Tutto Nero

Il quarto romanzo di Alberto Beltrame

Tutto Nero

Lo scrittore Piero Ragone, studioso di filosofia ed esoterismo, presenta l'ultimo romanzo del "collega" Beltrame. "Tutto Nero" narra, attraverso le pagine di diario di un protagonista dei nostri tempi, la sua ascesa e caduta, e poi caduta e ascesa, tra sfide taglienti e abbaglianti illusioni

Alberto Beltrame, autore di "Tutto nero", il suo 4° romanzo.

Ogni scena rilevante del film Rumble Fish di Francis Ford Coppola si distingue per la presenza ossessiva di un orologio, di cui si percepisce ma non si ascolta il ticchettio che, inesorabile, accompagna il protagonista (un inquietante Mickey Rourke nei panni di Quello della Moto) verso la sua eccentrica, intuibile fine. Tutto Nero di Alberto Beltrame, romanzo-rivelazione della Verdechiaro Edizioni, non è la traduzione letterale dell’espressione inglese Black Out; nell’interpretazione a noi familiare, il Black Out è una momentanea assenza di luce, una sospensione del flusso elettrico che alimenta la maggior parte degli oggetti da cui dipende la nostra quotidianità. Per Alberto non è così: il Tutto Nero del titolo, egregiamente riprodotto in copertina con uno stile dall’arguto minimalismo di matrice pop art che ricorda celebri cover anni 60 stile Velvet Underground, è una nenia sibilante che conclude ogni capitolo come l’imperioso Nevermore di The Raven di un maestro assoluto del nero su carta, Edgar Allan Poe.
La stessa ricercata cadenza si riscontra al principio di ogni capitolo, intitolato semplicemente con una data ed un orario, rendendo chiara l’idea che Tutto Nero sia un diario allucinato di un ondivago precipizio, un’agenda sulla quale un “umanista spirituale col bisogno di guadagnare tanti soldi” annota i momenti che contano della sua vita, dal 22 luglio 2012 al 22 luglio 2012 (leggendolo scopriremo il perché!), a volte vibrante di emozione e dalla ruvida, insostenibile schiettezza, a volte freddo e distaccato come note bancarie e cifre, bilanci, dati numerici che sembrano volutamente posti sullo stesso piano dei bilanci della vita, dei successi o delle perdite di un’esistenza in cui numeri e sentimenti sono destinati a convivere in ambienti esistenziali compressi e claustrofobici.
Tutto-Nero_9788866232506I Rumble Fishes del titolo del cult Coppola sono i pesci da combattimento che, costretti a condividere spazi sempre più ristretti, diventano aggressivi e cercano di sopraffarsi a vicenda; allo stesso modo, il tempo in cui si muove il protagonista è una dimensione in cui il Tutto Nero che lo avviluppa trasforma innocue creature in fameliche divoratrici di luce vitale, è l’occhio del Grande Fratello di Orwell cui nulla sfugge e, per quanto il denaro e l’amore per chi resta (o per chi viene sollevato dall’umano incedere) si contendano lo spazio vitale sulle pagine del libro, nessuno dei due trionfa con una schiacciante vittoria. Il nemico di Alberto non è uno spazio astioso che impedisce all’eroe di conquistare la sua bella, non c’è un ambiente ostile che annichilisce le ambizioni umane; qui il nemico è l’incedere del tempo, e solo una visione d’insieme della narrazione rivelerà quali sono gli elementi corrosivi del tempo secondo Beltrame, un tempo che scandisce le scene di Tutto Nero come il gelido rintocco di campana che apre il ritorno alla musica degli AC/DC, orfani del compianto Bon Scott, con la sontuosa Hells Bells, incipit di Back in Black (ancora un riferimento al Nero), con la differenza che il graffiante tocco del gruppo australiano si assopisce dopo un minuto circa mentre la lapidaria apertura di Beltrame accompagna il testo lungo tutto il suo procedere sino alla conclusione, vera pietra angolare del sistema Tutto Nero.
Per chi ama porre attenzione al colore delle parole piuttosto che alle parole stesse, il lavoro di Alberto si presenta come un sontuoso, spietato ritratto di un mondo votato al nero, che trattiene tutti nel suo grembo famelico e che concede solo l’illusione di sporadici momenti di lucentezza; questo non è il nero alchemico dal quale ha inizio la trasmutazione in oro, qui il nero resta nero con sfumature di fugace amore, striature di sogni che abbagliano e seducono l’iride in un inganno dai confini che non vorremmo sondare; l’oro di Tutto Nero è solamente oro, quello dall’ingannevole lucentezza traducibile in valore monetario, non il tono di un’anima che brilla di luce propria.

Piero Ragone.

Lo studioso Piero Ragone.

Avanzando pagina dopo pagina verso il cuore della narrazione, riusciamo ad immaginare l’autore che trascrive accenni di dialoghi su biglietti volanti, angoli di carta stracciati ovunque càpiti, pensieri immortalati su qualunque supporto per cogliere la sensazione del momento e poi plasmare il tutto in un collage di istantanee vecchie e nuove, piacevoli o roventi come un punteruolo nel cuore.
Beltrame non si nasconde dietro una maschera eroica per narrarci il suo successo, ma si sveste di ogni presunzione letteraria per condividere frammenti di vita che non insegnano, non illuminano, non rivelano sottili verità ma costringono a porre infiniti perché senza una risposta che ne interrompa il flusso.
Tutto Nero non è un romanzo inquadrabile in una categoria preconfezionata; del resto, come si potrebbero segnare i confini del Tutto Nero? La Kawasaki Z440 LTD guidata da Mickey Rourke in Rumble Fish diventa l’Aston Martin nuova lucente del Lorenzo Tommasi del nostro romanzo, ma il risultato non cambia: il protagonista incautamente paragonato al Pifferaio di Hamelin risponderebbe ugualmente: «Se vuoi guidare la gente, devi sapere dove andare». Ecco la nostra domanda: qual è la destinazione della lucente cavalcatura che sferza nell’illusorio trionfo la litoranea, secondo Alberto Beltrame? La gloria, il successo, qualcosa che abbia una sfumatura diversa dal Tutto Nero?