Il vizio dell’arte

Il vizio dell’arte

I protagonisti, interpretati da Ferdinando Bruni e Elio De Capitani, sono due mostri sacri della cultura inglese: il poeta W. H. Auden e il compositore Benjamin Britten. Bennett ci restituisce in modo straordinario il vissuto dei due amici entrambi omosessuali, emblematici pur nella loro diversità caratteriale, ma uniti da quel “vizio” di essere artisti con tutta l’ambiguità che questo comporta

Testo: Alan Bennet
Traduzione: Ferdinando Bruni.
Uno spettacolo di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia.
Interpreti: Ferdinando Bruni, Ida Marinelli, Elio De Capitani, Umberto Petranca, Michele Radice, Alessandro Bruni Ocana, Matteo De Mojana, Vincenzo Zampa.
Scene e costumi: Saverio Assumma
Musiche
: Matteo de Mojana
Suoni: Giuseppe Marzoli
Disegno luci
: Nando Frigerio
Sassofono: Luigi Napolitano
Produzione Teatro dell'Elfo
In tournée:

12 Febbraio: Agrate
15/16 Febbraio: Lugano.
17/21 Febbraio: Genova.
3/6 Marzo: Bolzano-

Ferdinando Bruni (a sin.) e Elio De Capitani.

Ferdinando Bruni (a sin.) e Elio De Capitani.

Il Teatro dell'Elfo ripropone anche questa stagione un successo che sta conquistando tutti i teatri italiani: Il vizio dell'arte, un testo scritto da Bennett nel 2009 e andato in scena nello stesso anno al National Theatre dove, del resto, la pièce è ambientata. I protagonisti sono due mostri sacri della cultura inglese: il poeta W. H. Auden e il compositore Benjamin Britten; il primo conosciuto ai più per via del suo Funeral blues recitato durante le esequie di un protagonista nel film Quattro matrimoni e un funerale; il secondo compositore di punta della musica contemporanea che musicò fra l’altro Morte a Venezia. Due geni egocentrici, gelosi, pieni di acredine ma anche di humour che hanno fatto insieme un pezzo di strada e che poi si sono persi di vista.
Il bellissimo testo di Bennett, costruito compulsando le celebri biografie dei due artisti, si distingue dal teatro documento per la scelta che fa del luogo in cui questi personaggi si ritrovano, si confrontano, si raccontano. Il luogo di questo incontro del tutto immaginario è il teatro, che è poi il vero protagonista della vicenda. Il teatro dunque dove si sta provando Il giorno di Calibano con gli attori che poi si trasformeranno in personaggi, con l’aiuto di una regista donna, frustrata nel suo desiderio di essere attrice, con un autore che si sente sui carboni ardenti e con i colpi bassi fra gli attori e dei tecnici nei confronti degli attori.
Divertente, pungente e attenta la regia, gli interpreti bravissimi nel restituire i difetti dei teatranti.
Teatro nel teatro dunque, dove Bennett ci restituisce in modo straordinario il vissuto dei due amici entrambi omosessuali, emblematici pur nella loro diversità caratteriale ma comunque uniti da quel “vizio” di essere artisti con tutta l’ambiguità che questo comporta.