Tumore al fegato: nuove scoperte

Gli esperti non sanno più come dircelo: un corretto stile di vita è alla base della prevenzione; attività fisica e un regime alimentare corretto e a basso indice glicemico dovrebbero essere all’ordine del giorno. Purtroppo però in moltissimi casi questa semsigaretteplice indicazione non viene seguita, e ciò comporta una serie di fattori di rischio che conducono inevitabilmente alla comparsa di malattie, come ad esempio il tumore al fegato. Oltre il 40% delle morti per tumore potrebbero essere evitate soltanto cambiando stile di vita. Obesità, infezioni virali, fumo, abuso di alcol, sedentarietà, consumo di carne rossa, processata e conservata, dieta con eccesso di sale e a basso contenuto di fibre, frutta e verdura, sono tutti elementi che creano l’insorgere di tumori al fegato; e sebbene i malati legati a infezioni da epatite A e B stiano diminuendo, quelli legati a dieta scorretta, causa primaria dell’aumento di grasso nel fegato, sono in aumento.

Un ormone salva-fegato
Protein_FGF19_PDB_1pwaCi sono comunque altre motivazione che comportano l’insorgenza di questa malattia; uno studio finanziato dall’Airc (Associazione Italiana per la Ricerca sul cancro) ha dimostrato una connessione mal funzionante tra fegato e intestino alla base di alcuni tipi di tumori al fegato nei bambini. Questi tumori si manifestano quando gli acidi biliari si accumulano nel fegato perché la bile continua a essere secreta nonostante non sia necessario; ciò accade perché il fegato e l’intestino non comunicano più e viene a mancare un ormone che si chiama FGF19 (Fibroblast Growth Factor 19, immagine a sinistra), solitamente rilasciato dall’intestino e utile al fegato per interrompere la formazione di bile. Questa ipersecrezione crea uno stato di stress tossico nel fegato che così produce fibrosi, le quali possono poi mutarsi in epatocarcinomi.

Guerra alla Erk5
fegatoLa sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi di tale tumore è circa del 15-16%. Non vi sono grandi terapie farmacologiche, ma una nuova scoperta dei ricercatori dell’Università di Firenze potrebbe cambiare le cose: pare che nelle cellule cancerogene e nei tessuti circostanti sia presente in maniera molto più massiccia che nei tessuti sani una proteina, tale Erk5, la quale se bloccata o annullata rallenta la crescita del tumore senza rilevanti effetti collaterali. Airc ha finanziato un altro studio in collaborazione con dei ricercatori di Harvard, grazie al quale è stato perfezionato un farmaco sperimentale in grado di bloccare la proteina Erk5, e se dovesse funzionare, potranno prospettarsi nuove terapie. La ricerca nel campo della medicina fa un passo avanti ogni giorno, e si confida nel fatto che vengano trovate sempre più terapie a cura di queste malattie, ma nell’attesa delle novità, perché non cominciamo noi stessi con una bella camminata ogni giorno e qualche accortezza a tavola?

Erika Minghetti
Laureata in interpretariato e comunicazione, ha frequentato corsi di recitazione e doppiaggio. E' appassionata di viaggi, libri e cucina.