Il futuro è già scritto?

Destino e libero arbitrio

Il futuro è già scritto?

Secondo i parametri comuni, il futuro è la conseguenza delle nostre azioni e non è possibile conoscerlo. Ma se, come ci dice la fisica quantistica, il tempo non esiste, tutto avviene contemporaneamente. E, guarda caso, è scritto anche nella Bhagavad Gītā: “Il destino non è qualcosa proiettato nel futuro, ma un insieme di eventi già accaduti”

In ogni istante, siamo liberi di scegliere come affrontare le varie situazioni, se esporci a determinati rischi o se evitarli, se sferrare un pugno o fare una carezza. Possiamo scegliere se attraversare la strada senza guardare se arrivano auto o se attendere il semaforo verdebivio, possiamo scegliere se rubare un portafoglio o se fare una donazione a fini benefici. Insomma, possiamo sempre scegliere, nel bene e nel male. Questo è il concetto di libero arbitrio, ciò che ci restituisce la sensazione di essere appunto liberi di scegliere, di non stare vivendo una vita predeterminata, dove siamo solo spettatori della recita della nostra vita. Ma come la mettiamo rispetto a ciò che ci fanno o non ci fanno gli altri, che dicono o non dicono a noi, abbiamo forse delle responsabilità? Che responsabilità abbiamo se, mentre attraversiamo sulle strisce pedonali, un’auto ci investe? O se, proprio nel momento in cui la nostra vita ci sembra perfetta, perdiamo la nostra compagna o il nostro compagno, o nostro figlio? O se, dopo una vita da salutista esemplare, riceviamo dal medico la notizia di avere una malattia incurabile? Che responsabilità abbiamo su tutto questo?

Scienza e Spiritualità
Secondo le teorie reincarnazioniste, quanto ci capita è solo frutto di nostre scelte, nel bene e nel male. Siamo responsabili di tutto ciò che facciamo e diciamo, di ogni nostra azione. SCI-SPMa siamo responsabili anche di ciò che ci capita, di tutto ciò su cui crediamo di non aver esercitato una azione diretta.
Per dare una risposta a queste domande, dobbiamo innanzitutto fare un inventario degli strumenti che abbiamo a disposizione per rispondere. Da una parte abbiamo la Scienza, col pensiero deterministico che la accompagna; dall’altra c’è la Spiritualità e la necessità di una fede nell’esistenza di qualcosa che trascende il manifesto, affinché di Spiritualità si possa parlare.
A una prima occhiata questi due approcci alla questione sembrano in una condizione di aut-aut, nel senso che o si sta da una parte o dall’altra. La Scienza non va d’accordo con la Spiritualità, essenzialmente perché non è misurabile e non sottostà al principio di causa-effetto; e alla Spiritualità nondomino interessa la Scienza, perché non ha bisogno di essere misurata per affermare la sua esistenza. Quindi, rispetto al motivo per il quale accadono le cose, la Scienza ci dice che ogni accadimento è l’effetto di una causa che lo precede e lo ha prodotto. Ma la stessa causa è contemporaneamente l’effetto di un’altra causa precedente, che a sua volta è l’effetto di un’ulteriore causa, e così via, in una specie di domino causativo che potremmo chiamare catena deterministica di rapporti causa-effetto. In quest’ottica, pensare che qualcosa capiti per caso equivale a ignorarne le cause. E il caso, ben conosciuto e utile alle scienze statistiche, appare come quel fattore, quella “variabile impazzita” che spiega tutto ciò che non riusciamo a decifrare, per le troppe variabili in gioco.
La Spiritualità, invece, ci dice che le cose capitano per volere di Dio, della Provvidenza, o più in generale di un Principio Creatore e Regolatore. Tutto obbedisce a una regola divina, cosmica, che agisce sull’intero universo secondo un ordine a noi sconosciuto, ma soprattutto per un senso. Jewish PapyrusQuindi, sposare una persona piuttosto che un’altra, o non sposarsi affatto, avere figli o non averne, subire un grave incidente invalidante o vincere alla lotteria, sono tutti eventi che non capitano per caso ma secondo una regola ben definita, un ordine, che hanno un senso per la vita della persona. Qui esiste un disegno, un progetto, per ognuno di noi, anche se a noi rimane sconosciuto.

Una nuova fisica
C’è però una branca della Scienza che negli ultimi anni sta suscitando un grande interesse in tutti coloro che sono convinti che le due cose, Scienza e Spiritualità, non siano poi così separate: è la Fisica Quantistica, che si presta molto bene alla funzione di punto d’incontro tra Scienza e Spiritualità, perché è, sì, Scienza, ma allo stesso tempo non sottostà alle leggi deterministiche delle quali la Scienza si è servita fino a non molto tempo fa per descrivere il mondo che abitiamo e l’universo intero.
PhysicsC’è stato bisogno di inventare una nuova fisica, una fisica dell’infinitesimamente piccolo, delle particelle, nel momento in cui ci siamo resi conto che, a un certo livello di realtà, le cose non funzionano come nel macro-mondo che vediamo e che tocchiamo con mano. Così, si è scoperto che le particelle (quelle che formano gli atomi, che si aggregano in molecole e che poi tutte insieme fanno le sedie, le finestre, i muri, ma anche la nostra carne, la pelle, le ossa, e tutto quanto vediamo e tocchiamo), “vivono” normalmente sotto forma di onda, e di conseguenza si comportano come onde, ma diventano materia quando le osserviamo, e allora si comportano come particelle di materia.
Prima di diventare materia la particella è descritta da quella che i fisici chiamano funziona d’onda, che è di fatto un’onda di probabilità, probabilità che la particella si manifesti con determinate caratteristiche (velocità, posizione, quantità di moto, spin, e così via) piuttosto che con altre. Prima di manifestarsi, prima che la funzione d’onda collassi (così diTime Tunnelcono i fisici), la particella contiene in sé tutte le infinite possibilità di manifestazione (sia per la proprietà velocità, che posizione, che quantità di moto, che spin, e così via). Con la nostra osservazione, facciamo emergere dal campo quantistico la realtà.
Ma, se siamo noi che con la nostra osservazione creiamo la realtà, perché creiamo cose che non vogliamo? Perché l’incidente? Perché la perdita, il dolore, la malattia?

La realtà emerge dal campo quantistico
Ciò che conosciamo come vuoto, non lo è affatto. Il vuoto è in realtà pieno di campo quantistico, il campo di energia che racchiude in sé le sue infinite possibilità di manifestazione nel dominio della materia. È quindi quel campo di energia che anticipa la manifestazione di tutto ciò che la nostra coscienza è in grado di esperire.
Tutto quanto esiste emerge dal campo quantistico, compreso il tempo, di fatto una costruzione della nostra mente, che organizza gli eventi secondo una successione. Il tempo non esiste di per sé, se non nel dominio della materia. Per questo motivo, cioè proprio per il fatto che nel campo il tempo non esiste (perché il campo anticipa il tempo), nel campo tutto è contemporaneo, ogni possibile causa contemporanea ad ogni possibile effetto, e pertanto tutto è già accaduto.
perchemicapita-webCOVERQuesto vuol dire che possiamo immaginarci come se stessimo camminando all’indietro come granchi, su una strada già tracciata, con le spalle alla meta e lo sguardo rivolto verso i passi che ci hanno portato fin qui. Man mano che procediamo, ai nostri occhi si svela un pezzettino di strada in più, ma la strada che dobbiamo ancora percorrere c’è già. Semplicemente noi non la conosciamo perché stiamo guardando all’indietro.
Possiamo allora affermare che gli accadimenti del futuro esistono già, che il futuro esiste già, che la nostra strada è già tracciata? Sì. Ce lo spiega anche Krishna nella Bhagavad Gītā: “Il destino non è qualcosa proiettato nel futuro, ma un insieme di eventi che sono già accaduti”. E questa affermazione non dovrebbe sorprenderci se pensiamo alla capacità di alcune persone di vedere realmente il futuro (la cosiddetta chiaroveggenza), o ai sogni premonitori, o ai metodi di divinazione, tra cui ad esempio i tarocchi e l’I-Ching, tanto amato da Carl Gustav Jung.
Bene. A questo punto, ci rimane da rispondere a due delle domande che ci siamo fatti all’inizio: “chi ha scelto, tra tutti i futuri possibili, proprio quel futuro?” E ancora: “il futuro può essere cambiato?”

Per saperne di più
Francesco Albanese. Perché mi Capita? Alla ricerca del senso nascosto della vita. Editoriale Programma, 2015