Più belle se profumate

Nella storia, la prima forma di profumo era data dalle essenze. Esse erano impiegate per profumare il corpo ma, ancor più nei luoghi sacri dove i sacerdoti le bruciavano insieme a resine e legni odorosi, per ottenere dei fumi propiziatori: incensida qui il significato della parola pro-fumo (per-fumum)… attraverso il fumo. Pro-fumi quindi come strumento divinatorio: ”Accompagna con un profumo la tua preghiera. Le tue parole giungeranno fino a Dio trasportate da un effluvio odoroso che gli dirà la tua gratitudine e la tua devozione”, recita un versetto dei Veda dell’antica India e ciò testimonia come già 1500 anni prima di Cristo essi fossero considerati importanti codici di trasmissione della fede tra uomini e divinità. Questo potere pontificio tra un Io ed un Dio, è praticamente scomparso ed anche i poteri dei profumi hanno cambiato terreno di applicazione e si sono avvicinati alla sfera individuale ed inter-individuale.

Il linguaggio olfattivo
Segno di benessere psicofisico, indelebile impronta della personalità di chi lo indossa, il profumo si esprime libero sulla pelle nell’aria con l’insolito linguaggio di una evanescente forza vitale, capace di sorprendere chi lo indossa e chi lo sente, entrambi catturati dal suo magico soffio. Profumi che comunicano la propria personalità, uno stato d’animo preciso e il bisogno inconscio di ricordi e di passato. Il linguaggio olfattivo, infatti, oltre ad essere captato dal nostro naso a livello cosciente, è anche silenzioso ed invisibile, molto al disotto della soglia di percezione cosciente.

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Famosa l’associazione che Proust fece tra il profumo della madeleine e i ricordi infantili.

Il profumo può ad esempio essere un richiamo indiretto, casuale e transeunte che proietta nel ricordo in  modo indipendente dalla nostra volontà, ricreando dei frammenti vissuti nella nostra vita. Victor Hugo diceva: ”Niente risveglia un ricordo come un profumo”; e mille anni prima il poeta cinese Po Chu I  raccontava come un semplice profumo potesse andare contro il tempo, facendo scattare un interruttore della memoria, senza la volontà di farlo, e facendo rivivere ambienti e persone: “E’ sera. Piove/nella casa deserta./Lei mi ha lasciato da un anno./Riordinando il cassone dei vestiti/ecco uscire d’un tratto da una vestaglia/il suo profumo personale di magnolia/ed ecco, è ancora tra le mie braccia./Piove più forte: è freddo./Cerco di dormire sull’onda del suo profumo”.
Il potere straordinariamente evocativo dei profumi che s’impone all’individuo e lo pone di fronte a se stesso e ad episodi della sua vita è stato dunque celebrato anche in passato da poeti e scrittori che hanno raccontato di immagini, sensazioni, associazioni e memorie che si credevano scomparse, dimostrando come i profumi rappresentassero quella ”regia verso l’inconscio” di cui Freud parlava riferendosi ai sogni. Questa citazione del noto ideatore di fragranze Serge Lutens è quanto mai azzeccata: ”Nella creazione di un profumo bisogna sapersi mettere al servizio dell’inconscio”.

Un codice di identità
Ma ancora più interessante a livello di sociologia e d’identità è la loro funzione identificativa ed espressiva. Il profumo infatti è come una carta d’identità che rivela tendenze, carattere e spirito di chi lo usa. intro-totalbeauty-logo-fall-fragrancesEsso, infatti, è come un’aura che si dilata e che trasmette, insieme alle molecole odorose, messaggi, richiami, luci attraverso le quali portiamo a conoscenza degli altri la nostra interiorità: è come fuso con la nostra personalità e la esprime in silenzio, discretamente, suggerendola agli altri…
In questo senso possiamo definirlo un vero e proprio “psicosomatico” dalla duplice funzione: da un lato agisce in senso armonizzante con chi lo porta, amalgamandosi con le sue emozioni in modo affine alla sua interiorità e aiutando talvolta ad amplificarla: dall’altro si pone come mezzo che rivela senza parole agli altri la personalità e lo spirito di chi lo usa. Agendo sia sui sensi e sulla psiche dell’individuo, sia nelle relazioni interpersonali, si può dunque ritenere il profumo un codice di comunicazione e di identità completo.
Questo prodotto di bellezza diventa allora uno dei pochi spazi emotivi rimasti al singolo individuo: esso va a toccare mondi spirituali diversi e provoca, se opportunamente scelto, quel completamento di valori spirituali che dà maggior sicurezza di sé e che rende più disponibili e aperti alla vita. Più di ogni altra sensazione infatti un odore può incidere sullo spirito in senso psicotropo, sollecitando e attivando sentimenti e stati d’animo, facendo passare da una tendenza statica ad una dinamica, da uno stato depresso ad uno pieno di vita, dalla realtà alla fantasia. oli.essenzialiIndubbiamente è riconosciuto che i profumi hanno forti influenze sull’individuo e sulla sua personalità ed un potere bioattivo, non misurabile con un’analisi chimico-fisica, ma che si dimostra in tutti quei casi in cui le emanazioni odorose danno più gioia, più scatto, più piacere, più vita. Certe terapie si basano infatti proprio sul principio che determinate essenze, seppure di natura così impalpabile e immateriale, possono alterare lo stato volitivo dell’individuo ed agire in modo incisivo sulle sue emozioni. L’odierna aromaterapia, ad esempio, è un metodo di cura che per ristabilire lo stato fisico ed emotivo utilizza estratti di alcune piante aromatiche, chiamate oli essenziali: accusati più volte di suscitare effetti placebo, è finalmente ormai accertato che tali oli danno invece reale benessere al nostro organismo, ma soprattutto ai  nostri stati d’animo.

Il profumo dell’infanzia
Insomma profumi come calamite euforiche che, citando il passato, suscitano emozioni positive. E non sorprende l’aumento a due cifre nella vendita di prodotti legati alla memoria del passato: i clienti cercano continuamente rassicurazioni  e per ottenerle si rivolgono spesso a marchi consolidati legati alla loro infanzia o adolescenza. bimba.con.i.fioriE tutto ciò sembra dovuto ad un nuovo punto di vista sulla nostalgia, non più malinconica, ma foriera di emozioni di ”struggimento euforico”. Rievocare il passato suscita emozioni positive, tonifica l’umore e genera un senso di benessere; ognuno di noi possiede degli interruttori emotivi che, una volta accesi, risvegliano sentimenti sopiti. Che sia una canzone, un vecchio profumo o una foto ingiallita della fidanzata del liceo, gli input esterni generano un’emozione intensa. Per questo, che si tratti di una storia d’amore finita o di una crisi economica globale, la nostalgia è vissuta come un luogo di evasione sicuro, dove trovare conforto. In un clima di incertezza diffusa, anche la solidità di un marchio gioca un ruolo chiave dal punto di vista emotivo, crea fiducia e rende sicuro un’acquisto. Forse, proprio per incontrare questo desiderio di serenità nei consumatori, quasi tutte le grandi maison hanno rispolverato vecchi marchi, profumi classici e note che citano, pur nella creazione ex novo, il passato.

I recettori olfattivi della pelle
C’è dunque  tutto un mondo di letteratura, ma anche scientifico, che racconta e spiega  quanto sia indissolubile il legame psiche-pelle-odori e profumi.  Ma questo rapporto continua a stupire gli studiosi, tanto che oggi si è dimostrato che anche  l’epidermide ha un “naso”. O meglio, su tutta la sua superficie sono distribuiti dei recettori olfattivi (battezzati OR2AT4, dal gruppo di ricercatori universitari tedeschi che li ha scoperti) i quali, se stimolati con l’aroma giusto, possono attivare  la riparazione delle cellule cutanee. Una scoperta sensazionale per il magico mondo dell’aromacosmesi che rafforza ancora più le sue potenzialità. olio.di.sandaloSino ad ora l’essenza che ha dimostrato il maggior potere di allertare il “naso della pelle” per rigenerarla è quella del legno di sandalo (a sinistra), essenza tra le più utilizzate da sempre dall’industria cosmetica, non solo nei bouquet dei profumi, ma anche nelle creme.  La scienza dunque arriva a confermare la ragione d’essere di usi tradizionali e consolidati, sebbene, nel caso specifico, gli scenari futuribili siano ben più ampi, perché la scoperta promette lo sviluppo di nuovi  meccanismi d’azione di farmaci e cosmetici, destinati alla pelle e al cuoio capelluto. C’è quindi tutto un mondo profumato che  può fare la differenza, che coinvolge anche la pelle per arrivare a stimolare  tutti i sensi, non solo quello, più scontato, dell’olfatto. E con essi il piacere di … piacere e piacersi.

Visioni profumate
Certo, la fragranza personale è fondamentale, nel trasmettere la propria “immagine” e rinforzare la capacità attrattiva. Ma la verità è che un profumo, quello che scegliamo di spruzzarci sulla pelle, può ingannare il cervello di chi ci ammira e farci apparire più belle (e più belli). Secondo un recente studio pubblicato sulla rivista PlosOne da un team di ricercatori del Monell Chemical Senses Center di Filadelfia e del Dipartimento di Neuroscienze del Karolinska Institute di Stoccolma, i profumi piacevoli alterano a livello cerebrale la nostra percezione della bellezza.

 Julia Roberts.
Julia Roberts. Secondo un esperimento le donne appaiono più belle e seducenti se profumate (e vale anche per i maschi).

In sostanza, è risultato che i partecipanti al test, posti davanti alla foto di alcune donne, modificavano il giudizio estetico a seconda della diffusione, all’interno della stanza, di un profumo più o meno gradevole. Quelle profumate, in poche parole, apparivano più belle. Non è il primo degli studi a dimostrare come e quanto un bouquet possa contribuire a moltiplicare l’appeal. Anche uno studio precedente aveva prodotto le prove scientifiche che il profumo rende tutti più seducenti, pure il sesso forte, considerato che, in questo caso, ad essere valutati erano anche dei volti maschili. Volti che in un altro interessante esperimento erano stati selezionati in senso di maggior o minor mascolinità, quando osservati con faldine di cotone imbevute di feromoni ben nascoste agli occhi delle “valutatrici”. Rimane comunque il principio che l’appeal si gioca anche e soprattutto sul risultato olfattivo che scaturisce dall’incontro  tra la fragranza personale e quella del cosmetico. E che tanto più è armonioso, “su misura”, l’incontro tra la propria pelle e quella del jus, tanto più si apparirà belle. Sono soprattutto gli ingredienti di origine naturale, oggi meno usati nei profumi della grande distribuzione per questione di costi e reperibilità, a prendere le forme olfattive di chi li indossa, mentre quelli sintetici sono un po’ meno suscettibili e risentono soprattutto di condizioni ormonali particolari, sudorazione, alimentazione, igiene personale.

Umberto Borellini
Laureato in Farmacia presso Università di Trieste e in Psicologia presso Università Statale di San Pietroburgo. Specializzato in Scienza e Tecnologia Cosmetiche presso l’Università di Milano. È associato alla SICC (Società Italiana di Chimica e Scienze Cosmetologiche) dal 1989. Insegna cosmetologia presso numerosi master universitari (Roma Torvergata, Pavia e Palermo) e scuole di perfezionamento (SMIEM-SIME) ed è Direttore Didattico della scuola di estetica professionale BSA di Lugano. Ha pubblicato vari libri e articoli scientifici e divulgativi.