Storia dell’ingegnere che perse l’aereo

fermarsi(1)Esiste per tutti un momento nella vita dove, fermandoci all’improvviso, ci guardiamo intorno cercando di dare un senso a tutto quello che stiamo facendo. Corriamo a perdifiato per anni cercando di raggiungere obiettivi, posizioni, status sociali, benessere, conferme. Poi, con una inusuale sincronicità, un giorno, ci sediamo su una sedia e, osservando il mondo, ci domandiamo dove stiamo andando. Tutti gli impegni, i condizionamenti che ci siamo creati, gli obblighi morali che abbiamo scelto, i debiti materiali sottoscritti prendono forma e si voltano all’unisono verso di te e ti osservano. Misteriosamente si avvicinano minacciosi accerchiandoti senza darti nessuna possibile apparente via di fuga. E tu, in uno stato di nuova percezione, ti domandi: è questo quello che volevo? È questa la vita che desideravo? È veramente questo il mio destino? Ed è così scontato e prevedibile? Non è forse più intrigante e affascinante, renderlo più conveniente?

Misteriosi incidenti che salvano la vita
Negli anni ’80 un ingegnere tedesco doveva recarsi a Londra in aereo per concludere un affare molto importante. V.Z. si trovava a Roma e l’aereo partiva da Fiumicino. Lungo la strada l’auto bucò una gomma e l’autista dovette fermarsi per cambiarla. Il contrattempo innervosì l’ingegnere il quale osservava l’autista agire con lentezza e iniziò a pensare che forse quell’incidente così banale gli avrebbe fatto perdere il volo e un affare molto importante. L’autista scaricò il bagaglio dell’ingegnere dal baule per prendere la ruota di scorta e si accorse che anche quella gomma era bucata. L’uomo aveva già forato un’altra volta e la gomma era stata sostituita e non si era minimamente preoccupato di sistemare nuovamente quella di scorta. Il tempo scorreva velocemente mentre l’ingegnere inveiva sulla sfortuna che si accaniva su di lui. Quando finalmente tutto fu sistemato e raggiunsero l’aeroporto, l’aereo era appena decollato senza l’ingegnere. ruotaL’uomo, esasperato cominciò a imprecare contro l’autista, la sfortuna, la gomma e infine il destino. Si sedette quasi instupidito su una sedia per quasi mezz’ora quando gli parve di udire dagli altoparlanti dell’aeroporto un annuncio che lo fece trasalire: l’aereo che lui aveva perso, diretto a Londra, era appena precipitato in una non meglio identificata località a causa delle pessime condizioni meteo. L’ingegnere, completamente sconvolto, corse verso gli uffici della compagnia per avere air.plane(1)maggiori dettagli dell’accaduto. Gli impiegati, sconvolti, gli confermarono la terribile notizia. Ora quella gomma bucata apparve all’ingegnere come l’evento più strepitoso mai accaduto in vita sua e avrebbe voluto abbracciare l’autista, lento e imbranato e coprirlo di baci. Tutto si era capovolto all’improvviso. L’affare così importante che gli avrebbe portato decine di milioni di lire, si era dissolto nella sua mente ed estrasse dal portafoglio le foto della sua adorata famiglia. Pensieri di euforia si mescolarono a brividi di angoscia per avere scampato la morte per un soffio. Era stato toccato dalla mano della Fortuna oppure era stato il Caso? Era stata una protezione invisibile che aveva fatto sì che ritardasse il suo arrivo all’aeroporto? Oppure era la mano della Provvidenza che aveva trattenuto l’ingegnere perchè potesse proseguire il suo cammino, che non poteva interrompersi proprio quel giorno? L’errore più comune che si possa compiere è quello di ritenere che tutto dipenda da noi e che al di sopra non vi sia alcun Essere o Intelligenza Suprema o Potenza che potrebbe essere la causa di tutto quanto esiste e vive. Fino a quando l’uomo non si risveglia, egli cammina nel buio e non è in grado di proseguire nella sua evoluzione. Il risveglio, a sua volta, è dettato dalla suprema legge dell’amore. Finchè l’uomo agisce compiendo azioni negative o prive di amore, queste non potendo rientrare nel Piano Divino, produrranno reazioni che si tradurranno per colui che le ha compiute in privazioni di libertà e limitazioni nell’agire.

Il ruolo del libero arbitrio
Il libero arbitrio esiste eccome. È, per esempio, la possibilità di scegliere tra il Bene e il Male. Il Bene è l’energia che proietta l’individuo verso l’alto mentre il Male lo trascina verso il basso. Il Bene è costruttivo alla vita e il Male è distruttivo e genera malattia, blocchi, morte. L’uomo, padrone consapevole o meno del proprio destino, generando azioni negative dettate dal Male, quindi non in sintonia con l’Universo, non libero destinyfarà altro che bloccare, interrompere il proprio cammino verso la consapevolezza. Ma il Male, al tempo stesso, può aprire la strada al Bene. Il libero arbitrio è la possibilità di allungare i tempi e dilatare gli spazi. Immaginiamo di doverci recare ad una precisa località (il destino) e di prendere un mezzo per raggiungerla (la vita) e per nostra scelta, all’improvviso decidiamo di deviare dal percorso o di rallentare in modo eccessivo la velocità per raggiungere la località. Questo è il libero arbitrio. Ma quella località la raggiungeremo in ogni caso. Non avremo la possibilità di cambiarla. Quella è indicata addirittura prima della nostra nascita. L’uomo, una volta accortosi delle scelte sbagliate e delle sue conseguenze, si renderà conto di essere finito completamente fuori strada e dovrà tornare indietro come in un gioco dell’oca e ricominciare sulla sua corretta linea della vita. E tutto ciò richiederà tempo prezioso sottratto al vero compito da svolgere nella sua vita.

Le trappole dell’ego
Ormai sappiamo che una è la legge che governa l’universo. Vi è una interdipendenza tra tutti noi e la natura. Questa interdipendenza esiste a prescindere che ne siamo consapevoli o meno. Noi interagiamo con tutti i miliardi di esseri viventi, inclusi gli animali e le piante, che abitano questo mondo. Il pensiero umano è figlio del pensiero cosmico. Un pensiero cosmico si imbriglia in un cervello umano e mantiene intatta la propria consistenza. Il pensiero non deve essere trattenuto dall’ego dell’uomo perché potrebbe comportarne la non trasmissione. L’ego che può essere innestato nella personalità dell’essere umano, tende verso il basso, così come l’individualità verso l’alto. Nell’individualità risiede il nostro io più profondo, non scisso e appartenente all’Uno. Per “basso” si intende una staticità delle energie. Basse frequenze che non permettono di muoversi fluidamente. originalconsciousness(1)Il destino dell’uomo trova la sua realizzazione nella presa di coscienza. Tendendo quindi verso l’alto e determinando l’universo. Diversamente, non raggiungendola, l’universo si determinerà da sé. L’uomo ascoltando solo il suo ego discende invece che salire. L’ego occupa gran parte del nostro tempo. Dentro di noi, in qualche parte del nostro intimo, si trova l’individualità, ma non si manifesta spesso. Il vivere nella materialità volge a conservare tutto ciò che si è riusciti ad accaparrarsi nella vita. Non si pensa che a se stessi, desiderando solo ciò che ci può far piacere e agiamo rivolti unicamente verso questo interesse. L’ego dell’uomo è composto dalle strutture mentali create dagli abiti culturali appartenenti alla nostra famiglia, alle tradizioni del nostro Paese e ai condizionamenti che ci vengono inculcati sin dalla tenera età creando in noi degli schemi fissi e rigidi. Una base dove la nostra mente e le nostre emozioni si appoggiano, vengono plasmate, inibendo la nostra vera natura individuale più profonda e modificando la struttura della personalità. L’ego soffoca i sentimenti e si manifesta compromettendo la libertà di essere. Al contrario dell’ego, l’individualità vuole illuminare, aiutare, irradiando luce positiva. Vuole sostenere, emanare, sacrificarsi e mostrarsi generosa e disposta alla abnegazione e alla rinuncia. È felice di poter nutrire gli altri, dissetarli. Perché lei è composta da intelligenza che consiste nel brillare, di amore che consiste nel riscaldare e nella volontà superiore che consiste nell’animare e liberare gli esseri umani. È l’ego che impedisce al Cielo di manifestarsi in noi. Queste due nature così diverse risiedono nell’essere umano che così è continuamente sollecitato ad individuare ogni giorno della sua vita la giusta strada. E questo determina il suo destino.

Siamo compositori, sceneggiatori e attori della nostra vita
Bisogna inoltre constatare che la vita dell’uomo è una perenne illusione, la quale è la sostanza del mondo. Questa affermazione vale sia per il mondo inferiore (l’ego) che per quello superiore (l’individuo). Il principio illusorio viene confermato così anche nel mondo occulto come in quello manifesto. Così, quando fuggiamo dal mondo inferiore perché illusorio, il mondo superiore in cui ci rifugiamo, non è da meno; è illusorio in un altro modo. Costruiamo storie, con la nostra immaginazione, in terra come in cielo. Diventiamo compositori, sceneggiatori e attori stessi delle vicende pensate. compositoreMa un mago che evoca un demonio e lo vede apparire all’improvviso in carne ed ossa può credere che questo demonio esista davvero, ma non ne ha nessuna prova. Esiste, forse, proprio perché è stato creato dalla sua mente. Creare però, non significa esistere nel vero senso della parola. In questo modo io posso creare e perciò illudere la mia vita e il mio destino quanto voglio. Per poter giungere alla verità della nostra esistenza, occorre passare attraverso alle illusioni e alle creazioni del mondo e imparare a riconoscerle. Essere di questo mondo pur non essendo di questo mondo… come disse Gesù. Ed ecco che ci avviciniamo al concetto divino dell’esistenza poiché esistere, nel profondo significato della parola, significa, secondo Garzanti Linguistica, “uscire, levarsi (dalla terra)” e quindi “apparire, esistere”, più semplicemente essere Dio, quindi essere creati da sé. In altre parole non dipendere sostanzialmente da niente e da nessuno. Prendere coscienza del nostro stato divino, dipendente unicamente dal Padre in quanto figli suoi. Ma questo è praticamente impossibile da attuare nella società in cui viviamo. Dipendiamo dai condizionamenti e dalle leggi da noi stessi create.
Epitteto pronunciò parole sagge in merito alla verità: “Vale di più, figlioli, l’ombra di un albero che la conoscenza della verità, perché l’ombra dell’albero è vera finchè dura, mentre la conoscenza della verità è di per sé falsa. Vale di più, per una giusta comprensione, il verde delle foglie che non un grande pensiero, perché il verde delle foglie potete mostrarlo agli altri, ma mai potrete mostrare agli altri un grande pensiero. La nostra vita trascorre tra il silenzio di chi tace e il silenzio di chi non è stato compreso , intorno a tutto ciò, come un’ape in un luogo senza fiori, aleggia sconosciuto un inutile destino”.