Il coraggio della libertà

indian-women-protest-against-rapeC’è un’India silenziosa e operosa, di matrice femminile, che si sta muovendo attivamente per cambiare modelli arcaici di una società dove la donna non gode di alcun diritto e, nel Terzo Millennio, continua a essere al centro di violenze domestiche e barbarie compiute in luoghi pubblici. Senza l’intervento di chi dovrebbe tutelare i propri cittadini: le forze armate, le istituzioni… I pochi – e nemmeno recenti – dati disponibili parlano chiaro. Nel 2010, a livello nazionale, sono stati oltre 22 mila gli stupri denunciati (e chissà quanti altri taciuti…). Nel 90% dei casi, l’aggressore è una una persona nota alla vittima. Nel 2012, nella sola Delhi – soprannominata tristemente “la capitale degli stupri” – sono stati segnalati alle Forze dell’ordine più di 630 abusi fisici.

In piazza per protestare

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Sonia Gandhi ha promesso una nuova legge in difesa delle donne.

A fine 2015, di fronte all’ennesimo episodio ai danni di una studentessa poco più che ventenne seviziata da un branco su un bus e alla morte di una bambina di 10 anni, molte donne indiane sono scese in piazza a protestare. Sono state perlopiù manifestazioni composte e silenziose, ma non per questo meno intense. Tant’è vero che si sono susseguite in molte altre parti del Paese, costringendo il governo a riconoscere l’esistenza del problema e a impegnarsi ad affrontarlo. Molto resta ancora da fare, soprattutto a livello legislativo. Sonia Gandhi, alla guida del Congress Party, ha promesso una nuova legge con la proposta di un migliore addestramento per gli organi di polizia. Anche se in molti affermano che le barriere più dure da abbattere, nella lotta alla violenza, sono connesse al sistema giuridico. Tuttavia, è innegabile che in India si stia facendo strada una nuova coscienza, a iniziare dallo stesso genere femminile, per anni mestamente sottomesso senza possibilità d’appello. Ora, soprattutto attraverso le giovani leve, è come se le donne indiane si stessero riappropriando dell’uso della parola. Parlata, ma anche e soprattutto scritta: non a caso, infatti, è stato notato che stanno aumentando esponenzialmente i festival letterari organizzati da gruppi culturali e associazioni, parallelamente a quelle delle accademie e delle università. Ciò che organizzatori e partecipanti vanno cercando è anche uno strumento per definire l’identità individuale. E quella della società in cui vivono e in cui – è sempre più chiaro anche ai diretti interessati – i vecchi e rigidi modelli patriarcali e sessisti non hanno più ragion d’essere. Non devono perpetrarsi ulteriormente.

Khushboo Kumari
Khushboo Kumari: è stata bruciata viva perché voleva studiare anziché sposarsi.

Certo, capitano ancora episodi come quello avvenuto in un villaggio dello Stato del Bihar, dove una ragazza è stata bruciata viva perché intenzionata a studiare anziché a sposarsi: Khushboo Kumari, così si chiamava, alla fine è morta agonizzante per ustioni gravissime riportate sul 90 per cento del suo corpo. È stata la sua punizione per essersi opposta alla decisione del padre e della matrigna che volevano darla in sposa a un uomo molto più grande di lei. E che, davanti ai suoi ostinati no, l’hanno cosparsa di cherosene, per poi appiccate il fuoco. E dire che proprio dal Bahir arrivano segnali incoraggianti in ottica di emanicipazione femminile, come quello dell’iniziativa Mukhyamantri Balika Cycle Yojna, la quale prevede che ogni ragazza riceva gratuitamente un bicicletta con cui potersi recare a scuola. Un primo passo – anzi, una prima pedalata – verso l’autonomia e l’indipendenza. In contesti dove, di solito, le ragazze non vanno da sole nemmeno aila posta e nei negozi, ma sono sempre accompagnate da una presenza maschile al loro fianco. Padre, marito o fratello che sia. E che mette firme e ha in gestione i soldi al posto loro. Anche per questi motivi, pochi anni fa, è stata salutata con entusiasmo la nascita della prima banca indiana tutta al femminile, a Mumbai. La Bharatiya Mahila Bank è il primo istituto di credito – di donne e per donne – del subcontinente, finanziata da fondi pubblici iniziali pari a circa 115 milioni di euro. È stata dedicata simbolicamente a una studentessa vittima di uno stupro di gruppo che sconvolse l’opinione pubblica mondiale e che spinse il governo indiano a impegnarsi in misure concrete a favore dell’universo femminile. L’accesso a forme di finanziamento, infatti, non solo favorisce l’empowerment femminile, ma amplia anche la base sociale dello sviluppo, favorendo così una crescita sociale equa. Se sul fronte pubblico si cerca di incentivare l’imprenditoria femminile, anche a livello individuale non mancano esempi interessanti, che stanno diventando veri e propri modelli a cui tante coetanee e connazionali s’ispirano.

Induhja Pillai
Induhja Pillai: ribellata sul network.

Uno è quello di Indhuja Pillai, che ha utilizzato i social network per ribellarsi a un matrimonio imposto dai suoi genitori. Ventitre anni, capelli corti e abbigliamento sportivo, Indhuja studia a Bangalore. Come da tradizione in India, i suoi genitori hanno pubblicato un annuncio per cercarle un marito, ma la ragazza s’è rifiutata e ha creato una pagina, Marry Indhuja, nella quale si presenta e racconta se stessa, senza filtri. Dice di essere “un maschiaccio, una donna non femminile, decisamente non una merce da matrimonio”. Ha specificato: “L’uomo che cerco, meglio se con la barba, è appassionato del mondo. Guadagna da solo e non odia il suo lavoro. È flessibile con i genitori ma sarebbe meglio che non fosse un uomo di famiglia. Un punto extra se è un uomo che non ama i bambini”. Ha concluso: “Le persone vogliono sopravvivere, io voglio vivere”. Poche righe che sono state visualizzate e lette circa 230 mila volte solo nelle prime due settimane. A risponderle sono stati in migliaia e tra le mail di sostegno Indujha ha ricevuto anche una trentina di proposte di matrimonio. Ma foto recenti che ha pubblicato su Facebook la ritraggono in giro per il Paese con zaino in spalla e spesso a bordo di due ruote.

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Roshni Sharma, la prima donna in moto.
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Ragazze indiane in bici.

Massimo simbolo di libertà. A proposito, c’è un’altra giovane che è diventata la paladina di molte ragazze indiane. Si chiama Roshni Sharma ed è stata la prima donna indiana a guidare una motocicletta viaggiando, con il vento tra i capelli, per più di cinquemila chilometri, da Kanyakumari al Kashmir. Per strade impervie. Senza nessuno al suo seguito. E stiamo parlando di un Paese in cui è davvero molto pericolorso, per una ragazza, viaggiare da sola. Ma Roshni, all’epoca 26enne, non s’è fatta certo intimorire, mossa, prima di tutto, dalla sua grande voglia di conoscere e sperimentare. E di rappresentare la differenza. «Siate il cambiamento che volete vedere nel mondo». Mahatma Gaandhi.

Cristina Penco
Giornalista, genovese di nascita ma milanese di adozione, si occupa di attualità, costume, società, non profit, moda ed entertainment, e anche di teatro e cinema ("grandi fabbriche di sogni", dice, "officine di creatività e cultura"). Anche se si è dedicata prevalentemente alla carta stampata, è presente in rete e ha fatto brevi incursioni in radio e in Tv. Mailto: cristina_penco@yahoo.it