Tango: un ballo rivelatore

Un percorso di crescita personale

Tango: un ballo rivelatore

In occasione dell'uscita il 18 aprile del film "Un tango màs", ecco un articolo su questo straordinario ballo, oggi rivalutato in tutto il mondo. "Il tango è un linguaggio intenso, che coinvolge, diviene terapia", scrive Zuleika Fusco. "E' una forma di comunicazione in cui è impossibile mentire, proprio perché il suo mezzo d'elezione è il corpo. Per ballare un tango occorre fidarsi di sé, del proprio corpo e del proprio sentire"

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Ayelén Alvarez Mino e Juan Malizia in "L'ultimo tango", il docu-film in cui Maria Nives Rego racconta la sua passione per il tango e per Juan Carlos Copes.

 

Il tango. Una danza, o meglio una cultura che ha superato i limiti del tempo e della sua terra per diventare patrimonio mondiale dell'umanità. Basterebbe riconoscere questo per comprenderne la potenza. Perché il tango coinvolge, appassiona, diviene terapia. È certamente un linguaggio intenso, che per tutte le sue implicazioni emotive e per una magia penetrante che non può spiegarsi, attrae o respinge in maniera totale chi si affaccia curioso al suo mondo. Come dice il Maestro Carlos Ochoa, che in questa cultura è nato e cresciuto «Il tango è semplice. Siamo noi umani ad essere complessi», riferendosi a quelle dinamiche importanti che si generano tra chi balla. Di fatto non è il tango che causa emozioni e giochi come la gelosia, la passione, la malinconia, lo struggimento, la competitività e tutti quei luoghi comuni che la fantasia popolare gli ha attribuito nel tempo.... Bensì rivela e mette a nudo ciò che in animo già esiste, spogliandoci delle sovrastrutture e spingendoci alla verità, tanto da renderci parodia di noi stessi quando non siamo disposti a riconoscerla, o da aiutarci nel nostro percorso di crescita personale.

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Richard Gere e Jennifer Lopez ballano il tango nel film "Shall we dance?" di Peter Chelsom.

Il corpo non può mentire
Il tango è una forma di comunicazione in cui è impossibile mentire, proprio perché il suo mezzo d'elezione è il corpo. Se infatti nella vita di tutti i giorni possiamo scegliere con cura e strategia le parole da pronunciare per determinare il senso di un nostro messaggio, sul corpo non potremo mai avere totale controllo. La comunicazione non verbale ha di fatto una sua autonomia rispetto alla nostra volontà. Noi mentiamo, il nostro corpo no.
Nel tango quindi non si finge. Possiamo studiare, migliorare la tecnica e lo stile, imparare la gestione delle energie e delle emozioni che stimola, ma il pregio di questa danza è che esalta la nostra natura e la nostra originalità, costringendoci ad essere autentici. Non siamo di certo noi a possedere i movimenti, ma i movimenti ad essere l'epifania di chi siamo nella vita, mostrando all’esterno qualcosa che spesso ci preoccupiamo di celare. Comunque siamo, in pista il nostro modo di pisar, cioè di calpestare il suolo, come la nostra postura, lo rivelano al partner di ballo come a chiunque ci osservi danzare.

Un connubio perfetto tra corpo e mente

Un'altra scena di tango, con Al Pacino e Gabrielle Anvar in "Profumo di donna".

Al Pacino  e Gabrielle Anvar in un'altra scena di tango in "Profumo di donna".

Eppure non stiamo trattando di una danza istintiva, ma di un connubio perfetto di corpo e mente, fatto di regole di comportamento e di un galateo speciale, attraverso cui il corpo rivela la sua intelligenza, essendo sempre adeguato al qui ed ora, la mente, se non serena e allineata, crea disagi, rivelando la nostra vulnerabilità, incidendo sulla qualità del movimento, ma offrendoci così anche l'opportunità di fare un buon lavoro interiore per superare i nostri limiti e riequilibrare noi stessi. Quando balliamo in una condizione di malessere, i pensieri influenzano l’esito dei passi e del rapporto che istauriamo con l’altro. La qualità dell’energia si perde, impedendo quella naturalezza e quella fluidità che il corpo per natura conosce, se non lo ostacolassimo con le nostre insicurezze.

Una relazione stretta... lunga un ballo
Il tango certamente ci fa incontrare l'altro, portandoci a lavorare subito sulla relazione. Non è così facile abbracciare un estraneo e condividere in armonia lo spazio intimo delimitato dall'abbraccio che creiamo… Quella ricerca continua di armonia che induce due individui a trovarsi per il tempo breve della loro danza, nel tentativo di rendere i loro due corpi un essere unico. Ed è storia antica quanto il genere umano, così come raccontava Platone nel mito dell'ermafrodito, descrivendoci il dramma della scissione di quella creatura perfetta, punita per essersi troppo insuperbita e diventata due metà sempre spinte dall'anelito al ricongiungimento.
tango_festivalNella mitologia classica, Armonia è figlia di Afrodite ed Ares, dea dell'amore e dio della guerra. Pertanto solo quando riusciamo a riconoscere in noi sincronicamente l'esistenza di queste due parti e ad onorarle, possiamo costituire un nostro equilibrio e vivere in buona relazione, prima di tutto con noi stessi e poi con l'altro. Questo ci insegna il tango. A trovare in noi e non nell'esteriorità la nostra Bellezza, attraverso la disciplinata e impegnativa ricerca di una corretta postura, che diventa una metafora della nostra condizione interiore, poiché se non abbiamo una buona postura, non abbiamo equilibrio, siamo precari nei movimenti e naturalmente perdiamo grazia. Se da questa prospettiva onoriamo una Afrodite consapevole, che ci mostra come Bello non è immagine ma è soprattutto Buono, il contributo di Ares diventa prezioso nel farci ricontattare una sana aggressività. Quell'energia di base, vitale, che serve a farci percepire il diritto naturale di occupare uno spazio e di trovare la nostra collocazione anche in rapporto al prossimo.

Fidarsi di sè e del proprio corpo

Rodolfo Valentino balla il tango ne "I quattro cavalieri dell'Apocalisse".

Rodolfo Valentino balla il tango ne "I quattro cavalieri dell'Apocalisse" (1921).

Ma armonia significa prima di tutto aprire il cuore, all'altro certamente, a se stessi in primis, perché per ballare un tango occorre fidarsi di sé, del proprio corpo e del proprio sentire e quindi implica conoscerci bene e lavorare per conseguire una coscienza del nostro centro. Così, come nella vita, anche nel tango il prossimo è fondamentale e diventa il nostro specchio. Un maschile e un femminile che ballano cercando sincronicità, complicità e Bellezza, costituiscono la perfetta metafora di quelle parti logica e analogica che esistono in noi e che tentiamo continuamente di accordare. Il partner di ballo, con cui condividiamo uno spazio ristrettissimo, ci porta a scoprire sempre qualcosa di noi. Ogni stimolo, ogni risposta che da lui ci proviene è un rimando fisico ed energetico a chi siamo e a come stiamo, al di là delle nostre convinzioni, quindi autentico. Nel tango diamo voce al dissidio profondo tra come ci percepiamo e come siamo davvero e, attraverso la pratica, possiamo costruire un’immagine veritiera di noi stessi, del nostro corpo, dello spazio e del tempo proprio grazie alla relazione obbligata con l’altro. È dunque una dimensione relazionale che ci offre la possibilità di correggere quelle percezioni distorte che sviluppiamo inconsciamente rispetto a noi stessi, spesso con lo scopo di proteggerci dai dolori della vita o come conseguenza delle ferite ricevute.

Una danza sublime

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Zuleika Fusco, in un performance di tango.

La vita, come il tango, è una danza sublime, dove a ritmi e melodie diverse corrispondono opportunità differenti di interpretare. Non si balla qualsiasi brano con lo stesso passo o colore, con la stessa intenzione o emozione. Non si balla con tutti con la stessa energia.
Questa potente danza ci educa all'autonomia. Quando un uomo invita a ballare una donna, entrambi per il galateo del tango sanno che il dialogo corporeo e psichico che andranno a istaurare durerà il tempo di una tanda, sequenza di quattro brani. Una tanda diventa pertanto una relazione in cui c'è un grande impegno e impiego di energie, sapendo che tutto terminerà lì, alla fine dell'ultima nota. Tendere ad un pathos, senza riversare sul compagno di quel ballo le nostre vulnerabilità, i bisogni, i desideri o le aspettative non è semplice, soprattutto quando stiamo condividendo un abbraccio stretto, ma non dobbiamo portare peso all’altro o esserne dipendente, lezione utile anche alla gestione dei rapporti nel quotidiano. Ogni passo è un atto a sé. Merita il massimo investimento, poiché andrebbe compiuto e goduto come se a seguito non esistesse nulla. Eppure è il presupposto della qualità di ciò che costruiremo a seguire, massima esemplificazione del qui ed ora. Nessuna impazienza, nessuna fretta. Ballare il tango ci rende dipendenti o liberi a seconda della nostra volontà di imparare a gestire con consapevolezza corpo ed emozioni. Non deve indurci ad un desiderio di fusione, ma al piacere di accrescere la nostra Presenza e il proposito di condividerne i doni con chi sta ballando con noi.

E al cinema...

Trailer di "L'ultimo tango": http://www.ndk.bg/home?event=1501