La diversità come risorsa

Guerra dei roses
Michael Douglas e Kathleen Turner in “La guerra dei Roses”.

Se osserviamo la quotidianità, possiamo facilmente renderci conto di tanti disagi di relazione tra universo maschile e universo femminile. Spesso sorgono da una consuetudine a pensare per differenze e per assuefazione a luoghi comuni. Ogni giorno gli uomini vengono bollati dalle donne come superficiali, insensibili, immaturi, sfuggenti; e le donne sono giudicate dagli uomini deboli, umorali, macchinose, pesanti. Eppure, dietro modi di comunicare diversi e comportamenti impacciati, si nascondono analoghi bisogni.
Nelle sedute di counseling che pratico, frequentemente constato che dietro a patimenti e fraintendimenti uomini e donne avanzano la medesima stessa richiesta di accudimento e di protezione. La difficoltà di esprimerlo all’altro può dipendere dalla paura, da una scarsa autoconoscenza, dalla disabitudine a manifestare il proprio sentire, dalle aspettative deluse…

La diversità è sempre stimolante
Sarebbe invece stimolante per tutti noi portare l’attenzione sugli aspetti che accomunano i due sessi e considerare la diversità un tesoro, per poter ristabilire un patto d’alleanza antichissimo che prima di tutto si è rotto nella nostra interiorità e che ci ha frammentato come individui. solelunaSe infatti riconsideriamo l’argomento da un punta di vista personale, ci accorgeremo che il disagio nella relazione sorge da una difficoltà a far convivere in maniera equilibrata due aspetti di noi.
Femminile/maschile: due parole che indicano differenza e complementarità; polarità, dunque integrazione e vita. In altri termini non esiste l’uno senza l’altro. Così in noi prima di tutto poiché, al di là delle differenze di genere, siamo il risultato di queste due qualità energetiche che raccontano ciò che siamo nella totalità. Raccontano anche del conflitto che viviamo interiormente ogni giorno e del bisogno di mediarlo per ritrovare quell’integrità che ci appartiene in essenza, ma che perdiamo fin da piccolissimi per adattarci e sopravvivere. Eppure, come mele divise a metà, cerchiamo sempre l’altra parte per sentirci completi e realizzati, spesso commettendo l’errore di pensare che la troveremo nel mondo, mentre dovremmo cercare nel nostro profondo spazio intimo, sapendo che possibile solo quando nutriamo la nostra volontà di crescita.

Il principio maschile: la dimensione logica

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Bruce Willis.

Il principio maschile, emisfero sinistro del nostro cervello, rappresenta la nostra dimensione logica. Comporta in noi la capacità di analizzare e di conoscere razionalmente. La sua origine mitologica è il momento in cui l’essere umano si affranca dalla paura e si spinge fuori dalla caverna per esplorare il mondo. Pertanto il simbolo che lo rappresenta è il sole, la cui luce rende nitidi i contorni delle cose che osserviamo. Il maschile è quindi conoscenza, misura ed evidenza, ordine e controllo, poiché nulla deve sfuggirgli, e quindi produce nella nostra vita il bisogno di stabilire confini certi, competitività e guerra, ma anche cameratismo, che sono qualità legate all’aspetto sociale dell’esistenza, disciplina e concretezza, abilità di fare, parola in cui il maschile trova perfetta realizzazione. Il suo elemento è il cielo, la verticalità che ispira alla trascendenza.

Il principio femminile: la dimensione analogica

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Cameron Diaz.

Il principio femminile in noi, dimensione analogica, è l’energia del sentire. Il simbolo corrispondente è la luna, che nell’oscurità offre luce fioca, rendendo vaghi i contorni di ciò che ci circonda. Pertanto invita ad abbandonare le evidenze e a richiudersi nella propria sfera intima. Porta come qualità l’emozionalità, l’intuizione, la creatività, il sogno, l’introspezione e la capacità di vedere oltre. Sa vivere nel caos. Se il maschile sprona all’esplorazione materiale, il femminile induce al viaggio interiore, alla profondità che implica il pericolo dell’abisso. Non ama limiti e confini. È esattamente l’opposto del controllo e ci induce la percezione della soglia che comporta il rischio del perdersi e della follia. Conosce il potere di dare la vita e di conseguenza può toglierla. Il suo elemento è la terra, che porta il dono della trasformazione, poiché è simbolicamente il grembo da cui tutto ha origine e che tutto raccoglie.

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Kim Basinger in “9 settimane e mezzo”.

La predisposizione al sentire induce il femminile a un rapporto magico con la sfera sessuale. Ama, infatti, in maniera creativa, libera e tantrica. Non ammette censure, ma si appaga della reciprocità nel piacere. Questa attitudine destabilizza profondamente il maschile che ha bisogno del contenimento dei limiti e cui non appartiene la sensualità, ma la sessualità, che ha piuttosto velleità prestative. Il maschile è infatti custode in noi dei valori tradizionali, che però il femminile tramanda. E dato che tutto quello che costituisce il nostro mondo interiore trova riflesso all’esterno, a icona di ciò basterà evocare come esempio la famiglia patriarcale, in cui il padre rappresenta le regole, ma la madre le insegna ai figli, facendogliele rispettare. Se la parola chiave del maschile è fare, quella del femminile è essere.

Ristabilire l’equilibrio
Per vivere relazioni appaganti, dovremmo quindi ristabilire un equilibrio tra femminile e maschile interiori, ricostituendo quell’armonia che esisteva nell’essere umano delle civiltà matrilineari, in cui onorare una deità con qualità femminili, significava rispettare i valori maschili e scorgerne tutte le preziose risorse.

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Il recente film di Sarah Gavron sulle  “Suffragette”.

Oggi si discute spesso del ruolo della donna in società, della sua sofferta condizione, del duro percorso intrapreso per arrivare al diritto delle pari opportunità, mentre più raramente ci interroghiamo su come possa sentirsi l’uomo del nostro tempo, che affronta continui cambiamenti e che si confronta con una compagna di vita in trasformazione.
La sua messa in discussione è recente, poiché in 6000 anni di patriarcato, non è mai stato necessario parlare di ruoli, dato che famiglia e società tramandavano per educazione con molta chiarezza cosa gli si richiedesse. Un uomo, per essere considerato tale, doveva mostrarsi controllato, razionale, forte, senza mai manifestare paura e vulnerabilità o indulgere in emotività. Certamente il femminismo ha messo in crisi il modello patriarcale, ma siamo lontani dal trovare una nuova strada, dato che una cultura plurimillenaria non si modifica in un lasso di tempo breve.

Dimenticare la femminilità…
Intanto la donna, per trovare adeguata collocazione e potersi realizzare in ambiti diversificati, ha rafforzato in sé alcune qualità tipicamente maschili, che prima disapprovava, esasperandole. Victor.VictoriaCe ne accorgiamo rapidamente guardando tra le figure femminili di spicco in ambito culturale, politico o finanziario. Le troviamo austere, autoritarie, razionali… La donna ha quindi messo da parte per necessità gli aspetti numinosi del femminile, come l’intuito, la sensitività, l’emozionalità, la creatività, l’accoglienza. Ha dimenticato la potenza che deriva dal contatto col lato misterico dei cicli di vita, diventando primo rigido critico di se stessa.
L’uomo si è quindi trovato di fronte ad un’antagonista agguerrita e ha perso la sua interlocutrice prediletta, colei che da sempre raccoglieva le sue confidenze ed era ponte di contatto con l’interiorità, col mondo misterioso delle emozioni, che sapeva accogliere le sue vulnerabilità senza metterlo in imbarazzo o senza per questo farlo sentire meno virile; perché è la donna che storicamente insegna all’uomo la strada per arrivare alla parte profonda e più intima di sé, che lo aiuta a esprimere ‘quelle cose’ che tra uomini non si dicono. È lei che cura la sua vita di relazione, ma soprattutto, è lei che riconduce nella sua esistenza l’ispirazione e il sogno.
L’uomo si è dunque sentito deprivato di quel sottile ed esclusivo legame col principio femminile che jung definiva anima e che lei impersona.
nozze ierogamicheIn uno scenario così precario e avendo perso la sua alleata, lui non può che sentire paura.
Per poter recuperare una dimensione serena, quindi, non possiamo cercare solo soluzioni a livello sociale. Dovremmo prima di tutto pensare alla crisi che viviamo come un’opportunità di evoluzione e confidare che questo passaggio, se ben gestito, potrà produrci una nuova condizione di benessere. Invece di aspettare che la vita ci metta alle strette, potremmo impegnarci con entusiasmo in un cammino di auto-conoscenza, fiduciosi di poter attingere indistintamente alle nostre risorse e di poter far rivivere in noi quel miracolo che gli antichi testi filosofali definivano ierogamia, matrimonio sacro, ossia equilibrio tra le parti.

Zuleika Fusco
Counselor Relazionale Supervisor, é formatrice esperta in Comunicazione, risoluzione pacifica del conflitto, Problem Solving, scrittrice. Ha pubblicato vari libri, l'ultimo è: "Viaggio nelle energie del Maschile" (Xenia Ed., 2012). Ha creato tecniche di Integrazione dell'inconscio attraverso l'interpretazione dei sogni e un laboratorio - Oniromanteion. Ha attivato un percorso per le donne, "il Cerchio di Sorellanza", per gestire la sfera emozionale-intuitiva e vivere in maniera sana le relazioni. Ideatrice del modello di Counseling ad indirizzo media-comunicativo, dirige la scuola di Counseling e Media-Comunic-Azione®. Ha fondato Avalon Formazione, società di servizi che favoriscono il benessere psichico della persona in contesti privati e organizzativi. Sito web: http://www.centroavalon.it/zuleikafusco.html