Per non essere burattini

Photo manipulation (21)Il termine manipolazione deriva dal latino manus, mano, e pilare, ossia premere. Manipolare significa dunque modificare, preparare o falsificare qualcosa o qualcuno al fine di ottenere un vantaggio personale, anche a discapito dell’altro. È un processo che si basa sull’inconsapevolezza, sia di chi la attua e sia di chi la riceve. Alla base vi è mancanza di amore incondizionato e necessità compulsiva di compensare questo vuoto.
L’amore incondizionato è il nutrimento più importante nella vita. Quando non lo riceve l’essere umano è disposto a sostituirlo con dei surrogati più o meno appaganti. La ricerca di potere e di approvazione, per esempio, sono due dei più comuni sostituti. Nei corsi sulla manipolazione insegno principalmente l’importanza della responsabilità individuale come antidoto alle dinamiche di manipolazione. A mio avviso non si può smettere di essere manipolati se non si smette prima di manipolare, innanzitutto se stessi. La prima consapevolezza che bisogna raggiungere è che tutti manipolano, in forma più o meno consapevole, e che alla base della necessità di manipolare c’è la mancanza di amore incondizionato.

Manipolazione e riflessi condizionati
Per affrontare il tema della manipolazione è necessario approfondire due punti chiave:
1. Tutte le tecniche di condizionamento mentale si basano sui “riflessi condizionati”, ossia delle reazioni inconsapevoli indotte dal manipolatore. Credo che quasi tutti conoscano gli esperimenti dei cani di Ivan Pavlov (premio Nobel) sull’associazione stimolo/reazione. Pavlov faceva suonare una campanella poco prima di dar da mangiare ai suoi cani, in modo che essi associassero quel suono con il cibo. PavlovDopo un certo periodo di addestramento Pavlov fece suonare la campanella senza però dar da mangiare ai cani. Gli animali reagirono sempre con aumento di salivazione, associata alla digestione e alla fame e con lo stesso comportamento emotivo che preparava il loro corpo a ricevere il cibo. Pavlov dimostrò in tal modo che è possibile associare stati emotivi e conseguenti reazioni fisiologiche a elementi esterni e variabili. Nel processo di apprendimento egli poneva molta attenzione all’associazione di stimoli positivi (rinforzo = ricompensando le azioni corrette con delle carezze) e negativi (dissuasione = punendo gli errori con scosse elettriche).

Siamo tutti pecoroni?
Con lo stesso meccanismo di base il procedimento è ugualmente efficace anche negli uomini. Il condizionamento mentale può arrivare a far odiare uno specifico nemico (sia esso una persona, un simbolo o una ideologia) a tal punto da dirottare un aeroplano per farlo esplodere contro un edificio pieno di migliaia di persone. Se un cane viene condizionato a provare rabbia e odio nei confronti di un determinato simbolo e poi lo stesso simbolo viene riportato nella maglietta dell’istruttore, l’animale lo attaccherà, non riuscendo più a distinguere la persona dietro allo stimolo. In definitiva, sia che si tratti di un cane o di un terrorista, alla base del comportamento (emotivo o freddo che sia) vi è il condizionamento mentale. contro-la-manipolazione-mass-mediatica-L-yCaVVQMa senza necessariamente scomodare i terroristi, come pensiate che funzioni la pubblicità mediatica? La creazione di un bisogno, di un gusto, di un desiderio, di cosa sia giusto o sbagliato fare e pensare? Su cosa pensate che si basi il marketing delle multinazionali? Come credete che vengano costruite le campagne elettorali politiche? Come immaginate che vengano pilotate le masse verso una specifica opinione?
Durante i corsi sulla manipolazione un passaggio importante riguarda la scoperta e l’identificazione dei propri condizionamenti mentali e la liberazione da queste dinamiche tossiche e ripetitive (spesso indotte proprio dalle persone di cui ci fidiamo di più). La libertà individuale spaventa perché presuppone responsabilità, potere e capacità reale di discernimento. In questi anni ho potuto constatare che la maggior parte delle persone non vuole la responsabilità della propria vita: preferisce che siano altri individui a scegliere al loro posto dicendogli cosa sia giusto o sbagliato pensare e fare. È così che trasferiamo il potere delle nostre scelte a medici, religiosi, maestri e politici. Odiare e criticare questi controllori del nostro destino è paradossale perché siamo stati noi stessi a dargli il potere di farlo e di scegliere per noi.

Manipolazione: il bisogno di approvazione
2. Una delle tecniche di manipolazione più utilizzate ed efficaci fa leva sulla paura della solitudine e sul bisogno di approvazione. La tecnica dell’isolamento passa per diverse fasi: prima di tutto bisogna creare distanza tra l’individuo e i suoi affetti, le sue loneliness11amicizie, la sua casa e da tutto ciò che gli appartiene. In questo modo la persona è più debole e facilmente influenzabile. Perché i manipolatori o le sette utilizzano quasi sempre questa dinamica? Perché la personalità di ogni individuo è costantemente riconosciuta e rafforzata nel suo ambiente quotidiano. Le considerazioni, il linguaggio e persino i pensieri che le persone hanno su di te alimenta una determinata immagine riflessa e costruisce la percezione della propria identità.
Questa riflessione apre alcune considerazioni: la prima è che la propria personalità, se non vissuta come uno strumento consapevole, diventa un carcere da cui è molto complesso evadere. Identificarsi completamente con i ruoli che interpretiamo (sei un avvocato o fai l’avvocato?) è molto pericoloso. Ci sono persone che si ammalano e muoiono quando fallisce la loro impresa o quando perdono il posto di lavoro perché si identificano completamente col personaggio che rappresentano.

Mantenere la consapevolezza…
Mantenere la consapevolezza e un certo grado di distacco è assolutamente necessario. Lo stesso processo può però essere utilizzato in maniera distorta da chi vuole manipolare per ragioni di potere e di approvazione. Per un individuo che ha scarsa consapevolezza di se stesso e poche certezze interiori è molto importante il modo in cui viene percepito. Pensate a quello che avviene in alcune carceri: si viene chiamati e riconosciuti tramite un numero. govenrment-manipulateImmaginate quanto possa essere devastante e sconvolgente a livello psico-emotivo sentirsi costretti a identificarsi con un numero e con un’immagine di se stessi totalmente diversa da quella costruita in anni, da noi stessi e dall’ambiente esterno. La tecnica manipolativa dell’isolamento si basa sul principio e sulla necessità del riconoscimento: più a lungo l’individuo viene tenuto isolato dal suo ambiente originale e più intensa sarà la necessità di un nuovo riconoscimento. Senza bisogno di cercare esempi nelle sette organizzate, basta osservare questo meccanismo manipolatorio nelle condizioni di prigionia: il legame perverso tra vittima e carceriere è così forte perché rappresenta l’unico contatto umano e l’unica possibilità di essere riconosciuto. Tra il non essere più riconosciuto e il sentirsi riconosciuto come prigioniero, la vittima sceglie sempre la seconda possibilità perché lo reputa il male minore.

La paura di non essere visti, di non esistere
Siamo dipendenti dall’azione e dal riconoscimento perché abbiamo una paura atavica di non esistere, di scomparire, del nulla. A questa paura preferiamo la sofferenza, l’umiliazione e la sottomissione. Questa dinamica manipolatoria è conosciuta come Sindrome di Stoccolma o Patto Masochistico. I risultati migliori, nei corsi di manipolazione, li ho ottenuti attraverso le tecniche di autoconsapevolezza focalizzate alla propria identità. Più un individuo è consapevole di se stesso e più sarà difficile manipolarlo. C’è una frase che ripeto sempre durante le formazioni: “Non esiste nessuno più difficile da manipolare di chi ha imparato a stare solo. Chi sa stare bene con se stesso non sarà mai disposto a barattare la sua solitudine con rapporti di circostanza, con la ricerca del potere o con la paura di essere abbandonato e non essere riconosciuto. surreal-photo-manipulation-16Chi è consapevole di se stesso non cerca compagnia per paura di star solo, ma lo fa come libera scelta. Non più come necessità ma come espressione della propria libertà”. Molte delle persone che si dichiarano maestri e che ho incontrato in questi anni di ricerca, spingono i propri seguaci a staccarsi completamente ed isolare tutti gli adepti che si allontanano dall’insegnamento e dalle regole imposte. Fanno questo per creare un isolamento interiore ancora più marcato e poter esercitare un controllo e un potere superiore. Sono persone intimamente molto sole, per questo vendono felicità e libertà. Il soggetto che isola gli altri è a sua volta sottoposto ad un isolamento interiore molto profondo e sarà spinto sempre più a cercare contatti affettivi e riconoscimento solo dalla cerchia di persone a cui assocerà la sensazione e il riconoscimento della sua “nuova identità” o “altro io” che ha costruito proprio grazie all’isolamento. Un circolo vizioso molto pericoloso. Le persone che condannano, rifiutano, cancellano e isolano altre persone dovrebbero riflettere bene su un punto: comportandosi in questo modo stanno isolando se stessi, tracciando un solco di separazione e dualità ancora più profondo tra loro e quegli aspetti di se stessi che aspettano solo di essere amati incondizionatamente ed accettati. La consapevolezza di se stessi, per quanto elevata, senza amore è incompleta. È così che comprendiamo che per liberarci dobbiamo anche capire come liberare.