sembrava avessi tutto, ma io sentivo invece che qualcosa mancava. Mi avvicinai così alla filosofia millenaria del nostro paese e alla meditazione», mi dice Atma-ji (così viene anche chiamato dai discepoli). «Sperimentai numerose pratiche con alcuni maestri e praticai per diverso tempo».
«Nel momento in cui ebbi la prima esperienza di illuminazione mi trovavo in piedi, in profonda meditazione, quando a un certo punto percepii come se il mio corpo si dissolvesse o scomparisse»,  continua Atma-Ji. «Persi la coscienza del corpo. Mi spaventai, ma cercai di lasciarmi andare e di aprirmi all’esperienza. Vidi di fronte a me un tunnel nero e profondo. Entrai nel tunnel, continuando ad avere paura poiché era come andare ad alta velocità. Poi persi conoscenza e non ricordo più nulla. Quando riaprii gli occhi, non so quanto tempo dopo, ero ancora solo nella stanza, sdraiato per terra, e il mondo era completamente diverso, pur essendo lo stesso identico di prima. Percepii che Tutto non era altro che energia. Non stavo benissimo, lo shock era stato tremendo. Mi ci vollero anni per riorientarmi, ma non ho mai più perso quella sensazione di vedere in un altro modo. Esiste solo l’energia».

Tutto è Uno. Tutto è energia
«Quando siamo in meditazione il nostro obiettivo è riuscire a vedere cosa c’è dietro tutto questo», «L’universo, le stelle, le montagne, le piante, gli animali. Chi può avere voluto e concepito tutto questo? L’illuminazione è la percezione dell’essenza del Creatore, che coincide con noi stessi. Tutto è solo uno».
L’esperienza traumatica lo aveva indotto ad abbandonare il suo lavoro per il quale non aveva più alcun interesse. Era proprietario anche di due farmacie che lasciò in gestione al fratello. Non riusciva nemmeno più a firmare gli assegni. Si rinchiuse in se stesso per tre anni, senza quasi più uscire dalla sua stanza. Si trascurava fisicamente. Non stava bene. Sua moglie e i suoi familiari iniziarono a pensare che fosse impazzito o comunque malato. Decisero di portarlo da uno psicologo e lui accettò pazientemente. Ovviamente il dottore non sapeva che dire, se non che pazzo non lo era affatto.
A SEMINARIO.A.RIODopo tre o quatto anni, nel 1997, incominciò a riprendersi e decise di aprire un piccolo ashram nel suo paese. Presto iniziarono ad arrivare discepoli, sempre più numerosi e la sua nuova attività cominciò a dare frutti. Addirittura a un certo punto, forte anche della precedente esperienza imprenditoriale e di una breve esperienza politica, iniziò anche a tenere di tanto in tanto seminari per aziende e istituzioni. I soldi che raccoglie con queste attività sono sempre e solo destinati al mantenimento del piccolo ashram.
Fu solo nel 2014 che uscì per la prima volta nella sua vita, dall’India.
Un mio amico brasiliano, Abhisheck-Ji, un meditatore che io conobbi per ragioni sempre legate alla ricerca spirituale, in quel periodo si trovava nel Tamil Nadu e incontrò per caso Atma Nambi in un bar. Abhisheck-Ji non cercava affatto un maestro (e all’epoca non si chiamava affatto così), ma capì dalla voce che sentì alle sue spalle che quello sarebbe stato il suo Maestro. Iniziò a dialogare con Atma-Ji e gli propose di portarlo in Brasile. Atma-Ji accettò e Abisheck-Ji finanziò il viaggio pur avendo, come qualsiasi altro idealista spirituale, pochissimi soldi. Sperava di coprire le spese con il seminario che avrebbe organizzato e che si rivelò poi un successo. Da allora Atma Nambi viene ogni anno in Brasile e Abisheck-Ji ora sta costruendo a Buzios, a 150 chilometri da Rio, il proprio ashram, in un capannone abbandonato nella foresta, non lontano dal mare, che gli è stato concesso gratuitamente dai proprietari di un resort, fissati anch’essi con la spiritualità. Alla costruzione dell’ashram partecipano diversi volontari per aiutare Abhishek, che lo sta tirando su con le sue mani.

Accedere a stati di coscienza superiori
Sembra una storia di altri tempi, invece per fortuna cose simili accadono ancora.
«All’inizio, concentrandoti sulla respirazione, cerchi di staccarti dai pensieri e osservarli dall’esterno», spiega Atma Nambi nei suoi seminari. «Ma a un certo punto devi smettere e cominciare a osservare l’osservatore, cioè te stesso, che coincide con tutto l’universo. Devi sentire dentro e non fuori».

Atma-ji durante una puja.

Atma-ji durante una puja, una cerimonia sacra.

Al di là della teoria, quello che propone Atma-Ji sono attività pratiche non solo di pensiero filosofico, ma anche di respirazione, danza, mantra e meditazione statica e dinamica. In particolare la Bhairova, da lui ideata, è una sequenza di meditazioni dinamiche molto impegnative, basate sul respiro e sui mantra. Serve a modificare lo stato di coscienza e avvicinarsi o aprirsi alla possibilità di percepire vari gradi di illuminazione. Si tratta di una meditazione di un’ora estremamente potente, che serve a spezzare lo stato di coscienza consueto, che ci inchioda nel mondo materiale, apparentemente del tutto reale, di tutti i giorni, per accedere a stati di coscienza superiori.
La Bhairovì è un’altra tecnica, più soave ma ugualmente potente, che serve a ripercorrere con la propria coscienza l’evoluzione del cosmo e del mondo, dalle pietre fino all’uomo, passando dagli animali inferiori e superiori. Per arrivare infine a chiedersi: “Chi sono io?”. Una tecnica potente per cercare di liberarsi dalle pastoie dell’ego e arrivare a concepire la non differenza tra Sé e altro. «Tutto è Uno», dice Atma Nambi. «Esiste solo l’energia. Il resto è illusione o, meglio, una celebrazione della vita creata dalle nostre coscienze, che altro non sono che terminali di un'unica Coscienza. La morte è un’illusione, così come tutto il resto. Si tratta solo di un passaggio, di una trasformazione dell’energia di cui siamo fatti, da uno stato a un altro».

Le offerte durante la puja.

Le offerte di fiori e frutta durante la puja.

I Satsanga e i ritiri condotti da lui mi danno una sensazione precisa. Parla dell’illuminazione come di una cosa accessibile a chiunque abbia voglia di mettersi in gioco. Non tutti ne hanno voglia. D’altra parte chi è interessato a un percorso simile può rendersi conto che chiunque potrebbe, potenzialmente, essere al posto del maestro e incoraggiare altri ad aprirsi alla luce. E vedere così il mondo nient’altro per quello che è: energia e basta. Tutto qui, sul piano razionale. Sul piano esperienziale e della coscienza, un big bang per accettare e sopportare il quale occorre essere sicuramente ben preparati. Chi ha la voglia, la forza e il coraggio di intraprendere un cammino simile ha la possibilità di apprendere, seguito da un maestro, tecniche per modificare lo stato di coscienza. Atma-Ji stesso dice che le strade sono molte. Molti sentieri per raggiungere la sommità della montagna.In pratica esistono diverse tecniche di meditazione. «Ma l’ideale», dice Atma-Ji «è trasformare tutta la propria vita in una meditazione, anche nei momenti di difficoltà in famiglia e di difficili relazioni sul lavoro». I cercatori di luce possono tentare, spesso con successo, di trasformare un ambiente arido e individualista in un luogo di meditazione quotidiana.

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Atma-ji dà la benedizione a un indo durante la puja.

L’approccio di Atma Nambi è anche sistemico, poiché modifica tecniche e spiegazioni dei concetti in continuazione, in relazione all’ambiente in cui si trova e alle nuove esperienze sue e dei discepoli. Da un anno sta sviluppando, in particolare, un commentario allo Yoga Sutra di Patanjali, il primo testo di Yoga che sia mai stato scritto, e che contiene gli insegnamenti su tutti gli aspetti dello yoga, dalle asana, attraverso la filosofia e la meditazione, fino al Samadhi.
Le sue lezioni sono straordinariamente coinvolgenti, continuamente e invariabilmente infarcite di umorismo, ironia e interminabili risate; e portano lontano, nel tentativo di abbandonare i meandri tortuosi della mente, per arrivare a “sentire”, forse un giorno, quale sia la risposta alla domanda: “Chi sono io?”.

testo e foto di Mauro Villone